domenica 31 gennaio 2010

LAMENTO DI ULISSE di Francesco Palmieri

      (Claude Monet, Scogliera a Étretat al tramonto)


Infine
era itaca
l’approdo,
non riposo di ulivi
né carne di sposa
ma lame coltelli
ancora la guerra.

Ed è già tutto visto.

Ho di fronte altro mare
e una barca per salpare
(se schioccassi le mie dita
vele stese, acqua ai remi),

ma dove riva, scoglio,
l’anfratto sconosciuto,
il varco e poi le stelle.

E l’immenso che mi accoglie.

( da "Fra improbabile cielo e terra certa") 



giovedì 28 gennaio 2010

THE FALL (BASAGLIA A 180°) di Eroma Mdm

  di Eroma Mdm


Chi è giunto alla linea dove cessa la follia
e le goccie di pianto si mutano in sostanza e sguardi?
C'è chi si perde in labirinti di stelle, le imprigiona nelle sue illusioni
ci genera una forza che ridiventa origine e la sua piena sostanza lo colma
e riempe ogni curva dei suoi silenzi!
Vogliamo rivestirli nuovamente di camici bianchi
e sporadicamente andargli incontro
con in mano un ramo di rose insanguinato
e un calice macchiato di cenere
...andargli incontro...
con una mela e una candela
perchè in loro sappiamo c'è una sala buia
un candelabro rotto ,un comignolo che attende l'inverno
e una colomba messaggera
con un numero che nessuno sa legger più 180/78'







mercoledì 27 gennaio 2010

OGGI GIOCHIAMO


TAO " Il viaggio della vita."  Dall'album: 2° DUALISMO di Maria Pezzica

PER FAVORE POSSO AVERE UN UOMO... PER FAVORE POSSO AVERE UNA DONNA?  
a cura di Antonella Di Mizio


Per favore posso avere un uomo coi calzoni di velluto a coste.
Per favore posso avere un uomo
che sappia il nome di 100 rose diverse;
che non si scocci se i miei conigli distratti
vanno e vengono
come fossero padroni loro,
che mi faccia un curry cremoso con fragrante cedronella,
che cammini come Belmondo in A Bout de Souffle;
che attacchi tutte le mie amate cartoline - spedite da posti esotici
dove lui non s'aspetta di venire con me,
ma ci verrebbe se glielo chiedessi, cosa che farò -
sul muro della sua camera, e solo quelle,a cominciare da Ivy, il Famoso Maiale Che Si Tuffa,
di lui in azione ne ho comprate dieci;
che parli anche come Belmondo, con labbra morbide e sigillate come boccioli di peonia ricoperti di cioccolata (cioccolata fusa);
che sa che montare ostinato sopra di me come un piumone
imbottito di libri della biblioteca e sacchetti per la spesa
è troppo facile: per favore posso avere un uomo
che non sia disposto a questo.
Che non sia disposto neppure a dire che sono "carina".
Che, quando esco dal bagno trotterellando con gli squittii di un maialino appena strofinatoche non vorrebbe altro che una scorpacciata
di affetto e indisciplina e non complicazione,
apra le braccia come un trogolo perché io mi ci ficchi.


