giovedì 1 maggio 2014

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ReF - Recensioni Filosofiche: Marraffa, Massimo, Paternoster, Alfredo, Scienze c...: Roma, Carocci, 2011, pp. 323, euro 26, ISBN 9788843060238 Recensione di Francesco Armezzani - 16/02/2012 Il testo curato da Marraffa...

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ReF - Recensioni Filosofiche: Galzigna, Mario, Rivolte del pensiero. Dopo Foucau...: Torino, Bollati Boringhieri, 2013, pp. 174, euro 18, ISBN 978-88-339-2261-4. Recensione di Alessandro Baccarin - 22/08/2013 I letto...

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ReF - Recensioni Filosofiche: Bazzani, Fabio, Lanfredini, Roberta, Vitale, Sergi...: Firenze, Clinamen, 2012, pp. 178, euro 19,80, ISBN 978-88-8410-180-8.  Recensione di Pietro Camarda – 17/03/2012 Muovendo dalla poss...

venerdì 21 marzo 2014

Se scendi in cantina
attento alle scale
sono alte
potresti cadere
nel vortice
risucchiarti
non c'è rete
quella che togliesti
quando hai deciso di amare
niente rimpianti
solo scelte
sono il sale
non esitare
ti piace tremare
i brividi vuoi abbracciare
dipingi la vita coi tuoi colori
le tue emozioni
volare
è il tuo sogno più grande
vivi la vita
laciati andare...
e canta
come l'uccello della libertà
sulla montagna
a picco sul mare

sabato 24 novembre 2012

poesia che mi guardi di Marina Spada

"Poesia che mi guardi" il film/documentario su Antonia Pozzi esce al cinema
Dopo il Festival di Venezia, dal 20 Novembre è al Cinema Mexico - via Savona 57


"Poesia che mi guardi" vuole dare voce alla poesia e alla tormentata ricerca esistenziale di Antonia Pozzi, figura di rilievo del Novecento Italiano, una poetessa originale, matura e appassionata ma anche uno spirito libero e profondo, morta settantanni fa, suicida a ventisei anni. Protagonisti sono Maria, una cineasta, e un gruppo di giovani che pratica la poesia d amuro.
Riflettendo sulla Pozzi, affrontano i temi dellessere donna e artista, nella società di allora e di oggi.

Poesia che mi guardi è una riflessione sulla poesia e sulla sua necessità. Amo la poesia e amo i poeti perché danno voce, coraggiosamente, a ciò che di solito è taciuto. Antonia Pozzi, in particolare, mi aveva fulminata perché la sua poesia è libera, carnale, sincera. Ha saputo guardare, senza ritrarsi, la bellezza e il dolore del mondo e testimoniare se stessa Marina Spada

A seguire Nora, di Alla Kovgan e David Hinton. Quadri di danza contemporanea e tradizionale africana, splendidamente girati e fotografati, raccontano la vera storia di Nora Chipaumire, una ballerina che vive a N.Y. , ma è nata e vissuta nello Zimbabwe.


