domenica 31 gennaio 2010

LAMENTO DI ULISSE di Francesco Palmieri

      (Claude Monet, Scogliera a Étretat al tramonto)


Infine
era itaca
l’approdo,
non riposo di ulivi
né carne di sposa
ma lame coltelli
ancora la guerra.

Ed è già tutto visto.

Ho di fronte altro mare
e una barca per salpare
(se schioccassi le mie dita
vele stese, acqua ai remi),

ma dove riva, scoglio,
l’anfratto sconosciuto,
il varco e poi le stelle.

E l’immenso che mi accoglie.

( da "Fra improbabile cielo e terra certa") 



24 commenti:

  1. E' un Ulisse raccontato al contrario. Un Ulisse che vuole l'immenso, ma torna, perchè tutto è già visto. E' come un dovere verso la vita, verso la fine e la conclusione che lo spinge a nostos. Non amore per la terra, per la sposa. Ma la sua speranza sarebbe trovare oltr gli scogli la via,il varco, anche in senso montaliano. E non può per caso, per necessità, per quello che è già scritto?

    RispondiElimina
  2. Ecco.L'infinito si staglia nella libertà di essere viandante di un'illusione.Chi si muove sa cosa perde ,ma quasi mai recepisce l'incognita del futuro.Ulisse è l'uomo ,la conoscenza,l'avventura,la partenza e l'approdo.E' un muovere se stessi alla propria ricerca,un emergere da lotte impari senza aver paura del domani.Intensa e carica di significati profondi,nell'enfasi di un sentire che è vita indomita,come sei tu Francesco.

    Daniela Bisin

    RispondiElimina
  3. poesia di difficile intuizione, la leggi e ti dà diverse interpretazioni dopo ogni lettura, credo dipenda dallo stato d'animo...La sento come un voler ritornare a cercare Itaca, rifare il viaggio indietro perchè in questo tutto si è visto e vissuto...avere ancora davanti l'immenso, è una metafora bellissima, che mi appartiene. E per immenso credo i sogni, le aspettative, la speranza, intatta.Grazie, Tatiana Andena

    RispondiElimina
  4. Ulisse, il suo viaggio e le sue sfide corroborano la nostra speranza.

    RispondiElimina
  5. "Infine era Itaca l'approdo". Il ritorno è alla terra natìa, alle radici, ma in realtà nulla di nuovo, tutto è scontato, già visto.
    E' l'infinito che ci attende, il ritorno al Tutto da cui siamo partiti, il resto è noia.
    Profonda e malinconica, quasi un addio.
    Salvina

    RispondiElimina
  6. Il dilemma è il fulcro .Approdare nella nota Itaca,dove,ormai,il prevedibile è stato ampiamente previsto?Oppure ,con altra nave salpare per altri lidi ,tra mare e cielo fino "all'immenso che mi accoglie"?E l'immenso diventa il contenitore di vnuove avventure,di nuovi sogni e di nuove speranze.Credo che questo sia il desiderio di tutti coloro che,amando la vita,ne amano i rischi.Ren

    RispondiElimina
  7. Molto bella nella sua rivisitazione del mito di Ulisse in chiave allegorica...la ricerca che prosegue oltre l'approdo, tra disincanto e desiderio di assoluto. Fluida, vivida, di una dolorosa dolcezza che coinvolge con ammirevole discrezione e autentica grazia. Complimenti!
    Franco Lamarina

    RispondiElimina
  8. Uno strano Ulisse, con altre illusioni: l'infinito nel quale spaziare. Versi piacevoli che scorrono come il desiderio nell'anima e ci fanno guardare lontani
    Antonio lanza

    RispondiElimina
  9. Nel momento in cui il Poeta si protende all'accoglimento dell'"immenso", sconta la fatica di dar corso ad un navigare vorticoso: tanta acqua dovranno affrontare quei suoi "remi". La suggestione è in quelle "vele stese" che mai vorebbero calare di tensione; non la vista di un miraggio ma un consegnarsi ad un viaggio senza sosta.
    Vi può essere quiete anche in questo, che non fra i domestici "ulivi" dove si addensano i triti itinerari con le mai dilegute (e sperimentate) angoscie.
    Bella l'immagine complimenti
    Leopoldo Costabile

