mercoledì 3 marzo 2010

D'INVERNO di Leopoldo Costabile

Monet, Impression, Sunrise (Impression, soleil levant)






 Di solito si evoca un tramonto, mentre io vi indico un "mattino".
Non v'è metafora di speme, ma solo inizio dell'ultimo percorso.
Sin da un "mattino" (nuovo e ritrovato) si guarda a quell'approdo…
come un annuncio che si concede mano a mano.
Otterremo l'assuefazione come un dono,
mentre le foglie continuano a cadere

  
Foglia di vento
caduta dopo mille.
Io ti guardo
in un freddo mattino,
di neve bianca, d'oblio
oltre la siepe.
E mi baleni gravida di vita
or che raggiungi i miei serti consunti
in un giardino incolto
..ed in pieno inverno.















28 commenti:

  1. Molto dolce e cadenzata questa poesia dedicata ad una foglia caduta fra mille in un mattino d'inverno. Come una promessa di pace silenziosa come lo è la neve quando cade.
    Ispira sentimenti di conciliazione col mondo, nell'attesa che arrivi primavera.
    Salvina

    RispondiElimina
  2. Preciso subito che vi è un errore di battitura:
    "oblio" ..non certamente "obblio"
    Leopoldo

    RispondiElimina
  3. E mi baleni gravida di vita..
    È un ciclo ed è un tempo di vita.
    non posso che augurarvi di prendervi parte, ovunque e comunque voi siate.
    Fabiola

    RispondiElimina
  4. Gloria Gaetano Ti raggiunge la foglia d'inverno,insperata, nel mattino gelido, ma i suoi serti non sono ancora consunti, tu vivi ancora nel giardino incolto e forse mai riarso, mai consunto. Per ora mi sento di dirti che è una limpida lama che colpisce con dolore. Emana riflessi lucenti.

    RispondiElimina
  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  6. Ma anche "obblio" stava bene. Non è un errore è una forma meno comune, che in questo caso avrebbe contribuito ad aggiungere raffinatezza alla raffinatezza.
    Francesco Enia

    RispondiElimina
  7. splendida poesia, in pochi tratti hai detto tante cose, tante quante chi legge si può immedesimare..osservare una foglia cadere dopo molte altre,è come guardare la vita, l'amore, la fede..un susseguirsi di emozioni, dolori, trionfi e cadute seguono il suo percorso fino alla terra, dove va a morire, fondendosi ad altre..Molto bella, grazie !
    Tatiana Andena

    RispondiElimina
  8. Splendida metafora 'dell'inverno della vita', in cui le persone intorno a noi cadono una ad una proprio come le foglie.

    RispondiElimina
  9. Gabriele Prignano3 marzo 2010 21:53

    Quel vento, oltre la metafora, è davvero tagliente, gelido. L'alternativa non è tra il credere (la Fede) e l'esorcizzare. La poesia, calibratissima, ha un voce pacata, convincente, rasserenante, come di chi ha piena consapevolezza di un percorso non evitabile nè "taroccabile".
    E' perfetta. Non si dimentica facilmente...

    RispondiElimina
  10. Apprendo da Francesco Enia che poteva dirsi anche "obblio"..e lo ringrazio. L'avessi saputo prima avrei aggiunto toto corde questa "b" per rimarcare il più profondo sonno in cui si cade all'inizio dell'ultimo persorso.
    Leggo spesso i commenti di Francesco e ne ho sempre apprezzato il senso raffinato.
    Tatiana, Fabiola e Salvina hanno arricchito la mia immagine d'impulso con altri intensi significati. Grazie
    Leopoldo

    RispondiElimina
  11. M'inchino all'acume di Gabriele Prignano. Avevo detto "vento" e lui ne rimarca il dissimulato senso, mi ricorda il "castigo" che non avevo osato pronunciare.
    Giusta anche l'osservazione di Maria Grazia...ma questa foglia "tardiva" non voleva da sè cadere, eppire muore. Grazie
    Leopoldo

    RispondiElimina
  12. silvia calzolari3 marzo 2010 23:39

    Un tramonto che non è...è un mattino di rinascita interiore...inizio di percorso guardando oltre. Un dono....consapevole nella caducità. Una Foglia dopo mille. Freddo in sguardo trasportato...oltre il proprio orizzonte che sente vita....nel tuo luogo quasi avvilito/incolto....come in triste abbandono! La speme....fa capolino....quasi in stupore....in attesa....in coinvolgimento che è rinascita.... Essenziali splendidi versi che trasmettono percezioni che sento nel profondo! Grazie Leopoldo!

