giovedì 14 gennaio 2010

Così parlò, ma forse un sogno… 10 tesi tra il serio e il faceto (ma non troppo)* di Teresa Ferri

È seduto in fondo al letto e sorseggia il suo amato Sangiovese. I baffi si muovono leggermente mentre continuano a gustare l’umido rimasto a colorarli di un debole rosso. Sembra sereno, perfino pacioso.

"Mi piace il web, sì, quella piazza virtuale (la chiamate così, no?) dove ti vedo passeggiare spesso. Beh certo, non è la piazzetta di Barga, né i portici di Bologna dove smaltivo le mie sbornie. Ma tu! Te l’ho detto già altre volte, smettila di scrivere nero. Beh sì, io dovrei star solo zitto, lo so, ma… basto io, non ti pare? Io e Giacomino siamo più che sufficienti. Mica vorrai metterti con noi?”.

Lo guardo nel buio e mi faccio piccola piccola per la vergogna. Ci legge! Passeggia anche lui su Internet. Sì, senz’altro. Ci legge. Dio mio che vergogna! Cercando di non farmi notare, scivolo piano piano sempre più sotto le coperte, ma anche lì la sua voce mi raggiunge implacabile:

”Dai, non sentirti umiliata, lo sai che ormai sono quasi il tuo papà d’elezione. Esci fuori. Dopo tutto sei una facitrice di versi e da tanto conviviamo nello stesso Paese, quel foglio bianco che tu, degna mia allieva, aborri forse più di me. Senti. Vorrei farvi un regalo. Il Web ha bisogno di qualche regoletta che normalizzi il traffico. E io… beh… voglio essere il vostro Mosé e dettarti i miei comandamenti. Anzi, oggi si chiamerebbero tesi… ecco… le mie 10 tesi. Le bagnerò nel vino, così vi sentirete tutti più a vostro agio. Non vi date pena se vi si dirà che sono comandamenti d’altri tempi. Tu lo sai che non è così. Ci possono essere mugugni e bonfochiamenti vari, ma voi andate per la vostra strada. Mica tutti sanno che per fare qualsiasi rivoluzione le regole bisogna conoscerle. Lì da voi poi, sulla terra, oggi non ci si capisce più niente, figurati se possono essere ben accetti i miei precetti divini. Anche se vi prendessero per pazzi, fate spallucce e passate oltre, ma le mie tavole della legge beh, quelle, che almeno se le leggano tutti… Poi facessero pure quello che vogliono, ma non mi liquidassero come passatista, perché io sono stato un vero rivoluzionario e so come si fanno le rivoluzioni. Altro che inconsapevole, come sosteneva Debenedetti…”.

E chi può dargli torto? Non certo io, penso mentre lo guardo gustarsi il suo sigaro, per niente preoccupato di impestarmi la stanza da letto. Zvanì è sempre Zvanì, e lui lo sa. A lui permetto questo e altro. Anche questo ultimo capriccio.

”E ricordatevi che ogni uvaggio di parole concorre alla produzione di un determinato testo e che ogni testo va adeguatamente decantato prima di essere offerto al lettore per la degustazione. Ma ora basta. Tra poco devo andare. Eccoti i miei comandamenti, fanne un manifesto e mettilo nella vostra piazza. Questo è il mio regalo per voi, fatene buon uso”.

Così dicendo, si alza lentamente, poggia il bicchiere sul comodino e in piedi, con tutta la possanza della sua figura letteraria e accademica, Giovanni Pascoli comincia a dettarmi:


che la scrittura sia:


- strutturata, come un buon vino, e manifesti ricchezza lessicale e varietà di paradigmi semantici, una volta articolata nei vari generi letterari;
- limpida, sì da esibire immediatamente consapevolezza del mezzo linguistico e correttezza formale nell’elaborazione testuale, nonché coerenza con gli assunti di partenza;

 - fruttata, caratteristica di basilare importanza in un vino di qualità e in qualsiasi oggetto letterario. Il testo deve dialogare con la tradizione e/o innovarla, ma sempre a partire da Modelli che abbiano superato il tribunale del tempo. Nel lettore deve risvegliare echi intertestuali e, nello stesso tempo, esibire l’originalità del riuso, così come le sensazioni olfattiva e gustativa di un vino dignitoso devono richiamare alla mente quelle dei frutti integri e ben maturi; 
- consistente, facendo intuire al lettore la molteplicità delle componenti che la materiano e, contemporaneamente, dischiudere una serie di orizzonti di lettura che rendano il testo aperto e non chiuso e ripiegato in se stesso, proprio come la consistenza di un vino fornisce la misura della ricchezza dei componenti chimici in esso presenti;
- ampia, non nel senso della durata, ma come spazio da cui si sprigionino richiami (di qualsiasi natura) idonei a coinvolgere il lettore e a renderlo partecipe della messa in scena testuale, sì da farlo co-attore e non ricettacolo passivo di ciò che sta leggendo. Un’ampiezza dunque che ricordi quella di un vino che, dal punto di vista olfattivo, evidenzi una grande varietà di sensazioni odorose, gradevoli e accattivanti;
- armonica, a prescindere da rigide leggi metriche, ma tale da presentarsi come un’architettura testuale in cui ogni elemento sia coeso e contribuisca all’equilibrio dell’insieme, o allo squilibrio dello stesso, purché finalizzato alla traduzione di un Senso consapevole e non casuale. Similmente, in un buon vino è auspicabile che le componenti visive, olfattive e gustative siano in perfetto equilibrio;
- lunga, cioè non sottoposta al marcescibile dell’obsolescenza pianificata tipica del mercato consumistico contemporaneo, né alla veloce estemporaneità del web, bensì nell’accezione che ha quel vino, le cui sensazioni gustolfattive restino a lungo in bocca dopo averlo deglutito. Un testo tale insomma da lasciare in chi legga una sorta di traccia mnesica che lo svincoli dagli imperativi del transeunte;
- calda, da non confondersi con una ebbra esternazione dell’emotività privata, ma tale da porsi come familiare al lettore, a prescindere dall’ “enciclopedia” dello stesso. Una scrittura che tra le sue pieghe alimenti dunque la caratteristica dell’universalità, grazie alla quale chi legge può ritrovare anche le proprie emozioni e/o che faccia rivivere esperienze collettive e archetipi antichi. Una scrittura ‘calda’ proprio come si definisce quel vino che, per il suo contenuto di alcol, dà una sensazione gustativa di calore;
- fragrante di emozioni filtrate dalle leggi che governano sia la stessa scrittura sia i vari generi letterari, che dia una sorta di sensazione olfattiva che richiami l’idea della pulizia e dell’integrità dell’acino d’uva, come della parola;
- speziata, ovvero che profumi di passione, di rispetto, di cura e di studio, come un vino di elevata qualità che, sottoposto ad affinamento in barriques, in quelle piccole botti di tradizione bordolese, odori di particolari profumi di spezie (vaniglia, liquirizia, cannella, caffè, cacao…).

