domenica 21 marzo 2010

NOME di Francesca Varagona


(Eco e Narciso di John William Waterhouse)




Come chiamarlo, se non vogliamo
chiamarlo con il suo nome;
giriamoci attorno,
non nominiamo quella parola
abusata, svuotata di senso;

come chiamarlo, se il divieto
è tale che bruceresti agli inferi,
se solo volessi esprimerlo.

Come chiamarlo, se ormai
crediamo non sia più nostro,
allontanato con tutte le forze
possibili della ragione,

accerchiato, attorniato,
imprigionato, sezionato,
polverizzato, essiccato.

Come un lievito d'impasto
madre, che curato riprende
vigore, e non muore
non muore mai.

Come chiamarlo, ora che in mezzo
ci abbiamo messo la vita,
gli affanni gli impegni,
le emozioni, le illusioni,
i traffici quotidiani
le paure del domani.

Come chiamarlo, se
si è giunti al fondo,
si è grattato l'ultimo
amaro boccone, se

si è già vissuta tutta
la gamma di sentimenti
che ci si attende da un amore,

come chiamarlo,
se non con il tuo nome?





37 commenti:

  1. L'amore che trasforma, sconvolge fa rinascere, ci dona di nuovo la voglia di vivere e di affrontare tutto, come lo chiamiamo? Tutto ruota intorno a quel 'tu' che ognuno di noi,una volta almeno nella vita,sente come un 'tu-destino'. questo sentimento della destinazione reciproca non pu... Mostra tuttoò essere compreso dall'esterno e sfugge anche a chi ne è coinvolto e che più non riesce a distinguere sè da quel sentimento che lo costituisce. Di questo antichissimo sentire parlano Platone, Jaspers, con una concezione ancora tutta umana dell'amore.Braudillard dice che ognuno ,nella sua solitudine, inventa con la fantasia e gioca con le cose d'amore,proprio cercando di sovvertire l'ordine già stabilto del reale. Ma se la fantasia ha un limite, e ce l'ha, dove ci è dato incontrare amore? Forse in noi stessi troviamo la sua immagine e la riconosciamo.

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  2. Come chiamarlo, un interrogativo che ha attraversato le menti di letterati di ogni tempo e per argomenti vari. Molti lo hanno fatto molto bene toccando le sfere del reale. Non facciamo molti voli con la fantasia quando l'argomento in questione è l'amore. Questo sentimento incomparabile, che conosciemo nel nostri momenti della vita non può essere equivocato e ha un solo nome. Dolce poesia con un ritmo delicato, che lambisce l'animo senza scuoterlo, ci fa pensare e sognare.
    Antonio Lanza

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  3. ... forse semplicemente desiderio!... o più volgarmente "voglia"?
    ... Pino Soprano.

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  4. ..è un viaggio attraverso la fantasia..un sentire dolce..delicato verso porti sicuri...grazie Francesca, Gloria..un abbraccio.. Carmen Pettinaro

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  5. Silvia Calzolari


    ...AMORE....il nome dell'amato...io lo chiamo....e tu lo chiami dentro di te.... Come un lievito d'impasto madre, che curato riprende vigore, e non muore non muore mai. Originali versi strepitosi.....sono commossa Francesca!!!! Grande Francesca!

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  6. Francesca Varagona

    grazie, Silvia... la poesia nasce a volte dalle piccole cose, pensa che me l'ha ispirata un pasticciere che preparava una colomba pasquale! In realtà mi girava dentro da un po' di giorni, ma si ha sempre il pudore di nominare la parola amore, anche se in realtà l'amore è nel mondo, è la vita, è quanto ci sta attorno, anche la sofferenza, non credi

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  7. Silvia Calzolari

    Sicuramente!!!! Dalle piccole cose....poi nasce ispirazione.... e l'amore sia per una persona sola (che poi cresce in senso univerale) che per tutte le cose che ci circonda....in quanto tale crei pudori.... La consapevolezza che AMORE che crea gioia ma anche sofferenza è la cosa più vera per cui vivere....deve essere la spinta per vincere i nostri pudori le nostre timidezze!!! La tua profondità mi fa sentire sempre più vicina a te!!! Grazie!

