mercoledì 24 febbraio 2010

E' SOLO TERRA di Francesco Palmieri


(Paul Klee, Versunkene Landschaft)

 
Si credeva qui
fosse luogo di miracoli,
di angeli a sorpresa
sbalzati da una molla
e betlemme, non un locale grotta
per cene a lume di candela
ma una storia vera
da replicarsi a breve.

Si pensava
che giunti alla vacanza
(e noi a cantare in coro
sul sedile posteriore)
avremmo visto il mare
tutto l'anno
(e il sole non più rotto
a fine agosto,
valige più pesanti nel ritorno).

Ci si aspettava a volte
una tristezza lieve,
il tempo di una nuvola a passare,
uno spavento appena
e poi il sollievo,

ma furono piaghe
non stimmate
a rimanere.

E in fronte il segno permanente
di un pensiero breve

è solo terra qui
a sostenere il piede,
terra d'affondo
terra di sprofondo

e poesia superflua
ogni preghiera e resto. 


31 commenti:

  1. Deborah Mega Forse i miracoli non avvengono nè gli angeli si curano di noi ma la natività é una storia vera che si ripete ogni anno. E' l'uomo che a volte non é in grado di rigenerarsi e rinnovarsi nello spirito della speranza.
    Come negare la spensieratezza,il senso di aspettativa e di entusiasmo che si prova prima di compiere un viaggio, mentre si raggiunge la mèta, cantando in coro a squarciagola?
    Si é consapevoli che dopo il viaggio, quando é tempo di ritornare ci si sentirà tristi, ciascuno dovrà riprendere la propria routine quotidiana, diversa per ciascuno ma questo pensiero viene cacciato via e riposto in un angolo buio della mente come fosse una nuvola passeggera che il vento disperde. Emerge poi il pensiero che tanto si continuerà a vedere il mare per tutto l'anno grazie alle emozioni vissute che i ricordi continuano a trasmettere.
    Non é vero che qualsiasi cosa é vana, é orpello letterario, perfino la preghiera come dici tu.
    L'uomo in fondo al cuore spera e desidera con tutto se stesso cogliere anche un briciolo di serenità, di felicità anche se poi é ìnsito nella natura umana il non accontentarsi mai.....
    Non dimentichiamo l'espressione sempre valida "Spes ultima dea", perchè é l'ultima divinità a cui rivolgersi e l'ultima ad abbandonare l'uomo. La Speranza come disse Foscolo fugge solo i sepolcri e noi siamo vivi.
    Mi piacciono molto, più dal punto di vista fonetico che semantico i versi "terra d'affondo



    terra di sprofondo



    e poesia superflua



    ogni preghiera e resto."

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  2. Francesco Palmieri Ineccepibile Deborah.
    Tuttavia. Il nucleo di questo mio testo sta nella naturale constatazione del disincanto che coglie la coscienza (e l'anima), non appena si è certi dei limiti insuperabili della condizione umana. Certo, Foscolo addita nella "speme" un'ultima dea, ma non tace nulla dell'orrore del "sepolcro" e del destino umano alla fatalità della cancellazione assoluta del sé, tanto è vero che il "sepolcro" (l'urne de' forti) viene umanamente riscattato come "exemplum", una sorta di "imitatio Christi" in chiave laica.
    Condivido la lezione foscoliana, così come mi riconosco in ogni forma di ribellione umana alla dittatura di ciò che è fatale; l'ottimismo della volontà e la joie de vivre, persino il "titanismo" implicito in ogni posizione nichilista, non mi sono estranei, anzi.
    Direi che condivido quanto scrivi a commento (così come per il commento dell'amico Antonio), ma non so ancora superare i fascino di un altro grande della nostra letteratura (un magnetico alter ego...), Leopardi (per restare al periodo).
    E versi come i seguenti non riescono mai a lasciarmi imperturbato......

    "Cara compagna dell'età mia nova,
    Mia lacrimata speme!
    Questo è quel mondo? questi
    I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
    Onde cotanto ragionammo insieme?
    Questa la sorte dell'umane genti?
    All'apparir del vero
    Tu, misera, cadesti: e con la mano
    La fredda morte ed una tomba ignuda
    Mostravi di lontano."

