mercoledì 23 giugno 2010

ALTRA STORIA di Francesco Palmieri

( Girl Reading di Henri Emile Benoit Matisse)

Ormai si vive un'altra storia 
(e carta di caramelle già succhiate 
le sillabe dei fiori 
le nuvole a passeggio fra collina e cielo 
la siepe sempreverde 
e dietro il mare certo per il viaggio. 
Era il tempo dei miracoli 
e a bastare 
un volteggio di metafora appesa a un ramo 
appena un giallo di limoni 
la danza circolare dei girasoli in aria). 

Altro canto oggi, rari arpeggi, 
e la voce che non basta 
per un volo sopra i clackson 
per la fuga verso l'alto 
da uno scoppio di motori 
rabbie in fila, morte ore. 

Ormai si vive un'altra storia 
e se a volte guardo in cielo, 
non appare più la luna 
solo filari di lampioni 
e luci gialle di un deserto 
(da strada a strada 
un crescendo di quartieri 
l'assedio sulle porte). 

E si fa neve sottopelle 
un mormorio segreto di epiche perdute, 
si fa cancello e stretta 
una serrata in mezzo ai denti 
per noi 
che nel frattempo 
di una stagione sola 
(di accordi e di chitarre) 

si cantava lontane californie. 



19 commenti:

  1. ssenza/ricerca/scoperta/vita/passione
    Distacco/morte
    Può l’amore trattenere la vita o impedite la morte?
    Può la memoria sostituire la vita?
    Vita circolare che rinasce nel primo vagito.
    Può il desiderio della vita e dell’amore sconfiggere la morte?
    Un istante, borgesianamente, la vita nella circolarità del tempo?
    Domande che ti pongo.
    Ma sinceramente, al di là della concezione del mondo, una composizione così perfetta, una perla simile erano anni che non la leggevo....

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  2. Contrapposizione tra paesaggio urbano, valori di mercato, senso della vita di ieri e oggi; è nostalgia per il giallo dei limoni, i girasoli, i suoni di cose perdute, di chitarre e canti, elegia e canto lontano di paradisi perduti, di sogni e speranze smarrite, della visione irraggiungibile di una California immaginata che si sognava nei films e nelle canzoni.
    La composizione è perfetta nel ritmo, nella scelta del lessico, delle immagini, delle metafore.
    E' evidente il pessimismo leopardiano, stoico e dei lirici greci, che hanno esaltato il mito della giovinezza come stagione intensa e viva dell'esistenza.

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  3. Vaghe nostalgie o incompiuti desideri? Cosa insinua il poeta in quelle asprezze? Pur se sogno o ricordo, vola il suo canto ad evocar la luna, per non soggiacere inerme al freddo lume dei lampioni: istantanei segnali di un degrado che si rassegna in scomposte frenesie, in gracidi rumori di rabbie diffuse, senza cenni di altro bagliore.
    Ricordi...desideri...ansie di frementi nostalgie, dispiegate in controcanto a guisa di vessillo. Ciò che deve essere e non è stato, o l'epico ragguaglio del passato, ben si configurano entrambe in questo ordito. Qui vibra il senso umano del poeta che vuol sottrarsi alla sopravvenuta (o percepita) miseria, facendoci gustare un arcano "mormorio" di delizie. Sul rumore vince la sua musica...e così afferma il suo riscatto.

    Stupenda poesia.
    Leopoldo Costabile

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  5. Dino Leone Versi

    notevoli giocati sulla mescolanza dei piani temporali...Grande Francesco :-)

    "Il passato, a ricordarsene, è più bello del presente, come il futuro a immaginarlo. Perché? Perché il solo presente ha la sua vera forma nella concezione umana; è la sola immagine del vero; e tutto il vero è brutto." Giacomo Leopardi

    "Erano gli anni del rosario a maggio,
    del pane segnato dalla croce,
    di Cristo che moriva verso sera
    e alla domenica campane e voli
    a riportarlo in vita
    (ed era festa nei vestiti nuovi,
    nelle cucine accese di mattina presto).

    Era la primavera e poi l'estate,
    era l'autunno e poi l'inverno,
    era l'attesa certa di un ritorno
    e tornavano a novembre anche i morti,
    quando s'accendevano lumini sotto ai quadri
    e si cuoceva il pane con l'uva passa e il vino.

    Ormai non ci credo più
    e so per certo che nessuno torna,
    mai niente che ritorni..." Francesco Palmieri.

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  6. Pastorini Lidia

    Come sempre sai superbamente intrecciare metafore corpose,ben tessute in doloroso sentire intenso e mai banale.
    Ti ammiro ,poeta esperto del verso che affonda.

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  8. un'altra storia diversa dal mito della California, del tutto bello, e affiorare alla memoria,di "vagiti"nostalgici, di un passato in fiore contrapposto,ad un presente quasi "morto",per avere qualche barlume di speranza "ormai non ci credo più",in un futuro incerto, per chi inneggiava alla vita fatta di semplicità solare. Una lirica perfetta sotto tutti gli aspetti, degna di un vero,e notevole poeta, che sa creare il verso!