    RispondiElimina
  10. Quante reminiscenze classiche!
    La limitatezza dell'uomo non consente neanche la possibilità di espressione, l'unica cosa che gli é rimasta. Il canto della sirena reclusa non può espandersi per ammaliare ma riecheggia in un pozzo profondo; allo stesso modo, nonostante siamo desiderosi di scoprire altri mondi siamo condannati a sopportare la condizione terrena, che appare potenzialmente immensa mentre in realtà é solo una voliera per noi uomini che vi compiamo solo brevi tragitti. Anche il doversi accontentare é mortificante e doloroso; nonostante ciascuno di noi abbia ambizioni e velleità, passioni accese, ideali e volontà incomplete in tasca, siamo sottoposti solo al dolore, all'attesa e al pianto, noi che essendo nati dall'incontro di acqua e terra, tra la riva e il mare,forse per questo, eravamo destinati ad essere felici...
    Deborah Mega

    RispondiElimina
  11. Ma forse ulisse era proprio così, desideroso di salpare, avido d'immenso e di sogni, costretto anche dalla sua condizione umana a trovare il suo approdo, il suo rifugio, e alla fine, il suo regno
    Pino Valenti

    RispondiElimina
  12. Anche il collegamento con la canzone di Orfeo sembra adeguato. Orfeo cerca negli Inferi la sua Euridice. Ma si volta a guardarla e la perde, perde il suo passato,il suo amore. Ma inconsciamente voleva rinascere a nuova vita, ricominciare il cammino? Ulisse vorrebbe, dopo la lotta coi Proci, restare nel suo regno riconquistato, insieme alla sua donna?

    RispondiElimina
  13. ... io vedo un Ulisse personalizzato dall'autore, che si "impersona" nel mitico eroe affermando, come storia vuole, la sua determinazione. A parte i versi scritti molto elegantemente, sembra quasi un indovinello interpretare questa lirica.
    Grazie... Pino Soprano

    RispondiElimina
  14. ..condivido il pensiero di Pino.. lirica di difficile interpretazione..ma piace pensare ad Ulisse come un eroe ke dopo tanto peregrinare ritorna ad Itaca ..il suo regno.. insieme con la sua amata Penelope .. grazie Franci..un bacio alla splendida Gloria...Carmen Pettinaro

    RispondiElimina
  15. L’approdo… la prova… la partenza.
    Qui Ulisse, non quello dell’Odissea, ma quello della più tarda elaborazione, ritorna a seguir virtute e conoscenza (“E l’immenso lo accoglie”), indifferente al talamo nuziale, alla sposa, al figlio, al padre, al fedele cane: tutto di nuovo abbandona, senza voltarsi indietro.
    Perdite, ritrovamenti, prove da superare e più o meno esplicite, più o meno casuali rinunce: come nell’Orfeo Negro che qui opportunamente completa il discorso: Orfeo va alla ricerca di Euridice, la trova, la salva e la porta con sé, ad una condizione, che non si giri mai finché non saranno in salvo, pena la perdita definitiva di lei. Ed egli lo fa. Girarsi è un atto inconsapevole? O un scelta? Sappiamo dalla psicoanalisi che niente è inconsapevole o casuale. Può dirsi che lì si matura la decisione di Orfeo, dell’abbandono, analogamente all’abbandono della moglie di Lot: le basta un gesto per tramutarsi in sale e abbandonare la fuga.
    Così Francesco coglie il lamento di Ulisse, forse ancora pensoso su quella scogliera, ancora con i segni della battaglia, di quelle lame che sono state la sua ultima guerra, ma pronto a fare un gesto perché le vele di nuovo si gonfino distese ai venti e perché braccia robuste di schiavi riprendano i remi a ricercar quel varco che porta alle stelle.

