sabato 5 dicembre 2009

AI BORDI DELLA STORIA di Ennio Plauto



Tremule fiammelle
di scolorite vite
ritorte, stropicciate carte
come giornate sciupate,
corse a rallentatore
su binari morti,
accelerati in bianco e nero,
stazioni fangose, muschi rappresi,
istanti.
Ogni ferita è una carta
di traverso sul tavolo da gioco.
Collettive narrazioni,
Pelizza e copertine di Rinascita,
Vittorini e Togliatti
su gialle pagine trapassate.
Scure coloniali voci,
l'Algeria, il Congo,
Cuba solare e giù le miniere
di Atacama.
Radioso ma umano,
parigino,francese, mondiale,
ben venga Maggio e il gofalon selvaggio,
e folle di canzoni
stese al sole della storia nuova.
Continenti e tempi a ritmo antico
e dignità che è divenuta carne.
Atene nel Settantaquattro,
Panagulis, Theodorakis
i volti, le barbe, i capelli.
E il corpo di un corsaro all'idroscalo
martirizzato come nel Mantegna,
e voce rotta del vecchio Moravia
a ricordare ai vivi la poesia.
Aerei su Santiago e su Neruda,
e un nobel per la pace insaguinato
che taglia mani e voce a Victor Jara
perché dal comunismo non si torna.
Esilio di coscienze e giornalisti,
e l'Occidente meta da sognare,
wir sind aller berliner:
con le macerie della vecchia Europa
c'è sempre un nuovo muro da rifare.
Ed ora, stesi ai bordi della storia
i panni sporchi sono da lavare,
ed ora, stesi ai bordi di noi stessi
cerchiamo un nuovo modo di sperare.


 


          







…E PER CONCLUDERE:
Non è forse ora,e proprio ora, che l’Occidente incontra la sua contraddizione, quella che Marx ipotizzava avrebbe generato il comunismo, e che invece si fa evidente proprio con il crollo del comunismo?
(Umberto Galimberti, Parole nomadi, Milano, Feltrinelli, 2006)


29 commenti:

  1. Dietro alla presunta neutralità del "software" si cela quindi un mondo di industrialismo mai pesante quanto ora; un incubo dikensiano su scala planetaria di cui i distretti cinesi devastati economicamente e socialmente nel nome dello "sviluppo" sono uno dei più tristi cimiteri. L'estrazione del coltan in Africa, la lavorazione delle plastiche,.. i sistemi di cablaggio internazionale, la produzione su scala planetaria di pezzi i quali, nati in un continente, sovente vengono assemblati in un altro e, attraverso il sistema dei trasporti, smistati lungo tutti quei territori divenuti ormai, come dimostra la follia della TAV, delle "piattaforme logistiche".
    Tutti questi ... Visualizza altroprocessi di lavoro, uniti ad un sistema di divisione internazionale del lavoro ormai in mano al solo mercato, hanno trasformato il Pianeta in un'immensa fabbrica, circondata qua e là, proprio come nelle nostre periferie industriali, da alcuni luoghi di consumo: l'Europa occidentale, l'America Settentrionale, alcune aree privilegiate nei quartieri ricchi delle metropoli terzomondiali ed asiatiche e poco altro. Ennio

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  2. Seguiamo Ennio, nel suo viaggio nella storia più recente. Momenti emozionanti, in cui sembrava di poter sognare un mondo migliore, momenti di lotta e di canzoni, di poesie e di cultura, cui seguono
    incubi d un mondo trasformato in un'immensa fabbrica mondiale, mentre noi,appiattiti sul presente, stesi ai bordi della storia, cerchiamo di pensare in termini storici, di passato-presente-futuro, di capire le contraddizoni principali del mondo attuale, di sognare ancora un futuro. Di immaginare un nuovo modo di sperare. E questo presente ci sembra un incubo, che passerà, è sicuro che passerà--