”E ora, prima di congedarmi, ti/vi ricordo un pugno di versi dell’amico Orazio, che mi sta aspettando per bere con me un buon Falerno. Lo dedicherò a voi, abitanti di un mondo dove c'è ormai ben poco da gustare, insieme a questa citazione dall’ “Ars poetica”:

Omne tulit punctum
qui miscuit utile dulci,
lectorem delectando
pariterque monendo”


Teresa Ferri

(2007)



*si tratta di un testo che scrissi per gioco, ma non troppo, anni fa, quando frequentavo un sito di scrittura. Lo ripropongo oggi, stimolata da uno scambio di idee sulla scrittura avuto con Gloria Gaetano. Seguirà anche una sorta di contromanifesto.

58 commenti:

  1. Grazie a Gloria della cortese ospitalità. Mi piacerebbe leggere cosa ne pensate. Buona giornata!

    Teresa Ferri

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  2. Vedo che il testo non interessa i lettori del blog, quindi, Gloria, forse è il caso di rimuoverlo. Grazie e buona giornata!

    Teresa Ferri

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  3. Le dieci tesi sono - almeno per me - un eccessivo carico sulle mie stanche ossa creatrici di versi... Oso dire che in alcune di esse mi par di poter infilarvi alcune mie liriche, ma in molte altre devo ammettere di sentirmi del tutto escluso. Morirò emarginato, trascurato e facilmente dimenticato dai più. Ne sono consapevole. Ma...

    Ma quanto mi piacciono i versi miei, ogni qualvolta trovi il tempo di rileggerli, uno dopo l'altro!.. Ecco, morirò con questa mia intima soddisfazione. Sarà più che sufficiente per me...
    E' il mio commento, Teresa...
    Grazie...
    Vittorio Fioravanti
    Caracas

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  4. Daniela Fenoaltea15 gennaio 2010 01:29

    Bello quello che hai scritto. E' assolutamente vero, un testo poetico deve essere strutturato con particolare riguardo distribuendo in esso elementi essenziali che possano dare, a chi legge, sensazioni varie.. da gustare con intensità, come si fà proprio con un buon vino Doc. Crazie Teresa!!!

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  5. Vorrei aggiungere qualcosa che mi è venuta in mente sulla poesia, la contraddizione e Leopardi.

    tutto nella realtà non si muove in maniera lineare, ma contraddittoria, la storia stessa è contraddizione tra periodi e movimenti diversi di cui dobbiamo ricercare la sintesi. E così dal silenzio che si contrappone alla parola, solo apparentemente semplificatrice, nascono le grandi narrazioni, come La bibbia. In principio era il Verbo. Ma il Verbo ordinato, il Logos. Nella poesia poi attraverso il carico semantico della parole, la densità e la pregnanza di immagini, le contraddizioni si esprimono in maniera più breve , ma non meno complessa i. Leopardi , nell'Infinito, parte da uno spazio angusto per provare sgomento di fronte agli spazi sterminati e i silenzi senza fine, ma gli è piacevole naufragare nel mare dell'essere. Dal silenzio nasce la parola che, quando diviene logos o poiesis, contiene in sè anche il silenzio, lo riproduce e lo esalta in musica poesia, scultura, arte. Dal blocco informe, col lavorio della mente e dell'immaginazione, delle nostre facoltà e della nostra ars, possiamo far venir fuori, scolpire un'opera che esprima un cosmo. Dal caos al cosmo

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  6. quasi un decalogo: norme fondamentali di scrittura. Chi scrive comunque ha un suo stile e deve incantare con la vicenda strutturata in modo tale che arrivi dolcemente ed efficacemente al lettore. Quindi sono da condividere le tesi elencate, normali e minimi accrogiemteti perche una scrittura possa definirsi tale. E' importante che si sia avviatoa questa discussione perchè io che scrivo romanzi, ho sempre difficoltà a rapportarmi con amici che amano la scrittura prprpio per dibattere cosa scrivere e come scrivere. Grazie a Gloria per la sensibilità mostrata e a Teresa per aver posto il problema e din non rimanere afflitta se ci sono al momento pochi commenti.
    Antonio Lanza

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  7. E vorrei aggiungere, a proposito della poetica anche la mia concezione del testo e dell'intertestualità

    Il concetto di intertestualità viene introdotto me nell'ambito delle mie riflessioni sullo scrvere poesia. Mi sembra di poter individuare come caratteristica del sentire la plurivocità o pluridiscorsività: si tratta del fenomeno per cui la parola conserva una specie di memoria delle occasioni in cui è stata usata precedentemente, conserva l'impronta della sua esistenza mantenendosi quasi in un dialogo perpetuo col proprio passato e il proprio presente.
    Pulviscolo, una mia lirica, realizza collegamenti evidenti oppure nascosti, manifestando un elevato grado di interattività." L'attesa" non è un "punto" (un senso fisso), bensì un "incrocio di superfici" testuali, un dialogo tra più scritture.
    Il paesaggio idealizzato è quello mediterraneo, con i ricordi struggenti e gli oggetti ad esso legati e aventi profonda risonanza interiore. Questi luoghi, entrando in colloquio con l' Io, diventano un motivo di sensazioni raffinate e di evasioni. La terminologia e i toni usati sono perfettamente conformi e coerenti con questa particolare ambientazione. Nonostante l'ambientazione sia mediterranea, è come se risetisse dell'influenza dei simbolisti francesi....

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  8. Del Manifesto e di tutte le poetiche si può discutere ampiamente e liberamente in questo luogo. Vi aspetto

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  9. Il mio apporto alla discussione,inizia con le parole della scritrice, Teresa Ferri "Mi piace il web..."Il Web, una piazza virtuale che ha poco di virtuoso, perchè nasconde insidie, in quanto lo scrittore o il poeta si concede in "pasto" alla persona estremamente "ignorante" che, incurante della estemporaneità e, della brevità del suo scritto , giudica col suo metro valutativo, "bruciando" qualità e professionalità.Apprezzo il timbro ironico con cui la scrittrice ha voluto porci ,sotto forma di una "sorsata" culturale le 10 tesi del grande Pascoli, per scrivere decentemente un qualsiasi testo. Credo che se, si rispettasse il decalogo e si facesse attenzione ai vari consigli, potremmo gareggiare con lo scrittore stesso; il problema è che, spesso a prescindere dalle regole basilari , grammaticali o trutturali del periodo , della frase ecc, ognuno di noi ,ha una sua cultura e,un diverso modo di approcciarsi alla scrittura narrativa o poetica .Questo diverso modo ,spesso è oggetto di critica anche "feroce", non per veritiera affermazione, ma per pura avversione o contrapposizione dell'assioma affermato, o diversità espressiva.Un altro punto è il modo di affrontare la punteggiatura , sempre controversa, perchè, ancora non si è compreso che essa è una "non-regola" della grammatica; spesso, si ricusa il testo perchè la virgola o il punto , non corrispondano alle "esigenze" del lettore che, il più delle volte , è un "passivo" ripetitore, senza spirito di immedesimazionbe con lo scrittore , o perchè non ha il suo stesso sentire , o non è in grado di poterlo fare!Pertanto, per sintetizzare,credo che sia necessario attenersi alle norme della buona scrittura, ma la prosa o la poesia , pur appartenendo a tutti è per pochi e di pochi ...eletti!

