lunedì 8 febbraio 2010

LABOR - ATTORE di Ennio Plauto




(Pablo Picasso, Don Chisciotte)

"Si capisce, - disse don Chiscìotte - che non sei pratico di avventure: quelli sono giganti, e se hai paura, fatti in disparte e mettiti a pregare, mentre io vado a combatter con essi una fiera e disuguale tenzone" (Cervantes)

 



Perpetuo
moto ed occasione,
rivoluzione.
Diligente
dialettica liceale
segnava il passo
del mio cantare.
Travolto
dalle reali, dalle oggettive
condizioni
ad incondizionata resa
di analisi ed azioni,
moriva l'altro secolo
con sofferenza sinistra,
doglie o metastasi?
(me lo sono sempre chiesto).
Volontarismo
di involontarie speranze
ricolorava la volta
con tante stelle,
e tutto intorno
di tante storie
fango e utopie
dal retrogusto
antico di antiche libertà
comunali
come agli Scrovegni
intorno
un giardino italiano,
ghiaia e passanti,
pietre, conflitti
e muri spezzati.
Balziamo oggi
nei nuovi cosmi
fra fuochi e ellissi
e sinusoidi.
Manca l'analisi?
Manca il soggetto?
O manca all'uomo
un cuore in petto?





24 commenti:

  1. "Un po' è individuale, un po' è la malattia dell'epoca per quanto riguarda l'equilibrio mentale, perché ci troviamo appunto in un'epoca di transizione della società quando tutti i legami sembrano sciogliersi, e l'ingranaggio degli interessi si disperde e le vie dell'esistenza non sono più nettamente tracciate in ogni ambiente verso un punto culminante, ma tutte si confondono e scompaiono, e sta all'iniziativa individuale crearsi fra il caos universale la via luminosa. Così nell'arte come nella vita pratica" (C. Michelstaedter, lettera alla sorella Paula, 1906).
    Si vive, si corre, si ama e ci si appassiona e l'epoca in cui si ha la ventura di trovarsi impasta i sentimenti con lo spirito del tempo, condiziona i caratteri e forgia le libertà sull'idea dominante di individuo. Ed anche chi è più libero, anche chi è più critico ed alternativo, finisce malgré lui ad essere travolto da questo spirito. Avviene così che i tempi in cui si vive male divengano anche tempi in cui si parla male, si sente male, si ama male; divengano epoche nelle quai i muri esistenziali vengono fatti calare sui propri sentimenti come una notte che illusoriamente ci farà svegliare diversi il mattino dopo. E tutti diveniamo dei mezzi, mezzi per far superare le altrui paure ed incapacità esistenziali in un'ininterrotta "asocial catena" di reciproco sfruttamento e ragione strumentale.
    Il ragionevole, distorto nel razionale, cede passo all'anutoannichilimento ed all'autostordimento che amputa parti di sé credendo di salvare in tal modo l'individuo da una cancrena le cui cause non sono altro che il movimento stesso delle cose. Forse la risposta più rivoluzionaria che a tutto ciò si possa dare consiste nel non farsi pietrificare dallo sguardo della medusa dell'egoismo che uccide l'ego e nel non perdere mai la capacità di sentire, capire, vivere, amare. In ogni caso, nessun rimorso. Ennio

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  2. Viviamo un tempo chiuso, orfano delle lezioni del passato e delle speranze dell... Mostra tutto´avvenire
    I migranti espropriati della propria identità si devono riappropriare dei miti dell´origine
    Ogni impero sogna di abolire la storia. Saper fermare il tempo è la prova d´esame del potere assoluto: riuscire a cancellare assieme il rimpianto del passato e la speranza del futuro è la sua garanzia di perennità. Così ogni dittatura sul presente inaugura, inevitabilmente, una dittatura del presente. Ed è questa “presentizzazione” assoluta la minaccia che si intravede dietro la maschera ottimista della globalizzazione e la sua eccitante coalescenza di tempi e di spazi o

