mercoledì 10 febbraio 2010

IL PESCATORE di Paola Casulli


(Mi madre duerme el sueño de los Justos di Elan Primo Marsiglia)

 
Non chiudere mai
gli occhi del tutto
se c'è quel vento che soffia e spazza. Anche se brucia come sale
taglia come accetta, tu, mio amore, guarda in ogni direzione

Quasi sempre
i flutti si portano i loro martiri, ma tu ribolli
di disperazione
come mare tu sei
e come stesso mare
il vento nulla può se non mangiarti gli occhi. Non chiuderli mai del tutto
pensa alla pietà dei miei: essi cicaleggiano verdeggianti,
aspettano la calura dell’estate.

(da Sartie, Lune ed altri Bastimenti)






31 commenti:

  1. che bella!!! uno stile assolutamente denso di immagini, come io adoro ...il senso è intenso, profondo,è saggezza..non chiudere mai gli occhi, tienili aperti, anche se il sale del dolore li fa lacrimare, resisti.
    E quel "guarda in ogni direzione" mi piace moltissimo, è speranza, è promessa di amore.
    Complimenti!
    Tatiana Andena

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  2. Si, anche se il vento brucia gli occhi con la sua forza, devi resistere con gli occhi aperti...e guardare in ogni dove...
    "...essi cicaleggiano verdeggianti, aspettano la calura dell'estate." Bellissime queste parole...Complimenti e grazie.
    Wanda

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  3. Maria Isabella D'Autilia10 febbraio 2010 07:56

    Molto intensa e coinvolgente...Bellissime le immagini che evoca e le suggestioni che offre.
    Sì mai chiudere gli occhi, neppure di fronte al vento più tagliente e gonfio di salsedine che brucia lo sguardo...
    Mare nemico che richiede martiri o che mangia gli occhi, paradigma della vita agra, dura, da affrontare comunque ad occhi aperti...pensando magari all'approdo rassicurante di altri occhi che cicaleggiano aspettando l'estate...
    Molto bella, e positivamente piena di speranza!

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  4. apoteosi di un amore ordinato e miscelato dalla sapienza del sentire, reclamare, volere. bellissima paola!! grazie...♥

    Ornella Pennacchioni

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  5. Pura salsedine!.. Versi che sanno di brezza marina e di sale, così come le lacrime versate aspettando il rientro di quell'uomo, ritto sulla paranza...

    Vittorio Fioravanti Grasso

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  6. E femmene'e mare...e gi... Mostra tuttoà questo mi fa sentire a casa,tra le spiaggette piene di barche pronte all'uscita,dove le donne aspettano i loro uomini..ma c'è un vecchio detto napoletano :"chi va pe' mare chisti pisc' piglia" ed è lì il dubbio che si insinua nel mio approccio ai tuoi splendidi versi; è nel pacchetto offerta la probalita di un imprevisto,di un tradimento,di un incidente...E' un invito,una supplica a non lasciarsi trasportare dalle onde della leggerezza esistenziale.
    Ulisse...il pescatore..non lasciarti tentare! Bella Paola..molto ♥

    Maria Pia Monicelli

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  7. Parole in versi adagiate sulla sabbia, sui sassi, sugli scogli...sferzate dal vento, bagnate dal mare ma ancorate negli occhi, senza chiuderli.

    Claudio Zotti

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  8. Il mare tutto contiene, quasi quanto il cuore.

    Cesare Cuscianna

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  9. Nella prima parte, la differente lunghezza tra primi due versi e gli altri due inserisce un elemento di asimmetria che è la mia chiave di lettura.
    Nella seconda parte c’è una presenza a mio modo di vedere eccessiva del soggetto-poeta (ma è femmina ‘e mare; che vogliamo? :-)). Ho provato a togliere 4 parole, 4 soltanto, e la presenza del poeta è tornata discreta e di nuovo mi sono ritrovato pienamente immerso nella magia della misteriosa conoscenza poetica.