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  10. 15 gennaio alle ore 12.46 Rispondi
    spesso la cultura autoriferita
    è più "q"ultura che conoscenza,
    ma poesia anche di versi
    imitati e ammanettati a citazioni
    di trucco e di svarioni
    ma Gloria mi metterò
    in gioco o forse in giogo?
    Carlo Alberto ( caralbe) Simonetti

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  11. Riprendo l'ultima affermazione di Rosa: "ma la prosa o la poesia , pur appartenendo a tutti è per pochi e di pochi ...eletti!", che mi trova pienamente d'accordo. Infatti non basta no seguire questa sorta di decalogo scherzoso, che scrissi su rischiesta, per elaborare un testo di poesia o di prosa. Se non c'è la predisposizione alla poesia o al racconto... inutile. Si possono infilare parole, paroline e "parolelle" (come le chiama un caro amico e ottimo schermidore di penna) quanto si vuole, giocare di dizionario e/o di sinonimi per trovarvi il lessico più esotico e prezioso, si può occhieggiare maliziosamente o ingenuamente con spruzzate o manciate di sensualità e di sessualità, per prendere all'amo i lettori più predisposti e meno avvertiti, si può mettere su carta tutto l'inferno possibile per materiare un testo dell'horror, si può tentar di tutto insomma, ma non si produrrà un testo visitato dalla Poesia o abitato dal Racconto, se manca l'humus di partenza. Le 10 tesi, come del resto recita lo stesso titolo,sono proposte scherzose che cercano di elencare i presupposti di base e non vogliono essere un imperativo: i vari generi letterari già hanno, di proprio, leggi inderogabili.
    Mi fermo, per ora.

    Teresa Ferri

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  12. La Poesia è la liberazione del Fanciullino
    Libertà nella sua pienezza è del verbo
    della sillaba,è libertà.
    Patrimonio della libertà e lo scrivere
    La poesia schematizzata perde armonia
    Devi pensare per scrivere
    Nel pensare perdi il suo canto
    Non pensare scrivi....Scrivi...Scrivi

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  13. Io, scrittore dialettale da oltre quarant'anni, avendo scelto un modo più ostico di fare poesia, avendo a disposizione un quorum di vocaboli molto limitato ed una tradizione alle spalle come la scuola napoletana, di grandissimi poeti, quando ho partecipato a qualche seminario, oppure trovandomi giurato o meglio Presidente di Giuria, nelle mie relazioni o verbali ho sottolineato sempre che per primissima cosa la poesia "è studio" e dunque sintetizzo tutto in questa affermazione...Non c'è spazio per l'improvvisazione ne' per le invenzioni lessicali, le grammatiche e i canoni quelli sono e quelli devono essere così come il vocabolario, senza italianismi di sorta (per quanto concerne il dialetto) ma ricercando sempre il sinonimo esatto ed accettando sempre il "neologismo, con i piedi di piombo". Detto questo io considero questo lavoro di Teresa Ferri come Vademecuum da studiare profondamente per la composizione della poesia, o della lirica, qual dir si voglia, perchè lo vedo perfetto. Mi complimento con l'autrice e con Gloria che ha inserito in Blog qualcosa di interessante se non basilare per la poesia. Rinnovo i complimenti vivissimi a Teresa Ferri ed un ringraziamento alla cara e splendida amica Maria Isa D'Autilia che mi ha reso partecipe con il link. Grazie Bruno Zapparrata

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  14. Scherzoso si ma anche sapiente e piacevole , il testo sulla poetica.
    Mimmo Liguoro

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  15. No, non si può andare senza rete, non pensare, non lavorare sulla scrittura, l'infedele per antonomasia. O meglio, lo si può fare, ma consapevoli che si sta mettendo del nero su del bianco, che si stanno esternando i propri "alti lai" o le scintille del cuore, ma... senza pretendere di aver inciso poesia con lettere più durevoli del bronzo. Libertà: sì, ma autovigilata. Che lo si voglia o no, ci sono regole precise. La scrittura ha le sue, i generi letterari le loro. Insomma... la poesia è sì il mondo dei possibili, ma deve possedere l'UNIVERSALITA'(e questo non me lo son sognato questa notte, ma lo scrive il grande Aristotele nella sua "Poetica").


    Teresa Ferri

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  16. Grazie a tutti e in special modo agli... avvertiti e consapevoli :-)


    Teresa Ferri

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  17. E' mia inveterata abitudine ormai ricordare, in molti luoghi di discussione, che l'efficacia di quello che si dice è inversamente proporzionale alle parole che si usano. Il "decalogo" di Teresa Ferri, sapientemente articolato in ogni sfumatura, quasi ad assumere integralmente, nella esposizione, le stesse regole che lei stessa ci ha indicato, si posiziona appena dopo questa (a mio parere) fondamentale necessità. Riguarda cioè la tessitura di una idea, di un concetto, di una intuizione qualsiasi, riversata in prosa o in poesia,... non importa. Prima di essa vi è l'efficacia del termine adoperato, della parola che si coordina ad una autentica pulsione inverata in un contatto.
    Ora, io non credo ( e so di dire cosa inconsueta) che nella vasta gamma lessicale esistano i sinonimi. Ogni parola ha la sua cifra, ...vorrei dire ha la sua identità, quasi una sua originale compiutezza che si assimila volta a volta ad uno stato d'animo, senza assorbirlo, meno che mai con esso identificabile. E' un mezzo, uno strumento, un ragguaglio approssimato, ma appunto...uno strumento; e come ogni strumento è diversamente modulato in ragione di ciò che si governa.
    Il primo sforzo è quindi di trovare la maggiore adeguatezza del mezzo espressivo (altrove, ed in altro e diverso contesto di valori, l'ho definito la "parola giusta", "la parola ordinata"). E quando si ritiene di averlo trovato, ogni termine aggiuntivo, nel mentre toglie intensità a quello precedentemente adoperato, sottrae parimenti e progressivamente spazio all'intelocutore (od al lettore) distraendolo da ogni suggestione. Ogni tentata specificazione svilisce la tensione dialettica che deve ontologicamente animare ogni fenomeno espressivo, anche quando si presenta in forma di monologo.
    La mirabile esposizione della nostra Autrice riguarda invece (se bene ho inteso) il respiro della frase e del periodo, ovvero la trama che si offre alle parole. Mi complimento anch'io
    Leopoldo Costabile

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  18. Certamente il decalogo non è un imperativo, ché racchiudere un prodotto letterario entro lo schematismo di regole contravverrebbe al primo presupposto di uno scrittore: la libertà. Tuttavia, a ben guardare, dal decalogo emerge la principale regola per chi scrive: creare un'atmosfera, vestire i moti della mente con i fremiti dell'anima, e riuscire a trasmettere tutto questo in modo da farlo vibrare nel lettore e di sollecitarne sensazioni profonde. Questo è ciò che distingue lo scrittore dallo scribacchino, il poeta dal pennaiolo in rima baciata. In tal senso ben venga il decalogo, e l'intera fatica di Teresa Ferri.

