mercoledì 7 aprile 2010

ZAFFERANI di Pino De Stasio







rovine in terra
di pietre e sassi
incolori calcarei senza forma
argille rosse
pietosi luoghi d'asfalto e pece
impronte dure
di mani al suolo che con pugni e dita
segnalano la vita
un'arco ribassato
la cupola alla vista vuota
squarciato osservatorio delle stelle
che piu' vicine sembrano fiammelle
in una notte che sobbalza a danza
aride geologie dei tanti inganni
strati di sabbie
crinali aspri
per gli appennini e i mari caraibici
dorsali a spine
rilievi e vento ed erbe e zafferani lilla
sulle pendici che di basalti
sorreggono le tinte


(Copyright © 2009giusepperenatodestasio)






( Jan Dismas Zelenka Work: Gesù al Calvario, passion oratorio in two parts, 1735 Libretto: Michelangelo Boccardi)





36 commenti:

  1. aride geologie dei tanti inganni
    strati di sabbie
    crinali aspri
    per gli appennini e i mari caraibici
    dorsali a spine

    la denuncia delle aride geologie di tanti inganni da Haiti agli Appennini, è efficace e incisiva. Colpisce a fondo gli animi.
    Restano gli zafferani lilla sulle pietrose pendici e il vento che spazza la polvere dei calcinacci e del terriccio dei terremoti.
    Incisiva, coinvolgente, intensa, ma limpida poesia che ci lascia ammirati per l'ars poetica dell'autore e indignati per le frodi e l'incuria della specie umana verso i loro simili

    RispondiElimina
  2. Ennio Plauto

    Pezzi di pietre
    vite disseccate e polvere,
    il negativo delle passioni
    come un fossile
    nella terra muta

    RispondiElimina
  3. è molto intensa, incisiva, arriva diretta con una magistrale descrizione del paesaggio che sembra di vederlo, con quei lillà che denunciano la forza e la fragilità della terra insieme. grazie, complimenti
    Tatiana Andena

    RispondiElimina
  4. ... "impronte dure di mani al suolo che con pugni e dita segnalano la vita"
    ... prima della tragedia della morte c'è la disperazione dell'impotenza di chiedere aiuto ma nel tempo stesso la tenacia dell'uomo nobile di cercare, scavare e salvare... molto intensa e di libera interpretazione...
    Grazie... Pino Soprano

    RispondiElimina
  5. Gabriele Prignano7 aprile 2010 22:48

    Una realistica, controllata visione di devastazione che emerge da un "dipinto" molto efficace, molto forte. Ma la misurata, apparentemente dstaccata descrittività della poesia rende ancora più incisivi, più coinvolgenti urlo, denuncia, rabbia, orrore, pietà del poeta. Il mondo va verso la distruzione totale! Quelle "impronte dure di mani" e quella "cupola alla vista vuota" risultano particolarmente impressionanti, suggestivi, così come particolarmente dolce, viceversa, - in un panorama così incisivo - mi appare il sapore di quelle stelle/fiammelle: come a parlarci fosse ora uno smarrito bambino!
    Bellissima!
    Ma la conclusione è...un singhiozzo, o sbaglio?

    RispondiElimina
  6. Molto bella, complimenti! Hai utilizzato termini specifici del linguaggio geografico, scientifico, artistico per ottenere una lirica descrittiva ma allo stesso tempo di potente denuncia per l’incapacità dell’uomo di non ordire inganni, volontariamente e non, nei confronti dei suoi simili. Mi ha molto impressionata l’immagine drammatica delle “impronte dure di mani al suolo che con pugni e dita segnalano la vita”. Questa immagine di desolazione e di solitudine estrema insieme all’immagine dello zafferano lilla mi ha ricordato l’odorosa ginestra decantata da Leopardi, che fiorisce sui luoghi deserti sepolti dalla lava rovente, unico simbolo di vita laddove tutto intorno è rovina,argilla rossa e pietra calcarea.
    Da tutto questo emerge un insegnamento etico, gli uomini potrebbero fare solo una cosa, stringersi in un patto fraterno per meglio resistere, uniti, agli assalti delle forze avverse, della natura nemica che, a volte purtroppo, ci assedia. C’è solo un problema : tutto questo richiede onestà e coraggio, doti che non tutti abbiamo o che semplicemente non vogliamo o non possiamo manifestare…