    RispondiElimina
  13. Un tramonto che non è...è un mattino di rinascita interiore...inizio di percorso guardando oltre. Un dono....consapevole nella caducità. Una Foglia dopo mille. Freddo in sguardo trasportato...oltre il proprio orizzonte che sente vita....nel tuo luogo quasi avvilito/incolto....come in triste abbandono! La speme....fa capolino....quasi in stupore....in attesa....in coinvolgimento che è rinascita.... Essenziali splendidi versi che trasmettono percezioni che sento nel profondo! Grazie Leopoldo! Silvia Calzolari

    RispondiElimina
  14. ..la foglia ke si stacca dal suo albero..rappresebta la malinconia finale del suo ciclo vitale..ma simboleggia.. anche.. la transizione verso una rinascita..un 'attesa..grazie x la riflessione..Leopoldo.. e un bacio alla splendida Gloria..Carmen Pettinaro

    RispondiElimina
  15. Cade una foglia strappata dal vento dal suo albero con il quale chissà da quanto tempo ha vissuto.E' chiara metafora di una vita che se ne va a raggiungere tante altre vite che prima di lei hanno intrapreso lo stesso percorso,nel perpetuo cammino del destino del mondo.Avrà una fine questa angosciante ripetitività? Poesia che in poche righe raccoglie ed esprime dense riflessioni.Triste e vera. Ren

    RispondiElimina
  16. che bell'affresco, con parole delicate che scorrono dolcemente. Vedo un albero spoglio e foglie senza vita, ma in un freddo inverno ci comunica tenerezza e la gioia della vita che scorre e poi riprenderà. Complimenti all'autore e alla instancabile Gloria
    Antonio Lanza

    RispondiElimina
  17. Daniela Fenoaltea4 marzo 2010 03:40

    Introspezione date dalle proprie esperienze che si consumano in modo definitivo con effetti devastanti..(..in un giardino incolto..)..non c'è un ritorno.
    Lo spazio vitale non trova riscontro nella realtà che blocca e chiude ogni personale percezione del poi, per cui il presente (che si presenta gelido) respinge ogni richiesta di cambiamento che l'uomo nutre dentro di se..
    Perdita di tutto ciò che siamo e che saremo.
    (..le foglie continuano a cadere..ed in pieno inverno)..sembra inutile attendere un'altra primavera..Poesia molto profonda, mi è piaciuta molto!

    RispondiElimina
  18. Una foglia caduta come a testimoniar una memoria persa, preda ormai del tempo, che come il vento non lascerà alcuna traccia dell'inverno...
    Stupenda, complimenti.

    Davide Cautiero.

    RispondiElimina
  19. Una foglia staccata dal vento, tra mille diviene protagonista, solo per un attimo, prima di nascondersi dietro la siepe, prima si poggiarsi sui consunti serti. Al mattino della vita, quando la consapevolezza è maggiore, quando si vive con più pienezza anche il gelido inverno. E il poeta, osservatore, da protagonista come la sua foglia si eclissa davanti alla magia della natura. Così l'ho interpretata io, Leopoldo. Lieve e raffinata.

    Francesca Varagona

    RispondiElimina
  20. Cari amici, vi sto leggendo tutti con molta attenzione. Grazie Silvia, grazie Carmen, Grazie Ren, grazie Antonio, grazie Daniela, grazie Davide, grazie Franceca. Voi tutti avete offerto materia attendibile a questo mio bozzetto a maglie larghe; sia che lo si percepisca come sintomo di una definitiva rassegnazione; sia che lo si voglia assumere in tensione verso una speranza che non muore.
    Voi tutti, su questa larga trama, avete impresso le vostre gradite sensazioni, che pur a volte contrapponendosi, tuttavia non si contraddicono, perchè tutte accoglibili nella medesima visione
    E proprio di questo vi sono particolarmente grato. La poesia non è mai un racconto, quando è bella (ma non parlo certo della mia) essa prosegue nel lettore. L'autore deve offrire solo un'alta suggestione, entro cui scrivere una storia propria. La mia l'ho scritta nel preambolo che la precede.