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  19. Simpatico e ben strutturato il paragone tra testo e vino... personalmente mi ritrovo abbastanza nel commento di Vittorio Fioravanti (...pure a me piacciono i tuoi versi) ed in generale credo che ci sia bisogno di conoscere le regole alla base di una buona scrittura, studiarle almeno abbastanza da potersele dimenticare... un saluto

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  20. la penso esattamente come Vincenzo...
    la poesia per me è sfogo esce d'istinto dalla testa e direttamente s'imprime sulla carta... non ci penso... quando le parole schizzano fuori io le scrivo, la mano scivola da sola...
    la mente è altrove... la penna fa il suo lavoro... e l'anima più leggiadra, va...

    B.Alex

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  21. Da consolidata ammiratrice e cultrice della poesia di F. Petrarca e di quella, più moderna, di G. Pascoli, non posso non condividere ciò che scrive Leopoldo Costabile. Estrema attenzione richiedono infatti l'uso della parola e l'attivazione delle reti associative, attenzione spesso elusa a causa anche della velocità di questo mondo virtuale, che condiziona pesantemente la scrittura di molti.

    Teresa Ferri

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  22. ohhhhhhhhh quanto mi piace quel "pennaiolo dalla rima baciata"! Splendido!


    Teresa Ferri

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  23. l'anonimo che sostiene che il decalogo non è un imperativo ha dimenticato di scrivere il nome. Io non lo riconosco adesso,ma è tra i miei amici. Se ci fai il piacere di dire il nome... vedo che Teresa si è molto divertita di fronte al tuo humour e a certe tue espressioni...

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  24. E' stata un'espressione stupenda! E' valsa l'intera giornata, peraltro "no".




    Teresa Ferri

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  25. Delizioso e molto interessante questo brano che offre ai lettori il ricordo di un Pascoli che sorseggia sangiovese e parla di web....
    Necessarie le dieci regole che dovrebbero dare alla poesia i requisiti necessari per essere gustata come un buon bicchier di vino che scalda il cuore e accende l'anima di emozioni.
    Grazie a Teresa che,tra il nostalgico,il serio e il faceto,ha posto un argomento interessante e stimolante per un fertile dialogo interattivo
    Maria Cattaneo

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  26. un mio caro amico, poeta affermato, disse un giorno, chiamato ad esprimere il suo parere in merito al significato della poesia: "poesia per me è osservare non visto la colf che si ferma davanti ad un'opera appesa alla parete, assorta, e poi riprende il suo lavoro".
    Poesia è ciò che senti vivendo.
    Un abbraccio, Daniela Santolisier

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  27. Roberto Ioannilli15 gennaio 2010 10:29

    Profondamente infastidito! E' questo quello che provo. Ho la mia sensibilità in rivolta, vorrebbe vivere ed invece nell'ascoltre ciò che gli occhi leggono, si sente ingabbiata. Regole... formalismi... frasi riportate... e che ne è della libertà di scrivere? ... di pensare alle emozioni... alla voglia di esaltarsi per un amore? In poesia vi comunico il mio sentire... GRAZIE VINCENZO...
    "La poesia schematizzata perde armonia
    Devi pensare per scrivere
    Nel pensare perdi il suo canto
    Non pensare scrivi....Scrivi...Scrivi"

    POESIA ( Da Mujer Naturaleza, Rupe Mutevole Editore, di Roberto Ioannilli, Silvia Denti e Rossella Cea)

    Il mio sentire,
    attimi che corteggiano la vita,
    parole intrinseche del profondo essere.
    Il suo sguardo,
    i suoi occhi,
    il mio di lei sentire,
    l’attimo in cui i sensi me l’hanno fatta amare.
    Il vivere, il sognare,
    il dialogare con l’anima dell’esistenza infinita.
    Il nascere dei mie figli,
    il vederli sorridere,
    il crescere dell’umano seguire,
    attimi in cui i sensi si aggrappano alla mente
    e la stordiscono d’amore.
    Delicatezza al servizio del godere,
    pensieri indicibili,
    descrivibili da coraggiose menti in sfida perenne con l’uragano.
    Turbini di sensi e di razionalità umana,
    magia e godimento del mio esistere
    nel ringraziare il sole di continuare a salire
    e …Dio …
    per avermi fatto nascere.

    Roberto Ioannilli


    .....Scrivi... senti... scrivi... non perdere l'attimo perl'inutile "incassettare"

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  28. ma no, Roberto! Mi spiace aver turbato la tua sensibilità fino alla rivolta, ma non è un "incassettare", è un elaborare creativo che non può prescindere da una riflessione ponderata. Non sono io a decretare questo, sia chiaro, ma tomi e tomi di teoria della letteratura, dibattiti, indagini ecc. da Aristotele a Eliot, a Todorov ecc.
    Se poi vogliamo buttare a mare tutta la letteratura assisa in Parnaso, la critica e le teorie ormai consolidate, in nome della cosiddetta "libertà", beh io personalmente non ci sto e quando si tratta di dar spazio a una scrittura senza rete preferisco parlare di sfoghi liberatori, che saranno sì catartici per chi scrive, terapeutici, ma non si possono definire "poesia".

    Teresa Ferri

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  29. TONI MANERO - "Santi numi ma cheppalle mi fai!!!" . Scusate la "licenza poetica", ma cos'è 'sta cosa dei dieci comandamenti? Chi stabilisce cosa?! Io e chiunque altro siamo liberi di scrivere come ci pare, liberamente, senza farci imbrigliare nei dogmi di un illustre chichessia. Chiedo scusa all'autore o autrice, di codesti comandamenti per la mia volgare e cialtronesca ignoranza, ma non sono riuscito a leggere fino al fondo tutte le regole, anke perchè mi stava per venire un attacco di "guallerite acuta". Ma siamo seri, perchè se voglio stasera o domattina, anche io mi posso inventare che la poesia deve seguire degli schemi, ma quelli che dico io. Ma perfavore, ma vai a farti curare da un bravo psichiatra, giacchè sospetto che chi scrive cose simili in modo anche così delirante, sia affetto da patologie tipo mitomania e megalomania, se non semplicemente peccare di presunzione. Invito ad un serio e profondo e quantomai repentino esame di coscienza.

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  30. Santi Numi! che io sia pazza da una vita allora? né io né altri lo abbiamo mai capito. E' proprio vero: non si finisce mai di imparare! Mitomane? megalomane? no, non posso offendermi. Ma via, siamo seri. Non sono io la mitomane e la megalomane, ma chi si reputa "poeta", non conoscendo neppure per sbaglio la vera POESIA. Comunque, conoscere la letteratura non è l'undicesimo comandamento, ma un minimo di garbo e di buona educazione è lo zoccolo indispensabile per vivere in una società civile. Di questo passo ci arriveranno in testa le noci di cocco, tirate giù dagli alberi dai neo-cavernicoli.


    Teresa Ferri

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  31. Toc.. toc....
    si può?
    è un salotto riservato a scrittori impegnati, o un luogo aperto anche una semplice persona non letterata?

    Desideravo leggere poesie... ma...
    non c'è musica, non sento emozioni...
    però ho imparato un sacco di termini nuovi!!