    DEBORAH MEGA

    RispondiElimina
  7. Rita De Meo

    "incolori calcarei senza forma": quando un'anima piange di dolore, neppure il colore sopravvive in essa, solo la desolazione per un mondo infranto dove le pietre stesse si sono spezzate, e dove le fragili strutture umane sono state annichilte dalla forza di una natura indomata. Rocce che portano morte, che le dita dell'uomo contrastano con cocciuta forza a strappare vite ancora pulsati... Grazie, Pino

    RispondiElimina
  8. Carla Di Napoli

    Larghe pennellate di parole che si asciugano al vento, fotogrammi che incorniciano un'immane tragedia. Pino, hai dato i colori alla vita che si spegne...Un'impresa non facile

    RispondiElimina
  9. Ed è alla Ginestra di Leopardi che penso.. Il contrasto tra pietre incolori asfalto, pece, le mani, i pugni che segnalano la vita di chi è sottoterra, e sopra come speranza e segno di vitalità e di colore gli zafferani lilla, maccie di tinta sulle pendici...Ma ancor più in questa tragedia risalta la stoltezza delle umani genti che non è riuscita in tanti secoli, e dopo due secoli da La Ginestra, a ricercare e prevenire i moti drlla terribile natura, almeno a prevedere. Abbiamo preferito gli inganni

    RispondiElimina
  10. Matilde Nardacci

    La forza della poesia in taluni casi riesce a travalicare qualsiasi commento o immagine e far penetrare fino alle ossa il dolore di una tragedia così grande....

    RispondiElimina
  11. Marilina Manzo

    semplicemente grazie...
    le tue parole raccontano ciò che non riesco ad esprimere..
    Mi porto dentro le pietre e i sassi, i pugni e le dta, il vento e i lilla zafferani

    RispondiElimina
  12. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  13. Matilde Nardacci

    La forza della poesia in taluni casi riesce a travalicare qualsiasi commento o immagine e far penetrare fino alle ossa il dolore di una tragedia così grande

    RispondiElimina
  14. Le tinte dei versi e l'intesìnsità emotiva che essi sprigionano rende meglio la tragedia che risata nella foto di uno scorcio di devastazione. Solo un animo pregno di umanità e di amore verso il prossimo può gridare così un dolor che lacere dentro, mentre tanta indifferenza regna intorno. Lo sforzo dell'autore, ma credo la sua convinta speranza che la vita, ce non deve essere violentata, può essere difesa anche cn appelli scritti in versi.Il mondo cui tocca spesso la sorrte del Cristo, un calvario imposto dalla crudele insipienza degli uomini e dal loro sfrenato egoismo io dico suicidio. Bravo Pino, il tuo livello elevato mi ha donato un momento di sincera riflessione e piacere intimo.
    Antonio Lanza

    RispondiElimina
  15. Noi,lettori di Pino, abbiamo assistito a tre scritture di questa lirica. , poichè la poesia è un inesausto crecare di afferrare, testimoniare il mondo visto percepito dallo sguardo del poeta, che avverte una vertigine di fronte al reale, ma solo se questa 'vertigine' si compone in misura, architettura in un linguaggio che è ritmo,suono e senso,diventa poesia.
    E la noitidezza della parole, delle immagini nei versi di Pino dimostra che è 'poesia', con uno stile potente , mai ripetitivo.
    Il poeta sorveglia,scopre vibrazioni nascoste,risonanze particolari,coglie somiglianze insolite tra il suo sguardo sorpreso e atterrito e il proprio occhio attento,le afferra cerca di riascoltarne l'eco dentro di sè. E' così che sento che nasce l'incontro con la poesia, quella vera., come questa lirica che stiamo leggendo

    RispondiElimina
  16. Una lirica molto interessante per il tema trattato, delicato ma arduo nel contempo...parlare della morte che regna incontrastata ,in un luogo dove ormai, i detriti informi ed incolori, segnalano la vita "troncata", di chi non vi è più, senza avvedersene, a causa della furia incontrastata della natura ed a volte, dell'incuria umana! Rimangono dei semplici fiori, a denotare che con impegno ,e volontà, si può far tornare a germogliare , anche "incolori calcari senza forma"! Molto penetrante ,costituisce uno stimolo a non dimenticare...

