domenica 21 marzo 2010

IL VIALE DEGLI ALBERI TAGLIATI di Giuseppe Diodati

(el viaje imaginario de Don Estanislao di Raul Lara) 




E questa macchina che corre
lungo il viale che va al mare
e tu che sorridi
con le tue mani
sulle mie.

Un gregge,
un gregge di pecore nere,
che strano
e tu silenziosa che mi guardi.

Gli aironi anarchici
nel lago salato
a cercare piccoli pesci
che sfuggono al luccio,
aironi liberi
che scrutano il cielo
e le nuvole di un Dio multiforme.

Dimmi dei tuoi figli
dimmi di quella casa
dimmi di questa vita
perchè non voglio morire
prima del mare.

E gli alberi tagliati
assassini silenti di giovani vite
sballi di notti senza amore
e senza futuro,
di questi ragazzi
usciti da un reality e mai,
mai entrati nella vita.

E tu che mi guardi in silenzio
le tue mani
e il fiume
e il resto
perchè non voglio morire
prima del mare.


22 commenti:

  1. sempre attento alla natura, alle specie
    animali e al paesaggio nei suoi dettagli, in cui si va a inserire uno stato d'animo di manlinconia e nostalgia. Il poeta non vuole andarsene e non vedere più il mare, che è fuori e dentro di sè.

    E tu che mi guardi in silenzio
    le tue mani
    e il fiume
    e il resto
    perchè non voglio morire
    prima del mare.
    Bellissima la chiusa.

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  2. Nel paesaggio esteriore, la storia di un amore passata,un ricordo forse, di una donna amata con i suoi figli, e un accenno all'inquinamento ambientale e alle cultura giovanile di massa,che non riesce più a sentire la natura ormai alterata dal taglio degli alberi

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  3. Emozionante essere in questo sito con una poesia, mi sento al pari dei grandi che ospiti.
    Grazie
    Giuseppe Diodati

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  4. molto bella, io amo le poesie come dire, figurative, dove leggendo mi scorrono immagini, natura, paesaggi, emozioni...e mi colpisce perchè tante volte anche io ho pensato di non voler morire prima del mare..e mi piacciono gli accenni delicati a notti senza amore, nell'eterno sogno di un giorno che deve venire, dove la strada continuerà a correre, davanti, e ci sarà il mare, e ci sarà, amore.
    Grazie, complimenti
    Tatiana Andena

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  5. Wanda Allievi27 marzo 2010 01:33

    "Gli aironi anarchici
    nel lago salato
    a cercare piccoli pesci
    che sfuggono al luccio,
    aironi liberi
    che scrutano il cielo
    e le nuvole di un Dio multiforme."
    Che belle immagini in queste parole...

    E tu che mi guardi in silenzio
    le tue mani
    e il fiume
    e il resto
    perchè non voglio morire
    prima del mare.
    E questo parole...toccanti...

    Molto bella, emozioni profonde, ed immagini visive chiare davanti agli occhi, come trasportata dentro la realtà di questa poesia...grazie e complimenti

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  6. complimenti per la realtà del paesaggio che sa comunicare questa poesia con versi che corrono in simbiosi con la speranza e la lotta della vita ...per non morire "prima del mare"

    Michele Marseglia

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  7. ...gli aironi anarchici contrapposti ai ragazzi che corrono dietro alle chimere di sola apparenza, dove conta è essere sotto i riflettori con il corpo, ma non fermarsi mai a guardarsi dentro, dove gli alberi diventano il rischio dopo una notte da sballo. Una storia d'amore che si snoda in automobile, verso il mare, verso l'acqua vitale da cui tutto nasce e dove tutto sfocia. Una poesia-fotografia con sprazzi di realtà, sciolte nel silenzio di chi guarda. Molto bella.
    Francesca Varagona