    Sarò romantica forse, ma se leggo e il mio respiro resta piatto... non è poesia, solo parole.

    Buona serata, Vanessa

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  32. Questo testo non è una poesia, no, ma la musica io la sento, mi arriva da lontano: è la voce, in coro, dei veri poeti. Se li conoscerai, Vanessa, il respiro non ti resterà piatto.


    Teresa Ferri

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  33. Maria Isabella D'Autilia15 gennaio 2010 11:37

    Ho letto con interesse, ma anche un po' divertita, lo scritto di Teresa, che ha stimolato una bella discussione a cui problemi di connessione mi hanno finora impedito di partecipare.
    Personalmente io non mi ritengo una poetessa. Ho sempre scritto per me, solo da poco, spinta da amici ho iniziato a render pubblici i versi che scrivo.
    Sono un'istintuale. La base di partenza dei miei versi è un 'ispirazione, un'immagine, un'emozione, un sentimento, uno stato d'animo, una musica e quanto mi suscita un'indefinibile impulso...sento come un'ansia, un qualcosa che urge, preme per essere espresso...e la penna, le dita che si trovano a rincorrere pensieri, versi che fluiscono veloci...dopo, ma solo a volte, una veloce limatura...
    Non saprei, potrei scrivere altrimenti, "a tavolino", dandomi regole...la mia poesia è anarchica e prepotente, anche verso di me, pretende, esige di essere lei a dettarmi le sue regole volta per volta.
    Per questo io stento a definirmi una poetessa, sono piuttosto un'artigiana naive...
    Purtuttavia, da quando ho preso a rendere pubblico quello che scrivo, ho potuto verificare quanto sia vero quello che ho sempre creduto: una poesia, una volta scritta e socializzata, non appartiene più solo a chi l'ha scritta. Ognuno che la legge la fa propria trovandovi un qualcosa di sé, un qualcosa che gli è familiare...le interpretazioni di ogni lettore la rendono poesia anche di quel lettore. E' questo il modo in cui la poesia vive, travalicando spazio e tempo. La scrittura resa pubblica non è il punto terminale di una poesia, ma il trampolino di partenza, da lì in poi la poesia appartiene a chi la leggge e la trasforma, in certo senso, leggendola...
    Quanto alla forma, per quel che mi riguarda ogni poesia mi detta le sue regole formali, le parole...si forma dentro me e prorompe con forza già composta in versi e imagini evocate/evocative...se questo ia poesia, non so...so che non saprei scrivere che così...
    Grazie Teresa, per aver dato l'input alla discussione, e grazie Gloria per aver dato spazio a questo ricco ed interessante dibattito

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  34. Roberto Iannilli15 gennaio 2010 11:38

    Capisco Teresa il tuo pensare... non è contro di esso che ho scritto ma in opposizione allo scrivere come "regola"... io non voglio che vengano cancellati "tomi e tomi" assolutamente no... ma mi viene in mente quando quei tomi dicevano che "esistevano le streghe e bisognava bruciarle"... cosa dovremmo fare? Tirarli fuori, seguirli e rincominciare a cacciarle? Eppure in quelle epoche era fondamentale seguire i saggi... i vecchi tomi... le verità che venivano dal passato... scusami Teresa, c'è sicuramente una parte di verità in quello che dici... ma cos'è più importante saper scrivere, avere u'anima o imparare a scrivere secondo quello che hanno detto... altri... cose a volte giuste ed a volte sbagliate?... Io sento la vita e crescere in me le emozioni... trasudo di esse..
    non riuscirei mai a farmi soffocare dalle regole...

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  35. Maria Isabella D'Autilia15 gennaio 2010 11:39

    ***errata*** La frase corretta è:

    Quanto alla forma, per quel che mi riguarda ogni poesia mi detta le sue regole formali, le parole...si forma dentro me e prorompe con forza già composta in versi e immagini evocate/evocative...se questo sia poesia, non so...so che non saprei scrivere che così...

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  36. Due scuole di pensiero,due atteggiamenti diversi,che definiscono anche se marginalmente,l'atteggiamento verso il momento creativo poetico.A mio parere l'una è compensativa dell'altra e non può esistere in modo univoco.Rifletto sul principio che ogni cosa è governata da regole e quindi anche il caos.Il tentativo di definire entro certi limiti,la produzione di un'oggetto creativo è per lo meno limitante come lo è il voler stringere l'afflato poetico in un corridoio predeterminato dove la metrica e le parole vengono usate come strumenti di espressione limitati e controllati.Trovo questo atteggiamento,quando sia particolarmente ingessato e immodificabile,del tutto reazionario.Come voler guardare i fuochi d'artificio limitando l'importanza dell'emozione scatenata,riducendo tutto ad un fattore di bravura puramente tecnica.
    Siamo in continua evoluzione in una società che richiede nuovi metodi di comunicazione e allora perchè mai,limitare l'immaginazione e quindi il talento creativo?
    Condivido l'idea di chi afferma che la poesia per essere tale deve essere ispirata da un talento reale,una ricerca.Anche questo è un'assioma contro il quale nulla può il nozionismo.Chi ha insito in lui la capacità di una dialettica immediata e coinvolgente potrà magari fare a meno di certe regole(ben inteso dopo averle ben apprese).Nessuno si sognerebbe mai di correre prima di aver imparato a camminare.Molto di questo atteggiamento denuncia in alcuni casi una mancanza di umiltà,quella cara e fondamentale virtù senza la quale non si può imparare e quindi superare se stessi.Ed è un traguardo infinito,fondamentale nella ricerca di se stessi e della consapevolezza del sentire e del vivere.Come potremmo noi comunicare qualcosa che in noi non è intrinseco?..a nulla allora varrebbero le singole regole.Resta di fatto che il pezzo scritto da Teresa è godibilissimo e pieno di buoni principi a cui ,per serietà si farebbe bene ad attenersi,nell'analisi secondaria del proprio prodotto.Sempre restando importante il principio che tutto ciò che risulta eccessivo per la comunicazione del pensiero dell'autore vada,saggiamente eliminato.La poesia è impeto interiore che va domato.In questo è fondamentale la rilettura del testo prodotto,per coerenza e linearità dei propri principi.Che tutto quindi abbia un senso ed una consapevolezza.

    Daniela Bisin

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  37. grazie per avermi dato dell'ignorante....

    è la voce, in coro, dei veri poeti?
    quindi qui lo spazio è riservato ad una casta con i piedi molto distanti dal suolo vedo.

    Non dubito che la musica a Lei arrivi da lontano, ma probabilmente li si ferma, perchè non esce più.

    Comunque penso che andrò ad arricchire la mia cultura leggendo poeti che fanno emozionare, qui sembra di assistere ad una lezione in cui la professoressa dice solo verità.

    Io, sono umile, ma so per certo che non si finisce mai di imparare e il relazionarsi altre menti ed altri pensieri può solo migliorarci.