http://youtu.be/9ilaVkm0R5g

MARIA ALLO: recensioni



in

http://nugae11.wordpress.com/recensioni/scritture/

Antonia PozziN ella prefazione al libro di Cristiana Dobner, Davide Rondoni riassume alcuni dei motivi che la portarono al suicidio ancora giovane: anche se, osserva l’autrice di questa biografia-saggio sulla poetessa Antonia Pozzi, secondo l’esperto Borgna ella soffriva forse di «depressione suicidaria» fin dall’adolescenza (una depressione le fu anche diagnosticata da uno psichiatra), senza contare il suo ritiro sociale, la fobia degli incontri ravvicinati, delle relazioni troppo strette, il che la portò a interrompere o allentare più di un rapporto con amici intellettuali dell’epoca. Scrive Rondoni «La sua vicenda di ‘aspra nostalgia di innamorata’ (…) non trovò punti di appoggio nell’insegnamento filosofico del suo maestro degli anni universitari, Antonio Banfi, che versava un amaro razionalismo» e, continua, i suoi amici restarono attoniti «quando fu trovata semiassiderata e imbottita di barbiturici su un prato vicino all’Abbazia di Chiaravalle.Antonia Pozzi
L’inverno a cui si era abbandonata era l’inverno che le era cresciuto dentro». Eppure la Dobner rintraccia nelle delicate poesie – snobbate da alcuni, salvate da Vittorio Sereni, elogiate da Eugenio Montale – una disposizione naturaliter religiosa tanto da dare al titolo All’altra riva, ai prati del sole (da testi della Pozzi per indicare l’aldilà) il sottotitolo «L’immaginario di Dio in Antonia Pozzi». Dio non è spesso citato dalla poetessa, ma è presente in una ricerca continua di una dimensione spirituale (la foto che la rappresenta di più è di lei in montagna, nel ’37) e la copertina del libro la ritrae sui monti. Due i luoghi che le erano più cari, Milano (genealogia materna), Pasturo (genealogia paterna).
Viveva a Milano in un palazzo liberty dell’alta borghesia e intanto scriveva dell’eco trovato nel vuoto e nel silenzio.
L’insegnamento in una scuola tecnica periferica la farà maturare, ma è a Pasturo, luogo di vacanze, che la sua anima si rasserena un poco. In una lettera a Remo Cantoni scrive che ad ogni ritorno a quei muri «fra queste cose fedeli e uguali, di volta in volta ho chiarificato a me stessa i miei pensieri, i miei sentimenti». Ma tutto è concentrato secondo la Dobner in un punto di rottura. Non è solo l’amore per il proprio insegnante, osteggiato dalla famiglia, a straziarla, è «un’emotività sofferente». È «la paura dello scorrere del tempo». Da tutto questo si difendeva con la poesia: «E vivo della poesia come le vene vivono del sangue». Antonia giovane vivrà altri amori che subito ricadono nel passato. Scriveva a 17 anni: «Oh, le parole / prigioniere / che battono battono / furiosamente / alla porta dell’anima / che a palmo a palmo / spietatamente / si chiude» («La porta che si chiude»). Ad un certo punto della sua vita è convinta di aver avuto vicino un angelo, e l’esperienza si ripete. Ipersensibile com’era, e critica, ne viene turbata e insieme rassicurata. Ad Assisi si immagina morta: «ponendomi sul cuore / come fiori / morti / queste mie stanche mani / chiuse in croce». Nota la Dobner che in lei predomina sempre il fenomeno dell’introversione. Per Antonia l’anima esiste e spesso la cita.
(Nel pieno della disillusione: «niente era vero ed eterno come la vita della mia anima»).
Scriverà: «Quando tutto, ove siamo, è buio ed ogni cosa duole e l’anima penosamente sfiorisce, allora veramente ci sembra che ci sia donato da Dio chi sa sciogliere in canto il nodo delle lacrime e sa dire quello che a noi grida, imprigionato, nel cuore». Nota la Dobner che Antonia cerca ma non trova e sperimenta Dio. Ma, al suo amore scriveva: «quand’io parlavo di Dio / mi toccavi la fronte / con lievi dita e dicevi: ­Sei più bella così, quando pensi / le cose buone -». E ancora: «Io non devo scordare / che il cielo fu in me. Tu / eri il cielo in me».
In ultimo, Antonia scriveva: «Signore, per tutto il mio pianto / ridammi una stilla di Te, ch’io riviva». E poi: «Signore Iddio / fuori di Te non c’è salvezza, / lo so»: un bellissimo libro, ricco di fonti dirette ad ogni pagina, dove ogni testo è commentato limpidamente, su Antonia Pozzi (1912­1938), libro intelligente e mai morboso, rispettoso, di una carmelitana che ha scritto su altre donne speciali, come Marìa Zambrano e santa Teresa di Lisieux.
M.Allo

Antonia Pozzi

L’ALLODOLA
Antonia Pozzi


Dopo il bacio – dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.