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  8. Sulla Via del Mare ,molti giovani al sabato sera riconsegnano la loro vita al Creatore.
    Illusorio dare la colpa agli alberi in sede o segati.Il problema e la fattura di chi guida e la velocità.
    Intrigante poesia questa che attira ancora una volta l'attenzione su questi norti Ricorrenti.In cui l'autore si autodenuncia indirettamente circa la propria velocità e anche sulla distrazione(mani sulle mani)

    Gilberto Fasnfani

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  9. Wanda Mantero27 marzo 2010 04:07

    Che bella Poesia, Giuseppe, complimenti. Leggerla è come assistere allo scorrere di fotogrammi pittoreschi tratti da un film di vita reale; immagini ricche di colore, di nostalgia e tenerezza.Molti scrivono poesie, pochi riescono a trasmettere con i loro versi emozioni e sentimenti.

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  10. La profonda cultura dell'autore crea viva difficoltà a chi ha l'onere di commentare questa lirica che spazia dal simbolismo all'ermetismo(le pecore nere,gli aironi), ,alla realtà amara del quotidiano,con gli alberi tagliati che imprimono una cadenza dolorosa ai versi,alla levità di un silenzio fatto di sguardi in cui si ripercorrono eventi di un tempo lontano.La malinconia, poi, imprime un suo fascino su tutto il ricorrente racconto di questa gita in macchina,in cui veloci passano immagini di vita e di morte che danno un significato preciso alla chiusura, in cui il poeta ritornerà,al cospetto del mare, sui desideri della sua e probabilmente della nostra esistenza. Ren

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  11. La mia lettura.
    La macchina che corre lungo il viale che va al mare è la vita o meglio l’insieme delle cose nelle quali è inserita la nostra vita. Immagine molto efficace perché oggi sembra di trovarci in una macchina lanciata in una discesa, senza freni e senza alcuna idea su come fermarla.
    Il mare è l’eternità, in qualunque modo si voglia intendere.
    Il gregge di pecore nere rappresenta senza tanti fronzoli l’umanità attuale: schiavi che non sanno di essere schiavi, un gregge.
    Fortunatamente basta alzare gli occhi al cielo e vedo aironi liberi che volano scrutando il cielo e le nuvole di un Dio multiforme. E’ una nota di speranza: nel lago salato della vita allora non ci sono soltanto pecore nere.

    Come accade frequentemente in poesia c’è un dialogo tra un “io" e un “tu” che sorride all’”io”. Ma il sorriso diventa sguardo serio e silenzioso. Perché mi guardi silenziosa? Forse cerchi di scrutarmi per intravedere se ho le caratteristiche della pecora nera o dell’airone? Chiedersi chi sia l’”io” e chi sia il “tu” è una domanda superflua.
    L’”io” pone delle domande al “tu”. La successione dei “dimmi” è notevole: i figli, cioè la famiglia (la caratteristica forte dell’uomo come essere sociale); la casa (la caratteristica dell’uomo inteso come persona che lavora e quindi costruisce); la vita (l’uomo, unico essere che si pone domande sui significati e quindi sul significato della realtà più misteriosa di tutte: la vita).
    E c’è una risposta notevole dell’”io”: non voglio morire prima del mare. Ma come, verrebbe da dire, se il mare è l’eternità il mare significa necessariamente morte. Che senso ha questa affermazione (non voglio morire prima del mare)? Il senso è straordinariamente profondo: tutti dobbiamo morire, ma c’è una morte insidiosa mentre uno è ancora vivo; morto senza sapere di essere morto; è l’uomo che non si pone domande; l’uomo che Eliot definisce vuoto. L’uomo che accetta, senza rendersene conto, una terribile schiavitù (magari credendosi l’uomo più libero del modo). L’uomo che accetta di essere pecora. Con questa risposta l’”io” ha fatto la sua scelta: voglio essere airone.
    Tutto poi si sposta verso un’amara considerazione sugli alberi tagliati, sulle giovani vite senza futuro, mai entrate nella vita. Questa mi sembra la parte strutturalmente più debole della poesia. Una esemplificazione quasi didattica, superflua, forse importante per l‘autore ma non per il tema forte che la poesia affronta (e che la conterrebbe in pieno, in ogni senso, anche se non venisse formulata). Forse sarebbero bastati due versi soltanto: E gli alberi tagliati/ mai entrati nella vita.
    La conclusione è molto bella: compare il “fiume” (la vita che scende verso il mare) e “il resto” formulazione di eccezionale potenza che lascia a ognuno (pecora o airone) la libertà di metterci ciò che vuole.