    Scusate il disturbo, Vanessa

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  38. Oddio... io non pretendo assolutamente di dire "verità" e mi spiace che sia letto così. La verità poi? Io mi son limitata a tradurre in scrittura giocosa certi principi di teoria della letteratura e li ho attribuiti a Pascoli, che nel testo faccio muovere e parlare in un certo modo. Se si legge con attenzione forse si capiranno parecchie cose. Proprio perché ritenevo incompleto questo 'lavoretto', scrissi anche un "Contromanifesto": come ogni cosa, come in tutto, occorrerebbe sempre prima conoscere, poi parlare, o accusare. Spero che mi darete ragione quando leggerete il "Contromanifesto".

    Comunque non capisco l'acrimonia, la rabbia di certi interventi. Insomma la dialettica ci deve essere o no? non si arriverà anche con la poesia a certi estremi?


    Teresa Ferri

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  39. Parole incagliate a mille orditi e poi lanciate in gola di un abisso. Secondo alcuni questa è anche poesia...io vi vedo piuttosto un delirio inespressivo proteso al soccorso del lettore. Sarà lui il poeta allora..non l'Autore. Provate a modulare a caso cento note (seppur sorretti da impeto sincero) e non avrete mai una sinfonia. Solidarizzo toto corde con Teresa Ferri
    Leopoldo Costabile

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  40. Grazie, Leopoldo, e grazie a tutti. Per questa sera chiudo. Domani ripasserò qui. Buonanotte!


    T.F.

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  41. Roberto Ioannilli15 gennaio 2010 13:15

    solidarizzare... siamo agli schieramenti?... Scusa ma non si parlava si scrivere...poesia... ?
    Si parla di scrivere... allora scrivete... non ipotizzate... e basta! E' significativo il fatto che qualcuno arrivi in aiuto di... di cosa della poesia o della Teresa... scrivere ed essere letti, amati per quel che si prova e si riesce adare... io solidarizzo solo con le emozioni dello scrivere... non ho bisgno d'altro!!

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  42. Vedi, caro Roberto Ioannilli, cosa significa conoscere "la Parola" !!! "Solidarizzare" non significa schierarsi in battaglia, ma condividere una idea, una posizione. E' lecito ritenerci ancora liberi di farlo senza suscitare incauti sospetti ? Ne Teresa nè la "Poesia" hanno bisogno del mio "aiuto".

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  43. Adesso toccherebbe a me moderare e estrarre un 'idea un concetto comune a tutti. Ma è difficile farlo con certi interventi contro cui Teresa si è battuta con tutte le sue forze. Alcune affermazioni mi sono parse avventate estreme, come se non si riuscisse a vedere una differenza tra i bei santini che ci danno in Chiesa e le i santi dipinti dai grandi pittori o scolpiti da artisti. L'ars poetica è la stessa cosa, ha bisogno di una tecnica,cioè delle regole ,non rigide, magari fluide, ma non può seguire un andamento solo spontaneo e istintuale; nella stessa persona che concepisce e sente di esprimersi scaturisce la forma la tecné che completerà l'urgenza espressiva. Nella musica si studiano le note la tecnica, nell'arte si segue un maestro al'inizio. E così per le parole. Si crea un ordine una forma che poi si può anche dstruggere. Ma senza aver prima appreso le leggi l'ars, non si produce niente. Prima c'è il talento e l'esigenza quasi immediata di esprimere, immediatamente interviene la cultura comunque introiettata, delle regole che abbiamo trovato nei nostri maestri , magari ne gli autori che ci siamo scelti, e poi la ricerca l'innovazione che magari ci fa buttare all'aria le regole per trovare il nostro personale modo di esprimere emozioni. Le emozioni forti ,poi, vanno decantate;infatti sotto l'urgenza di un dolore non si comunica uno stato d'animo con le parole adatte a comprendere, ma si ingenera solo confusione e dolore. Naturalmente tutta l'ars può essere rivoluzionata solo se si è appresa, solo se c'è lavorio e conoscenza e una concezione poetica, vale a dire cultura. E' questione di qualità. E di scelta. Nello scegliere certi vocaboli invece di altri, una costruzione sintattica invece di un'altra ,un modo di combinare i colori invece di un altro io posso rivoluzionare il modo precedente, le forme precedenti, ma non esiste rivoluzione che non abbia anche le proprie regole,che non abbia la coscienza di ciò he andrà a creare e a costruire, di quello che dovrà distruggere.
    Qualcuno si illude forse che si possa esprimere tutto senza una concezione senza una regola. Ma non è così. Il grande artista, il grande poeta avrà sempre coscienza della propria ars del proprio immaginario poetico, magari senza accorgersene,ma , secondo la mia personale convinzione, ce l'ha. E s e non ce l'ha è noioso come una cantilena, come una banale e ovvia canzonetta d'amore, come una figurina di santo. Il problema è che può esistere tutto e gli sfoghi emotivi, sono leciti, ma sono una noia ,un'improvvisazione di scarso gusto che lascia gli animi lievemente turbati ma non coinvolti nel profondo. Tutto avviene nella nostra mente.E' là che fondiamo culture regole e innovazione, là che ritroviamo le nostre emozioni più vere comuni a tutti. Qualcuno direbbe nel cuore, ma non ha importanza. Conta la sintesi che si opera in quel luogo profondo di noi da cui nasce l'opera, la parola completa e definita, da un'immagine emozionale che si depura e da magma diviene composizione canto opera compiuta . la sintesi è il cosmo,il logos,la poesia bella che ognuno di noi vorrebe leggere , il canto che vorrebbe ascoltare.

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  44. Carissimi,
    leggo e mi tuffo nel vostro dibattito. Non lo faccio per contestare nè per cercare di trascinare qualcuno verso il mio modo di pensare. Desidero soltanto fare un po'
    di luce sulla confusione di cui sopra. C'è chi tira in ballo citazioni latine, massime, concettualità classiche e comunque prese da storici, letterari, esperti della critica. C'è chi si difende da umile autore o più semplicemente da persona emozionata che trasmette il proprio sentire. Allora, facciamo queste distinzioni prima di tutto. Poi cerchiamo di leggere l'autore contemporaneo nel contesto storico, ok? Lo scrittore è un individuo che vive in una determinata situazione sociale. Si pone davanti al mondo, alla società come tutti gli uomini di questo pianeta, ma riescono ad esplicitarsi, per così dire, grazie alla loro acuta sensibilità. La vogliamo tralasciare? Tutto questo per dote maggiore di quella dell'uomo comune. Donde l'intellettuale può scegliere la via di fuga oppure battersi per l'elevazione etica, nella sua coscienza. Al di là della critica, delle correnti,ciò che conta è soprattutto l'individualità dell'intellettuale, intesa come rigore morale, consapevolezza, bagaglio culturale ed esperienziale. Ecco, voi avete tralasciato tutto questo e non mi sembra poco.
    Ovvio che la preparazione conta, ma se non c'è la vena, il quid, l'autore non esiste in quanto tale. Quanto detto fin qui rimane oltre ogni tipo di moda, artistica o letteraria che sia, e di ciò occorre tenere presente in qualsiasi trattazione, fuori da ogni elenco di nomi citati e di che scrissero o scrivono.I nostri autori hanno saputo tirar fuori certte tematiche, forse anche a scapito di altri, ma chi scrive possiede anch'egli delle preferenze, un certo orientamento e una determinata esperienza. Si potrà storcere il naso sulla scelta sempre discutibile, come d'altra parte la trattazione, ma non sul vissuto esperienziale che è inalienabile: tale attributo vale per il docente universitario più bacchettone come per il più spregiudicato studente. Prendiamo, tanto per fare un esempio famoso, Silone e Gadda. Tutti e due esplicano il tormento delle nostra storia letteraria che è legata alla storia propriamente detta. Da un autore minore o maggiore contemporaneo si possono capire tramite le sfaccettature della sua opera, proprio quelle tendenze ed esigenze, necessità, che vivono in un più grande contesto: la storia. L'autore, qualunque sia la scelta, è una chiave di lettura. E' chiaro che se si analizzano a fondo gli scritti (io lo faccio quotidianamente, per scelta e lavoro, nonchè passione) è possibile individuare altre sottigliezze, che vanno oltre le critiche che lasciano il tempo che trovano. A buon intenditor...