    RispondiElimina
  17. Chiamerei la Poesia di Pino una "Prosa cronachistica liricizzata" -chiedendo scusa- la cui risonanza sui precedenti commenti di un spessore ricco di emozioni e di rara bellezza di recensione, penetra nel cuore della Dichtung di Pino, sfiorando il concetto trascendentale della morte e distruzione, causate da forze estranee alla nostra influenza preinterventistica, avvicinandosi -in chiave moderna- alle Ballate sulle tragedie greche del poeta tedesco Friedrich von Schiller. Rileggendo l'opera lirica di Pino, non mi abbandona la sensazione, di trovarmi di fronte ad un "grande poema" di un evento catastrofico storico. Grazie Pino.

    RispondiElimina
  18. Il panorama di macerie che il poeta espone alla nostra lettura è quanto di più devastato e devastante si possa immaginare.E le rovine che i terrremoti hanno sparso nel nostro mondo sono il prezzo che la natura fa pagare all'uomo per la sua sordida indifferenza, l'incuria e gli inganni.E tale è la potenza descrittiva dei versi che si fatica a sostenerne l'efficacia e la drammaticità.Come si potrà risollevare da tante catastrofi un mondo in cui governano l'egoismo,il malaffare,il cieco disinteresse,l'avidità.Basteranno prati verdi e fiori lilla a farci capire che la natura non ci è nemica,ma i veri unici colpevoli di tanto strazio siamo noi?.Lirica irripetibile per il valore dei contenuti e delle immagini. Ren

    RispondiElimina
  19. Una frenesia di immagini che ripete il crepitio interiore del poeta nel suo ragguaglio umano ad una catastrofe. Riflessi emotivi di un percepita rovina, che il filtro dell'arte trasforma (a mio giudizio) nell'archetipo di quel luogo tragico, che insidia ogni forma di esperienza che ripiega in precipizio per eventi imponderabili. Ne sopravvive tuttavia la vita, che questa lirica segnala come "mani al suolo e pugni e dite"... come una fonte che non cede mai.
    Complimenti a Pino e grazie
    Leopoldo Costabile

    RispondiElimina
  20. Daniela Fenoaltea8 aprile 2010 06:34

    Un paese distrutto dal terremoto. Calamità naturali che devastano interi paesi; Uno scenario spettrale, che colpisce la sesibilità del poeta, il quale si lascia trasportare da immagini sorprendenti tanto da sembrare surreali..(la volta di una chiesa distrutta appare come un'osservatorio astronomico, ecc..)