    Un’ultima considerazione sull'immagine scelta da Gloria per la poesia: se l’uomo seduto avesse la coppola invece del cappello e la lupara a lato sarebbe un siciliano perfetto.

    Francesco Enia

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  12. Raramente si colgono immagini così soavi, se non nelle liriche dei nostri poeti dell'800 e 900 e ci lascimo andare come fanciulli perché nostre. Certo nella lirica con diversi momenti esistenziali che nel loro scorrere ci fanno toccare con mano la nostra vita. L'autore si è sbizzarrito per farci godee paesaggi e sensazioni descrivibili più sinteticamente, ma nulla toglie alla bellezza dello scorrere del fiume di emozioni. Il quadro di lara e la music scelta non sono secondari al quadro complessivo. Complimenti
    Antoio Lanza

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  13. Immagini scorrono veloci come in un film leggendo questi versi sentiti e vissuti davvero. Una via che porta al mare, quindi alla vita e all'amore contrasta con gli alberi tagliati che involontariamente sono stati causa di morte per dei ragazzi incoscienti, usciti dal reality e mai entrati nella vita...
    Flashes di vita e di morte, sottolineati da una musica funerea che accompagna nell'ultimo viaggio i giovani defunti.
    Poesia realistica e immaginifica nello stesso tempo, bella nella sua crudezza.
    Salvina

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  14. Bianca Demontis27 marzo 2010 06:13

    Ci vedo una triste, disperata malinconia, che affoga il proprio sguardo ovunque. Tristezza per tutto cio che sta al cospetto di questo Dio multiforme, che rimane altro rispetto al tutto dove la triste eccezione sembra essere diventata regola. Il gragge di pecore nere è exemplum di negatività generalizzata, come pure i giovani incapaci di vivere per le cose vere, vivono di ruolo senza mai entrare appieno nel reale. Il mare potrebbe essere simbolo di vita ciclica e intatta, legame con la luna e l'universo. Forse la donna non è la "sua"donna e per questo vive attraverso di lei quello che la vita gli ha negato. Una poesia visionaria che a me piace..

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  15. Grazie di quello che scrivete non è semplice esprimere l'emozione che si prova sentendo quello che ho dato di me.
    Tatiana la strada continua in ogni amore e tu sai evidentemente amare correndo nella vita.
    Wanda mi hai fatto sognare di essere un poeta in tre d.
    Michele la vita è sempre lotta dura, grazie.
    Francesca si, tutto nasce dal mare anche quello che chiamiamo amore.
    Gilberto sai leggere tra le righe non tutti sanno farlo.
    Wanda M finisce che ci credo davvero.
    Ren ho meno cultura di un venditore di aranciata dal lato delle fabbriche a Dublino.
    Francesco hai disossato questa poesia e ad ogni pezzo hai dato un nome.
    Antonio forse è solo perchè ogni uomo è un poeta fuori da ogni tempo.
    Salvina sei entrata nel film leggendola.
    BIanca qualcuno mi chiama il poeta triste e tu cogli la malinconia del mio essere.
    Giuseppe Diodati- Hariseldom- Sortilegio- Messaggero- Pelmo

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  16. Caro Diodati,se,come dici, non hai cultura sei stato molto fortunato,perchè il caso ti ha dato la possibilità di esordire tra i Clandestini come uomo colto.Ringrazialo.Cordialità. Ren