    SILVIA DENTI

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  45. Roberto Ioannilli15 gennaio 2010 14:29

    Non sopporto le partigianerie del nulla, io leggo... valuto e m'accorgo che non c'è poesie ... la capacità di queste persone dov'è?
    Dov'è l'arte? Oltre le parole ne vorrei vedere... le opere... ho provato a vedere ... ed ho incontrato molta delusione...
    Comunque quello che conta sono i lettori... le masturbazioni mentali partigiane ...non m'interessano...
    BRAVA SILVIA ...SIGNORA DELLA POESIA...UNICA UMILE INTERPRETE DELLA VERA ARTE E SIGNORILITA'... CONDIVIDO OGNI PUNTO DEL TUO INTENDERE...

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  46. Silvia sono d'accordo conta ilvissuto esperenziale il talento, ma è stato detto. E tra questo e l'ars c'è la sintesi che già nasce formata nell'io. la decantazione e la cselta delle parole e delle immagini, del suono, della struttura del verso. Certamente ogni epoca può rivoluzuonare le espressioni poetiche e artistiche precedenti, ma dopo aver capito che c'è un ordine e un impeto domato. Ogni opera è figlia della sua epoca., hai ragione. per quanto riguarda le poesie pubblicate in questo blog guadate l'eelenco dei nomi a destra in basso.

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  47. ...'Mica tutti sanno che per fare qualsiasi rivoluzione le regole bisogna conoscerle'..Bella questa frase che porta direttamente anche alla realtà delle situazioni giornaliere. Le sconfitte a volte sono figlie di una preparazione manchevole ed anche i fraintendimenti o la mancanza di grazia nel cercare il confronto.
    Ma, c'é un'altra regola che é sempre utile, sia nella scrittura che nelle rivoluzioni e parlo dell'uso della volontà. Volontà di ricerca delle sensazioni dell'altro, di essere liberatori, di essere 'leggeri' senza sovrapporre tante e tante intenzioni e architetture...Ho sentito una frase che diceva pressapoco così :'A volte, per far sì che le cose si realizzino, bisogna lasciarle fluire' e quando si lascia che le azioni vengano determinate dalla volontà di fare bene, scrivere bene e sentire liberamente la voce del nostro spirito che spazia, lasciamo che la nostra volontà veda molto più chiaramente come fare per lasciare in dono una parte aggraziata di noi stessi.
    Così le 10 regole di Teresa ci saranno sempre spontaneamente, magari - in mancanza di sufficiente erudizione saranno tenute su con qualche spilla, ma ci saranno...e questo é l'importante.
    Un ringraziamento a Teresa ed un abbraccio a Gloria per il cui tramite l'ho conosciuta.

    Isabella Verdiana

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  48. Maria Isabella D'Autilia15 gennaio 2010 18:06

    Ritorno dopo aver continuato a leggere i commenti/contributi peraltro interessanti, tutti, indistintamente, al dibattito.
    E ritorno per puntualizzare alcune cose. La prima, che mi preme è il concetto di istintualità, spesso vituparato, a volte collocato, nella dicotomia urbano/selvatico, nella seconda polarità. Invece ritengo che quello che io per prima denomino istinto, sia una sorta di riflesso immediato della propria essenza, del proprio portato, del proprio bagaglio esperienziale e culturale (n.b. per culturale non intendo solo, esclusivamente, la cultura elitaria, libresca, scolastica, ma quella intesa in senso antropologico dalla definizione che, primo, ne fece Taylor, cioè la weltaschauung, la visione del mondo e della storia che ogni persona ogni gruppo umano possiede)quindi una sintesi del proprio mondo interiore comunque arricchito.
    La poesia se non riflette (e non proviene da) una ricchezza interiore, unita a talento e a capacità artistica nella comunicazione, rischia di divenire puro esercizio estetico, di maniera, godibile, piacevole, ma che difficilmente lascia il segno, ma che difficilmente smuove, anche a livello emozionale il lettore. La poesia, come la musica o le arti figurative non necessariamente deve essere didascalica, ma deve suscitare innanzitutto quasi un brivido di emozione nel fruitore, deve parlare ai suoi sensi, all'anima, al cuore, deve fare vibrare le corde, e non sempre la perfezione è in grado di farlo se non è sodale e connessa all'emozione.
    E' fin troppo ovvio che anche i contenuti al maggior tasso emozionale, se espressi in forma sciatta, ostica, o ridondante o roboante o incomprensibile non vengono veicolati e comunicati. Quando parlavo di forma coesa al contenuto intendevo innanzitutto questo.Ma intendevo anche che la forma non è un in sé a sé stante, bensì l'efficacia artistico-comunicativa credo stia proprio nella stretta coesione tra forma e contenuto. E qui siamo nella diversità tra artista ed artista: ognuno ha un suo modus operandi, e se il risultato è un prodotto di arte vera, poco importa se l'artista h investito un tempo piuttosto che un altro. Nelle arti figurative ci sono pittori, grandi pittori che eseguivano la loro opera in solo giorno (e magari, come Ligabue, senza conoscere tecniche e regole) ed altri, grandi, che ci mettevano mesi e che la definivano attraverso meditazione e riflessione...Così credo che sia la poesia...c'è chi ha interiorizzato, attraverso letture, o comunque esperienze, le "regole", magari inconsapevolmente, ed altrettanto inconsapevolmente le applica e il suo prodotto è Poesia e chi invece le ha apprese e le esercita e se ne avvale consapevolmente, e la sua è ugualmente Poesia. Qualcuno diceva che il poeta ha inconsapevolmente un terzo occhio, quello sensibile per percepire e tradurre in linguaggio universale, poetico, quello che ha percepito. Io credo che questa sia la res sine qua non...altrimenti anche un programma ad hoc, al computer potrebbe comporre versi. Il terzo occhio è indispensabile anche se, da solo, insufficiente.
    E poi c'è il genio, la genialità che spesso è alla base dell'arte e che consente ai possessori di produrre capolavori, ed è qualcosa più del talento: è un qualcosa che consente di sintetizzare in una sorta di immediatezza, tutto il portato esperienziale, cognitivo , culturale ed artistico e tradurlo in versi, o musica, o quadro o scultura...
    Ci sarebbe ancora tanto da dire, su cui confrontarsi...spero che il dibattito prosegua, per ritornarci ancora su

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  49. Daniela Fenoaltea16 gennaio 2010 00:24

    Leggo tutti gli interventi di questa pagina che Gloria e Teresa hanno creato e per quanto mi riguarda ne faccio desoro. Ciao a tutti, mi siete molto cari!!!