    E ti confesso che per molti anni ho odiato Leopardi (una mia critica al suo pessimismo cosmico e al carattere velenoso e corrosivo della disperazione esistenziale, mi costò un voto non molto entusiasmante a un seminario sulla poesia leopardiana, ahah).
    Grazie per l'attenzione (

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  3. Poesia disincantata e disperante, allineata al pessimismo cosmico leopardiano, perfetta dal punto di vista poetico nel lessico, nella metrica, nelle pause riflessive. L'idea della morte, sempre presente in Leopardi, rende la sua poetica sgradita ai giovani che credono di essere eterni, ma diventa costante e ossessiva negli adulti che sanno di dover affrontare questo passo e non cercano soluzioni consolatorie.
    Salvina

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  4. Gabriele Prignano24 febbraio 2010 21:29

    Una poesia che segna il passaggio tra due età della vita di ciascun uomo. Sogno e disincanto sono qui messi a cofronto. Guerreggiano, per poi ricomporsi. Siamo, però, nell'età adulta e si guarda dritto in faccia la realtà ("matrigna"). Di qui la profonda amarezza, il rifiuto (o ridimensionamento) dei vagheggiamenti, la piena consapevoleza di limiti invalicabili. E le emozioni, i turbamenti, la fierezza e la matura, dolente presa di coscienza del fatto che la vita è tutt'altra cosa da quella sognata. Accade
    - penso un po' a tutti - di far ritorno, mentalmete e emotivamente, al periodo delle fiabe, proprio nel momento in cui guardiamo le nostre piaghe e...la "terra di sprofondo"! Non avverto ripiegamenti. Gli ideali sono un sogno (spesso) e resistono alle intemperie. Una bellissima, allertante poesia.
    L'affascinante tema filosofico, come quello confessioale, non sono certo estranei alla poesia. Ma portano molto lontano.

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  5. CI SONO MOMENTI CHE SEGNANO LO SPARTIACQUE DELLA NOSTTA ESISTENZA O DI UNA NOSTRA ESPERIENZA.pALMIERI COGLIE BENE QUESTO STATO CON LA SUA POESIA DOVE TROVA TUTTO, INCANTO E DISINCANTO, GIOIA E DELUSIONE, REALTà SOGNATA E QUELLA SPIETATA. uN ANIMO UN PO' TRISTE, UN PESSIMISMO LATENTE CHE CI ARRIVA MA NON COME DISPERAZIONE
    Antonio Lanza

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  6. Pastorini Lidia Sul fatto che la tua sia una raccolta inedita,beh,questo non è un limite,ma un pregio.
    La fama,la gloria non sono attestato di valore.
    Tu sei speciale e assolutamente grande nel tuo versificare.
    Non per il nihilismo appassionato,nè per la rivolta lucida con retrogusto di tenerezza,per il tuo gridare al cielo,costantemente con una profondità assoluta ed uno stile che ammiro.
    Sei essenziale e denso:miraggio peri proliìssi emotivi come me

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  7. Maria Pia Monicelli "ma furono piaghe non stimmate a rimanere"...hai sintetizzato tutto,la delusione,il finto miracolo della resurrezione.Nei tuoi versi è tutto falso e se "del doman non v'è certezza",allora dovremmo prenderla alla leggera,invece di certo c'è solo che andiamo sempre peggio,ci stiamo autodistruggendo.
    Amarissima sintesi dell'umanità...

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  8. Valeria Corsi Condivido il commento di Lidia, eccetto l'ultima frase (chè "prolisso" manca del tutto al mio vocabolario d'uso!).Grazie Francesco

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  9. Si credeva.../si pensava.../ci si aspettava.../ ma furono piaghe.../ terra d'affondo/terra di sprofondo/

    Però la chiusa " e resto" a me piace. Mi dà l'immagine e la speranza che nei il limite della condizione umana, ci stia tutta la grandezza dell'Uomo.
    Mi è piaciuta questa tua, ma forse perchè alla fine ho voluto interpretarla a modo mio.
    Ciao Francesco.... Maria Luisa

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  10. Osvaldo Mosca Mi piace, riesco a sentire, a capire,l'entusiasmo di chi raggiunge un luogo lontano credendo di migliorare la propria esistenza. Un luogo dove succedono cose importanti, eccezionali, non banali.
    Poi il tempo delle vacanze godendo del viaggio senza pensare al ritorno, il ritorno.All'inizio si crede che va tutto bene, si crede di poter superare, si cerca di vedere il lato positivo del ritorno.
    Ma quel luogo così tanto agognato svela la sua vera natura.
    Non ha niente di divino, è una trappola, una palude che ti intrappola.
    I dolori accumulati negli anni non hanno niente di divino, sono ferite aperte sono piaghe....
    Sei in trappola!