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  8. Francesco Enia

    La domanda (“come chiamarlo?”) si ripete sei volte in un climax di logica necessità.

    La prima imposta “teoricamente” il problema. Che parola dobbiamo adoperare se le parole ci si presentano prive di senso, se le parole non esprimono più nemmeno sé stesse? Domanda terribile per un poeta.

    La seconda domanda sviluppa il tema: non solo la parola è intrinsecamente svuotata ma alcuni tabù che ci circondano è come se ci costringessero a non usarla.... Mostra tutto

    La terza domanda è angosciante: “ormai crediamo che non sia più nostro”: è come se qualcosa (o qualcuno) ci abbia spodestato di ciò che più profondamente ci appartiene. Per me l’amore che si dona è caratteristica trascendentale dell’essere personale. La sequenza dei sei aggettivi, da “accerchiato” a “essiccato”, è notevole. Mi permetto un’osservazione: “accerchiato” e “attorniato” sono pressoché sinonimi; dovresti trovarne un altro; inoltre metterei “essiccato” tra “imprigionato” e sezionato; la sequenza sarebbe più logica: accerchiato, imprigionato, essiccato, quindi sezionato e infine quel che resta polverizzato.

    Poi compaiono quattro versi che non sono una domanda ma che cambiano nettamente l’atmosfera. E’ come l’inizio della risposta: certo tutto può sembrare senza speranza ma in realtà alla fine c’è la consapevolezza di qualcosa che, curato, riprende vigore e non muore mai. E non può morire se vuoi essere persona nel senso pieno, proprio perché l’amore che si dona rappresenta l’essere personale. Se invece non vuoi essere persona nel senso pieno ti stai avviando lungo la strada del suicidio (disperato senza rendertene conto); da essere personale diventi oggetto; e un oggetto di consumo nella nostra epoca economicistica viene usato.

    Ma la cura in che cosa consiste?
    Ecco altre due domande, che hanno in qualche modo il seme della speranza.
    La quarta apre un orizzonte esistenziale. La leggo in questo modo: Coraggio, sei sulla strada giusta per trovare il nome, tu che in mezzo ci hai messo la vita (bellissimi questi versi che tratteggiano la vita: dagli affanni alle paure del domani).
    La quinta domanda arriva al fondo: hai vissuto, sei giunto al fondo, sei arrivato al punto che credi di aver grattato l’ultimo boccone. Che senso ha tutto questo?

    Ed ecco la sesta e ultima domanda liberatoria, che è una domanda retorica. Hai trovato la risposta. Come chiamarlo se non con il “tuo nome”? E capisci, alla fine, che per fare questa scoperta la strada era necessariamente quella. Se non fossi arrivato a grattare l’ultimo amaro boccone non avresti trovato la risposta.
    Il paradosso della persona. Le domande trovano risposta soltanto se trovi il tesoro nascosto e questo non è nella soddisfazione degli istinti ma nel dolore trasfigurante che ti da la capacità di intuire i significati.

    Il tuo nome. Possiamo vederci legittimamente tutto: il nome della persona amata (un amore umano o l’Amore con la A maiuscola). A me questi versi ricordano un punto dell’Apocalisse. “Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve”.
    Sono arrivato a conoscere in profondità me stesso e il mio significato più profondo.

