mercoledì 17 marzo 2010

ISTANBUL, METAFORA DEL MIO IMMAGINARIO di Gloria Gaetano



(moschea blu)


Vorrei parlarti,raccontarti anche di me. Sei entrata dentro di me come una figura cara, un 'amica a cui vorrei dire tutto. Ma non sono ancora pronta. Parlerò di Istanbul come metafora del mio io più nascosto. La città mi ha affascinato e emozionato come nessun'altra. Appare immersa nella sue profondità del tempo,nella sedimentazione delle epoche, degli imperi,nella sconfinata riserva di ombre imperiali e funerarie,per cui sarebbe interessante fare un'anamnesi millenaria di tutto ciò che racchiude. Se prendiamo Santa Sofia, è un luogo sotterraneo, nel quale penetra la luce di una catacomba. Roma è tutta lì nella soddisfaziione del suo potere papalino, nelle sue grandiose architetture, ma non tende nè alla profondità, nè all'ascesi del gotico. S.Sofia non tende nè al cielo, nè a una finalità gloriosa, ma a un'immaterialità verso un mistero originario, in forma criptica e iniziatica. Là accanto la cripta della Cisterna Basilica, intrico di colonne, foresta sotterranea,spazio religioso senza immagini, riserva vitale di acque sotterranee, che riemergono nelle fontane del suolo. questa riserva d'acqua è un principio di vita e di morte, un dispositivo magico. Pertanto noi troviamo in questa foresta pietrificata l'immagine della Medusa,terrore dei greci,immagine di un inconscio pietrificato, allegoria stessa della malia, anche perchè figura femminile. Eppure topos dell'animo, immagine apotropaica, che libera dal male. e dalla sventura. A Istanbul l'acqua è dappertutto, si dirama dal Bosforo (che viene chiamato fiume) e dal mare dell'Europa. Trait d'union tra popoli, strati della città, continenti,civiltà religioni,popoli,modi di vivere.

Un tempo l'impero romano si sovrappose all'Asia,poi si divise e più tardi fu l'impero ottomano a sovrapporsi all'Europa, per poi rifluire all'indietro. Oggi è l'impero della modernità a debordare sul continente asiatico. Ancora una volta Istanbul occupa il ruolo di testa di ponte. E' l'essenza stessa della modernità ad aprirsi un varco, e le grandi città del mondo ne sono l'emblema. Ma qui gli elementi eterogenei si giustappongono senza confondersi. La città tutta è in questo conflitto tra modernità e sfida alla modernità. Esiste Istanbul?. Esiste ancora una città quando la si sogna e al tempo stesso la si contempla, quando si è obbligati a sondarne la profondità storica, a metterla alla prova,essa, più volte scomparsa? Tanti fantasmi si aggirano tra le colline e le diramazioni del fiume:sarebbe bello rivivere l'assedio del 1452, la paura e la sensazione di essere invincibili.
Sognare di essere come Fitzcarraldo e i suoi uomini, che in una notte fecero attraversare alla flotta mussulmana, la collina che li separava dal Corno d'Oro. Oppure sognare semplicemente di essere una spia a cavallo tra le due guerre,
e ritrovarsi in quel luogo ideale che è il Pera Palace Hotel,terminal dell'Orient Express. Noi non siamo i soli a sognare d'essa:la città stessa nelle sue strade, nei suoi caffè, nei suoi giardini serba con cura il sogno pieno di vita di ciò che fu. Dapprima il fasto dei suoi palazzi, il lusso dei grandi alberghi. Ma la città fa con coraggio il proprio lavoro, nel traffico frenetico , nella polvere, sotto la pressione dei nuovi barbari venuti dall'Anatolia. E quelli,immigrati nella loro stessa città,riusciranno mai un giorno a gettare un ponte che attraversi le colline e a forzare il Corno d'oro?

Per fortuna la città conserva,pur disturbata per ogni dove,le sue zone di silenzio:i piccoli cimiteri all'ombra delle moschee, nei loro grovigli di lapidi grigie e nella loro simbolica immobilità, con i gatti che sgaiattolano tra le tombe, e la sala da tè sul retro,assorbono rumori e frenesie. Ma nel Gran Bazar la promiscuità umana ha la meglio sul traffico, nei percorsi stranamente sotterranei, con le lampadine appese sui pesci e le pastccerie inesplorate. Là non regna più lo spettro della Medusa, bensì quello brulicante di tutte le tentazioni, fantasmagoria arcana di frutti e ogetti magici che non saranno mai in vendita: Una città maliosa, che condivide molti tratti con alcune grandi città:con Lisbona ha in comune la magia delle sue sponde, con Roma condivide le colline e l'archeologia delle sue vestigia 8ma Roma è troppo papalina, troppo cristiana. Con Marrakesh condivide la Medina, i suk, la grazia e la nobile miseria della cultura ottomana. Con Venezia ha in comune le acque, i mosaici, una dominazione di molti secoli. Benchè venezia sia troppo affarista, una laguna senza profondità: Il suo impero è brillante e superficiale, non ha conosciuto il sangue e il sacrificio. E' questa somiglianza che rende Istanbul una città internazionale, non solo il fatto di essere stata il centro del mondo. con tutte queste città e altre ancora ha mole affinità, e tuttavia è unica tra tutte, Istanbul...







