domenica 10 gennaio 2010

SE QUESTO E' UN UOMO



da la repubblica del 10 gennaio 2010
E ora considerate se questo è un uomo di Adriano Sofri

9 commenti:

  1. Gabriele Prignano10 gennaio 2010 23:03

    E il sangue ribolle, mentre si legge, gonfia le vene, va alla testa. Non ci interessa l'analisi estetica, roba da eletti, pasto per pance piene, vogliamo guardarci allo specchio, chiederci chi siamo, cosa facciamo? dove andiamo? perché tolleriamo?
    Se siamo davvero uomini, noi...

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  2. Ci vuole l'indignazione, Gabriele, di frnte a un mondo che tollera tutta questa disparità di vita tra gli uomini. Ricordi la pesia di Carlo levi: Se questo è un uomo? Dopo tanti anni si ripropone lo stesso disprezzo verso i poveri, gli immigrati sfuttati, lo stesso razzismo. Dobbiamo parlare di accoglienza, di uguaglianza e che nessuno più al mondo viva in queste condizioni. Spetta a noi battterci contro lo sfruttamento e la povertà e non con la beneficenza. Ma con servizi utili e lavoro non precario . Sono uomini ridotti in schiavitù per povertà. Ma dov'è la pietà?

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  3. Io vissuto sulla mia pelle la tragedia dell'emigrazione, mi sono mancati per anni gli affetti più cari, non ho assistito alla sepoltura di mio fratello, ne ho visto tornare un altro per morire, che dire di pù che essere indignati di fronte a una società che tollera ancora tutto questo. Noi siamo il frutto di questa società "moderna", prendiamo il coraggio a due mani per cambiarla, altrimenti continueremo ad essere complici e carnefici
    Antonio Lanza

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  4. io nn so se leggendo questa poesia possa provare piu disdegno oppure certezza ke in un paese come il nostro dove l ospitalita x nn usare altri termini e uno dei primi.pero bisogna anke capire ke se un italia dove ancora nn si assume le responsabilita dovute con i propri figli,come si puo andare in contro a problematike di elevata importanza.bisognerebbe prima essere coscenti delle responsabilita dovute x poi riporle agli altri.di gente come il personaggio dei versi c e ne sono di ogni razza e ognuno a la sua storia.io stessa mi posso considerare un emigrante x le circostanze della mia vita e o subito molte umiliazioni all inizio del mio percorso xro nn o mai perso la mia dignita.o dovuto imparare una lingua diversa e nn avendo titoli importanti di studio mi sono adeguata a tt o fatto la sarta improvissando,ofatto cuoca nell ostesso modo,e nel frattempo studiavo aspettando la 1 figlia adesso mi fermo ..voglio solo farvi capire ke x certe situazioni nn siamo pronti e ki lo e e ben nascosto.....angela castello

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  5. Ormai siamo in pochi ad indignarci di fronte a certi fatti, la maggior parte degli Italiani plaude ad un governo che mostra i muscoli e fa il gradasso contro i più deboli. Tolleranza zero, sanno solo dire, fuori i clandestini, ed armano le mani di persone scellerate contro i più deboli della terra.
    Io mi voglio indignare ancora e ancora e ancora...
    Salvina

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  6. La dignità non ha padroni e in Italia ce ne son troppi. Manca lo Stato e dove è latitante impazza ndrangheta e latifondismo. Sì, ancora latifondismo becero che detta leggi insane e sovverte l' ordine esasperato che ancora regna in questo "Bel Paese".
    Storia di millenni che vedeva gli schiavi, poi i servi ed ora i "clandestini"...sempre la stessa "roba", carne da cannone che non ha limiti, nè certezze ma che per sopravvivere cerca qualunque padrone e sopporta condizioni disumane pur di sopravvivere.
    Ma è la stessa cosa di quando si portan gli animali al macello, quando alle povere bestie "condannate" per la nostra fame si permettono condizioni pazzesche, stipandoli sui camion o sui vagoni merci, senza alcun rispetto nemmeno per l'ultimo respiro verso la morte.
    Non cambia nulla, modalità identiche e stessa arroganza d'uomo, stesso tipo di procedere, il Padrone gestisce non solo la vita, ma anche la morte. Quando nel mondo si capirà che ogni essere vivente, piante, animali o creature umane son uguali e altrettanto preziose, sarà troppo tardi. Saremo già o in guerraun contro l'altro o in via di estinzione.
    La mia nausea continua e nessuna vergogna più forte di questa potrà avere il mio silenzio.Io non son nessuno ma so che se siam in tanti, possiam ancora salvarci. Tiziana

