lunedì 30 novembre 2009

I MIEI AMANTI LO SANNO di Dona Amati


    (Egon Schiele, Ragazza con sciarpa gialla)


I miei amanti lo sanno
che intingo il corpo
in un deserto freddo
e aspiro sabbia e polvere.
Loro fiatano brama dagli occhi grondanti.
Ma nulla mi riempie.
C'è solo polvere che metto addosso.

Ed ho un neo sul cuore.





sabato 28 novembre 2009

HO SCELTO di Gloria Gaetano



(Maurizio Barraco, dall'album fb mi piensamentos)


Ho scelto.

Guardai stelle
irrigate dai fiumi, da rugiade impreviste
e scelsi un amore.
Da allora dormo sonni notturni.

Tra le onde,  un'onda
altre onde,
mare freddo, foglie e gelo verdi,
scelsi quell'onda unica
l'onda trasparente del tuo corpo.

E allora le gocce, le luci
le radici della terra
vennero a guardarmi
giorno e notte.

Volli sfiorare i tuoi capelli,
scelsi il tuo cuore ardente
tra tutti i frutti della terra.

Io ho scelto solo un'onda
solo un canto che sa di lontano






venerdì 27 novembre 2009

AMAMI di Maria Isabella D'Autilia



    (Francesco Hayez, Il bacio)                              



                         la banalità del male


(Dedicata a tutte le mal aimées)

Non mi adagiare
con mani indifferenti
sulle fragili ali
di una nuvola.

Non m'innalzare
fuori dalle tue ore
su di un trono
intrecciato di sole.

Non farmi appartenere
all'aria
o al cielo
o ai giorni senza notti.

E non tirarmi giù
con palpebre rapaci
nella cieca prigione
del possesso d'amore.

Non mi rinchiudere
piegata, accartocciata,
nel portafoglio
delle tue parole.

Non mi parlare
parole di silenzio
con le mani a pugno
scagliate sul mio viso.

E non guardarmi
rantolare di sabbia
attraverso la punta
dei tuoi calci.

Non è l'amore
quello che prendi a forza
strappando pelle e voce
dalle carni dolenti...

Guardami,
svolta il respiro e guardami,
guarda questa persona,
Persona come te...

Toccami
con sussurro di sguardo
i miei occhi
all'altezza dei tuoi...

Pelle su pelle
amami
e chiedi amore
come scelta d'amore...










giovedì 26 novembre 2009

LA RISALITA di Salvina Albanese


    (Pantera nera seduta di Richard Stacks)

Non più pantera
intrappolata che gira
in gabbia a vuoto.
Torno a prendere controllo
possesso di me.
Assemblaggio paziente
delle idee.
E' di nuovo l'avventura
non ho ancora
svenduto l'anima.
E lo sguardo guardingo
felino
cede il posto
alla quiete cercata


mercoledì 25 novembre 2009

CONFITEOR di Danilo Carli Stranich



(Abbandono di Mariella Simone)

Non c'è conforto o speranza.
Nel cielo degli occhi
addii inespressi, taciuti.
Bisogna essere molto forti
per amare la vita
nonostante chi ha mentito
dicendo d'amarti;
immobile l'agave,
il salice e il mirto
rintoccano al vento



martedì 24 novembre 2009

TRA SBARRE DI TULIPANI di Rita Pacilio


    (Sergio Caputo, Metamorfosi)


Rocce impigliate nella lana del maglione
sono la mia scena.
Come seni duri sotto la lingua.
Preparami l’anima quando piove
senza perdere nella memoria la smania
di tradurre la nebbia sulle case.

( 'Tra sbarre di tulipani' - Lietocolle edizioni)



lunedì 23 novembre 2009

CERCO di Daniela Bisin




(Jackson Pollock, moon - woman)


















Scorrono di traverso palmi delle mani
a schiarire
la mente
in una visione
che non sia
affumicata
da false ragioni

voglio aspettare
che il mio cuore
batta
scorgendo
una nuova verità
di conoscenza pura

a redimermi
da questa ignoranza
senza logo
che mi preme
e mi disintegra

cerco come un cane
tartufi bianchi

e la leggerezza
di una luce vera
che possa aprire
illuminare
il mio spirito..





sabato 21 novembre 2009

LA CASA SUGLI SCOGLI di Gloria Gaetano



(Fallingwater, di Frank Lloyd Wright)

Finisce qui il mio viaggio,
sulla casa a picco sulla scogliera,
travagliata da onde schiumose.