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  3. Ennio ha avuto coraggio nell'affrontare un argomento così delicato e impegnativo. Mi piace l'inizio perché abbiamo avuto le nostre esperienze, i nostri sogni, le barriere insormontabili da superare. Per fortuna la storia non si cancella, nè si può imprigionare, nonostante lo strapotere a volte imperante, perché c'è gente illuminata e coraggiosa che la difende e la commenta. Passato e futuro devono formare una catena inidissolubile: il passato con le sue contraddizioni e le sue virtù, il futuro purificato dai guasti di un egoismo becero. Le generazioni che verranno meritano un mondo migliore nel quale cresceree sviluppare la propria personalità con dignità. Le ricchezze del mondo sono concentrate in poche persone, il resto non ama più le rivoluzioni, sia la cultura a far comprendere che si sta bene se stanno bene tutti.
    Ennio i miei complimenti.
    Antonio Lanza

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  4. Viviamo un tempo bugiardo, un tempo che non ha e non mantiene le aspettative, un tempo che la parola domani o futuro sembrano scritte solo per il vocabolario...Mille interrogativi mille domande, una delle quali è doglie o metastasi, io dico, per gli anni che conto, che trattasi di metastasi in una classe cosi detta dirigente che ha preso il sopravvento da oltre 40 anni di massonica estrazione laddove la torta si divide in pochi ed il resto a guardare...La chiusura di questa bellissima poesia esposta anche in maniera difficile ma con classe è lo specchio della verita'...Manca l'analisi, manca il soggetto...No manca il cuore in petto...giusto ma fuori poesia aggiungerei una parolina semplice semplice..ONESTA!..Complimenti vivissimi all'autore...Bruno Zapparrata

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  5. ..in un mondo dove l'essere umano è schiavo del "Dio denaro"...dove i potenti di turno divulgano la superiorità del loro sistema....l'uomo deve e può esprimere la sua grandezza nella libertà dai suoi bisogni materiali..librandosi verso il cielo della conoscenza...dell'amore..un abbraccio Ennio..Carmen Pettinaro

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  6. Wanda Allievi11 marzo 2010 06:25

    "Manca l'analisi?
    Manca il soggetto?
    O manca all'uomo
    un cuore in petto?"
    Tante cose mancano all'essere umano, in quest'epoca dove l'importante è...fare soldi, apparire e non essere...
    Bellissima canzone di Pierangelo Bertoli, che accompagna questa complicata, ed impegnativa poesia.
    Grazie

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  7. Cronistoria biografica in piacevoli versi di un passaggio di fase,di un rivolgimento della poetica e della Weltanschauung del poeta.

    Gilberto Fanfani

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  8. Gabriele Prignano11 marzo 2010 08:02

    Noi (cioè quelli della mia generazione) abbiamo conosciuto il sibilo dell bombe americane, il clamore delle cannonate naziste e tanta, interminabile fame e miseria. A volte la storia evolve (o involve) procedendo a passettini.Ache noi 60 anni fa abbiamo inseguito il Sogno, comete e altri nei decenni successivi: ci siamo armati come quel don Chisciotte che citi e abbiamo preteso IN POCHI di cambiare la storia, scontrandoci non coi mulini a vento, ma con lo strapotere dei media. Ci hanno addomesticati, mio caro amico, e lo sai benissimo. Il discorso, però non riguarda nè me nè voi tutti, ma l'intero popolo. E, quindi, quando si parla di corruzione, mi spiace, ma penso che il dicorso sia generale, non riguardi solo le caste, i potenti, quanti ci hanno governato e ci governano. Investe il nostro beneamato popolo. Tra portaborse e lecchini vari si tratta di un vero e proprio esercito.
    Rinunciatario? Nemmeno per sogno! Bati e ribatti ce la faremo (ce la farete) vedrai!