7 commenti:

  1. Istambul sei tu,con il tuo silenzioso non dire,ma rivelare.So solo che i tuoi occhi(che per mia disgrazia ancora non conosco!)sanno dire cose e accendere storie che tu raccogli nella profondità del tuo spirito.E' la tua acqua che offri a chi sa riconoscere la densità dei tuoi pensieri,le tue speranze.Ed è lotta in te ogni volta che l'arcano che custodisci nel tuo profondo cozza contro la leggerezza e l'incomprensione di chi ti sfugge.
    Tu sai essere la tradizione e il moderno senza essere paradosso di te stessa.La tua passione traspare e alimenta ogni tuo gesto,ogni tuo minimo tormento,ogni scalata febbricitante alla conoscenza.Tu sei una sorgente inesperessa di pienezza e consapevolezza che come la tua Istambul ha bisogno di ritrovare il suo essere oltre il tempo e lo spazio,senza che qualcuno definisca l'anima che ancora è in divenire.Ti voglio bene Gloria.

    Daniela Bisin

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  2. Istanbul è una città che rimane nel cuore, non si può dimenticarla dopo aver visitato la Moschea blu, la Cisterna e il museo del Topkapi... una città che conserva tutto il fascino della capitale dell'impero d'oriente, col suo Corno d'Oro che brilla al mattino, specie per chi arriva dal mare.
    La danza dei dervisci che avvince con la sua bellezza può arrivare a far perdere i sensi ai danzatori e agli spettatori per il coinvolgimento emotivo che comporta.
    Forse nelle tue radici, nel tuo DNA, c'è qualcosa che ti fa sentire parte del mondo bizantino, cara Gloria, forse in un'altra vita sei stata una principessa di Bisanzio...
    Salvina

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  3. Mi hai deliziato con una crittura fine che fa rinbalzare davanti agli occhi immagini e sensazioni. Una descrizione da cesellatore, da architetto geniale e con un'anima sensibile e apartecipativa. E' una città piena di fascino, lo stesso fascino pieno di mistero che emana la tua personalità. La danza che avvolge i sensi...
    Grazie e complimenti
    Antonio Lanza

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  4. ..Grazie Gloria... sei vento indomabile...mistica..enigmatica come la tua "Istambul"..tra mistero e fascino..tra presente e passato..tra contraddizioni e profondi cambiamenti..x un attimo la mia anima era lì..ha fluttuato..in un turbinio di magie e di emozioni dal sapore orientale... complimenti x la tua lirica...profonda e leggera..hai arricchito il mio pensare..un grande abbraccio... Carmen Pettinaro

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  5. Istambul,porta verso il medio oriente , città dai mille misteri e dalle mille seduzioni,europea di giorno ma orientale di notte,si affaccia tra due mondi unica nel suo genere.Chi ci vive sente sulla sua pelle il tepore di un fascino irripetibile,un senso emotivo per le magie che pare ogni volta inventare che incantano e avvincono.Non è facile sottrarsi al suo richiamo e alla sua complicità,per cui in questo angolo di terra ti sembra di vivere in mondo incantato,enigmatico al quale non è facile resistere.E ti capiamo Gloria nel tuo amore per questa città che anche noi condividiamo con lo stesso tuo incantevole modo di avercela raccontata. Ren

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  6. Istambul...Una città che amo!
    La porta di passaggio tra occidente e oriente,non solo culturale, affaristica , religiosa, ma soprattutto dell'anima...
    Quell'anima , che si sente costretta dentro formalismi di società ormai anacronistiche e che si libera a poco, a poco in questa città "maliosa".
    Grazie Gloria sei Spelndida
    Maria Chiara Crivellari

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  7. La Turchia e Istanbul...Istanbul e la terra, una storia che miscela i corpi di tante sconfitte e conquiste, di tanti colpi appresi durante il cammino che porta fin qui.
    Le grandi capitali o le grandi città si addossano il tempo, a prescindere dalle razze o dal contesto in cui transitano. E' un gioco infinito della nostra storia, e tu...Gloria ne hai evidenziato il carattere.

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