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  9. Francesca Varagona

    Ma Franceso Enia, che commento bello, dettagliato, insperato! E pensa che avevo anche pudore di mettere questa poesia su fb perch... Mostra tuttoè a volte queste, che mi si srotolano di getto, che sono apparentemente meno curate, ma che hanno il loro filo che si dipana dal mio interno, mi sembrano quasi non all'altezza. E invece hanno bisogno di un attento lettore, o di un lettore qualsivoglia, per essere interpretate, allontanate dal contingente. e' meglio che non ci conosciamo, ne sono convinta. Bellissimo l'accostamento ai versi dell'Apocalisse, il nome l'identità, chi siamo in fondo? non lo sappiamo davvero, in questo mondo...

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  10. Cara Francesca, è molto bella...ma secondo me c'è troppa sofferenza in essa. E' vero che l'amore spesso implica sofferenza, ma sarebbe molto pi... Mostra tuttoù bello se in esso ci fosse solo gioia dirompente, lontani dal mondo esterno, accecati ed isolati da esso dalla luce dell'amore. E' chiaro che quando finisce o quando è lontano e solo desiderato ci si consola in un anelito di struggente sofferenza,....che potrebbe anche essere piacevole. Ma di certo è infinitamente meglio il trovarsi nella prima situazione....
    Fulvio

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  11. Come chiamarlo?...lo chiamerei col suo nome...amore...
    Bella Francesca...grazie*
    Girogio Filippini

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  12. Italia de Maria

    Esistono poche parole abusate e svuotate di senso o mediocremente interpretate come amore .è solo l'autenticità del sentimento che non banalizza e involgarisce.grazie
    Italia De Maria

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  13. Rosalba Di Vona

    hanno detto tutto....questo è lo scotto che paga chi arriva a fare un commento in ritardo....aggiungo solo che le poesie scritte di getto alla fine sono le più vere e sono quelle che arrivano prima al cuore. Grazie bravissima Francesca

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  14. Paola Vallati

    francesca io non commento ,leggo e ascolto quello che la tua poesia evoca in me.grazie :-)

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  15. Francesca Varagona

    @Paola: non occorre commentare sempre, a volte si dà voce o espressione a chi pensa o fa- io non so giocare a golf! ognuno esprime se stesso nel modo più congeniale. Grazie a tutti, Grazie Rosalba, Giorgio, Cesare e a tutti quelli che si sono soffermati due minuti a leggere e mi hanno lasciato il pollice in su

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  16. silvia calzolari25 marzo 2010 00:20

    Carissima Francesca, mi sento di aggiungere altro ai miei precedenti commenti per questa tua splendida e sincera poesia. Che nasconde sì...il NOME...ma che rivela un vissuto profondo....una consapevolezza matura tra illusioni che porterebbero a bruciarsi "agli inferi"...e disillusioni di quotidianità. Quando crediamo che AMORE non sia più nostro...quando la vita sembra che l'abbia consumato completamente....si sente il fondo.... Ma dal fondo (usando forse espressione banale ma che sento) si risale....si rinasce proprio quando tutto sembra perduto.... La tua chiusa in dubbio in domanda....apre speranza....quasi una preghiera....una richiesta....AMORE PALESATI!!! VIVIMI... Apertura verso la propria anima e verso gli altri.... Sei grande!!!

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  17. Che bei versi Francesca! Delicati e allo stesso tempo potenti.
    Che bel sentimento l’ Amore! E che dono meraviglioso la vita! Solo perché ci permette di provare l’amore in tutte le sue forme e manifestazioni vale la pena vivere.
    Anche quello che fa soffrire, che confonde, che sconvolge, che abbatte le difese e la razionalità. Mi viene in mente Petrarca quando benedice anche le sofferenze derivate da esso, perché il sentimento d’amore è così esclusivo da colmare completamente l’animo di emozioni. Ma l’amore è anche gioia di dare, ricevere, donarsi ed è talmente potente da superare ogni ostacolo, convenzione, odio, la morte stessa…