Selima Hill

Per favore, posso avere una donna con camicione di flanella a quadri e grande salopette
Per favore, posso avere una donna
che conosca le regole dell’hockey su ghiaccio e il nome di cinque squadre italiane di baseball,
che non si scocci se ogni tanto qualche amico svagato scorrazza per casa cercando il tavolo da gioco per una partita a briscolone,
che si prenda cura con la stessa mia cura delle birre e dei vini, che amerei condividere anche con lei.
Che cammini come Marylin Monroe in “Some like it hot”,
che non ironizzi sulle mie pochade,
e mi chieda ogni tanto cosa veramente conta per me là fuori,
che sappia conversare, e non disdegni qualche pomeriggio speso non facendo nulla di nulla, lasciando i piatti sporchi nel lavello, i letti sfatti, le tende impolverate e i vetri rigati dalle gocce di pioggia seccate;
che abbia le espressioni di Juliet Mills in “Avanti!”, con occhi così teneri di straripante amabilità, e che sia ingenua sul serio, incapace di qualsiasi disumanità verso le altre donne della tribù che sa che ammiro ed amo,
che sappia condurmi per mano oltre ogni residuo del sistema patriarcale, senza cadere in uno matriarcale;
che sappia che rivangare ogni minimo mio sbaglio cominciando da prima che nascessi è a dir poco antipatico, per nulla poetico, e poco testimonia la sua disponibilità ad accettarmi così, come sono: per favore posso aver una donna che sappia rinunciare a questo.
Che apprezzi il fatto che non le dico ogni tre orette che la trovo carina,
Che non mi rimproveri se giro per casa con una tuta non proprio linda e ho l’aspetto sciamannato
che sappia aprire le braccia e sentire profondamente che può accogliermi sapendo che non sempre i nostri gusti collimano, ma si getti a capofitto in questa strana avventura;
che non desideri altro che condividere la strada con questo ragazzo sprazzolato, un po’ matto ma sicuramente disposto a starle accanto in ogni caso.

Philosophe
(la stessa versione al femminile di un mio caro amico)





lunedì 25 gennaio 2010

DICEMBRE AFOSO di Gabriel Lure


(Lucien Freud, Leigh on a Green Sofa)
mi prende
di spalle e tutto muove
questo silenzio
mentre tu fai
l'amore con un altro
che non sono io, guardo
il tuo corpo come
un cieco che
immagina l'orizzonte,
cala una lacrima su
questa maschera, il
rumore si spezza
quasi un aquilone
nella brezza, t'accorgi
dei miei occhi abbandonati
nel caminetto, orme di
sguardi ed un volto
coperto, non più trucchi
né ombretto, solo cenere
e dolore, per un attimo
che ti ho lasciata
sola, m'hai scavato la
fossa nel nostro
letto 





domenica 24 gennaio 2010

TERRE NEGATE di Pietro Vizzini


"Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento." (Henri Cartier Bresson)

Su terre negate
approdano cercando speranza
radici di carta,
ammassi di carne
si muovono senza impronte,
respirano polvere che non gli appartiene
scavalcano pareti di fango
cadono sui giacigli di pietre e catrame
vendono corpi che bruciano innocenza
sollevano pesi, trasportano letame,
uomini affamati
sagome stanche
senza confini
vagano come ombre,
soltanto dodici passi
tra le braccia e il muro.









sabato 23 gennaio 2010

SWAN SONG di Danilo Carli Stranich

 


(La casa nella notte di Franco Fortunato, nuovo surrealismo visionario e fantastico italiano)


Chiama alla finestra una luce nera.
Viene dal fondo del vento,
da una terra rossa
sorda di campane.

Ci trae nel suo galoppo di maree,
rumore di rive dove i nostri passi
s'affondano come i passeri di sera.
Ti amo allora, adesso.
E qui, nella mia casa,
sotto la notte che allunga
la sua pesante rete alla distanza,
salvati dal lamento dei vertici
della città assediata,
lontani dall'inverno che sfoglia
la sua dura scorza di ghiaccio,
nel centro del tuo nome t'aspetto
come una goccia di luce che palpita.





venerdì 22 gennaio 2010

TU DONNA di Nicoletta Bossone








Tu donna
dolce
brillante
delicata come un fiore
dai mille colori
che per vivere
ha bisogno del tuo calore.
Tu come foglia
carezzata dal vento
ti elevi come
un dolce canto.
Tu che col tuo sorriso
rendi radiose
le gelide giornate invernali.
Tu coraggiosa
nella scelta dell'uomo
per una grande storia.
Tu fragile e forte
come una roccia
dalle cui crepe
scorre acqua fresca
che sazia ogni sete
energia vitale.
Tu madre coraggiosa
tu moglie
tu amante
tu emozione speciale
tu donna.