Lo scoglio levigato ci vide avvolti
nelle nebbie marine dell’azzurro
nella sera che ancora conserva
l’aroma dell’estate,
macchie celesti sul tuo fianco
che si allungava contro le mie mani.

Qui era l’altrove, il sempre, l’oggi,
nell’accendersi dei corpi
nell’età sorpresa, sul nostro ponte sui mari,
l’acqua avvolgeva la tua pelle,
entrava nei recessi segreti.

Ma tu desideri l’eternità, il lontano.
L’attimo concluso,di là dal tempo,
non finisce qui nella nebbia del mare
invaso dalle nostre memorie.

Qui termina il mio viaggio,
davanti al camino le tue dita tiepide,
il tuo fianco acceso dalle fiamme,
tra legna, cigolio del pozzo, luci ambrate,
mentre l’onda sbatte sulla scogliera.

Andremo via, dicevi, e forse troverai il luogo,
il tempo dove tutto s’ineterna,
il passaggio nascosto,
il punto che non regge la rete.

Vorrei dirti che l’altrove è qui,
il mio viaggio è finito,
nella casa sul mare,
dove non attendo altro tempo
tra i vestiti piegati
il pozzo cigolante.

Ma tu già vedi il limite della spiaggia,
senza requie vai alla finestra:
pleiadi d’eternità
Non altro posso dirti, qui finisce il viaggio,
nel tepore avvolgente delle tue braccia,
nella casa sospesa sulla scogliera.

Tu vai, io resto, sono giunta a destinazione.
In spiaggia accendo una sigaretta,
inspiro la lontananza della tua vita
un lungo silenzio acceso
tra due abbracci interminabili






venerdì 20 novembre 2009

LUCE di Maria Isabella D'Autilia






(Luci di René Magritte)












Luce soffusa cerca la sua strada
nelle borse degli occhi di una notte
insonne, nelle rughe di ombre
segnate da giorni attraversati,
solcati, graffiati da artigli di ghiaccio.

Onde di tenebre incalzano e s'infrangono
Su scogliere di ore scandite
Da battiti di assenze, di sogni,
di sconfitte su ciglia asciugate dal vento,
su dita ritratte dentro un pugno.

Ma la luce soffusa s’insinua
Oltre le palpebre di un balcone
Dimenticato dalla vita, e accende
Il pentagramma dei suoni e dei ricordi
Sgranando l’alfabeto della notte.

E dentro quella luce si compongono
Volti di parole, s’intravedono
Suoni di passi in cerca di un cammino.
Alta, la luce resta nell’attesa
Di occhi che ne ascoltino il richiamo…









giovedì 19 novembre 2009

MOSAICO DELLE DITA di Angela Olino




(Foto di Carlo Ciufelli)














Indubbia attesa riservata al giardino superbo dalle catene segrete
calando coperte di margherite su fervidi intrecci di sospesi orizzonti
in vespri di giorni senza date conosciute con pazienza da sempre
bruciando il fastidio delle ore vuote alla fiamma del vento

scorrono le tue mani
scorrono

impetuoso il regno di ogni suddivisione come reddito di fervore
è un ‘epica elezione senza linea a dividere la terra e il cielo
solo capelli che cadono sulle spalle e camicie sbottonate perdendo asole
in profumi di legni vivi che inondano gli assalti continuati e ribelli

scorrono le tue mani
scorrono

stupefacente strato che culla la memoria del cuore senza dolore
contagio di una peste estensoriale che aggrada la pelle senza minarla
cenni di petali ad indicare l’appartenenza crescendo il titolo della protezione
con l’assenso di rivestire il verde chiaro del sottofondo in regali velluti

scorrono le tue mani
scorrono


tra le mie





mercoledì 18 novembre 2009

CREPUSCOLARE di Ennio Plauto


















Lettera,
gioco di emozioni
fra curve parole,
corsive, correnti,
continue, volute
di salti felici
e giorni vissuti.
Fra segni d'amore
ed interpunzione,
lasciamo le tracce
del nostro passare.
Sgualcite memorie
che ci siamo stati,
e suoni lontani,
lontani passati





martedì 17 novembre 2009

IO, UN FRUTTO, UNA ROSA E IL PANE di Francesco Palmieri


















(Paul Cèzanne, Natura morta con bottiglia di liquore alla menta)

Scado nelle cose,
in attimi feriali nati in serie
(e vanno mattini e sere
come acqua che non scrive).

