venerdì 12 febbraio 2010

Non è vero di FRANCESCO PALMIERI

Pesadilla en Venecia o El purgatorio de los obispos
(dall'album Fotos del muro di Elan Primo Marsiglia)


Non è vero che morire
è solo mutazione già prevista
(passare dal solido al gassoso,
frantumarsi in soli e stelle
e diventare vento, anni luce,
una saetta da un qui al dappertutto).

Non è vero che morendo
non si perde niente.

Si perde tutto

(se non ricorderò chi sono
e cosa sono stato,
l'accelerazione al sangue
per te che non sapevo
e nell'istante breve
sei stata il nome proprio
tatuato nella pelle;
se non riconoscerò
i volti amati e persi
e non rivedrò mia figlia
che pur senza volerlo
avrò lasciato sola;

e non saprò il fragore
dei sogni che ho sognato,
di una mattina presto
coi passeri già svegli
e del silenzio quieto
dopo la nevicata,
del cielo quando è maggio
che apre le finestre
e il sonno di una casa
che guarda verso il mare).

Non è vero che morendo
non si perde niente.

Io avrò perso tutto
se in un' altra vita

non mi ricorderò di questa.



24 commenti:

  1. Noi non ricorderemo più niente, Francesco, nè la casa che affaccia sul mare, e neanche il dolore che abbiamo provato. E se la vita fossse eterna, il tempo, quasta variabile imprevedibile, sarebbe una linea retta. Sapremmo amare?

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  2. C'é qualcosa di nuovo e di diverso in questa poesia: non solo un inconsueto attaccamento alla vita presente, ai volti amati, ai sogni (il sognare é facoltà di chi vive),
    alla natura rappresentata dai passeri che salutano l'alba, dal paesaggio silenzioso immerso nella neve, dal tepore del cielo di maggio che prelude all'estate, dal mare, che ormai é un motivo ricorrente nelle tue poesie.
    Le due negazioni si annullano reciprocamente e affermano una certezza: morendo si perde tutto.
    C'è incertezza sull'altra vita, quella futura : se non ricorderemo chi eravamo, cosa siamo stati e soprattutto l'euforia dell'amore (significativi i versi "nell' istante breve sei stata il nome proprio tatuato nella pelle"), avremo perso davvero tutto.
    Auguriamoci dunque di continuare ad avere un minimo di consapevolezza di noi, il ricordo della nostra vita, anche dopo il trapasso ; allo stesso modo se coloro che restano continuano a conservare la memoria di noi, quella "corrispondenza d'amorosi sensi" che ha il potere di consolare, appena un po', chi ci sopravvive, non andrà perduta e noi non saremo avvolti dalle tenebre dell'oblìo. ... Mostra tutto
    Tu hai qualcosa che può renderti immortale, la tua poesia, unica alternativa al silenzio e alla dimenticanza...
    Deborah Mega

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  3. E,in parte, sono d'accordo con Deborah, su certi aspetti nuovi del tuo poetare

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  4. SUPERBA, anche se travolge e spacca mente e cuore...
    Magari potessimo portare con noi il nome, stampato a sangue, dell'AMORE...

    Un abbraccio infinito, Francesco.
    T.V.B.... Mostra tutto
    Carla

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  5. La leggo e la rileggo e ogni volta mi appare pi... Mostra tuttoù bella, magica, avvolgente, coinvolgente! Vi scorgo in questa poesia angoscia, rabbia, incertezza, timore per quel che sarà, per come sarà! "sei stata il nome proprio tatuato nella pelle"
    "Non è vero che morendo non si perde niente" ...parole che "tatuano" l'anima! Ecco la disperazione, per il prezzo da pagare, per ciò che perderemo, per quella memoria che comunque rappresenta il sigillo, l'essenza dell'essere.
    Francesco tu sei un poeta vero, vi è in te l'arte autentica del poetare. Il tuo pensiero non si infrangerà di certo contro il muro della memoria ma proseguirà la sua corsa oltre, inarestabile!
    E' sempre una grande emozione leggerti
    Antonio Ciminiera

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  6. quanti dipinti fatti col pennello dell'anima....dalla tua tristezza vien fuori la bellezza immensa della natura....ed il tuo amore nei confronti di essa...stupenda!
    Maria Conte