martedì 19 gennaio 2010

ANSIMA L’ARIDO DESERTO di Adriana Scanferla


Lavoro minorile di Adriana Scanferla




Ansima il soffio dell’arido deserto
Sul lercio mercato di piccoli schiavi
Rapiti, alienati, strappati alle madri
Lagnanza di antichi ammassati su navi


Si gonfiano i teli agitati da brezza
Vele protese al confine spiegate
Allargano issano invitano svelano
Ghirlanda e lode a misere derrate

Bagliore del sole che a picco ricade
Incide a terra l’ombra calpestata
Caldo rovente, acuti aghi di sabbia
Trafiggono rughe su fronte sudata

Cani smorti randagi rovistano
Sassi e lattine di birra consumata
Mosche nere picchiettano il muso
Di putrida carcassa lacerata


Donne velate scansano indecise
Eco di foschi fantasmi spogliati
Marea di ventre agita il rimpianto
Esistenza inghiottita sogni strappati





sabato 16 gennaio 2010

SINERGIA di Gloria Gaetano Roberto Matarazzo




ringrazio molto l'amica gloria gaetano per avermi concesso di trasformare la sua lirica in imago..  (r.m.)


PULVISCOLO
(Gloria Gaetano)
Dal mare corre verso l'arena
il pulviscolo nebbioso,
lingue d'acqua s'addensano
nascondendo il mese
che per noi doveva essere splendente

c'è una foglia che giace
sul tuo volto, portata dall'aria
e ora vola verso gli azzurri crepitanti
del cielo

Mi stendo accanto al tuo corpo notturno

ma amo anche l'estate
che sparge sulle onde
il suo levigato profondo
manto blu notte

Il resto lo racconta la tua voce
sommessa nelle solitudini oscure
e la mia malinconia di oggi,
di donna dagli occhi abituati
alle grandi distese
verdi e incerti
come l'esser sola
stasera





giovedì 14 gennaio 2010

Così parlò, ma forse un sogno… 10 tesi tra il serio e il faceto (ma non troppo)* di Teresa Ferri

È seduto in fondo al letto e sorseggia il suo amato Sangiovese. I baffi si muovono leggermente mentre continuano a gustare l’umido rimasto a colorarli di un debole rosso. Sembra sereno, perfino pacioso.

"Mi piace il web, sì, quella piazza virtuale (la chiamate così, no?) dove ti vedo passeggiare spesso. Beh certo, non è la piazzetta di Barga, né i portici di Bologna dove smaltivo le mie sbornie. Ma tu! Te l’ho detto già altre volte, smettila di scrivere nero. Beh sì, io dovrei star solo zitto, lo so, ma… basto io, non ti pare? Io e Giacomino siamo più che sufficienti. Mica vorrai metterti con noi?”.

Lo guardo nel buio e mi faccio piccola piccola per la vergogna. Ci legge! Passeggia anche lui su Internet. Sì, senz’altro. Ci legge. Dio mio che vergogna! Cercando di non farmi notare, scivolo piano piano sempre più sotto le coperte, ma anche lì la sua voce mi raggiunge implacabile:

”Dai, non sentirti umiliata, lo sai che ormai sono quasi il tuo papà d’elezione. Esci fuori. Dopo tutto sei una facitrice di versi e da tanto conviviamo nello stesso Paese, quel foglio bianco che tu, degna mia allieva, aborri forse più di me. Senti. Vorrei farvi un regalo. Il Web ha bisogno di qualche regoletta che normalizzi il traffico. E io… beh… voglio essere il vostro Mosé e dettarti i miei comandamenti. Anzi, oggi si chiamerebbero tesi… ecco… le mie 10 tesi. Le bagnerò nel vino, così vi sentirete tutti più a vostro agio. Non vi date pena se vi si dirà che sono comandamenti d’altri tempi. Tu lo sai che non è così. Ci possono essere mugugni e bonfochiamenti vari, ma voi andate per la vostra strada. Mica tutti sanno che per fare qualsiasi rivoluzione le regole bisogna conoscerle. Lì da voi poi, sulla terra, oggi non ci si capisce più niente, figurati se possono essere ben accetti i miei precetti divini. Anche se vi prendessero per pazzi, fate spallucce e passate oltre, ma le mie tavole della legge beh, quelle, che almeno se le leggano tutti… Poi facessero pure quello che vogliono, ma non mi liquidassero come passatista, perché io sono stato un vero rivoluzionario e so come si fanno le rivoluzioni. Altro che inconsapevole, come sosteneva Debenedetti…”.