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  3. itroviamo la bandiera rossa, la bandiera degli oppressi. Il denaro, la merce non può essere la misura di tutte le cose. Leggiamo Marx, non parla di quel faìlso socialismo. Lenin, Il Che fare, parlano di soviet,che sono consigli di rappresentanza del popolo, anche i consigli di Gramsci sono tutti democrazia partecipativa.Qualcuno ha mentito, ci ha fatto credere che Stalin, Breznev erano socialisti e comunisti, prima c'è il socialismo. Allora vedremo, che indietro non si orna. Questa è stata la grande utopia del 900. Prima quella della rivoluzione francese. Poi la paura delle rivoluzione, e il Terrore. E si torna indietro.. La rivoluzione sovietica e si torna indietro, ma complessivamente si va avanti, con le contraddizioni della storia, ma i sogni si realizzano... La borghesia ha avuto la sua società 'moderna', di merci e denaro, adesso non basta, La degenerazione di tutto ridotto a merce non ci soddisfa più, anzi ci ripropone miti orribili, guerre, imperialismo, popoli affamati che cercano riparo, schiavitù anche, esclusione, paura, oligarchia, lobbies. Ora bisogna realizzare il socialismo vero.. Ancora c'è da fare..Ancora da leggere e combattere..Il libro e la lotta di popolo.. Procediamo nella storia che ha tempi lunghi. Il socialismo è una tappa necessaria per una specie evoluta che non vuole più ingiustizie. Andiamo avanti, bandiera rossa..Non crediamo alle menzogne degli uni e degli altri. L'isola che non c'è è la meta a cui tutti tendiamo...Perchè l'uomo non sia più sfruttato dall'uomo... Ricordate: noi piangiamo allo stesso modo, soffriamo allo stesso modo, gioiamo allo stesso modo, moriamo allo stesso modo... Siamo uomini e vogliamo un mondo in cui non ci sia più fame e sfruttamento. Arrivederci, bandiera rossa...

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  4. E certamente il miglior modo di commentare i versi di Ennio è Arrivederci, Bandiera Rossa di Evtushenko, nella versione di Agi Berta

    Arrivederci, bandiera rossa – dal Cremlino scivolata giù
    Non come ti innalzasti, agile, lacera, fiera,
    sotto il nostro esecrare sul fumante Reichstag,
    sebbene pure allora intorno all’asta, truffa si attuasse.

    Arrivederci bandiera rossa… Eri metà sorella, metà nemica.
    Eri in trincea speranza unanime d’Europa,
    ma tu di rosso schermo recingevi il Gulag
    e sciagurati tanti in tuta da carcerati.

    Arrivederci, bandiera rossa. Riposa tu, distenditi.
    E noi ricorderemo quelli che dalle tombe più non si leveranno.
    Gl’ingannati hai condotto al massacro, alla strage.
    Ricorderanno anche te – ingannata tu stessa.

    Arrivederci bandiera rossa. Non ci portarsti bene.
    Grondavi di sangue e te noi col sangue togliamo.
    Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere,
    così brutalmente sferzasti, con le nappe scarlatte, le pupille.

    Arrivederci, bandiera rossa… Il primo passo verso la libertà
    lo compimmo d’impulso sulla nostra bandiera
    A su noi stessi, nella lotta inaspriti.
    Che non si calpesti di nuovo «l’occhialuto» Zivago.

    Arrivederci, bandiera rossa… Da te disserra il pugno,
    che ti serra di nuovo, ancora minacciando fratricidio,
    quando all’asta si afferra la marmaglia
    o la gente affamata, confusa dalla retorica.

    Arrivederci bandiera rossa… Tu fluttui nei sogni,
    rimasta una striscia nel russo tricolore.
    Nelle mani dell’azzurrità e del biancore
    Forse il colore rosso dal sangue sarà liberato.

    Arrivederci, bandiera rossa… guarda, nostro tricolore,
    che i bari di bandiere non barino con te!
    Possibile anche per te lo stesso giudizio:
    pallottole proprie ed altri ne hanno la seta divorato?