    Deborah Mega

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  18. Francesca Varagona,ci da un prepotente saggio delle sue indubbie doti di artista della parola,sottoponendo una di esse, tra le più usate del pianeta, ad un' ermetica e spietata analisi da cui ricava un'esemplare e dotta lezione che con molta eleganza ci impartisce.Allontaniamoci dall'estro e dalla fantasia,pare dirci,non è vero che essi soli siano i cardini su cui poggia la vera poesia,tutt'altro.Anche senza, ragionando ,arrivando al sofisma e alla logica, si possono raggiungere risultati di eccellenza.E lei lo dimostra ampiamente,con un leggero tono in cui trapela un sottinteso senso di sovrumana capacità.Francesco Elia ha, con grande acume, ripercorso i versi della poesia,per cui gentilmente ci ha esonerato dal compito di inutili doppioni e gli siamo grati per la sua intelligente e lineare fatica,così come siamo grati alla poetessa di averci dato modo di seguire il suo rincorrere i versi alla ricerca di quella parola,che se non erro è la parola Amore. Ren

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  19. Sono davvero commossa da quanto gli amici lettori hanno espresso nei commenti qui sopra riportati A quanti già mi conoscevano si sono aggiunti nuovi amici, Ren, Deborah, ma vi ricordo e vi ringrazio tutti, e rammento che, così come ovviamente, sono graditissimi gli elogi sono ben accette anche le eventuali critiche.
    Sono spunto per crescere, e dal dibattito si aprono nuove riflessioni.
    Mi auguro davvero che potremo presto incontrarci di persona per confrontarci sui nostri diversissimi modi di intendere e fare poesia.
    E naturalmente un grazie particolare a Gloria che in me ha creduto e che in me continua a credere
    Francesca Varagona

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  20. Stavo riflettendo su di un discorso sulla poesia come si presenta oggi,tra i poeti affermati e tra molti di quelli da noi conosciuti su fb, o altrove nel web. Indubbiamente ,nel 2000, c'è una tendenza alla poesia pura, con versi e lessico densi di significati, a una poesia soggettiva, tesa a riflettere sull'io poetante più che sul sociale o sulla natura.
    In tal senso la poesia di Francesca tende all'asciuttezza formale, all'essenziale, al metaforico. Il linguaggio cambia, si affina,diventa poetico, espressivo, sempre meno prosa, sempre meno volto alla comunicazione di massa. Ed è questa tendenza che ci spinge a riflettere su noi stessi, sul modo di parlare, sull'idea che abbiamo dell'amore, che è uno dei temi centrali della poesia, dalla classicità, da Platone ai giorni nostri.
    Coma chiamare Amore, ora che il termine ha assunto altri significati, dopo che se n'è parlato tanto e male, dopo che è divenuto gelosia possesso, quando non reificazione del corpo? L'amore è il modo della vita, non chiude, ma fa accadere gli eventi della vita, perchè è libertà, ci toglie dalla solitudine dell'ex-sistere, dalla pura conservazione dell'esistere, nella quale è solo opacità ,cieca pulsione istintuale che ci fa avviare in un percorso individuale che vede come unica meta e limite, la non-vita.
    Allora potremmo nominare di nuovo amore,Ritrovarlo vivo e potente come nel Cantico dei Cantici? O chiamarlo in altro modo?

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  21. Carissima Francesca, non ho vergogna ad ammettere che mi è difficile entrare nell'ermetismo di queste parole. D'altra parte non ho difficoltà a dire che, secondo me, se le parole non riescono ad essere assimilate senza difficoltà da coloro ai quali vorrebbero essere dirette,...bene, queste sono inutili.
    Ciao, Fulvio.