    Scrive Eliot che nessun poeta preso per sé solo ha un significato compiuto; il giudizio che si da di lui è il giudizio di lui in rapporto con i poeti e gli artisti del passato.
    La tua poesia evoca nella mia testa altri versi.... C’è la presenza costante degli occhi, veri protagonisti. Penso a Rilke: Spengimi gli occhi e io Ti vedo ancora.

    E come stesso mare il vento non può nulla se non mangiarti gli occhi. Penso alla IV parte della terra desolata, la morte per acqua, la purificazione. Phlebas il fenicio morto da quindici giorni/ dimenticò il grido dei gabbiani e il fondo gorgo del mare/e il profitto e la vendita./Una corrente sottomarina/ gli spolpò l’ossa in mormorii. Come affiorava e affondava/passò attraverso gli stadi della maturità e della giovinezza/procedendo nei vortici. Gentile o giudeo/o tu che volgi la ruota e guardi sopravvento/ considera Phlebas, che un tempo fu bello e alto quanto te.

    C’è il vento che soffia, spazza, brucia, taglia e guarda in ogni direzione, soprattutto dentro ognuno di noi, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Venti che “così crescenti e sibilanti alzavano quel canto purissimo di cui nessuno ha conoscenza” (Saint-John Perse).

    C’è il mare. Notevole la mancanza di articolo determinativo (come mare tu sei e come stesso mare). Si apprezzerebbe meglio in lingua inglese; the definite article si usa in caso di specificity (il mare: indicando quel mare legato a qualche peculiare specificità); non si usa in caso di genericity (mare in senso generale, in qualche modo omnicomprensivo).
    L’uomo è legato al mare. Il mare attuale non è il mare degli inizi, quello che viene definito “oceano primitivo”. La composizione dei fluidi extracellulari dell’uomo (per esempio il sangue) ha un’alta concentrazione di sodio e una bassa concentrazione di potassio, come il mare attuale. Ma dentro le cellule umane la situazione cambia: alta concentrazione di potassio, bassa di sodio; è la situazione dell’oceano primitivo. La cellula è continuamente attiva per proteggere, attraverso costosi meccanismi di membrana cellulare, la propria composizione elettrolitica, che è il ricordo dell’oceano primitivo. L’uomo è legato non solo al mare che ci circonda ma, molto più profondamente di quanto si possa pensare, anche all’Origine.

    c’è spazio per la speranza nonostante tutte le contraddizioni; c’è la possibilità di non chiudere mai gli occhi del tutto; c’è ancora la pietas. E mi scopro a sorridere anche io con allegria. L’allegria non dell’animale sazio ma della persona che ne rintraccia le radici paradossalmente proprio nelle contraddizioni. E’, come dire, un cicaleccio verdeggiante che aspetta la calura dell’estate.

    Francesco Enia

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  10. Guardarsi negli occhi con il vento e spiare i suoi percorsi, i suoi giochi e da lui farsi guardare fino all'ultimo fondo di cuore. Bella e seducente poesia.

    Alessandra Fanti

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  11. Tu, mio Amore, mio Mare, non riposi coscienzioso sulla riva adagiando relitti e pensieri, tu onda ribelle, tumultuosa “ribolli di disperazione”e piangi di impotenza.
    Non chiudere mai completamente gli occhi mio Tutto , guarda in faccia la realtà per quanto lacrime salate possano bruciare.
    Nei miei l’umana ,calda speranza di verdeggianti nuove messi propiziatrici di pace e prosperità.
    Adeguato invito, specialmente in tempi moderni a non chiudere mai gli occhi davanti alle difficoltà della vita, (roba da deboli) o davanti alle ingiustizie (roba da vigliacchi)....
    Paola fantastica nocchiera, ti sia sempre luminosamente presente la “nostra” Stella Polare!

    Adriana Scanferla

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  12. Poiché non sono poeta, mi piace leggere versi di poeti nei quali trovo espressi i miei sentimenti.

    Fernando Lomartire

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  13. ... il mare come compagno infinito... grazie... Pino Soprano

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  14. Il mare ...