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  9. è bella, piena di immagini che rendono l'idea, seria, di come oggi si assista a tanti attori su un palcoscenico che vacilla, senza spettatori reali, senza copioni ...grazie, un affettuoso saluto
    tatiana andena

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  10. Siamo cittadini del mondo globale. Se tutto questo da un lato offre opportunità sconosciute alle precedenti generazioni, dall'altro comporta
    l'assunzione di responsabilità maggiori e la presa di coscienza che tutto ciò
    che accade nel mondo ci riguarda direttamente.
    Allo stesso modo ogni nostro comportamento ha ripercussioni al di là dello
    spazio geografico in cui viviamo. Invece non siamo in grado di guardare oltre
    il nostro naso nè dentro di noi. Non siamo capaci di stabilire delle priorità,
    di riuscire ad apprezzare le piccole cose quotidiane, di saperci accontentare
    senza lasciarci fuorviare dalle apparenze, dalle illusioni, dai falsi dei che
    lasciano il tempo che trovano. Siamo fragili e indifesi di fronte agli egoismi
    del più forte e di fronte alla natura necessaria delle cose. "Il nostro compito
    è guardare il mondo e vederlo intero. Occorre vivere noi più semplicemente per
    permettere agli altri semplicemente di vivere" (F. Schumacher). La tragica
    conclusione è che l'uomo non è più capace di amare se stesso, nè tantomeno gli
    altri...
    Complimenti! Mi è piaciuta molto!
    Deborah Mega

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  11. Telematica, New Age, clonazioni richiedono il loro contributo senza fare concessioni, lasciando poco spazio ai ricordi. Il cammino nell'era supersonica, SUVonica ed Outfitdollari è segnato da atroce risveglio offrendo scene di conflitti, fango, detriti. Svanite utopie, sempre alla ricerca "dell'uomo", analizzando, analizzando il perché, forse non trovando più una soluzione.....

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  12. Antonello Panero Riesci a mettere tutta l'arte in ogni parola, Ennio. Grazie davvero!!

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  13. Amara riflessione sulla fine di un secolo e l'inizio di un altro che appare desolato e privo di speranze di migliorare la società e la nostra esistenza individuale

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  14. Wanda Mantero Troppo forte, Ennio, ma il battito del cuore umano pochi lo percepiscono preferendo ignorarlo a favore dell'interesse personale

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  15. Wanda Mantero Troppo forte, Ennio, ma il battito del cuore umano pochi lo percepiscono preferendo ignorarlo a favore dell'interesse personale

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  16. Fabio Augustus Lupis Non è tanto il cuore che manca, quanto più la capacità di farlo battere a dovere e di apprezzare ciò che , anche di più piccolo, ci viene offerto ogni giorno.

    Ogni volta che leggo le tue poesie mi sento un povero idiota

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  17. Francesca Gorini Ennio e' veramente stupenda... hai sempre avuto un grande talento e qui si vede veramente

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  18. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  19. All'uomo non manca un cuore in petto semmai la capacità di relazionarsi con i suoi simili per unirsi in battaglie di tipo epocale, in questo stralunato momento storico, in cui ci ripieghiamo nell'intimo. Il poeta riflette, denuncia, s'interroga, è questo il suo ruolo, soffre empaticamente. Sono altri di attori che dovrebbero prendere in mano le redini. Le utopie non sono morte, per il loro intrinseco essere ci saranno sempre, e saranno sempre irraggiungibili. Forse sono un po' appannate. Ma anche un canto-denuncia come questo può far tornare il desiderio di interrogarsi, in fondo questa è l'unica vita che ci è dato di vivere, non solo per noi, ma anche per chi verrà dopo di noi. Grazie per l'opportunità.
    Bellissimi i versi, il linguaggio ricco a volte simile a musica dodecafonica.
    Francesca Varagona

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  20. silvia calzolari11 marzo 2010 23:08