E chi può dargli torto? Non certo io, penso mentre lo guardo gustarsi il suo sigaro, per niente preoccupato di impestarmi la stanza da letto. Zvanì è sempre Zvanì, e lui lo sa. A lui permetto questo e altro. Anche questo ultimo capriccio.

”E ricordatevi che ogni uvaggio di parole concorre alla produzione di un determinato testo e che ogni testo va adeguatamente decantato prima di essere offerto al lettore per la degustazione. Ma ora basta. Tra poco devo andare. Eccoti i miei comandamenti, fanne un manifesto e mettilo nella vostra piazza. Questo è il mio regalo per voi, fatene buon uso”.

Così dicendo, si alza lentamente, poggia il bicchiere sul comodino e in piedi, con tutta la possanza della sua figura letteraria e accademica, Giovanni Pascoli comincia a dettarmi:


che la scrittura sia:


- strutturata, come un buon vino, e manifesti ricchezza lessicale e varietà di paradigmi semantici, una volta articolata nei vari generi letterari;
- limpida, sì da esibire immediatamente consapevolezza del mezzo linguistico e correttezza formale nell’elaborazione testuale, nonché coerenza con gli assunti di partenza;

 - fruttata, caratteristica di basilare importanza in un vino di qualità e in qualsiasi oggetto letterario. Il testo deve dialogare con la tradizione e/o innovarla, ma sempre a partire da Modelli che abbiano superato il tribunale del tempo. Nel lettore deve risvegliare echi intertestuali e, nello stesso tempo, esibire l’originalità del riuso, così come le sensazioni olfattiva e gustativa di un vino dignitoso devono richiamare alla mente quelle dei frutti integri e ben maturi; 
- consistente, facendo intuire al lettore la molteplicità delle componenti che la materiano e, contemporaneamente, dischiudere una serie di orizzonti di lettura che rendano il testo aperto e non chiuso e ripiegato in se stesso, proprio come la consistenza di un vino fornisce la misura della ricchezza dei componenti chimici in esso presenti;
- ampia, non nel senso della durata, ma come spazio da cui si sprigionino richiami (di qualsiasi natura) idonei a coinvolgere il lettore e a renderlo partecipe della messa in scena testuale, sì da farlo co-attore e non ricettacolo passivo di ciò che sta leggendo. Un’ampiezza dunque che ricordi quella di un vino che, dal punto di vista olfattivo, evidenzi una grande varietà di sensazioni odorose, gradevoli e accattivanti;
- armonica, a prescindere da rigide leggi metriche, ma tale da presentarsi come un’architettura testuale in cui ogni elemento sia coeso e contribuisca all’equilibrio dell’insieme, o allo squilibrio dello stesso, purché finalizzato alla traduzione di un Senso consapevole e non casuale. Similmente, in un buon vino è auspicabile che le componenti visive, olfattive e gustative siano in perfetto equilibrio;
- lunga, cioè non sottoposta al marcescibile dell’obsolescenza pianificata tipica del mercato consumistico contemporaneo, né alla veloce estemporaneità del web, bensì nell’accezione che ha quel vino, le cui sensazioni gustolfattive restino a lungo in bocca dopo averlo deglutito. Un testo tale insomma da lasciare in chi legga una sorta di traccia mnesica che lo svincoli dagli imperativi del transeunte;
- calda, da non confondersi con una ebbra esternazione dell’emotività privata, ma tale da porsi come familiare al lettore, a prescindere dall’ “enciclopedia” dello stesso. Una scrittura che tra le sue pieghe alimenti dunque la caratteristica dell’universalità, grazie alla quale chi legge può ritrovare anche le proprie emozioni e/o che faccia rivivere esperienze collettive e archetipi antichi. Una scrittura ‘calda’ proprio come si definisce quel vino che, per il suo contenuto di alcol, dà una sensazione gustativa di calore;
- fragrante di emozioni filtrate dalle leggi che governano sia la stessa scrittura sia i vari generi letterari, che dia una sorta di sensazione olfattiva che richiami l’idea della pulizia e dell’integrità dell’acino d’uva, come della parola;
- speziata, ovvero che profumi di passione, di rispetto, di cura e di studio, come un vino di elevata qualità che, sottoposto ad affinamento in barriques, in quelle piccole botti di tradizione bordolese, odori di particolari profumi di spezie (vaniglia, liquirizia, cannella, caffè, cacao…).