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  22. Caro Fulvio, secondo me seguendo il tuo ragionamenti dovremmo togliere a molti poeti straaffermati il loro più che meritato alloro poetico.
    Pensiamo ai decadenti, che spesso scrivevano per sè più che per gli altri secondo il loro ideale aristocratico.
    A me è piaciuta Francesca, te lo avevo già detto sulla nota :)
    Federica Volpe

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  23. Volevo dire a Fulvio che esiste questo blog in cui è stata pubblicata la mia poesia, ma lui l'ha già commentata nelle mie note, e anche Federica, quindi ho trasposto i vostri commenti. E i versi di Montale fanno da cornice e da introduzione, non si chiede a nessuno di essere un critico letterario, era solo una curiosità per accedere a un mondo in cui molti amici poeti pubblicano e lasciano poesie certamente belle e non tutte così ermetiche, grazie
    Francesca

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  24. Scusate se mi intrometto, non ho potuto fare a meno di leggere il commento di Fulvio Gagliardi. Rispetto e non entro nel merito della sua opinione sull'ermetismo. Vorrei sottolineare che la poesia NOME di Francesca Varagona (secondo la mia modesta opinione) non ha nulla di ermetico. Il suo poetare è evidente e al limite lascia spazio alla deduzione. Vorrei evidenziare il "mimetismo" di questa sua, efficace e raffinato che "nasconde" e ricerca sfumature profonde per toccare il nostro intimo. Un abbraccio a Francesca!
    Silvia Calzolari

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  25. poesia per tutti, poesia per pochi, poesia per una sola persona...non sono un poeta ma un e_motivo trasmettitore dei miei pensieri, non ragiono su quanti o quali possano essere i potenziali recettori degli stessi...
    ...ermetismo e' un termine estremamente relativo ,relativa_mente a chi recepisce una sensazione, un'emozione, una pulsione ...Poesia non e' definibile ne' prevedibile..
    Poesia e' transazione non analizzabile..
    ...Amore...da freudiano ortodosso non mi fermo al rapporto duale di diversa intensita' e durata ma mi av_vicino alla visione psicoanalitica dello stesso con uno sguardo attento e 'profondo' dello stesso.
    cio' premesso dico che la tua 'Poeti Clandestini,cara Francesca ,mi stimola pulsioni che io solo posso 'sentire' come ciascuno di noi e mi arricchisce di conoscenze emotive prima a me sconosciute.
    Un sorriso e grazie Francesca

    Giovanni Giacomo Caldieri

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  26. Secondo me hai ragione Silvia. la poesia di Francesca non ha nulla di ermetico. L'ermetismo è una corrente del 900, di grandi poeti come Ungaretti e Montale Quasimodo. Oggi non si parla più di avanguardia. Si tende solo alla poesia pura, alla ricerca, che nasce ovviamente dall'esigenza di perfezionare un nucleo emotivo e poetico che esiste. In questa mi sembra ci sia molta spontaneità,affettività, e il naturale riserbo di Francesca,proprio del suo carattere. Se Ren usa il termine ermetico è per caratterizzare una riservatezza e una ricerca formale di Francesca,che è un'esigenza del suo modo di fare poesia.
    Comunque vi ringrazio per la discussione che è
    sentita e vivace.

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  27. Io non mi riferivo alla poesia di Francesca, che non è affatto ermetica, anzi lascia trasparire il suo animo e sentimenti che toccano un pò tutti e che mi piace moltissimo.
    Non capisco invece quei poeti che scrivono solo per se stessi e pretendono allori e plausi. Forse li ottengono anche, ma da coloro che hanno vergogna di ammettere di non aver capito nulla...come del resto anche per l'arte pittorica....
    Fulvio

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  28. Io non mi riferivo alla poesia di Francesca, che non è affatto ermetica, anzi lascia trasparire il suo animo e sentimenti che toccano un pò tutti e che mi piace moltissimo.
    Non capisco invece quei poeti che scrivono solo per se stessi e pretendono allori e plausi. Forse li ottengono anche, ma da coloro che hanno vergogna di ammettere di non aver capito nulla...come del resto anche per l'arte pittorica....
    Fulvio