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  7. Grazie a tutti. E' un incoraggiamento a non stracciare ogni cosa.
    Francesco

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  8. Francesco dai...non lo pensi davvero spero, stai scherzando!!! Se tu stracci le tue poesie io cosa dovrei farne delle mie, minimo dargli fuoco! Una sera una persona che conosciamo entrambi mi parl... Mostra tuttoò della tua poesia e io per ripicca (avevo appena avuto un'accesa discussione con quella persona) e senza aver mai letto nulla di tuo gli risposi che erano belle ma che ne avevo lette di migliori...! Quella persona aveva ragione, le tue poesie sono bellissime! Qui su Facebook i poeti che apprezzo veramente si possono contare sulle dita di una mano e tu Francesco sei uno di loro! Antonio Ciminiera

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  9. Una poesia bellissima.
    Però... tutto ci lasceremo alle spalle, tranne l'amore. Unico elemento di quaggiù non soggetto nè al tempo nè allo spazio. Non sono i romanticismi nè le nostalgie che reggono il confronto con l'eternità. Solo l'Amore, quello vero.
    Auguri Francesco.
    Maristella

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  10. Questa è una splendida poesia che rispecchia una amara realtà... Io non conosco Francesco Palmieri ma conosco te, Gloria Gaetano e so' che la tua elevatissima concezione della e per la poesia fin dove arriva..e questa è una grande poesia che induce a molti pensieri, ad analizzare tante imboniture che ci hanno raccontato e nella cui ipocrisia ci hanno fatto crescere. Non c'è bisogno di commento sulla poesia che di per se stessa è bellissima e nel contempo incuote timore perchè, come se ci fosse una paura nascosta che ci rende un po' vili, evitiamo di discutere certi argomenti. Francesco ha ragione: Non è vero che non si perde niente con la morte...si perde tutto... e che io sappia nessuno è tornato indietro per partecipare ai disagi, a volte notevoli, dei suoi cari...Francesco, la poesia tecnicamente è esposta e trattata benissimo con un linguaggio semplice, alla portata di tutti, senza orpelli di sorta, con un sapore reale e crudo. Se puo' servire a qualcosa hai il mio apprezzamento totale.BRUNO ZAPPARRATA

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  11. Lo stupore del morire, lasciato lì sospeso, in quei primi versi, quasi non possa mai essere previsto, aspettato, e comunque mai davvero compreso. Il morire, questo evento estremo, ultimo, giusto posto su una linea di confine, come fosse una moneta rimasta in piedi e che non sa cadere per mostrare la sua faccia: finita, infinita... Il morire, un'interrogazione lanciata da un passato remoto, una domanda che attraversa la storia e gli uomini, e che noi oggi, ora, rilanciamo in un avanti che s'innalza verso "gli Angeli", perché qui, la risposta non c'è.
    E rimane lo stupore, rimane la fame che non potrà essere saziata, rimane il sogno di "uno sfinimento dall'altra parte" -il sogno o la grazia di una fede certa, per chi ce l'ha- e persino la gloria risolutiva di dio, di Dio...ma se altrove, "angeli e sfinimento", aprono a un'altra vita, qui il morire chiude questa vita. E fa male. Tragicamente male. Nonostante dio
    Francesco Palmieri

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  12. una poesia che ti scioglie l'animo in tanti pezzetti per poi ricomporli nello struggente desiderio che non sia mai finita - questa fragile vita. versi bellissimi, mi auguro di leggerne ancora e soprattutto credi in te stesso fino in fondo, nonostante la tua vena pensosa e malinconica. la poesia per me permette di vagare nelle profondità dell'animo umano e di dipingere tutte le emozioni e i colori della vita. grazie di avercene data così toccante prova. Francesca Varagona

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  13. Morendo lasciamo tutto ciò che abbiamo amato e tutto ciò che conosciamo bene, andiamo incontro all'ignoto, forse al nulla, forse a una gioia sconosciuta.Non sappiamo, ma ciò che so per averlo provato è il dolore di chi resta,qui sulla terra privo della persona che amava. Per questo la morte non mi fa paura per se stessa ma per il dolore e il vuoto che lascerò negli altri.
    Anche Francesco esprime questo dolore per la figlia che lascerà sola senza volerlo ed è questa la nota più toccante di tutta la poesia che, non occorre dirlo, è bellissima dal punto di vista poetico e per tutte le emozioni che suscita. Ammiro molto Francesco come poeta e come uomo dalla sensibilità squisita.
    Salvina