    RispondiElimina
  21. Poesia essenziale nella ricerca della parola asciutta.
    Uso sapiente di pochissimi aggettivi (ne elenco alcuni: incolori … pietosi … dure … vuota … squarciato… aride … aspri …) che indica la volontà di raggiungere il nucleo del problema senza tanti fronzoli.
    C’è la natura con la forza devastante dei terremoti, per gli appennini e i mari caraibici. E’ proprio questa devastazione che appare allegoria della devastazione attuale dell’umanità. Come non pensare a The waste land di Eliot (dove waste è tradotto come “desolato” ma in realtà indica qualcosa di peggio; meglio “devastato”)? Eliot scrive nel 1922. Il nostro poeta piange contemplando anche le devastazioni successive al 1922.
    Ecco, questa poesia mi si presenta come un pianto, il pianto silenzioso di un uomo forte che contempla la forza devastante della natura ma che contempla soprattutto i segni dell’uomo ridotti a rovine (la cupola alla vista vuota, squarciato osservatorio delle stelle).
    Sono finiti in questo modo dunque i sogni illuministici di una ragione che avrebbe voluto dominare il mondo? I progetti ambiziosi, babelici, di questi uomini orgogliosi sono ridotti non “a mani” ma a spettrali “impronte dure di mani al suolo che con pugni e dita segnalano la vita”.
    Le erbe e gli zafferani lilla non credo siano un segnale di apertura alla speranza. Sono invece una fredda e disincantata descrizione di una natura che continua implacabile la sua vita indifferente all’uomo (che avrebbe voluto dominarla snaturandola).
    Eppure se leggiamo questa poesia come un sommesso pianto, è proprio questo pianto il segnale della speranza, la luce tenue che si intravede (stelle che più vicine sembrano fiammelle). Il poeta, proprio perché ha elaborato queste emozioni in materia poetica, si affianca alle bellissime rivendicazioni di due grandi del secolo passato che, con temi simili, hanno considerato la figura del poeta come quella di colui che quasi si carica sulle spalle tutta l’umanità e le sue devastazioni. Il primo è Eliot: these fragments I have shored against my ruins. Il secondo è il più grande del secolo passato (anche se molti ancora non se ne rendono conto) ovvero Ezra Pound: as a lone ant from a broken ant-hill/ from the wreckage of Europe, ego scriptor.

    Francesco Enia

    RispondiElimina
  22. Alexis Alerini

    pietrificata la vita in un "arco ribassato", un ricordo atroce, un inganno trasfigurato nella volta stellata, un osservatore che tace... ma forse ascolta e sente, poserà forse un velo stanco a cancellare "impronte dure di mani al suolo".
    La notte sembra trarre vita da respiri perduti e danzare, ingnara del mondo, sul baratro... nell'aridità, nell'asprezza delle "spine" che si contorcono nel silenzio, fuori e dentro... solo lievi colori spenti assumono forma di un dolore che non ha voce.

    RispondiElimina
  23. Nessuna forma di vita umana in questa Poesia, solo impronte sull’asfalto, graffiti forse di 1000 anni prima.
    Estinta l’umanità che vagava inebetita tra le macerie dopo il bombardamento atomico.
    Nessuna forma di attività intellettuale dopo il bombardamento mediatico, solo uno sguardo in su verso le stelle.
    E nel calcare racchiuso il ricordo della vita , che fu e che ancora sarà , nelle sue mille forme.
    Piano riprende il sopravvento la natura, zafferani lilla, come macchie crescono nel deserto dopo poche gocce d’acqua.
    Poesia disperata e disperante unico appiglio di speranza la terra che ha ancora la forza di generare bellezza, e l’occhio che la sa cogliere conserva ancora il riverbero di fiamma rubato agli astri.
    Molto inconsueta, decisamente intensa,belle desertiche immagini.Un urlo contro la stupidità umana. Bella.

    RispondiElimina
  24. Ringrazio tutti voi attenti e acuti lettori e penso che ognuno abbia dato un contributo alla cultura e alla poesia, penetrando nei vari aspetti della composizione poetica di Pino.

    RispondiElimina
  25. Bellissima poesia riesci sempre a dare il meglio di te Pino, versi che toccano profondamente l'anima fino a sentirne i brividi nel corpo per una tragedia cosi immane. Complimenti!!! Nicoletta

    RispondiElimina
  26. ringrazio tutti ed in particolare la passione di Gloria che mi ha spinto ancora una volta ad essere suo ospite , "zafferani" appartiene indissolubilmente alla trilogia dei terremoti e' quindi monca di altre due liriche che inviero' a Gloria , appartengono al ciclo dedicato a l'Aquila ed ai suoi oltre trecento morti.
    Si e' vero sono liriche dove la vita sfugge e la morte vorrebbe per sempre sommergere la bellezza dei "corpi" e della "natura" ma la luce delle Stelle e' sopra di noi che illumina i nostri occhi , per chi ha ancora voglia di osservare ed imparare :

    "squarciato osservatorio delle stelle
    che piu' vicine sembrano fiammelle "

    mi ha ispirato Dante in questo passaggio ( un omaggio al Paradiso ! )