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  7. Maria Isabella D'Autilia11 gennaio 2010 11:59

    Si legge su un muro: "Immigrati, non lasciateci soli con gli italiani!"
    Beh! E' il grido che mi sento di lanciare anch'io..
    Sono sconvolta, ferita, adirata, indignata, piena di rabbia per la deriva cui sta andando quella tanto millantata nostra civiltà...
    Le scene di Rosarno, quello che lì è accaduto, ultimo (ma sarà davvero ultimo? sono pessimista in tal senso...ci sarà sempre un nuovo "ultimo") episodio di quello che ormai possiamo tranquillamente chiamare "ordinario schiavismo e razzismo", di quel sordido filo che lega la peggiore italia del nord e del sud. Volutamente ho scritto italia, nord, sud con la minuscola, perché altro non meritano.
    Sono talmente indignata da non trovare parole o ragionamento, ma solo tanta voglia di urlare, di dimettermi da italiana se l'italia è questa...
    Un'italia non ignorante su quel che vuol dire razzismo, ma un'italia che è consapevole di cosa voglia dire razzismo, ma si autoassolve, infatti tutti premettono l'ipocrita frase "non sono razzista ma...", un'italia che ancora vive illusa della rendita del luogo comune e falso degli "italiani brava gente". Vorrei prendere per il bavero costoro, e gridare sulla loro faccia: CHI NON E' RAZZISTA LO E' SENZA SE E SENZA MA...TU SEI SOLO UNA FECCIA RAZZISTA INDEGNA DI APPARTENERE AL GENERE UMANO!
    Ma soprattutto vorrei prendere per il bavero quanti insufflano le paranoie per conservare le proprie poltrone, per chi ha responsabilità di governo e istiga, perpetra vere e proprie istigazioni all'odio razziale e alla violenza, sperando (e le sue speranze, purtroppo non sono tradite) in una guerra di poveri contro i più poveri per poter continuare a detenere indegnamente le redini del paese e cavalcare la crisi economica causata da un modo scellerato di governare da azioni di governo tese a far crescere le ricchezze di pochi sulla pelle dei molti, e chi, in una parte di opposizione fa dei distinguo, flebilmente fa no no col ditino e si trincera nei "però".

    Diceva qualcuno che quel che più temeva era il silenzio dei giusti...ecco ora è il momento di uscire dal silenzio, con forza, prima che l'incendio dilaghi ancor più, prima che il veleno si diffonda ancor più, prima che sia troppo tardi. Forse lo è già...sono passati quasi trent'anni dall'Allarmi siam razzisti di Rosellina Balbi...
    Troppo tempo è passato da allora...e ancora non paralizziamo pacificamente l'Italia per rifiutare politiche e azioni di stampo schiavista razzista e fascista?
    Mobilitiamoci! SE NON ORA, QUANDO?

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  8. straziante poesia da calcio nello stomaco.
    ti colpisce e ti blocca il respiro.
    torneremo ai nostri piccoli e fatui guai quotidiani o cecheremo di dare voce ad una protesta corale?

    carla luciana frigieri

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  9. Apprezzo molto questa poesia "civile" di Sofri, con la voluta citazione di Primo Levi, che guida il lettore a capire la gravità della situazione attuale, di quello che non basta definire sfruttamento, ma che è negazione della persona, disumanizzazione...
    L'ho diffusa il più possibile, perché domani non si possa dire "noi non sapevamo".

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