”E ora, prima di congedarmi, ti/vi ricordo un pugno di versi dell’amico Orazio, che mi sta aspettando per bere con me un buon Falerno. Lo dedicherò a voi, abitanti di un mondo dove c'è ormai ben poco da gustare, insieme a questa citazione dall’ “Ars poetica”:

Omne tulit punctum
qui miscuit utile dulci,
lectorem delectando
pariterque monendo”


Teresa Ferri

(2007)



*si tratta di un testo che scrissi per gioco, ma non troppo, anni fa, quando frequentavo un sito di scrittura. Lo ripropongo oggi, stimolata da uno scambio di idee sulla scrittura avuto con Gloria Gaetano. Seguirà anche una sorta di contromanifesto.

mercoledì 13 gennaio 2010

NODO DI CRISTALLO di Franco Lamarina


(Pablo Picasso, Nude Woman in a Red Armchair)


Un giorno dirò grazie alle mie lacrime
per queste ore spese in una gioia
che nessun tempo potrà cancellare.

Ringrazierò quelle lacrime amare
che mi fecero giungere, una notte,
ad approdare al porto dei miei sogni.

Dirò grazie alle nubi, al sole, al vento
che mi donarono per un momento
l’oro dei giorni, il nodo della vita.

E quando questa gioia, ormai svanita,
non sarà più che l’eco di un ricordo,
riprenderò la strada del ritorno,
ma a testa alta, con un viso nuovo




CSI - Io Sto Bene; da "In Quiete"  







domenica 10 gennaio 2010

SE QUESTO E' UN UOMO



da la repubblica del 10 gennaio 2010
E ora considerate se questo è un uomo di Adriano Sofri

venerdì 8 gennaio 2010

DANZA DI FUOCO di Maria Isabella D'autilia




(Paolo Ivan Tona - IL FUOCO)


Percuote il vento
la criniera del fuoco, fuoco antico
su cui cavalca l'essenza del Tempo...
ombre si sovrappongono
all'ombre della notte,
ombre arrossate, dalle movenze d'onde,
su cui si frange e si abbandona
languido,
il respiro sanguigno delle fiamme.

Notte sospesa, imprigionata
nel cerchio magico di un rito,
nell'abbraccio di danza
nel viluppo di corpi allucinati
da scalpitii lontani, nei veli
intessuti di luna, fluttuanti
serica sinuosità d'intreccio
di ghiaccio e sangue...