Un tempo era vigilia
l'alba che strusciava
su palpebre di sonno
(ricordi? già lo sapevi
il sole nelle strade
e le giornate lunghe
ancora da giocare),

un tempo era vigilia
l'età su panna e crema,
un conto alla rovescia
per cominciare il viaggio.

Poi gli anni in deraglio e freno,
le luci a intermittenza dell'allarme,
accorgersi di dei ch'erano carne
e qui soltanto un'isola
(per anni da scontare
le storie della sera).

Scado con le cose

(come un frutto, una rosa,
il pane dentro al cesto
di una natura morta)



lunedì 16 novembre 2009

QUI NEL MARE di Tatyana Andena





















Ho scritto questa poesia nel mare, durante la traversata da Ancona a Patrasso, per poi prendere un'altra nave per Zacinto... l' ho scritta di getto, cullata veramente dalle onde del mare!

Qui nel mare giocano
i venti di terre
che lascio indietro,
avanzando verso l'estate ancora accesa,
nello scirocco che si avviluppa al meltemi...
si abbracciano i venti
qui dove non esiste terra di confine...
non so dove sono
non ho bussole o destinazioni.
Aspetto nei capelli
le mani salate dei venti
che si rincorrono,
per morire insieme,
nell'alba nuova...divorata di rosa e porpora










(l'immagine, dal blog tredicesimaluna.myblog.it)

domenica 15 novembre 2009

L'ULTIMO GIORNO di Gabriele Prignano
















Galoppa
stizzosa irosa rabbiosa
onda gigante
cavalca felice
la Fine.
Sgomento indietreggio
attendo
mia ultima luce
candore sapore
di corpo
cullare di labbra
morsi carnali brutali.
Piovuto su sabbia infuocata
infernale
lontano invoco mio Amore
nuda donati mostrati
ad occhi rapaci volatili prensili
appannato lo sguardo
rincorro, sogno, voglio
invasione
di dolci ricordi
intimità violate
quando rapito incredulo
planava la mano e lo sguardo
esplorava
cavità sotterranee
ove riparo trovò
gioia piacere luce
Torna amore torna
prima che chiuda gli occhi
abbraccia fremente attendo
su letto rovente
di sole apparente
coperto sono da ombre
di un giorno ormai spento
in fuga nel cielo.
Un bacio
donna dona dai
a bocca ardente
generosa mammella inondi di latte
il mio cuore
risvegli i miei sensi
insensata la morte mi strappa
ed abbraccio, stringo sorrido
ad occhi piangenti
mentre il cielo si adagia su terra
trillo di campane
cinguettio di sospiri
canto d’addio
si invola
un bacio ancora un tocco una stretta
forte, forte.
Ed è fine
beata.

(Dipinto di L. Freud scelto dall'autore)

venerdì 13 novembre 2009

NOTTURNO di Pietro Vizzini


PER LA PRIMA VOLTA PUBBLICHIAMO UNA POESIA CORREDATA DA UNA FOTO E DA UN VIDEO DELLO STESSO AUTORE. A ME E A MANLIO E' PIACIUTA L'IDEA. SE NE AVETE DI ANALOGHE, PROPONETE.



Scrutano mille sguardi
dalle finestre socchiuse a sera
lampioni accesi
gettano luce
fili di seta spettrale,
sui muri parlano
ricami di giovani
che non usano voce,
graffiti e silenzi
carezze selvagge
disegnano corpi,
asfalto bagnato
pioggia di luna rossastra
si prende gioco di me.
Notturno
sospiri di carne
tocco di dita roventi
scivolano smaniose
palpitando gemiti.
Movenze di danza
delineano spazi circostanti
traiettorie allungate
da passi slanciati
oscillano sulle punte.
Osservo una vetrina
oggetti bizzarri
silhouette di carta
rumore di tacchi sul selciato,
rincorro la mia ombra
sul marciapiede destro,
pensiero notturno
lungo la strada che mi porta a te.