    RispondiElimina
  27. non so perchè fino a ieri non riuscivo ad aprire il blog....
    mi sembra di aver letto e commentato in precedenza, forse un anno fa, questa poesia. La rileggo volentieri..
    La poesia snoda, secondo un climax ascendente, l'urlo di una notte squassata da un evento improvviso, appena appena attenuato (l'urlo) dalle stelle "che stanno a guardare" indicando la via di più spaziosi e benevoli campi...Ma neppure sulla terra è condanna la Vita se come giallo fiore di zafferano spunta sulle rovine della disperazione la volontà di riconoscersi e amarsi come fratelli. E' scritto nella trama dell'esistenza umana: condanna o conforto?
    Come sempre in forma lucida incisiva intellettualmente onesta perchè non artificiosa..la poesia di Pino arriva dritto alle coscienze ...e fa riflettere. Grazie.
    Adriana Pedicini

    RispondiElimina
  28. silvia calzolari8 aprile 2010 23:02

    Si respira la dura devastazione....geologica....che caratterizza i "disastri" causati dall'incuria umana che accadono in questo triste mondo. I versi potenti....diretti...forti...avvolgono e coinvolgono. Ne escono immagini fisiche e immagini d'anima "in una notte che sobbalza a danza". Davanti ai tuoi versi specchio/metafora di realtà si rimane increduli...attoniti....angosciati...con domande tristemente senza risposta... Solo il nostro sguardo affonda nelle tue parole, nel tuo sentire in cui ci si riflette in condivisione di cuore....cuore di sensibile senso umano! Grazie per questa magnificenza Pino!

    RispondiElimina
  29. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  30. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  31. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  32. Intensi, essenziali, costituiscono dei capolavori di nitidezza espressiva e di forte sentire. Abbiamo citato Dante (proprio Pino ci ha richiamato i versi), Leopardi Eliot, le tragedie di Schiller. qui siamo di fronte a una sintesi poetica possente e dolente, illuminata dalle stelle, non solo per guardare il dolore ma per capiere e conoscere ancora,secondo l'invito stesso di Leopardi.

    RispondiElimina
  33. cosa c'è d aggiungere, a queste parole commosse commoventi eppure tragicamente distaccate, che come i sassi di Gibellina, le rovine dell'Irpinia, lasciano tracce di ciò che è stato. E delle vite costruite oltre ai calcinacci e le argille rosse restano quelle impronte di mani, come fossili scolpiti, a chiedere al Cielo pietà, ragione. e poi solo dolore.
    Grazie, Pino di avere reso eterna quella richiesta.
    Francesca Varagona

    RispondiElimina
  34. silvia calzolari9 aprile 2010 03:07

    ...una "cronaca" che da bruco in metamorfosi si trasforma in farfalla. Ogni quadro terribile di vissuto/visto....di tormento/lacrime...di dolore devastante....e di odore/morte...è dipinto nella sua cruda essenza ma con occhioampio di chi sa vedere...provare...e accarezzarne le piaghe!

    RispondiElimina
  35. in ciascuna poesia vibra un dolore intenso, una radice inestirpabile che affonda nelle voragini abissali di un silenzio che irrompe in un cuore lacerato dal pianto... vane attese, dolori esausti sui volti che non possono più nemmeno piangere, strazio dell'anima che nel perdere tutto abbandona se stessa. Le immagini scolpiscono una tragedia il cui volto non ha maschere in ogni uomo...
    L'essenza dell'angoscia e dell'urlo soffocato acciecano ogni parvenza di luce, e la devastazione trasfigura in morte, in un paesaggio immortalato in una lacrima caduta sulle macerie di quella che fu vita...

    Alberini Alexis

    RispondiElimina
  36. PAESAGGIO spettrale sismico....
    desolato---disastrato....
    espresso con un'elocuzione asciutta e petrosa,
    aspra, alla Sbarbaro,
    ligure, lichenosa,
    come dopo un terremoto....

    l'occhio trasfigura ciò che vede e così...
    "la cupola alla vista vuota
    squarciato osservatorio delle stelle
    ..... erbe e zafferani lilla"

    bravo pino

    di piero lo iacono

    RispondiElimina