    Arrivederci, bandiera rossa… Sin dalla nostra infanzia
    Noi giocavamo ai «rossi» e i «bianchi» battevamo forte.
    Noi, nati nel paese che più non c’è,
    ma in quell’Atlantide noi eravamo, noi amavamo.

    Giace la nostra bandiera al gran bazar d’Ismajlovo.
    La «smerciano» per dollari, alla meglio.
    Non ho preso il Palazzo d’inverno. Non ho assaltato il reichstag.
    Non sono un «kommunjak». Ma guardo la bandiera e piango

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  5. Gloria ti voglio bene. Basta questo al posto di qualsiasi ulteriore commento. Condivido ogni tua parola, mi piace la tua passione...Accenni alla rivoluzione francese degenerata nel terrore, scofitta eppure ancor oggi dopo secoli i suoi valori sono di riferimento. Cosi è anche con la rivolzione d'ottobre ...ne sono convinta.Agi Berta

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  6. Si certo la rivoluzione d'ottobre..la rivoluzione contro il Capitale secondo il giovane Gramsci perchè non aveva seguito i canoni dogmatici del marxismo e così la considerazion di Galimbrti di cui sopra...ora che il capitalismo mostra le sue crepe ,non c'è un soggetto politico capace di certifcarne la fine e avviare una nuova era dell'umanità....
    Mima

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  7. Sì, sono d'accordo Mima, non c'è ancora il soggetto capace,come dicebva gramsci, di egemonia. la gente che scende in piazza, occupa fabbriche e università è molta, ma sono movimenti spontanei, questo non significca che la storia non si muova cque, e che non si creerà il nuovo sogget Sono d'accordo cn teto capace di unificare. La storia ha tempi lunghi, ma inesorabili. Dopo la rivoluzione francese, s' è ttornati alla restaurazione, ma poi c'è stato il 48 il 70 e la rivoluzione di ottobre. Sono d'accordo con te: manca quello... Ma non significa che sia finito il grande sogno dell'Umanità. Che poi sono state prove generali, avvenute solo nel primo periodo, con Lenin. Il socialismo non s'è realizzato, mai

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  8. Io ho 50 anni, non so voi, ma sonpo stanco di aspettare, vorrei vedere qualcosa di realizzato nella mia vita. Aldo

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  9. Carissimi, la sola Bandiera che dovrebbe sventolare sulla terra dovrebbe avere i colori della libertà.Bianca come le ali della colomba, celeste come l'immensità del cielo,verde come l'erba che ricopre la terra,blu come lo splendore del mare,rosso come il sangue che scorre nelle vene di tutti gli uomini della terra, arancio come il sole che scende al tramonto, lilla come l'alba appena si colora al mattino. Tutti I colori dell'arcobaleno, non a simbolo di movimento politico o di opinione, ma solo per rappresentare tutte le sfumature di questo nostro mondo meraviglioso, di cui molti non afferrano la meraviglia.

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  10. ritroviamo non la bandiera rossa,ma l' energia che ci dava,la voglia di sperare e sognare,è la mancanza di sogni ke ci ha fatto svilire così.Flavia

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  11. Sono riflessioni sulla storia. Non sulla politica. Storia e politica, cioè tutto quello che riguarda la polis, vanno insieme Armando

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  12. Ne discutevo l'altro giorno con un intellettuale di Bn: mi ha detto che quello che ci manca è passione e compassione. Questo ci rende semplici omuncoli che campano alla giornata...con le dovute eccezioni Cecilia del Gaudio

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  13. Non c'è libertà vera, senza la vera liberazione dal bisogno. altrimenti solo pochi sono liberi. Gli oprei della Von Thyssen sono liberi, di morire per un far vivere la famiglia? Tony

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  14. Roberto Ioannilli6 dicembre 2009 01:11