(Foto e video di Pietro Vizzini)

giovedì 12 novembre 2009

martedì 10 novembre 2009

I SOGNI di Maria Isa D'Autilia

(Réné Magritte, La creatura fatta di cielo)









Nessuno potrà mai rubarmi i sogni.
Fanno parte di me.
Sono le ore
scandite
del mio paesaggio,
sono le creste d’onda
su cui arpeggia
il respiro,
sono i grappoli
di pioggia
appesi ai rami
sfuggiti
alle pagine intonse
dell’abitudine.
Sono voci di nuvole
scagliate
a coprire in pozzanghere
di assenza
i laceri grovigli
dei ricordi a perdere
caduti dalle tasche sfondate
di palpebre rubate.
I miei sogni
hanno il volto e la carne
di un petalo
in volo
hanno le mani forti
per lacerare i sudari
dagli occhi incatramati
dell’indifferenza
e sguardi
di lame
per ferire le pietre.
I miei sogni
sono le foglie di me stessa
proiettate oltre il tempo,
granelli di clessidra
sparsi
sulle orme di mantelli
abbandonati
sulle rive
del giorno.
Non sono negli occhi
I miei sogni.
Anche me li cavassero,
i miei sogni
rimarrebbero lì.
Non sono nelle mie mani,
potrei perderle,
ma i sogni
non per questo svanirebbero...
Anche se mi facessero a brandelli
non farebbero a brandelli
i miei sogni.
Solo se impedissero al cuore
di battere
o di amare
o di vedere
ai sogni strapperebbero Il vento,
e, insieme a me
li inghiottirebbe il nulla...


venerdì 6 novembre 2009

A MIA MADRE di Pio Napolitano



(Picasso, Madre e figlio)




















Un richiamo ignorato
(perso nelle mille vaghezze dell'infinito)
ed il fiotto impazzito
che compie la sua dolorosa missione;
e pur nel nell'indistinto gorgoglio
(tu Cristo e Maria insieme)
sussurri l'ultimo dolce messaggio
ancora oggi meraviglioso fardello.

Eppure io non ti sogno spesso, mamma!
nè ti immagino ancora viva.
Tutto è risolto!!
senza giudizio nè perdono
ma solo amore!!

anelo soltanto a trovarti sulla riva del lago
a sbracciarti sorridente nell'attesa
di offrirmi l'eterna carezza.

giovedì 5 novembre 2009

TU, UNIVERSO SCONOSCIUTO di Gloria Gaetano


(The door of the sea)









Voglio la terra che tu sei,
alcuna stella non ho
nelle lande planetarie.
Tu sei un universo molteplice.

I tuoi occhi grigiomare
sono l'unica luce che mi conduce
tra costellazioni smarrite.
La tua pelle trema nelle vie
che la stella della pioggia percorre.

I tuoi fianchi furono per me la luna
la tua bocca sole e piacere
che dona come miele luce ambrata

Raggi rossi bruciano il tuo cuore
e percorro il fuoco della tua presenza
baciandoti, tu, mio piccolo dolore,
figura planetaria, terra e colomba
spinta al volo continuo,
lontana sosta del mio cammino,

geografia di una terra lontana,
perduta e ritrovata



martedì 3 novembre 2009

TRAMONTO NAPOLETANO DI Annamaria Marconicchio

(Tramonto rosso, foto di Manlio Talamo)

















'Na tenda, 'na fenesta,
'o ritratto d''o sole...
'N'artista l'ha pittato,
cu 'e culure 'e l'ammore,
pe' tutte 'e nnammurate,
d'ajere, 'e ogge e sempe.
E' 'na bellezza rara,
è 'na magia d''a vita!
Guardanno 'stu tramonto,
l'anema toja già freme,
mo vuo' vula' luntano,
astregnerle 'sti mane,
guardarlo dinto all'uocchie
e po' chiammarlo ammore


lunedì 2 novembre 2009

NEI CIELI INFOCATI DELLA SERA di Maria Isa D'Autilia


(Tramonto sulla Yosemite Valley, 1868 di Albert Bierstadt)




Nei cieli infocati della sera
arabeschi di nostalgie
disegnano di solitario oro
l'attesa...

Fuoco e sangue fluiscono
impallidiscono
scorrono via
come ricordi di sabbia...

Ombre lontane
disegnano la notte
prima della notte
levandosi dal mare...