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  11. Antonio Ciminiera Che tristezza leggere la resa...la rassegnazione, il gelo di un'esistenza votata alla morte...totale! Se non vi fosse almeno uno straccio di speranza allora, tutto sarebbe perso gi... Mostra tuttoà fin dall'inizio! Ha ragione Maria Pia "invece di certo c'è solo che andiamo sempre peggio,ci stiamo autodistruggendo" Che senso avrebbe alzarsi ogni mattina se tutto questo ha già un...destino, il destino del vuoto assoluto.
    No non uccidiamo la speranza perchè la speranza è linfa, non vi può essere rispetto per il prossimo se equipari lui e te stesso ad un burattino di carne. Accetto la poesia, questa poesia come testimonianza di arte pura, perchè questa Poesia come tutte le tue Poesie Francesco, quelle che ho letto sino ad ora lo sono, spero tuttavia che il tema questa volta si limiti a dare voce a uno sfogo dell'anima, a un grido di protesta! La vita non è una "poesia supeflua", perchè se così fosse saremmo votati inevitabilmente all'autodistruzione, anzi...facciamo che la vita sia una poesia certo, ma di speranza...Lasciateci almeno quella! :-)
    Probabilmente le tue intenzioni erano più intimistiche, personali, ma a me è arrivato questo, d'altronde questa è la forza della poesia...!
    Superlativa, veramente grandissima lirica

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  12. Erremme ArtistaEstravagante che bella, ciò che implica la TERRA mi seduce

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  13. Laura Saccon Ad majòra !

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  14. Francesco Palmieri Mah, pur conoscendo bene il significato augurale-espansivo della citazione, l'espressione mi fa sempre venire in mente un assonante...alla malora, eheh! (Per Laura Saccon)

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  15. Laura Saccon Ma noooooooooo Francesco! Era per auspicare che tu consegua altri successi come questo! Comunque, battute a parte, mi metto un cappello in capo e poi me tolgo al tuo cospetto. Veramente bella la tua poesia

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  16. Piero Lo Iacono si credeva..
    si pensava...

    e le illusioni umane
    "ciò che la ragione nega... Mostra tutto
    e il sentimento afferma" diceva Foscolo...

    "Ci si aspettava a volte
    una tristezza lieve,
    il tempo di una nuvola a passare"

    quanto mi commuovono questi versi...
    o umana debolezza di credere il mondo per noi,
    e nuvola d'aria il dolore, inconsistente..
    invece la vita ha il suo ubi consistam nel dolore permanente---

    bravo poeta... my compliments...chapeau

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  17. ... beh... immaginare questa terra che viene percorsa da persone sognanti e speranzose è chiarire con se stessi che il materialismo segue pari passo la fantasia... grazie molto bella.
    Pino Soprano

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  18. una lirica profonda !
    Va alla radice , con quella nascita a Betlemme che comunque è presente nelle nostre vite , con quelle vacanze di valigie colme forse di mare mai visto, per colpa di quelle vacanze tramuate in lavoro di migrazione verso paesi lontani.
    S'intuisce il dolore , la nostalgia , il patimento di stigmate tramutate in piaghe...La delusione forse di questa terra che non ha colto il messaggio. Una terra d'affondo, un aterra di sprofondo... Guerre , fame , dittature...
    Molto significativa !
    Grazie francesco!

    Maria Chiara Crivellari

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  19. lirica dolorosa..nostalgica..forse x una vita o un mondo migliore... pensieri deludenti che dopo il tuo viaggio accantoni in un angolo della tua mente..ma con la speranza che potrai sempre ritrovare le tue emozioni... è una terra d'affondo ...è una terra di sprofondo..grazie Francesco e Gloria..un abbraccio CArmen Pettinaro

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  20. è molto bella ed ermetica, una pennellata di sensazioni intime tradotte in parole che sanno sempre di nostalgia, forse la poesia è malinconia, uno stato di sensibilità e di appartenenza alle cose che ti lascia vivo di domande ..grazie, è squisita
    Tatiana Andena

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  21. Guardare la propria danza di vita,con le immagini di epifanie mai state,di gioie troppo lievi e fugaci,nell'illusione di un reale che fosse terra promessa e non eplosione di ridenti superfici,di luoghi senza collocazione propria che non fosse quella del desiderio e del sentire.Nulla aspettando con fare coerente e per nulla sognante,una malinconia che condisse giornate senza esaltazione alcuna nella tranquilla veste del quotidiano.E invece restano solo i segni profondi dell'essere vinti ,dell'affondare in una vita che non ci appartiene se non nel sangue che genera.Quand'anche le parole,quell'istinto domato che chiamiamo poesia si rendono vane , solo allora si disperde la speranza e il senso del domani.Caro Francesco tu sai quanto io ti stimi e quanto la tua poetica sia da me sentita,forse perchè indaga così profondamente nelle pieghe del nostro male di vivere.Dire che le tue parole sono belle e sentite è limitativo e superficiale.Tu accogli con esse i nostri occhi avidi,bramosi di sensazioni,di quella condivisione d'anime che ci rende uniti e indivisibili.Scrivi ,affinchè ognuno possa ritrovare nel tuo dolore il suo,senza aver posa,cercando e innalzando questo come chiave di volta della conoscenza umana.Grazie amico mio.