    RispondiElimina
  21. Sì il dizionario dell'UTET, riporta oblio e raro 'obblio'. Foscolo:e involve tutte cose obblio nella sua notte. Ma nei vocabolari d'uso comune si dice solo oblio rar.obblio. Certo, se l'ha usato Foscolo...

    RispondiElimina
  22. Si comincia dal mattino, le foglie autunnali cominciano a cadere per terra. Poi vengono coperte dalla neve invernale:un'altra stagione della vita, ci si comincia a abituare,perchè così deve andare il nostro percorso. Le foglie che cadono sui serti incolti,il vento gelido; è così che deve andare. Una foglia non voleva cadere, ma è caduta. E' saggezza accettare tutte le stagioni della vita. Vano il rimpianto della tiepida e dolce primavera e della fulgida estate,ricca di doni e di frutti. Eppure tanti grandi poeti hanno creato
    intense opere poetiche su questi rimpianti.
    Hanno ricamato versi suoni e immagini su quella foglia che non voleva cadere. Ma la saggezza umana invita all'assuefazione e all'accettazione.
    Perchè è suggestiva visione anche quella del paesaggio autunnale e invernale. Visione del dentro e del fuori, dove la vita è, comunque.

    RispondiElimina
  23. Nel giardino incolto a causa dell'inverno, a cadere è l'ultima foglia, volteggia silenziosa e leggera, trasportata e guidata dal vento.
    Intorno regnano la pace e l'oblìo.
    L'atmosfera è tranquilla, silenziosa, ovattata dalla neve, il mondo appare estraneo, come assorbito in una totale dimenticanza.
    Solo la foglia conserva ancora per poco gli ultimi sprazzi di vita, compie l'ultima danza prima che il suo ciclo vitale abbia fine, consapevole che la caducità è insìta nella sua natura e che pertanto era destinata a cadere.Chiunque la osservi non può ignorare che quella foglia, parte di un tutto, ora isolata, costituiva con le altre una chioma verde e lussureggiante...
    Deborah Mega

    RispondiElimina
  24. Grazie Deborah per questa tua lettura, e per i contenuti davvero originali, e piacevolmente variegati, che hai voluto attribuire alla mia visione. C'è molta verità anche nel tuo commento. E' vero, quella foglia è parte del tutto destinato alla morte, ma la morte (come dicevo nel mio preambolo) non è solo l'evento estremo che chiude un'avventura. Il suo effetto tragico si ravvisa soprattutto nell'annuncio, sin dalla prima percezione di un vento gelido, sin dal mattino dell'ultimo percorso.
    Grazie ancora a tutti per l'attenzione che mi avete dedicato.... e grazie soprattutto a Te, Gloria, per avermi ospitato in questo splendido "convivio".
    Debbo solo aggiungere che questo mio bozzetto (che non oso definire poesia) non è frutto di una estemporanea riflessione, ma trae spunto da una vera esperienza..ed è stato dato in omaggio ad una persona.
    Leopoldo Costabile

    RispondiElimina
  25. Maria Isabella D'Autilia12 marzo 2010 06:47

    Colori smorzati d'inverno...visione...neve di bianco uniforme...staccionata che chiude il fuori, che chiude "dentro"...
    L'ultima foglia portata da un vento autunnale in ritardo si posa sulla coltre d'inverno...
    E lì sul biancore squilla di colore e memorie di rami, quei rami che ne videro il tenero verde a primavera e poi, fronzuti, ne videro l'esplodere pieno in estate fino a colorarsi di tramonti in autunno...
    Ed ecco che la coltre invernale diviene il libro su cui scrive i ricordi, ma anche il libro magico della speranza del memento al futuro...del racconto di altre foglie in nuove primavere...
    Ed ecco che il manto di neve di trasforma in uno schermo per un timelapse della vita...
    Bella...Leopoldo, bella!

    RispondiElimina
  26. Una poesia molto densa e significativa;il poeta non recrimina, nè rimpiange, si limita a delineare il regolare percorso dell'esistenza ,mediante la metafora di una"Foglia tra mille" che cade...e si trova immersa nella neve di un gelido inverno; tutto nella vita è caduco...ed è soggetta a cicli che si alternano!Vi è intensa liricità ,e molta pacatezza del verso.

    RispondiElimina