sabato 26 giugno 2010

PATTI di Francesca Varagona

(Mondrian, mysticfractal)


Decisioni; caselline
perfettamente aderenti
a solidi geometrici

spasimi tartassanti
imposti da insistenti
pretese. Gocciolano

le speranze
chiazzando presenze
non sconfitte.

Sottoscritti patti
senza consultazioni
preventive 

confiscano
le predisposte
mete.




venerdì 25 giugno 2010

L'AMORE KILLER di Francesco Tontoli

Ci sono molti modi per far morire un amante.
Il primo e forse il più nobile
è quello di togliere l'acqua alle sue rose
lasciando che le spine lo dissanguino
lentamente ucciderlo nel suo veleno
intossicandolo dello stesso amore osceno
che lo nutre.
Farlo ansimare del profumo di morte
che dolcemente esala
privarlo dell'ossigeno vitale che respira
quando si accosta con la bocca al petalo
nel dedalo vellutato del fiore 
che non arriva al centro.
Fare in modo che la vertigine lo prenda
e lo trascini via lontano dall'oggetto amato
trascurarlo, gettando luce su un altro
più distante desiderio. 
Renderlo infine trasparente ed etereo
inanimato, come un raggio di sole 
che ti ha illuminato un attimo
con la forza amorevole e fatale
da far seccare per intero la tua pianta.


mercoledì 23 giugno 2010

ALTRA STORIA di Francesco Palmieri

( Girl Reading di Henri Emile Benoit Matisse)

Ormai si vive un'altra storia 
(e carta di caramelle già succhiate 
le sillabe dei fiori 
le nuvole a passeggio fra collina e cielo 
la siepe sempreverde 
e dietro il mare certo per il viaggio. 
Era il tempo dei miracoli 
e a bastare 
un volteggio di metafora appesa a un ramo 
appena un giallo di limoni 
la danza circolare dei girasoli in aria). 

Altro canto oggi, rari arpeggi, 
e la voce che non basta 
per un volo sopra i clackson 
per la fuga verso l'alto 
da uno scoppio di motori 
rabbie in fila, morte ore. 

Ormai si vive un'altra storia 
e se a volte guardo in cielo, 
non appare più la luna 
solo filari di lampioni 
e luci gialle di un deserto 
(da strada a strada 
un crescendo di quartieri 
l'assedio sulle porte). 

E si fa neve sottopelle 
un mormorio segreto di epiche perdute, 
si fa cancello e stretta 
una serrata in mezzo ai denti 
per noi 
che nel frattempo 
di una stagione sola 
(di accordi e di chitarre) 

si cantava lontane californie. 



lunedì 7 giugno 2010

AZZURRO di Silvia Calzolari

SEBASTIANO GULISANO, La scarpa azzurra (in treno)
Ritmo di passo leggero 
sapore di unicità 
senso di pesantezza 
nascosto da azzurro. 
Ho il tuo sguardo 
che oltre prosegue 
in vista 
in udito 
in pensieri 
orrizzonteterno 
senza vincoli 
senza storia. 
Il nostro viaggio 
sfumato e insensato 
ricercanime irraggiungibili 
che procedono 
senza sosta 
nell'arrancare 
in sviliti mondi da combattere. 
Lieve corre azzurransia 
come solilevo 
e non ci saremo 
quando l'anima preme 
solo sogno di inutili risvolti 
in un ritmo trenoltre 
che sa di metallo stupito. 
Giorni come ieri 
in mete diverserranti 
che non sanno 
che non sapranno 
dove azzurro 
in universirti 
giostra 
reale che non appartiene. 




SEBASTIANO GULISANO, La scarpa azzurra (in treno)
Ritmo di passo leggero 
sapore di unicità 
senso di pesantezza 
nascosto da azzurro. 
Ho il tuo sguardo 
che oltre prosegue 
in vista 
in udito 
in pensieri 
orrizzonteterno 
senza vincoli 
senza storia. 
Il nostro viaggio 
sfumato e insensato 
ricercanime irraggiungibili 
che procedono 
senza sosta 
nell'arrancare 
in sviliti mondi da combattere. 
Lieve corre azzurransia 
come solilevo 
e non ci saremo 
quando l'anima preme 
solo sogno di inutili risvolti 
in un ritmo trenoltre 
che sa di metallo stupito. 
Giorni come ieri 
in mete diverserranti 
che non sanno 
che non sapranno 
dove azzurro 
in universirti 
giostra 
reale che non appartiene. 




Origini di Eroma mdm

Le sere andavo nei piccoli sentieri ,punzecchiato dai rovi
calpestando erba fina trasognavo;
sentivo quella frescura ai piedi
lasciavo che il vento m'inondasse...
senza dir niente...
senza pensar niente...
un'infinito amore m'inondava l'anima!
Andavo lontano... poi oltre come uno zingaro!
I miei pantaloni avevano un vasto strappo
la mia luce era la stella polare
nel cosmo aveva un leggero bagliore
lo ascoltavo seduto sui massi...
poetavo fre favolose ombre, e tiravo
come una magnifica lira gli spaghi delle mie misere scarpe
...li sentivo come fitte ferite...
sembrava avessi un piede accanto al cuore.

In quei boschi, trovai un ramo oscuro e alle labbra...
assetato sollevai il suo sussurro,
forse era la voce della pioggia che piangeva
o forse un cuore reciso!
Sembravo ormai coperto di terra ...lontano...
un'immenso grido soffocato ,da autunni di foglie.
Poi d'un tratto mi cercarono le tue radici ,e li persi la mia infanzia
prima di comprendere che quello era il mio territorio di baci
...e di natura mortale.

Le tue radici folli
sono un calice colmo di ogni movimento
un'unità pura
non sigillata mai dalla morte.
Sento la tua anima...scorre...
mescola nel fondo le pietre nere con quelle bianche
...le sento anche lontano miglia accanto a me!
Così ogni loro forza ridiventa origine
ed è la tua piena sostanza che ti colma
e riempe ogni curva di sielnzio.
Un giorno madre natura ci dirà:
"mie creature avete già riso,
avete già pianto abbastanza".
Così nuovamente immensa, sconfinata
ricomincerà la vita, senza occhi, senza parole, senza pensiero...