    Daniela Bisin

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  22. Tra le illusioni dell'infanzia e l'ultima stagione della vita, o il momento della fine, quando ci è chiaro l'unico vero, c'è da riempire un vuoto.Lo si può riempire di edoné, di piccole frivolezze, di malinconie,di ricordi,di passioni, ma non ci attardiamo troppo. Puoi affondare. Possiamo affondare tutti,oppure essere lucidi e vivere quel poco tempo che ci è concesso senza rimpiangere nulla. Che ne sappiamo noi dell'eternità? Perchè avere nostalgia di una dimensione che non abbiamo,nè possiamo sentire? Ascoltiamo ancora un po' il canto delle sirene, navighiamo ancora un po'. Ci sarà tempo per il naufragio.
    Tu resti

    Non credo che canteranno per me.
    Le ho viste al largo cavalcare l'onde
    Pettinare la candida chioma dell'onde risospinte:
    Quando il vento rigonfia l'acqua bianca e nera.
    Ci siamo troppo attardati nelle camere del mare
    Con le figlie del mare incoronate d'alghe rosse e brune
    Finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo

    (Eliot)

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  23. Poesia bella e vera.Vera come ogni dolore che ci portiamo addosso in questa vita...quello che credevamo, è qualcosa che io non ricordo quasi più!Grazie per la tua bella poesia..un abbraccio.

    Silvia C.

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  24. Il viaggio si suppone abbia sempre un ritorno..in questa "desolante" lirica si percepisce il ricercare "una resurrezione"che la limitatezza umana non riesce ad individuare...ma che esiste nel momento della negazione, e della percezione del suo finito-infinito.Spesso, nei commenti precedenti, è stato citato, il grande Leopardi, poeta della spes senza speranza, delle illusioni-delusioni che, nonostante diano un senso al Mistero dell'Universo ,aiutano a superare quella voglia di voler penetrare nei suoi meandri; quando si nota l'incapacità di assolverli ,ci si ritrae contrariati"o natura,o natura"...Amo il viaggio,e se l'ultimo sarà senza ritorno, vorrà dire che ho vissuto ,e sarò "spirito" vagante alla ricerca affannosa del "dopo".Complimenti

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  25. Non riconosciamo per limiti terreni l'utilità della nostra esistenza e miseramente la riconduciamo a questo circolo senza valore che è la vita che vediamo. Siamo perduti in una dimensione di basso livello, tracce a terra, e sprechiamo il tempo, il passo, senza trovare la congiunzione. Bella e stimolante come sempre. Michele

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  26. Daniela Fenoaltea26 febbraio 2010 02:29

    Siamo abili nel suscitare speranze fallaci..
    La nostra presenza è apparizione e la terra lo scenario..Compliment!!!

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  27. "Ci si aspettava a volte
    una tristezza lieve,
    il tempo di una nuvola a passare,
    uno spavento appena
    e poi il sollievo,ma......"
    Un senso di profonda delusione e di amara verità nel leggere questa poesia...
    Come scrive Gloria "Ascoltiamo ancora un po' il canto delle sirene, navighiamo ancora un po'. Ci sarà tempo per il naufragio...
    per lenire un pò il dolore di questa terra...
    Grazie...molto bella

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  28. eppure la poesia è una nepente,riesce almeno ad asttenuare i dolori e le ferite all'anima che spesso sono più algici di quelli al soma.Poi la poesia e un rimedio che non costa denaro.

    Gilberto Fanfani

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  29. Sembra di assistere ad un allegro viaggio verso una terra ospitale,quasi una terra promessa, ma più la lirica si addentra nella tessitura dei versi e più amara e desolante appare questo andare verso una verità sconvolgente.E' la crudele ed empia realtà della vita che propone dolori e piaghe,cancellando sogni e speranze di fronte ad una nuda terra nella quale finiremo per sprofondare.Impietosa e tetra analisi di ogni nostro futuro. Ren

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  30. Il commento scritto non c'è più.

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  31. da viaggio di allegri gitanti a terreno che sprofonda sotto i piedi, dove si perde il senso - nell'infinito dolore - persino della poesia e della preghiera - dove non c'è più conforto alcuno, disperato il grido del titolo è solo terra che ingoia nelle sue viscere.
    Francesca Varagona

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