    Ho letto con molta attenzione lo scritto, ben messo, e... principalmente molto vissuto. Per essere sincero devo dire che mi ha sobillato l'anima... ho recepito un ritorno ad antiche idee di "lotta", che sarebbero, a mio avviso, da consegnare alla storia. Non tutto da buttare... prendiamo quel poco di utile e poi buttiamo nel calderone dei ricordi ciò che ha spaccato e diviso...generando milioni di morti. Le immagini evocate... mettono ansia e paura... io spero che questo momento tragico di transizione finisca presto e ci consegni qualcosa di più delle ideologie sanguinarie del XX secolo. Per mia natura sono ottimista e credo fortemente nell'amore e nei piccoli passi, nella famiglia, nelle idee che si possono scambiare e non in quelle che ti vengono imposte. Ma sono anche convinto che della natura umana non ci si può fidare. IL FUTURO? Ci saranno nuove idee... a cui seguiranno nuove guerre... passioni... che come al solito prevaricheranno l'altrui essere e pensare e ci sarà sempre qualcuno che dirà " l mia ideaa... ai miei tempi..." . UNA RUOTA SENZA FINE CHE CANCELLA LA SPERANZA. IO CREDO ELL'AMORE,E NEL CONFRONTO AMICALE ... LA POLITICA E L'IDEALE ... SONO FORME MASSIFICANTI DI PENSIERO... UTILI PER CONTROLLARE I POPOLI. Al momento vorrei solo che ... oltre l'amare e l'amore... non vedo nulla... anzi vedo il nulla. :))

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  15. Carissima Gloria quello ke affermi oggi, certo fa riflettere sulla storia del passato e analizzando le 3 grandi rivoluzioni che hanno fatto "La storia" ci spinge a continuare questo cammino, l'uomo non può arrendersi ma continuare a lottare. Scendere in piazza manifestare solo, non serve a nulla, bisogna credere fermamente in quei valori, accendere nei cuori quella speranza di un mondo migliore contro tutte le forme di ingiustizie: si ritroviamo la bandiera rossa.

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  16. Le guerre ci sono, Roberto e pure feroci. ogni giorno muoiono bambini in Africa. In poco tempo abbiamo disrutto la culla della civiltà dei Sumeri e assiro-babilonesi. E mettiamo mine antibambini in Afghanistan. E in tanti tanti posti. Siamo pieni di guerre. O non esiste nient'alreo che questa piccola parte del mondo che si chiama Occidente. E anche in questa ci sono tanti muri...Beh, per vivere bene noi andiamo a uccidere i popoli che non ci piacciono, che non la pensano come noi. E' giusto?Sì, Nicoletta urge ritrovare la bandiera rossa, magari scolorita, magari per terra, ma occorre un po' di giustizia al mondo

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  17. purtroppo "addio bandiera rossa". addio "compagno/a", addio Marx. Almeno fino alla prossima rivoluzione, quando le generazioni future riscopriranno il caldo colore della lotta contro ingiustizie e tirannie del cosiddetto liberismo.Luciano Scateni

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  18. Vi voglio raccontare brevemente i miei ricordi di di bambino, avevo 7/8 anni, mio padre era un socialista di quelli che ci credevano(poi dopo i fatti di Ungheria, insieme ad altri "compagni", lasciò il Partito), una bella oratoria capace di scaldare ed infiammare i cuori ed io lo seguivo quando dalla piazza teneva i suoi affollati comizi. Comizi preceduti dalle note di un'altra "bandiera rossa", che ancora oggi inconsciamente mi ritrovo a canticchiare. "Avanti popolo alla riscossa, bandiera rossa, bandiera rossa! Bandiera rossa che trionferà evviva il socialismo(comunismo) che è la libertà! Ed io, ancora oggi, mi chiedo, al termine di questa strofa, "Libertà per chi, di chi, da chi?"Buona giornata a tutti!giovanni d'Elia