    RispondiElimina
  16. "Ha di fronte un altro mare / e una barca per salpare", quanto di misterioso e quanta tentazione in questi due versi. Il mare, la vita, quella da cui si viene, quella dove ci si immerge, quella dove inconsapevoli si naviga, consapevoli solo del desiderio di viverla.
    Nessun ostacolo - riva, scoglio, anfratto sconosciuto - potrà fermare l'ansia del viaggio, della scoperta di sé nel mare dell'inconscio, nella scoperta dell'alterità nell'immenso reale che ci accoglie, dopo che saremo stati capaci di individuare il varco (non di fuga, ma di ri-nascita) e riconoscere le stelle, antica e nuova guida dei nostri impervi percorsi.

    RispondiElimina
  17. ah, sono Gennaro Pignatelli, scusate

    RispondiElimina
  18. Ringrazio tutti per le belle analisi e l'interesse mostrato. Credo che la poesia di Francesco meriti tutto l'interesse di sensibilità particolari come le vostre. Grazie

    RispondiElimina
  19. Come sempre, questa "vetrina" è per me fonte di una gioiosità intima e profonda; non esprimo nulla all'esterno ma dentro sono quasi sempre commosso... E' davvero esaltante constatare l'attenzione e la premura, o anche la critica costruttiva. Come sanno tutti coloro che ancora resistono a dare forma a quella "voce" interiore che ci ostiniamo a chiamare poesia, la condivisione del verso, la lettura di un testo poetico, quel "di più" di attenzione e sensibilità richiesta da questo tipo di linguaggio "concentrato" e teso, non trova compagni né credito; per questo la mia meraviglia è sempre grande quando qui accade quel riscontro che chiamiamo commento.
    Riconosco di essere poco presente -ma succede spesso che la biografia interferisca con volontà e attitudine-, recito qualche "mea culpa" in termini di latitanza, però è davvero magnifico -ed un tantino egoistico- essere accolti comunque.
    Grazie davvero a tutti coloro che hanno lasciato il loro contributo; se così non fosse, ogni tanto, credo che la poesia morirebbe del tutto, uccisa dal silenzio e dall'indifferenza. O così potrebbe accadere alla mia..."urlare" fino allo sfinimento, conduce sì a perdere la voce.
    Un saluto affettuoso e un grandissimo grazie a Gloria, infaticabile, eroica, determinata, coraggiosa, umanissima e di fatto instancabile (altro che il "paziente Odisseo").
    Francesco Palmieri

    RispondiElimina
  20. Daniela Fenoaltea1 febbraio 2010 07:43

    Approda nella sua Itaca, non più come Ulisse combattente valoroso, ma un uomo saggio, docile al volere degli dèi...Molto bella!!