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  17. Descrizione di una follia estatica che si gioca in un intreccio di metafore. "Anarchici aironi" o "gregge di pecore nere" sono le due opposte dimensioni entro cui il poeta inquadra una corsa verso il mare, inteso (a parer mio) come approdo nell'immenso. Come a volerci rappresentare quell'ineffabile dualismo, tra libertà (airone) e fato (gregge), la cui prevalenza resta affidata ai decreti di un "Dio multiforme".
    Ne residua un senso tragico, nel dilemma, per le vite (o per la sua vita) infrante prima di quella soglia (di mare aperto e grande), che vuole accogliersi, forse per inerzia, nello sguardo sorridente di una natura tuttavia benigna, che ci ha assicurato il suo più prezioso dono: il nostro sentimento libero. Per questo non vi è rassegnazione: "non voglio morire prima del mare".
    Complimenti Giuseppe...e grazie
    Leopoldo Costabile

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  18. silvia calzolari27 marzo 2010 10:22

    Impossibile non essere catturati dalle immagini in divenire che Giuseppe ci regala. Immagini solo apparentemente bucoliche mentre sono intrise di malinconie di triste profondità, timori, consapevolezze e delusioni. Una strada/un'auto....la vita che scorre che corre ma con accanto una presenza costante e affettuosa (le tue mani sulle mie). La società deludente (gregge di pecore nere) e "tu silenziosa" mi guardi...comprendendo....implicitamente domandando. Aironi (anime comuni ma grandi) che procedono nella loro costante operosità...con profondo senso e bisogno di libertà scrutando il cielo in spiritualità sentita. Aironi che vivono il loro anticonformismo in visione ampia intima. Un dialogo uomo/donna vero e condiviso in ricerca comune "perchè non voglio morire prima del mare". La realtà di alberi tagliati (dolore), visione di un presente/futuro giovanile sbandato senza pienezza di pensiero e d vita. La donna....sempre accanto (se ne percepisce l'ascolto, la pazienza...l'amore silente)....con le sue mani....lo sguardo silenzioso che comprende.... Il "noi" in un fiume che scorre inesorabile. Il desiderio forte di non voler morire dentro di sè...di ampliare e sentire e comprendere fino in fondo...prima che si presenti davanti agli occhi il mare(l'immmenso...lo sconosciuto...la morte che è speranza....ma fine). I tuoi versi Giuseppe esprimono grande consapevolezza, osservazione del sè e della vita senza false illusioni....grande sensibilità! Felice....davvero....di poterti leggere!

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  19. Ren sei gentile, voglio solo dire che è difficile stabilire cosa sia cultura. Leopoldo ti ringrazio hai una visione molto complessa del mio narrare e forse sei nella dimensione del mio infinito. Silvia un fiore rosso utopìa per te.
    Giuseppe Diodati

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  20. Daniela Fenoaltea27 marzo 2010 11:40

    Bella, le immagini si mescolano con la natura, tanto amata dal poeta..Malinconica: non andarsene per non lasciare il mare, il quale rappresenta il sapere e l'amore dato e ricevuto..

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  21. Caro Giuseppe, se sono andato oltre i Tuoi pensieri, guastando in tal modo la Tua visione, me ne scuso. Ma se parli di "aironi, di "gregge" in un contesto dominato da un "Dio mltiforme"...si può incorrere in un siffatto errore, che resta comunque un errore di interpretazione.
    Però sbagli di sicuro quando affermi che sarei "nella dimensione del tuo infinito". Ognuno di noi ha la sua traccia. Io ho la mia.. e tu hai la tua. Io poi non potrei essere infinito per nessuno.
    Ancora complimenti, caro Giuseppe

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  22. Grazie a tutti per le vostre letture attente e gli spunti di riflessione offerti. La poesia vive anche di queste cose! Un grazie a Giuseppe che ci ha donato la sua poesia ricca di immagini e di suggestioni.

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