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  29. CERTO FULVIO,CE NE SONO TANTI . QUELLI CHE ESPRIMONO IL PROPRIO 'ESSERE',SONO PERSONE DA STIMARE,SPESSO LA POESIA E' SOFFERENZA...
    IO DETESTO GLI 'ASSEMBLATORI' DI PAROLE,PENSIERI,AL FINE DI OTTENERE..QUALSIASI COSA.
    NE HO CONOSCIUTI ED ALLONTANATI TANTI...ALCUNI MOLTO 'CONTESI'...IN REALTA' ABILMENTE IMPONGONO IL PROPRIO 'IO' E SI 'SOSTENGONO' A VICENDA...SE CI CONOSCEREMO MEGLIO, COME CREDO,TI RACCONTERO' .

    Giovanni Giacomo Caldieri

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  30. Scusate se ritiro fuori i decadenti (sarà che mi piacciono tanto...) ma il loro, ad esempio, era un tentativo di cogliere il tutto, l'essenza segreta del mondo. E questo non era possibile, a loro avviso, senza l'uso dell'irrazionalità. La loro poesia non parla alla ragione ma è ugualmente apprezzabilissima.
    Gli assemblatori di parole si individuano e smascherano facilmente.
    Io, pur non reputandomi ermetica, mi sento di difendere ogni forma e modalità di arte, sempre che di arte si tratti.
    Federica Volpe

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  31. Scusate se ritiro fuori i decadenti (sarà che mi piacciono tanto...) ma il loro, ad esempio, era un tentativo di cogliere il tutto, l'essenza segreta del mondo. E questo non era possibile, a loro avviso, senza l'uso dell'irrazionalità. La loro poesia non parla alla ragione ma è ugualmente apprezzabilissima.
    Gli assemblatori di parole si individuano e smascherano facilmente.
    Io, pur non reputandomi ermetica, mi sento di difendere ogni forma e modalità di arte, sempre che di arte si tratti.
    Federica Volpe

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  32. Ciao Fulvio! Ho letto la tua considerazione (pensavo ti riferissi a quella di Francesca....scusami) e anche quella di Giovanni. Le vostre opinioni hanno sicuramente del vero, ma io parto da un pensiero semplice. Ognuno di noi ha un modo di esprimersi poeticamente (anche senza nessuna elaborazione tecnica)....esce viene così....ci sono persone che percepiscono alcune poetiche altre no....questo ci rende diversi. La bellezza sta anche nella diversità. Se io non comprendo e non sento una poesia non disprezzo il poeta....se mi interessa approfondisco se non mi interessa passo ad altro. Cerco di pensare che ogni poesia è sentimento di un'anima e va rispettata....tutto qui. Io per esempio propongo le mie poesie che sono espressione della mia anima....le propongo umilmente....alcuni mi definiscono ermetica....altri si sintonizzano e trovano qualcosa di vissuto/pensato/sentito. La condivisione è lo scambio di commenti in positivo o in negativo è comunque approfondimento e conoscenza reciproca fra persone: Un caro saluto a voi!
    Silvia Calzolari

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  33. Nel dibattito sulle correnti letterarie mi "tiro fuori", perché non saprei definirmi né ritrovarmi.
    Certamente credo che ogni scrittore o poeta sia in qualche modo "figlio del suo tempo" e se dovessi, mi riterrei quasi una neo futurista, perché il mio slancio adesso è proiettato verso il futuro, la sperimentazione di nuove espressioni.
    Tuttavia sono ancorata al mondo delle piccole cose, e forse in questo pascoliana o gozzadiana.
    In realtà per me la poesia è anche aiuto psicologico dal tormento interiore che tutti noi figli di questo periodo storico viviamo.
    Con essa placo l'ansia del quotidiano, estinguo l'arsura verso l'impossibile, celebro i sentimenti e il mondo che mi circonda, le persone e quello che rimane di non detto nei rapporti, nelle relazioni.
    Vi ringrazio infinitamente di questo spazio, hai ragione, cara Silvia, la condivisione è essenziale, e aiuta a crescere, a maturare, ad accettare il proprio vissuto senza dimenticarsi di proiettare lo sguardo verso l'infinito.
    Francesca Varagona