    Il mare per me è tutto ,mi tiene compagnia ,porta lontano brutti pensieri con il suo vento di ponente-
    Mi piace il mare quando lambisce i miei piedi
    con la sabbia tra le dita ---

    il mare ....

    grazie
    Maria Chiara Crivellari

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  15. Senso di impotenza ed evocato vigore si offrono di sponda ai rimbalzi della mente e dell'anima; come il moto d'onda di quel mare (comunque inteso) su cui si adagia una speranza imperitura.
    Grazie, Paola
    Leopoldo Costabile

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  16. E'stupenda, stucchevole e coinvolgente, pennellata come un pittore dipinge il suo quadro. Mi ha suscitato un emozione intensa. Come una donna che viene dal mare, questo mare da cui attingiamo tutto, fonte indelebile di ogni ispirazione ma che da e toglie. Non chiudere mai del tutto gli occhi, pensa alla pietà: essi cicaleggiano verdeggianti aspettando la calura dell'estate. Complimenti

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  17. Vento, tu che alimenti l'energia vitale, accarezzi la pelle, affronti l'amore, sconfitto dopo una lotta tra te ed il mare. Bruciano gli occhi, accecati dalla salsedine, ma ogni tuo tentativo di vincere il conflitto, resta invano, il mare nasconde le sue vittime e non permette a nessuno di chiudere gli occhi, sorveglia e gestisce un pericolo incombente dove il vento si arrende nell'attesa dell'estate. Una lirica insolita, coraggiosa e molto bella. Grazie Paola

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  18. come mare tu sei
    e come stesso mare
    il vento nulla può se non mangiarti gli occhi. Non chiuderli mai del tutto

    Niente mi colpisce come questi versi. Io sono di mare, io vengo dal mare. Vedo questo dalla mia casa, sin dalla mia infanzia,d'inverno d'estate sempre a nuotare a vagre tra le onde. Questo rapporto col mare mi riconduce a me stessa, alla parte infantile di me, che custodisco gelosamente per ritrovare una verità smarrita, una pietas dimenticata. Abbiamo indugiato troppo nelle camere del mare, dice Eliot Nel Canto d'amore di Prufrock. Ma non si deve indugiare nel mare, si va avanti col vento che sferza gli occhi, finchè si sentono voci umane. E allora andiamo
    con coraggio e forza. Andiamo...

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  19. ....stupenda lirica...adoro il mare...è immensità..amore .. dolore....il vento spazza...sferza..ma tu con coraggio resisti..grazie a Paola e alla splendida Gloria...un bacio..Carmen Pettinaro

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  20. Per me montanaro ho guardato i lontani orizzonti per scrutare il mare. Mistero e sogni s'intrecciavano, desideri e delusioni si mescolavano, ma la curiosità non diminuiva e scoprendolo come potevi chiudere gli occhi davanti a tanto splemdore. Il vento sferza, anche il mare è infido, ma le suggestioni sono forti e leggendo i versi di Paola ripercorro alcuni momenti della mia giovinezza, attimi i mistero e di goliardia. Si andava avanti perché quell'orizzonte era sempre pieno di promesse. Sia un buon augurio per i nostri giovani il non chiudere gli occhi nonostate il vento ostile
    Antonio Lanza

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  21. Forte e chiara tensione morale in questi versi in cui domina una precisa,oserei dire,perentoria richiesta.Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell'anima essi diventanoil mezzo che trasmette alla nostra interiorità gli accadimenti della nostra vita,anche se amari e crudeli.E ancorchè distrutti dal bruciante sale delle vicissitudini dell'esistenza,siano essi sempre il tramite che ci consenta di cogliere da ogni direzione ogni attimo della stessa. Più ardente la seconda parte che ripropone il concetto degli occhi fino alla loro consunzione,con un lieve lembo di positività nel loro amore "pietà" con il quale accoglieranno il verdeggiare dei campi e l'arrivo di una più serena stagione.

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  22. l'esplicazione vera è nel coraggio di questa donna, che pur non avendo corpo ha voce. Una voce dolcissima ma ferma che invita il suo uomo, il pescatore, a lottare contro le avversità per tornare da lei.
    Gli occhi chiusi possono difendere dal vento che sferza la sua forza sulle onde,ma impedisce la visione delle cose. è ancora una volta una donna a somministrare dosi di coraggio all'uomo affinchè possa salvarsi ed insieme salvi il loro amore...