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  14. Gabriele Prignano12 febbraio 2010 05:06

    Una poesia di grande rilievo estetico. Non è da poco - e nemmeno da tutti - calarsi fino in fondo al proprio Dolore, soffermandosi con coraggio e con tormento a guardare dritto in viso la triste Fine (la triste realtà degli Assoluti). Apprezzo particolarmente il fatto che tu, caro Francesco, ti sia fermato sulla soglia della metafisica, perché superarla avrebbe annullata la forza, la tensione, il valore poetico di questi tuoi bellissimi ("spaventosissimi") versi. Complimenti e un forte abbraccio.

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  15. Accostarsi ai tuoi versi bisogna farlo con circospezione. La vita scorre, ha i suoi momenti esaltanti e ha la sua parabola. Cosa c'è oltre? Ognuno di noi lo concepisce in base alla sua formazione. Poesia splendida, sofferta, ma penso che ci sia sempre qualcosa dopo di noi.
    Antonio Lanza

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  16. Un altro dono. Una poesia bellissima di Francesco su un altrove mai nato.


    Non ci sono corde sospese
    tra noi ed un cielo,

    solo fili di seta,
    trasparenti, non visti,
    linee d’aria, un sospiro,

    o i tuoi occhi i tuoi occhi,
    quell’istante, una luce,
    il non luogo, il non qui…

    (Poi mi sveglia il cadere
    di ogni cosa sospesa
    e in un breve io cado
    da un altrove mai nato).

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  17. E' un capolavoro ,Francesco.
    Di senso,stile, e dolore.
    A volte il dolore è persino perfetto
    Mariangela

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  18. Le tue radici folli sono un calice colmo di ogni movimento un'unità pura non sigillata mai dalla morte. Sento la tua anima...scorre... mescola nel fondo le pietre nere con quelle bianche ...le sento anche lontano miglia accanto a me! Così ogni loro forza ridiventa origine ed è la tua piena sostanza che ti colma e riempe ogni curva di sielnzio. Un giorno madre natura ci dirà: "mie creature avete già riso, avete già pianto abbastanza". Così nuovamente immensa, sconfinata ricomincerà la vita, senza occhi, senza parole, senza pensiero... EROMA12 febbraio 2010 07:30

    .

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  19. Si...spesso mi chiedo come sia possibile aver amato tanto nella vita, e alla scomparsa da questa vita terrena, perdere tutto quanto e lasciare un vuoto...negli altri che ci hanno amato e dentro il nostro cuore che pulsava d'amore, di gioia, di sofferenza...
    Persone, emozioni, suoni, profumi, il palpabile ma soprattutto l'impalpabile, perchè io mi chiedo??
    Ma nessuno è mai "ritornato" a dirmi qualcosa, a sussurrarmi... "ti ricordo, tu sei impressa nel mio cuore......"
    E' bellissima questa poesia...grazie