Fuoco che scorre a fiumi nelle vene
guizza nei volti con bagliore in petali,
percuote il petto e i sensi
con arpeggianti rutilanti lame
di ansimanti emozioni...
tutt'intorno la notte
si fa più densa, denso fluido mare
in cui ogni suono, ogni pensiero annega...









mercoledì 6 gennaio 2010

STRIE D'ARIDA POLVERE di Vittorio Fioravanti


(Dall'album: NEW WORKS di Roberto Ferri)
Sottili e labili scie
disegnatesi sullo specchio
d’un Cosmo immane
polvere d’astri
caduta come fertile pioggia
su un pianeta appartato
dell’ultima galassia
sul margine estremo
dell’Universo

Appena ieri

Guizzi lungo distese
di mari e oceani profondi
cellule incrociatesi
come per caso
fondali d’alghe
un pulsare di vita
un vibrare incessante di pinne
febbrile ansia di crescere
di sopravvivere per istinto

Esseri risaliti dall’acque
tracce sull’umida rena
orme incerte su per i boschi
frutta e semi raccolti
e poi carne inseguita
e vinta

Il sapore del sangue

Impronte nella polvere
di sentieri corsi nel buio
emozioni
percezioni
esperienze
armi brandite urlando

il senso della morte

l’idea d’essere
esistere amare e morire
liriche scritte cogli occhi accesi
piramidi e grattacieli
crescente ingegno
il concetto dell’unione
ma radicato l’impulso assassino
fino ad ergersi come possente
razza dominatrice

Genia divina
devastatrice

E infine ancora strisce
lungo i cieli studiati
di millennio in millennio
esili ponti lanciati nello Spazio
alla conquista di lune ignare
di mondi irraggiungibili
diaspora della stirpe d’un uomo
fatto ad immagine e somiglianza
d’un Dio onnipotente

O gesto vano
d’un germe cosmico

Un solo unico istante
d’esistenza
e non siamo che stinte strie
d’arida polvere
spazzate via dal Tempo








Videopoesia
Testo: Vittorio Fioravanti
Voce: Cinzia Toninato
Fotografia: Simon Wells
Musica: Pink Floyd
Montaggio: Adriano Gabellone
Supervisione: Daniela Cattani Rusich
Produzione: Poetika.it 







martedì 5 gennaio 2010

CUSCINI DI PELLE di Angela Olino


(Ritratto di Jeanne Hébuterne di Amedeo Modigliani)



Lego ogni pezzo stretto ripercorrendo questi vicoli
tra i capelli chiari che mi hai lasciato e il verde di un limite senza serre
ricordi i nostri colori?
volevamo solo gabbiani come tetti di cielo
e cuscini di pelle come letti di notti
su di noi
senza rumori artificiali a scandire il tempo


Ti condividevo come la mia ombra nello stesso incedere
nonostante la tua sagoma fosse diversa
ricordi i nostri passi?
eri allungato e variopinto dal tuo principio
fino a che il destino ha annullato ogni desiderio
e come un vortice ti ha risucchiato nel suo infedele cono
senza risparmiarmi

Mi piace ricordarmi di quell’aria
era cosi nitida
non sentivo l’esigenza di costruirmi dimore
tra le tue braccia cessavo l’indice della gloria
rinascevo in quel calore ogni volta che volevo
senza perdere l’orizzonte
nel delizioso stadio di un elevato gradino d’estasi

Nell’equivoco maldestro del mio passo di oggi
confondo il ricordo con il sogno quasi a volerne diritti
afferro il grezzo ferro arrugginito del portone
e ricerco pezzi di antiquariato
in negozi che confermano il tuo passaggio
come se sapessi cosa hai toccato e annusato
prima che ad arrivare siano le mie mani e il mio naso

Riposo il mio dolore
tra le mura del vecchio cortile
fatico a camminare
respiro affannosa
nulla di strano ho osservato hai ragione
se non il tuo vuoto
tra le strette di una casa rivestita di tetti







domenica 3 gennaio 2010

ILLUSA di Adriana Scanferla




(Adriana Scanferla, Illusa, variante pittorica)


Hanno ingrassato la sposa nera
come l’oca per il pranzo di Natale.
Sfilano manichini anoressici
testimoni di un’eleganza artificiosa.
Illusa non sei padrona, ma solo schiava
di parole sciupate e sdruciti pensieri.
Vorrei farmi riassorbire dal tempo
e insieme a lei la Prima tragica
addentare la mela e sopprimere
per smoderato amore il mio rivale.