    Paola Casulli

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  23. Importanti gli occhi,attraverso loro entra l'amore.E' giusto tenerli aperti o almeno socchiusi,ne hanno diritto.Con gli occhi l'amore si fortifica,si verifica,
    Il mare poi è padre di molti amori,sorti sulle sue rive.Le sue maree sono le nostre marre.
    Colui che non ha veduto il mare non ha conpreso nulla della vita,dice la poetessa iraniana Forugli Khzad,ed io aggiungerei dell'amore della morte e dell'io.
    Una originale lirica,di buon sesto,garbo,concinnata ed intrigante di tema.

    Gilberto Fanfani

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  24. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  25. Bisogna notare che ogni lettore-commentatore-poeta ha messo l'accento su di un tema o su di
    un aspetto della poesia, donando all'autrice nuovi spunti di rilessione. Ma la poesia è perfetta così com'è. Se Paola vuole dire qualcosa sui rilievi che le hanno fatto...

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  26. "come il moto d'onda di quel mare (comunque inteso) su cui si adagia una speranza imperitura". Scrive così Leopoldo nel suo commento. Credo intenda, in una comune visione delle cose, che il mare, se lo ergiamo a simbolo delle burrasche della vita, non debba comunque spaventare. A renderlo mansueto siamo sì capaci, lì dove si nutre una speranza.In quel luogo dove si rinnovano le stagioni che germogliano dentro di noi.


    Paola Casulli

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  27. Una parola per "gli occhi", veri protagonisti del testo. Come scrive Gilberto, attraverso di loro entra l'amore. Capaci di imprimere all'animo la forza del dispiacere come l'inquietudine o come la stessa malinconia, mutano spesso espressione interiore. Chiuderli non è salvezza, non è protezione da tutto ciò. Inganniamo l'ordinario attribuendogli erroneamente poteri che non merita e che, soprattutto non possiede. mentre lo straordinario della vita ce la facciamo scorrere via dalle dita; come in un sonno. "La materia del sonno è un vapor dolce" si legge nel "Democrito et Eraclito", ma non dobbiamo indurci a pensare che sia una condizione di rilassatezza bensì un cedimento che cessa nell'inerzia. Quel sonno che esercita sul'anima la tranquilità della morte.

    Paola Casulli

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  28. riallacciandomi a Tatiana, nel suo primo commento, la saggezza non sta nel tenerli chiusi, gli occhi. Piuttosto socchiusi per difesa dalle intemperie, ma sempre pronti a scrutare l'orizzonte, a guardare in tutte le direzioni. Il pensiero ostinato che cancella ogni flemmatica svogliatezza nell'agire, il più desiderabile strumento che possiede la rara attitudine a discernere il bene dal male. Il pescatore conosce la rosa dei venti, le sue dita saprebbero, a memoria, tastare il piccolo oggetto riconoscendo su di esso il Nord e l'Ovest, il Sud e l'Est; altrettando abilmente spinga il suo coraggio fino alle estreme frontiere della conoscenza e della lotta, cosicchè la più sottile follia diventi la più grande saggezza!

    Paola Casulli

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  29. Questo nostro mare errante questo vecchio vento educato di superbia questo nostro piccolo infinito... ha un suono remoto, un suono di sonno ...o pioggia ...o sirena di triste porto perchè non ha più eco nel nostro nido! Ma se solo tu ci risoffiassi sopra come un fantasma bianco, con un lenzuolo di schiuma ...in mezzo al vento... scatenato s'una riva. Piangerei! Poi la luna cammina sull'acqua e fa tranquillo il cielo lentamente riprende il vecchio tremore del mare mentre un giovane ramo lo scambia per il suo specchio. EROMA11 febbraio 2010 04:41

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  30. ... il vento nulla può se non mangiarti gli occhi ... un'implorazione ... mentre gli occhi verdeggianti attendono l'estate, chiari, cicaleggianti, forse già lontani, già proiettati all'estate.
    Francesca Varagona

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