    Ennio ci conduce con abili versi (essenziali/ermetici) in un percorso consapevole e acuto (tra passato, presente e proiezioni future) permeato di dubbi e disagi.
    Passato di movimenti/rivoluzioni/occasioni ricche di linguaggio/studio dialettico classico che ha caratterizzato il suo cammino.
    Il secolo scorso si chiude con la sconfitta/resa incondizionata di ideologie sia per incapacità analitica che di realizzazione delle stesse. Tutto questo con grande sofferenza sinistra (sia in senso politico che di percezione animo/ pensiero) lasciando vuoti e domande ancora senza risposte.
    Il presente all'insegna di volontà di paradisi (illusione/speranza). Interessante ed efficace la similitudine. I versi conducono alla cappella degli Scrovegni di Padova voluta da Arrico degli Scrovegni (figlio di Reginaldo degli Scrovegni banchiere o meglio usuraio come lo definisce Dante Alighieri nella Divina Commedia relegandolo all'inferno) per redimere la figura del padre. Nella cappella troviamo i dipinti di Giotto. La volta....il cielo stellato di Ennio che rappresenta la speranza (a cui si anela...illusoria) e alle pareti la rappresentazione di vizi e virtù. Quindi la nostra società italiana con il suo fango e le utopie (dal sapore antico)....un giardino italiano che si muove in conflitti e "muri spezzati".
    La visione futura...inquieta, sconcerta...la società proiettata in cosmi geometrici...iin cui manca analisi... e soprattutto in cui si è perso il senso....il centro....l'uomo. La chiusa rimane domanda (retorica) di grande sentire in dubbi a cui è difficile o troppo facile dare risposte. Ammirazione grande per l'efficacia e il valore poetico di questa tua...Ennio!

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  21. Analisi spietata dell'autore che traccia un consuntivo di fine secolo scorso desolante e mortifero come le metastasi,nè da miglior introduzione al nuovo secolo che certamente non si redimerà dai peccati ereditati.Del tutto superflui gli elenchi delle malefatte di politici,affaristi,porta borse e banchieri che tra menzogne, artifizi e sopraffazioni hanno sperperato il poco di buono che gli onesti hanno tentato di costruire in un paese che si muove tra conflitti e rivalse,senza una guida sicura,in cui l'illegalità è il comune denominatore della nostra società.Tutte le altre speranze rientrano nel sacco delle utopie e parole come omologazione ,federalismo,fanno parte di un dizionario dimenticato insieme ad altre come,onestà.etica,morale e giustizia. Tutto del futuro è lasciato al caso il "carpe diem" sembra essere l'unica soluzione proponibile,altre risposte non si intravedono.L'uomo ha perso la sua centralità e si è rifugiato in un sordido egoismo dal quale sarà difficile stanarlo,non intende più relazionarsi con gli altri.La globalità è intesa come accomulazione di risorse in mano a pochi e non come frutto di una comune forma di collaborazione,per cui manca l'interesse ad una aggregazione di forze vitali che mettano ordine e regole del giusto vivere.che altro dire?Terminiamo con due righe dalla "Guinea" di Pasolini,uno dei pochi che aveva capito la misera fine di tante speranze."l'intelligenza non avrà mai peso,mai,nel giudizio di questa pubblica opinione.Neppure sul sangue dei lager,tu otterrai da una dei milioni di anime della nostra nazione,un giudizio netto,interamente indignato:irreale è ogni idea,irreale ogni passione ecc........" Belli,ma amari i versi di questo "Labor" ricco di una ammirevole qualità e sostanza poetica. Ren