    RispondiElimina
  21. Maria Isabella D'Autilia1 febbraio 2010 08:25

    Mi piace molto. Mi piace questo Ulisse inquieto e consapevole...
    Ulisse approda... ma dopo tanto vagare, il suo approdo non è su un'agevole riva. E' uno scoglio il suo approdo, è di nuovo guerra, coltelli, sangue. Non è tra le morbide braccia di sposa, l'approdo, né tra gli ulivi...
    E allora il dubbio, la tentazione di tornare inidetro, di riprendere il vagare tra pericoli forse già noti, forse ancora ignoti, ma più "naturali" perché insidie estranee al ritorno nel ventre della sua terra, nel ventre conosciuto, familiare, da cui ci si aspetta serenità ed amore...E quelle vele e quel mare attrattivi come sirene... Ma dietro lo scoglio dell'approdo si cela il varco, le stelle...l'immenso. Lo scoglio e la guerra quasi varco iniziatico verso l'immenso.
    E questo immenso è forse quello che nel viaggio, nel peregrinare, cercava Ulisse, un Altrove che lui cercava fuori, ma era dentro di sé...
    Quanti piani di lettura si intrecciano e si snodano lungo i versi bellissimi, fluidi, armoniosi!
    Oltre all'immagine di un Ulisse maturo all'arrivo nella petrosa Itaca, e la nuova battaglia che ne ritarda il riposo e che lo attende mentre lui sa bene che se volesse potrebbe riprendere il mare e, dopo un attimo di dubbio e sospensione opera la sua scelta, mi sembra di vedere emergere, forte, la metafora della ricerca di un Altrove, di un'esigenza di spaziare oltre limiti angusti che è propria dell'uomo e della mente umana. L'inquetitudine che spinge ad andare, a sfidare, a tornare e pensare già di ripartire, e nel ritorno cercare nuovi spazi, nuovi immensi e poi scoprire che, nascosti da barriere, l'immenso, l'altrove sono all'interno di sé...che è il proprio angolo di prospettiva, o la resa, che fanno dello "scoglio" una barriera insormontabile o un qualcosa che cela invece un varco...
    In questi versi il senso metaforico di Ulisse emerge forte, coerente con l'Ulisse che non si ferma, in viaggio, davanti alla barriera delle colonne d'Ercole...
    Bella in assoluto, questa poesia la sento in maniera fortissima nelle mie vene...vi trovo tutte le mie inquietitudini e il mio cercare dietro ogni scoglio l'immenso, ed anche l'immenso ignoto...
    Grazie Francesco

    RispondiElimina
  22. Come in un film scorre la pellicola del tanto peregrinare; flutti minacciosi, scogli, terre sconosciute, perigli, amori, e sirene incantatrici.
    Ma al tanto desiderato ritorno non corrisponde la “pace tra gli ulivi”, né l’amore dell’invecchiata sposa è sufficiente a chetare la sete di vendetta di Ulisse contro i Proci usurpatori che si dilettano a imbrattare la sua casa.
    E’ un film già visto, la trama è nota ,nessun colpo di scena può cambiarne il corso…...mai io qui che ci faccio?
    Oh, E.T. (telefono casa) ATTENTO! Sapessi quanto può ingannare la nostalgia! La lontananza dei luoghi o nel tempo trasforma il ricordo,indietro non si può tornare..mai.

    Ho di fronte altro mare
    e una barca per salpare

    La vita è vita e va vissuta.
    Perciò in alto le vele e vento in poppa, riprendiamo il viaggio sconosciuto che ci sfila dalla mediocrità, per scagliarci nell’immenso, oltre il varco da cui ammiccano le stelle.
    Sì bella l’immagine di questa poesia e altrettanto bello il quadro di Monet.
    Mi piace il poema, ci si annusa la libertà, grazie Francesco.
    Scanferla Adriana

    RispondiElimina
  23. sono Chiara Maria Crivellari spero di riuscire a pubblicare ...
    bellissima questo Ulissse che in realtà preferisce errare al di là dell'amore della propria terra e della propria moglie ...
    il ritorno certo ,ci sarà...primao poi...

    RispondiElimina
  24. "Day after day, day after day, we stuck; nor breath nor motion; as idle as a painted ship upon a painted ocean."
    è la frase agghiacciante e pur bellissima di S.T.Coleridge. Ravvedo L'ulisse di Francesco, in questa descrizione che è come grido acuto d'impotenza. Il viaggio per mare, guardato dalla nave prigione, non è paradossalmente movimento e dinamismo, ma gabbia: salmastra e dolorosamente avviluppante. Perniciosa, perchè provoca eventi delittuosi, morte e guerra.
    La bellezza del mare s'impone, è evidente. Malinconica e sovrana, tuttavia, non può restituire il concetto di infinito a qeull'uomo, emblema controverso della regalità e del viaggiatore, che dentro di se l'infinito non ha. Si, perchè non è necessario essere Re o Eroi per nutrire la grandezza dentro il proprio Io, ma lasciarsi sedurre,pur con il bisogno costante di immergersi con curiosità nella vita, anche dalle piccole abitudini allestite per noi dalla esistenza.

    Paola Casulli

    RispondiElimina