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  50. Gabriele Prignano16 gennaio 2010 00:42

    Arrivo in ritardo e mi spiace, perché sono costretto, colpevolmente ad una veloce lettura di questo interessante, stimolante dibattito. Posso azzardare che mi ritrovo vicinissimo alla tesi sostenuta da Gloria, da Teresa e da altri? Forse sono i termini "regole" e "imperativi" che, malgrado siano appropriati e ineliminabili, finiscono per ingenerare qualche confusione: la sensazione, cioè, (originariamente "scolastica") di ingabbiamento, di freno della spontaneità dell'artista. Non è così. Ogni opera d'arte possiede quei requisiti di cui si è discusso. Ogni buon corridore (ecco, per un momento allontaniamoci dalla cantina, dal vino, e scendiamo in pista)avrà certamente già imparato a restare in equilibrio e a pedalare. E, se intende arrivare al traguardo, non starà lì certo a ripassare mentalmente il complesso meccanismo grazie al quale...la bicicletta corre.
    Non saprei, poi, sinceramente, se l'argomento è stato già dibattuto, ma quel "rem tene verba sequuntur" ha un senso anche qui? Significa qualcosa per l'arte?
    Voglio dire che operare dei distinguo tra forma e contenuto sarebbe perlomeno sbagliatissimo. (Il "come" e la "cosa" si fondono in arte, sono inscindibili) Grazie e scusate l'esempio, pedestre in tutti i sensi.

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  51. non per nulla si dice: fare poesia, con dolce e inconsapevole ripetizione etimologica. fare. bisogna fare. scrivere. modulare. scrivere ancora. riempirsi e vuotarsi. vedere e raccontare. quante cose stanno tra il vedere e il raccontare, tra il sentire e il raccontare?

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  52. (...faccio il mio ingresso come una persona invitata a una festa,ma non conosce nessuno e nonostante ciò si sente a casa sua.)
    Le 10 tesi: da leggere e rileggere fino a impararle a memoria; almeno per me che muovo i primi passi nel mondo della poesia e ambisco ad arrivare a creare componimenti davvero "speziati"!
    Le trovo utili, interessanti, indispensabili, e concordo con Gabriele quando dice che il "come e la "cosa" si fondono in arte.

    Ringrazio Gloria e Teresa per questo bel dibattito che regala a chi vi partecipa (o anche a chi vi inciampa per caso) un ottimo momento di dialogo e riflessione.

    Mariateresa Della Chiesa

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  53. "Il "come" e la "cosa" si fondono in arte"... musica, musica per le mie orecchie. E' soprattutto il "come" che fa il giuoco, non il "cosa". Se poi si riesce a coniugare felicemente il "cosa" con il "come" beh... la partita è vinta.
    Ringrazio vivamente tutti per la partecipazione, sia gli "avvertiti" e "consapevoli" che gli indomiti "anarchici". Prego comunque i lettori distratti di leggere bene testo e commenti perché tutto c'è tranne che confusione.

    Grazie a Gloria dell'ospitalità offerta gentilmente a questo mio raccontino giocoso.

    Buona domenica!

    Teresa Ferri

    p.s.
    Un'ultima cosa: sarei davvero contenta se si identificasse colui che ha avuto quella felice espressione ("pennaiolo in rime baciate").

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  54. Gabriele Prignano16 gennaio 2010 09:48

    E' lunghissimo il discorso del rapporto tra contenuto e forma. Depongo le armi...e anche i testi sacri della letteratura e dell'estetica...Grazie, comunque.

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  55. De Saussure... De Saussure...

    T.F.

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  56. TONI MANERO DICE : Buongiorno Teresa, scusa mi se l'altra sera sono stato un pò caustico e risoluto con te, ma sappi che avevo trascorso una giornata poco piacevole, in quanto una mia amica visse una brutta esperienza,e avendo di riflesso traumatizzato anche me, la cosa, puoi capire il perchè di tale stizzimento. Premetto che possiedo un'istruzione poco ideale per approcciarmi ai classici con cognizione di causa, e quel poco di cultura che ho , è solo frutto delle mie letture private, però seguo il mio istinto, e rileggendo velocemente le regole auree che tu esponi su questa pagina, ho tratto una mia riflessione, ossia che ciò che scrivi è pressapoco ciò che ogniuno di noi, che scriviamo, facciamo, in parte consapevolmente e non. Sono lieto che tu non ti sia offesa, anche perchè talvolta tendo a far trasparire la mia maleducazione. Chiedo venia. Concludo pertanto, dicendo che ciò che hai scritto, possa quindi anche essere condivisibile. Grazie a tutti per la cortese attenzione.

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  57. Mi sono ritrovato invitato in questo blog, non conosco nessuno, ma devo dire che mi sento un po' a casa mia fra così tanta bella gente.
    Ho letto con vero piacere le regole di Teresa e il modo con cui le ha poste non mi sono sembrate da maestra rigida e bacchettona; così come mi trovo d'accordo con Gloria e Silvia Denti. Ecco io direi che fra le "tesi" esposte da Teresa, Gloria e Silvia si possa giungere ad una sintesi... Ogni poeta, ogni autore ed artista è figlio del suo tempo, ma come figlio deve conoscere le regole su cui si basano certe arti che lui vuole apprendere e praticare. Non può esistere innovazione, avanguardia, sperimentazione in nessuna arte, se coloro che vogliono sovvertire le regole non le conoscono!! Cosa distruggo se non conosco? Come faccio a fare avanguardia se non so cos'è tradizione?
    Ecco io trovo che le regole esposte da Teresa vanno lette, studiate, introiettate e provate, provate e provate per sapere cosa si maneggia e poi, quando ci si accorge di essere rinchiusi in ambiti troppo stretti e limitati, spezzare questi lacci e scrivere con uno stile nuovo e personale, ma al cui interno ci si può ritrovare il soffio vitale della Poesia.

    Tutto questo per dire - anche - che non ho capito e sopportato quegli attacchi da gente che si professa poeta e quindi libero di scrivere come vuole e senza sentir parlare di regole.... quella non è e non sarà mai poesia, ma semplici sfoghi emozionali, accetabili e comprensibili sotto tale forma, ma mai poesia.

    NON C'E' AVANGUARDIA SENZA TRADIZIONE.

    Detto questo aggiungo che non sono né docente in lettere né un maestro bacchettone, ma un semplice appassionato di poesia.

    Un saluto a tutti
    Giovanni Madurini

    PS: adoro Sandro Penna ed Edoardo Sanguineti, così come Wislawa Szimborska... non credo che loro non fossero a conoscenza delle regole esposte da Teresa...

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