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  22. "O manca all'uomo un cuore in petto ? L'essenziale al cospetto del divino s'innalza nel quesito piu nobile e altisonante per virtù e musicalità del verso quotato nell'incisione artistica e veritiera dell'essere cuori battenti sotto la pioggia di "muri spezzati" mancanti di analisi e di soggetti propri."Volontarismo di involontarie speranze"si sparge nel passaggio che non sfocia , esitante , nella sintesi delle vicende umane ,e non, che ne hanno scaturito l'alito.Chissà, magari o giammai siamo noi i "nuovi cosmi, fuochi ellissi , sinusoidi"!? Ci rimane il veleno accumulato nel corso delle rapide , tra gli spruzzi di schiuma scintillante ai tramonti, nei ghorgheggi di maree ora timide ora furiose nel richiamo della terra e del suo magma di sangue e carne malcelata all'ingordigia della passione e della morte. Ne trarremo il giusto giovamento, caro Ennio, "con sofferenza sinistra", che siano "Doglie o metastasi" lasceremo scintillare bandiere di strofe nel "passo " del nostro cantare. Che Dio ti benedica poeta . Il tuo canto è nobile ed il tuo incedere sicuro. Il tuo verbo emergenza di scoperta dopo o innanzi travolti dalle "oggttive condizioni ad incondizionata resa ". Grazie.

    Con Stima e ammirazione
    Antonello Bruno

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  23. Tentiamo l'impossibile,diceva Basaglia ed è riuscito a realizzare l'utopia più assurda per gli ostacoli politici,economici e i pregiudizi degli italiani. E ce l'ha fatta in Italia. Ma tante tante riforme,di quelle vere, sono state fatte tutte intorno agli anni 70. Adesso le controriforme, diritti sempre più conculcati, nel nuovo secolo, nei 'paradisi'occidentali. Il mercato è tutto, è tiranno. La guerra mondiale c'è. Sempre il libero mercato spinge ad azioni ingiuste per l'individuo e per i diseredati.
    Tentare l'Utopia? Ma quello che

    manca è proprio il soggetto politico, che organizzi le masse alla vera riforma. Vorrei dire un altro termine, ma nn è questa la sede. Le battaglie ,i fermenti del secolo scorso non scompariranno,perchè la dialettica storica ce l'ha insegnato. Dopo un periodo di assolutismo o
    totalitarismo politico e economico, si cercheranno nuove vie per migliorare le condizioni della gran massa dell'umanità ( e riflettiamo su tutto il mondo, non solo sull'Occidente, non solo sull'Italia). Purtroppo noi siamo costretti a vivere questi tempi,Ennio, e tu ne soffri. Non c'è il cielo stellato Dell'etica Kantiana. Ma noi tutti siamo troppo rassegnati, troppo sottomessi a quello che ci propinano e non tentiamo più l'impossibile. I modi e i tempi dell'utopia realizzabile, non ci è dato ancora conoscerli, ma sapremo riconoscerli quando si vedrà la scintilla lel Nuovo? Il mercato globalizzato e i messaggi dei mezzi di comunicazione di massa vanno combattuti, questa è la certezza che ho.
    Il terrorismo è l'altra faccia del mondo globalizzato. Dovremmo ricercare ancora e ancora e ancora.Non è una caratteristica della specie umana rassegnarsi senza aver combattuto...Brecht diceva, come lo diciamo noi:viviamo in tempi bui. E il nazismo è stato sconfitto Si potrebbe continuare che non avremmo dovuto accettare l'aiuto dell'impero economico e militare, che ce l'avremmo fatta da noi. Ma oramai....

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  24. Maria Isabella D'Autilia12 marzo 2010 07:08

    O manca all'uomo
    un cuore in petto?

    Forse è questa l'aporia della contemporaneità...dove anche il cuore è messo a tacere dal frastuono che viene dal palcoscenico dove i volti e le maschere pericolosamente si somigliano, anzi i volti sono maschere che coprono le maschere. Ed anche chi il proprio cuore lo conserva, spesso in quel frastuono non lo riesce ad ascoltare.
    Un amaro bilancio in bellissimi versi, che spingono a pensare quanto in questo contorto inizio di millennio ci sia un senso di perdita...
    quasi come foglie al vento, in un vento arruffato e devastante sembra che tutto venga spazzato via, le utopie, le speranze, tutto arruffato e perso nell'arruffato vento, tutto perso come fosse illusione...
    Eppure, anche se citata nella poesia, i versi non mi rinviano il senso della resa, ma quello della riflessione pensosa, e quello dei "perché?"
    Mi piace, Ennio, questa tua poesia!

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