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  34. Il problema affrontato negli ultimi interventi è un problema fondamentale. Perché si scrivono poesie? Quale deve essere la comprensione delle poesie da parte del lettore?
    Il poeta conserva nella sua intimità imagini che lo hanno colpito, senza neanche rendersene conto. Poi imprevedibilmente per qualche misterioso motivo qualcosa viene a galla, legato a queste immagini, suscitando oscuramente l’emozione del poeta.
    Il poeta deve trovare le parole per queste emozioni.
    Tutto questo non avviene a livello cosciente. Avviene a livello della vita preconscia dell’intelletto, che precede e circonda la parola. Maritain parla di intuizione creativa, un oscuro cogliere il proprio sé e la realtà extramentale che può fruttificare nell’opera poetica.
    Questa intuizione è conoscenza poetica che segue vie diverse dalle altre forme di conoscenza.
    Le parole del poeta non sono suoni e basta. Sono "suoni evocanti" sia nella testa del poeta che nella testa di chi ascolta (o legge) non solo l’immagine legata alla parola stessa ma anche l’emozione che la parola misteriosamente suscita. E’ il “correlativo oggettivo” di cui scrive Eliot, ampiamente usato dal nostro Montale. Poiché il poeta non può comunicare direttamente la propria emozione o la propria idea al lettore è necessaria una mediazione, una transazione tra autore e lettore; questo oggetto (trovato ed elaborato dal poeta) è la causa prima delle reazioni del lettore. Se chi ascolta prova la stessa emozione vibra col poeta.
    Ma il poeta non parla e non deve parlare di sé. La poesia deve essere depersonalizzata. Quello che il poeta sente deve universalizzarsi, anche al di là dei suoi limiti. Il critico non legge la poesia per fornirne una lettura individualistica; deve tentare di esprimere un giudizio traendone ciò che il poeta è riuscito a universalizzare (se c’è riuscito).
    E’ necessaria per il lettore una comprensione completa, analitica, parola per parola? La poesia di per sé allusiva e ricca di echi penetranti non necessita di una spiegazione, Questa potrà anche esserci o arrivare in un secondo tempo. Necessita invece della comprensione del pattern, evocato dalle emozioni, che avviene anche questa nella regione oscura precosciente del lettore.
    Francesco Enia

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  35. Non c'è altro da raggiungere, credo, dopo una così esaustiva spiegazione. Vi ringrazio tutti.
    Francesca

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  36. L’arte a mio giudizio è semplicemente saper esprimere con parole, immagini o in musica le emozioni.
    Non può essere caos che assolutamente confligge col ritmo della poesia, l’armonico disporsi delle figure la melodia della musica.
    Priva di note stridenti o stonate, l’arte si dipana in maniera armoniosa e luminosamente geometrica perché proporzionata.
    Una volta definita, l’opera vive di vita propria, perché le emozioni che provoca variano a seconda del soggetto che la interpreta....
    L’uomo libero indossa e gode dell’Arte quanto meglio gli si addice,
    chi è privato della libertà ritrova in parte sé stesso graffiando le pareti della cella in cui è rinchiuso.
    Forme d’arte si trovano presso tutti i popoli e in tutte le epoche, questo rende inevitabile accostare l’Arte a quanto di più indispensabile è necessario alla vita degli uomini evoluti o primitivi che siano.

    La Poesia è bella ma induce a uno sguardo sul mondo carico di pessimismo..amore abusato..
    Ma quando si è in possesso dell'Amore, (badate bene non della passione che è altro) non va nascosto ma gridato ai quattro venti solo così si autoalimenta e si propaga.
    Complimenti Francesca

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  37. Complimenti a francesca. ho dimenticato di firmare il post sopra Adriana Scanferla

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