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  19. beh le esperienze vissute sono andate in direzione opposta e già ho avuto modo di scrivere proprio rispondendo a te Caro Giovanni che il comunismo secondo la concezione marxiana non ha trovato mai alcuna realizzazione in nessuna parte del mondo...e oggi non è questione di rivoluzione ...è la crisi del capitalismo che dimostrerà la necessità del suo superamento se l'umanità vorrà sopravvivere alla sua distruzione .. Miclhele

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  20. beh le esperienze vissute sono andate in direzione opposta e già ho avuto modo di scrivere proprio rispondendo a te Caro Giovanni che il comunismo secondo la concezione marxiana non ha trovato mai alcuna realizzazione in nessuna parte del mondo...e oggi non è questione di rivoluzione ...è la crisi del capitalismo che dimostrerà la necessità del suo superamento se l'umanità vorrà sopravvivere alla sua distruzione ..Michele

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  21. La bandiera rossa ancora fa paura a certa gente. Questa poesia non è mai stata stampata in Russia (ho chiesto a diversi amici russi di cercarla e nessuno l'aveva trovata), la parola comunista è stata privata del suo significato e siamo tornati quasi ai livelli del "i comunisti mangiano i bambini"...e tutto questo mentre in Italia 8 milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà e nel mondo la situazione è ancor più drammatica.
    La restaurazione dopo la rivoluzione francese è stata crudele e sembrava definitiva....eppure la rivoluzione francese è un punto fondamentale della nostra storia e del nostro sentire comune.
    Arrivederci bandiera rossa. Agi Berta

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  22. Sono sempre un po’ in difficoltà quando mi vien voglia di commentare una poesia di Ennio, oggi calata in un apparato di video che ne rendono ancora più dettagliata, ampia, complessa, la lettura.
    Ogni video è da vedere, senza pregiudizi e con la massima disponibilità a comprendere: forse facile comprendere e condividere l’indignazione per il muro delle carceri o per quello della frontiera tra Stati Uniti e Messico, dove le violazioni son solo del diritto, ma della dignità della persona sono immediatamente paradigmatiche di ciò che avviene diffusamente in tutto il mondo.
    Avevamo detto: mai più guerre!
    Ma quante guerre esplicite o sommerse si combattono nel mondo?
    C’è poi il video su Gaza, e sull’esclusione del popolo palestinese dalla possibilità di diventare popolo-terra-sovranità e qui il discorso rischia di essere scambiato per antisemitismo, oppure di esser tacciato strumentalmente e ideologicamente come antisemita. Ma qualsiasi problema ponga un qualsiasi discorso, non evitiamolo, guidati sempre dall’utopia della pace.
    C’è quella prima parte della poesia di Ennio che con grande coinvolgimento emotivo racconta delle identità violate, ferite che “disturbano” il nostro gioco mercantile.
    Belle, di grande nostalgia e allo stesso tempo di grande attualità per ricostruire e riaffermare il nostro vissuto, quei versi centrali che con grande maestria di narratore Ennio ripercorre nei suoi versi, a condurci dalle grandi esaltazioni di una storia nuova, al pianto delle sconfitte. Ma un pianto che è sì di profondo dolore, ma non di rassegnazione.
    Perché mi sento in assonanza forte con Ennio, quando con lui, con tanti, “cerchiamo un nuovo modo di sperare”.

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  23. Ho seguito quasi tutti gli ebenti della storia passata, anche se ferito dal fenomeno dell'emigrazione che ha colpito la mia famiglia e leggendo quanto espresso ripercorro le tappe. Mi ha sempre acccompagnato la speranza di vedere nuove albe radiose e piene di promesse. Sono con te, con la rabbia dentro e con la speranza che non mi tradisce. Spero, in fondo che male c'è se siamo convinti di contribuire e far migliorare le cose. Sono con te Ennio e non mi rassegno, le ferite mi hanno reso più ostinato,
    Antonio lanza

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  24. Seguire gli eventi, come dice Antonio, essere consapevoli della storia e del suo muoversi per contraddizioni, e proprio di persone evolute e pronte a svogere il proprio ruolo di cittadini e di uomini, in senso antropologico. più facile rassegnarsi e affermare che tutto è sempre andato così e andrà così.