E nel silenzio di sole
al capolinea del giorno,
negli occhi nebbia e sale
nascondono i ricordi...


domenica 1 novembre 2009

PER ALDA MERINI

(Morta a Milano Alda Merini oggi 1 novembre 2009)


...che non sanno che il pianto dei poeti / è solo canto






brevemente, pensiamo che l'omaggio migliore ad Alda Merini sia ricordarla in una delle sue tante belle poesie

A TUTTE LE DONNE

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra





Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

LETTERE AI FIGLI




Il sentimento dell'amore di Hikmet è esteso alle donne amate, ai figli, alla patria, alla Russia ("paese dei miei sogni"), al popolo turco e alla sua lingua, a tutti i popoli della terra, ai suoi ideali di libertà.
Joyce Lussu ha scritto: “… Questo prigioniero minacciato per anni di impiccagione, questo poeta che non ha mai trovato un editore nel suo paese, questo malato che poteva morire da un momento all’altro, ha vissuto come un uomo libero…”
Questa poesia al figlio, forse, come lui stesso dice, l’ultima, va letta come suo testamento di un uomo che crede nella storia e nel progresso, nell’uguaglianza degli uomini e nella necessità di cambiare la società. Mehmet troverà davanti a sé un mondo nuovo in cui vivere non come un inquilino, ma come protagonista del cambiamento.



FORSE LA MIA ULTIMA LETTERA A MEHMET (figlio)
di Nazim Hikmet



Da una parte
gli aguzzini tra noi
ci separano come un muro.
D'altra parte
questo cuore sciagurato
mi ha fatto un brutto scherzo,
mio piccolo,
mio Mehmet
forse il destino
m'impedirà di rivederti.
Sarai un ragazzo, lo so,
simile alla spiga di grano
ero così quand'ero giovane
biondo, snello, alto di statura;
i tuoi occhi saranno vasti come quelli di tua madre,
con dentro talvolta uno strascico amaro
di tristezza,
la tua fronte sarà chiara infinitamente
avrai anche una bella voce,
- la mia era atroce -
le canzoni che canterai
spezzeranno i cuori.
Sarai un conversatore brillante
in questo ero maestro anch'io
quando la gente non m'irritava i nervi
dalle tue labbra colerà il miele.
ah Mehmet,
quanti cuori spezzerai!
e' difficile allevare un figlio senza padre
non dare pena a tua madre
gioia non gliene ho potuta dare
dagliene tu.
Tua madre
forte e dolce come la seta
tua madre
sarà bella anche all'età delle nonne
come il primo giorno che l'ho vista
quando aveva diciassette anni
sulla riva del bosforo
era il chiaro di luna
era il chiaro del giorno,
era simile a una susina dorata.
Tua madre
un giorno come al solito
ci siamo lasciati: a stasera!
Era per non vederci mai più.
Tua madre
nella sua bontà la più saggia delle madri
che viva cent'anni
che dio la benedica.
Non ho paura di morire, figlio mio;
però malgrado tutto
a volte quando lavoro
trasalisco di colpo
oppure nella solitudine del dormiveglia
contare i giorni e' difficile
non ci si può saziare del mondo
Mehmet
non ci si può saziare.

Non vivere su questa terra
come un inquilino
oppure in villeggiatura
nella natura
vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre
credi al grano al mare alla terra
ma soprattutto all'uomo.
Ama la nuvola la macchina il libro
ma innanzitutto ama l'uomo.
Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne
dell'animale infermo
ma innanzitutto la tristezza dell'uomo.
Che tutti i beni terrestri
ti diano gioia
che l'ombra e il chiaro
ti diano gioia
ma che soprattutto l'uomo
ti dia gioia.

La nostra terra, la turchia
e' un bel paese
tra gli altri paesi
e i suoi uomini
quelli di buona lega
sono lavoratori
pensosi e coraggiosi
e atrocemente miserabili
si e' sofferto e si soffre ancora
ma la conclusione sarà splendida.
Tu, da noi, col tuo popolo
costruirai il futuro
lo vedrai coi tuoi occhi
lo toccherai con le tue mani.
Mehmet, forse morirò
lontano dalla mia lingua
lontano dalle mie canzoni
lontano dal mio sale e dal mio pane
con la nostalgia di tua madre e di te
del mio popolo dei miei compagni
ma non in esilio
non in terra straniera
morirò nel paese dei miei sogni
nella bianca città dei miei sogni più belli.
Mehmet, piccolo mio
ti affido
ai compagni turchi
me ne vado ma sono calmo
la vita che si disperde in me
si ritroverà in te
per lungo tempo
e nel mio popolo, per sempre.