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  20. La poesia (molto bella) affronta di petto un tema scottante che in genere le persone tendono a dimenticare: la morte.
    La morte dell’uomo è una questione complicata, una morte speciale. L’unico essere vivente che possa dire “sono mortale” è l’uomo in quanto persona. Di più: “sono mortale” e “sono persona” sono affermazioni correlate....
    In realtà sappiamo molte cose ma non sappiamo cosa sia esattamente la morte.
    Questa ha molte dimensioni.
    E’ l’avvenimento biologico finale: alla fine, una serie di segni (elettrocardiogramma, elettroencefalogramma ecc.) ci avvertono: prima viveva ora non vive più. Limitarsi a questo non spiega l’enigma della morte. Non è vero che morire è solo mutazione già prevista …
    Come la nascita, anche la morte è un avvenimento sociale; normalmente avviene nell’ambito di una società e la coinvolge, basti pensare a tutto il cerimoniale che comporta. Ma la morte non è un fatto sociale per chi muore: ognuno muore solo.
    La morte ha quindi anche un senso soggettivo-biografico: non è lo stesso che muoia un altro o che muoia io. Ciò è espresso splendidamente da Bergman. Il cavaliere alza la mano e la guarda alla luce della piccola finestra e dice: Questa è la mia mano, posso muoverla, sentire il sangue che pulsa in essa. Il sole è ancora alto in cielo e io, Antonius Block, gioco a scacchi con la Morte. Il cavaliere ha scoperto che non sono soltanto gli altri a morire.
    Non è vero che morendo non si perde niente. L’uomo sente la morte come una lesione, un’offesa, un’ingiustizia.
    Ma la morte non ci interesserebbe in quanto tale se fossimo certi di morire del tutto.
    Quando si afferma che si perde tutto, si afferma anche che si perderebbe tutto se fossimo certi di morire del tutto. Ma nell’uomo qualcosa è immortale e questo qualcosa resta incompleto senza il mortale, espresso in una splendida sequenza (l’accelerazione al sangue per te … nome proprio tatuato nella pelle … i volti amati … il fragore dei sogni che ho sognato … il silenzio quieto dopo la nevicata … il sonno di una casa che guarda verso il mare …). E’ come se il poeta urlasse: tutti questi ricordi costituiscono la mia persona; non mi interessano discorsi astratti; avrò perso tutto se in un’altra vita non mi ricorderò di questa.
    Concludo con i "volti amati" (citazione di Eliot) completando la citazione perché apre la porta alla speranza: Ecco ora svaniscono i volti e i luoghi con quella parte di noi che, come poteva, li amava, per rinnovarsi trasfigurati in un’altra trama
    Francesco Enia

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  21. Daniela Fenoaltea12 febbraio 2010 08:55

    Cosa ci sarà dopo la morte?
    Chi ci darà la sicurezza che dopo l'esistenza in vita, il ricordo dei nostri cari, del sapere.. non verranno persi?
    Una paura che accomuna tutti.
    Il bambino nasce e va incontro al gioco di cui non vorrà mai distaccarsene, per lui è capire, crescere, conoscere, confrontarsi...,quando diventa adulto il gioco continua cambiandolo in lotta per la sopravvivenza, affronta difficoltà faticando e gioiendo.
    Chissà, che il "gioco" continui anche in un'altra vita?
    Francesco, sei bravo, complimenti!!!

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  22. Non è vero che morendo
    non si perde niente.
    Morendo innanzitutto si abbandona la vita, ma è solo un soffio , un attimo e non si perde già più niente.
    L’importante è non lasciarsi sfuggire l’amore durante la vita terrena, preservarlo fino all’ultimo minuto.

    Credevo di dover morire e ho fatto un bilancio della mia vita.
    Forse mi illudevo da sola, ma mi sembrava di poter morire tranquilla, di aver in definitiva assolto il mio compito.
    Mi dispiaceva solo per altre cose che non avrei fatto , che non avrei potuto vedere, soffrivo non per me ma per chi mi stava vicino e si disperava.
    Ho ancora la spada di Damocle sopra la testa ma non me ne ricordo nemmeno, ringrazio la sfortuna che mi ha fatto conoscere quanta umanità esiste ancora nelle persone, malgrado tutto.
    E i passeri, i bambini, l’erba , il cielo hanno colori e suoni che prima non vedevo o percepivo come dietro a un vetro appannato.

    Pensiamo e amiamo la vita, la morte non ha bisogno del nostro amore. Grazie
    Adriana Scanferla

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  23. inafferrabile l'attimo che fugge, così la morte ci accolga, tenera e dolce nella danza del tempo che ci attraversa..ritorni alla terra ciò che è terra, aria all'aria.vento al vento....

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  24. E' ovvio che la morte ci estingue nel nulla.E preoccuparci di perdere ,con la morte, tutto ciò che ha fatto parte della nostra vita è un sottile,quanto sterile,ragionamento che possiamo considerare alla stessa stregua di altrettanti esercizi mentali.Non dubitiamo della serietà dell'intento del poeta, ma aldilà delle mille ipotesi o domande il risultato dell'operazione sarà sempre uguale al nulla.Con nostro sommo dispiacere di aver inutilmente vissuto. REn

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