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  25. Maria Isabella D'Autilia6 dicembre 2009 09:34

    Il senso della storia...della diacronia ininterrotta, è le prima mia impressione nel leggere questa poesia belle e per nulla nostalgica, ma ricca di un percorso che troppo in fretta è stato serrato da porte non innocenti alle nostre spalle.
    Se alcuni passati non passano, strumentalmente tenuti in vita non come contributo alla memoria, ma per consolidare in antistoriche contrappisizioni dei poteri cristallizzati (penso, ad esempio al Trentino e la questione altoatesina), altri passati sono stati dismessi troppo in fretta, perché così il Pensiero Unico imperante che si nutre di mercato e violenze (diade inscindibile) si è liberato di un pesante ingombro.
    Serve il senso della storia al mercato? Io credo di no, perché è più funzionale la frammentazione, l'usa e getta delle notizie, e la loro comparsa o scomparsa a seconda delle convenienze.
    Ricordare la red line tracciata dal colonialismo inglese che compose la fino a poco tempo fa attuale geografia mesopotamica, percorrerne da allora le tappe aiuterebbe a svelare e capire i retroscena sporchi delle guerre attuali.
    Ricordare il Tonchino e My Lay squarcerebbe molti attuali veli di ipocrisia che più di un burqua coprono i nostri occhi di mediatiche menzogne.

    Né al mercato né al Pensiero Unico imperante serve la Storia, serve la Memoria...la Storia anche perché si può sempre riscrivere per asservirla alle convenienze, e la Memoria perché se ci fosse davvero, impedirebbe della Storia riscritture e riletture false e strumentali.

    E poi la Storia recente ha "orpelli" considerati pericolosi dal Mercato-Pensiero unico. Ricordare che c'è stato un periodo in cui il modo intero era attraversato da un brivido di libertà, da lotte per la liberazione dai bisogni, dallo sfruttamento, dalle ingiustizie sociali, dalle guerre, lotte per l'uguaglianza la dignità e l'autodeterminazione di popoli e persone, oggi che lo sfruttamento si fa sempre più feroce, che l'accaparramento di beni, risorse, e braccia è in poche rapaci mani, può essere pericoloso per i possessori di queste mani...
    Dopo aver sedato nel sangue ogni speranza (tra poco è il 12 dicembre...piazza Fontana con cui si tentò di bloccare l'autunno caldo), si è dovuto distruggere il significato ed il portato di quelle speranze, ed oggi generazioni smemorate possono come sudditi feudali essere asserviti facilmente. E divisi. Da muri visibili e invisibili.
    Grazie, Ennio per avere con bellissimi versi raccolto punti fondamentali della straa dietro di noi, e aperto quella porta...

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  26. Maria Isabella D'Autilia6 dicembre 2009 09:36

    errata :

    E divise

    strada

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  27. Epica di una sconfitta storica: è bello ricordare il passato ma solo per ricavarne insegnamenti non per guardare sempre all'indietro. Quando si legge occorre voltare le pagine avanti per poter continuare nella lettura; ciò che abbiamo già letto, bello o brutto, fa parte del passato. Troppo spesso si compie un balzo sbagliato: dal passato al futuro. Ma il problema del "Che fare?" sta tutto nel presente, nel qui e ora.
    Mi spiace, ma non amo la prosa spezzettata e trasformata in versi sgraziati. La poesia è anche suono e musica e forse qui sarebbe bello mettere insieme parole e musica per farne una canzone.

    Mario Brunetti

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  28. ... in realtà non avendo vissuto in quei tempi, mi riesce difficile commentare e "rischioso" giudicare. Posso solo esaltare le bellissime strofe di Ennio.

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  29. ... in realtà non avendo vissuto in quei tempi, mi riesce difficile commentare e "rischioso" giudicare. Posso solo esaltare le bellissime strofe di Ennio...
    Pino soprano

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