SECONDA LETTERA A MIA FIGLIA
di Francesco Palmieri


Ti chiedo perdono, figlia mia,
per il salto mortale
da un altrove a qui
dove non c’è rete
a frenare la caduta
e già per me
è spasimo la sosta.
E se pure t’amo
non mi dico fiero
per quel poco di mare
versato nel secchiello,
per il castello
che avrei voluto roccia
a cingere il tuo passo,
ed era pastafrolla.

Ti chiedo perdono, figlia mia,
allora non sapevo
che a te
non padre e madre
sarebbe stato il mondo
ma strada insidia bosco
battuto dai predoni,
girone di più inferni
per essere nata un giorno.

Se fossi stato dio
avresti avuto sfoglio
di un tempo sterminato
e non il brivido di adesso
ad ogni compleanno.
E non ci sarebbe stata serpe
non ci sarebbe stato frutto
a farmi vacillare
per un perdono in più.

In ultimo ti prego
di non guardarmi troppo,
ignora i miei capelli
e il bianco che mi assale,
la pelle che si appanna
nel conto alla rovescia,
e vedimi sulle scale
dove anche oggi io
ho vinto la partita
che gioco con la morte.

Perdonami per sempre, figlia mia,
per il salto mortale
da un altrove a qui
dove non c’è rete
a frenare la caduta,
perdonami per sempre
perché un tempo io
ancora non sapevo
che già nascere
è entrare nel morire.




A MIO FIGLIO
di Anita Laporta


Non sentirti ingannato da questo mondo
Mai, figlio mio

Vedrai, la pace scenderà
Anche nel cuore più duro
In fondo io credo, anche, in te
Per una nuova Storia
Adesso è tutto provvisorio
E se la morte porta via la speranza
Ritornerà un’altra alba
A rischiarare la Terra
E le lacrime laveranno le delusioni
Come sempre

Non sentirti ingannato
Sei nato in un anno di speranza

Quel muro è caduto per tutti
Segnando altri sogni, altre gioie
Definendo una nuova libertà di credere
Figlio mio,
Il tuo posto è nel mondo
Insieme agli altri
Tra voci consumate
Tra il credere e il fare
Ricorda
Nessuno è straniero
La felicità è un sogno per tutti

Non sentirti ingannato
Mai, figlio mio

Se tu ascolterai
I tuoi pensieri
Vedrai
Il silenzio canterà
Anche nella solitudine
La speranza sarà tua complice
E il mondo sarà la ragazza dai capelli di seta
Che bacerai
Con la quale impasterai il pane del futuro
Con miele e saggezza
E così
La pace avrà il segno del tuo sorriso
Nella misura antica dell’amore
Nei raggi giulivi della vita.



(IL DIPINTO: PICASSO. MADRE E FIGLIO)

IL TUO RISO di Gloria Gaetano



Il tuo riso cala
come un falco
da ripida torre,
e puoi attraversare
le foglie del mondo
con un sol lampo
nella tua specie celeste.


Che taglia le lame della rugiada,
i diamanti d'acqua,
il sole e le api,
e lì dove c'era silenzio,
scoppiano le granate
di meteore e sole,


precipita il cielo
nella notte azzurra,
bruciano nel plenilunio
garofani e prati,
galoppano cavalli perduti.


Tu sei piccolo,
lasci cadere i riso
scuotendo la stessa natura.


Il tuo riso è nell'universo.


Il riso ha questa capacità di far risplendere tutto, di bruciare il tempo, di far guardare garofani, sole e meteore nella loro essenza e farli rivivere e bruciare. Cavalli corrono impazziti sulla terra. Tutto s'illumina del riso divino, della specie celeste, della persona che ti è accanto, e fa rivivere l'universo. Infatti il riso , il sorriso, dice Eco, è una caratteristica dell'uomo, del suo modo particolare di porsi nel mondo, di collegarsi alla natura. E' nell'universo, ma esplode e illumina la terra solo in certe circostanze.