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  9. Gabriele Prignano15 luglio 2010 09:47

    Consueto stile elegante, sobrio, molto personale,che non si guarda allo specchio, che nulla concede alla vanità della retorica...ma che, viceversa, cattura immagini, sensazioni, cose, per trasmetterle in perfetta sintonia col lettore. Leggo una profonda amarezza di fondo. E grande capacità espressiva.
    Bellissima! Un forta abbraccio, caro Francesco.

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  10. E' veramente tutta un'altra storia,dove i miracoli che hanno consentito la nostra sopravvivenza ormai non si ripetono più.Con elegante distacco il poeta ci da un eloquente saggio della nostra attualità,dove sono scomparse le nostalgie e i ricordi e ci racconta di un mondo lontano dai nostri sogni, dove solo l'amarezza e la mancanza di una pur piccola speranza sono gli unici veri soggetti della nostra miseria morale.Tutto trabocca pessimismo;civiltà, società,comunione d'intenti sembrano essersi dissolti per far posto all'egoismo,alla tracotanza e a un senso di indifferenza con il quale si accetta qualsiasi efferratezza.Un presente che avvia il mondo ad un rovinoso futuro,senza che nessuno scuota le coscienze,senza che ci sia una via d'uscita.Nessuno pretende i sogni californiani di un tempo,ma,almeno,una vita più vivibile di questa. Ren

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  11. Antonio Ciminiera15 luglio 2010 11:12

    Un'altra bellissima lirica di Francesco Palmieri!
    Nostalgia del passato forse? Qui vi è di più! Vi è l'analisi di un presente e di un passato, un confronto sereno, senza fare della retorica! La comparazione fra un tempo dove tutto aveva una ragione e un sapore di genuinità (forse perchè eravamo giovani) e un presente dove la superficialità, la cattiveria, il menefreghismo, l'idifferenza, la fanno da padrona. //Altro canto oggi, rari arpeggi, e la voce che non basta per un volo sopra i clackson// ecco l'incomunicabilità!
    E' veramente raro leggere liriche di un così alto livello, poesie che "soddisfano" mente e cuore, che catturano dal primo verso!
    Trovo la chiusa di una bellezza rara:
    //E si fa neve sottopelle/un mormorio segreto di epiche perdute/si fa cancello e stretta/
    una serrata in mezzo ai denti/per noi/che nel frattempo/di una stagione sola (di accordi e di chitarre)si cantava lontane californie//
    Non "parole" ma sensazioni purissime!
    Grande Uomo e grande Poeta, Francesco! Complimenti amico mio e...grazie a Gloria Gaetano per avermi offerto, tempo fa, la grande (e un po' roccambolesca) occasione di conoscerlo! :-)

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  12. Lirica di altissimo livello espressivo, tutta giocata sull’ alternarsi dei piani temporali, densa di immagini figurative e musicali e di correlativi oggettivi che fanno vibrare il lettore assieme al poeta.
    “Era il tempo dei miracoli”, con questo verso comincia il feedback, la rievocazione struggente del tempo in cui bastava poco per essere felici e sentirsi leggeri ed eterei come nuvole vaganti fra la collina e il cielo, c’era la siepe sempreverde a rappresentare la giovinezza, il mare e il viaggio che indica il desiderio di conoscenza, tuoi elementi ricorrenti.
    Bastava poco allora, un verso che come un fiore volteggiasse appeso ai rami, la visione luminosa dei limoni e dei girasoli che pure danzavano. Lo vedo il ragazzo ch’eri allora, il figlio dei fiori,lo spirito libero che accompagnandosi con la chitarra sognava la California e inneggiava allo slogan dell’epoca Peace & Love condividendo gli ideali del suo tempo. Oggi la musica è cambiata, niente più accordi solo rari arpeggi, se prima si cantava a squarciagola ora non c’è più neanche la voce che permette di librarsi verso il cielo e allontanarsi dal frastuono, dalla vita frenetica e alienante dei giorni nostri che assedia la nostra anima.
    “Ormai si vive un’altra storia” diventa un’anafora che scandisce la convinzione che purtroppo è così e non c’è rimedio. Si vive un’altra vita, come se si trattasse della vita di un’altra persona: è rimasta solo la carta di caramelle già succhiate perché la dolcezza è finita da un pezzo, anche quando si guarda il cielo non si vede più nemmeno la luna ma filari di lampioni e luci di città, che nonostante sia popolata, appare un deserto.
    Ed ecco che sotto pelle il rievocare i momenti di gloria, le “epiche perdute” invece di trasmettere una sana nostalgia, com’è giusto che sia, perché ricorda non si può fermare il tempo, si tramuta in una sensazione di freddo dilagante, di chiusura rappresentata da un cancello, da una morsa, da una serrata.
    Janis Joplin cantava “ I'll trade all my tomorrows for a single yesterday”, "cambierei tutti i miei domani per un solo ieri”. Giacomo Leopardi invece nello Zibaldone affermava, come già rilevato da Dino Leone, che il passato è sempre migliore del presente. Perdonami se cito Leopardi ma me lo ricordi molto, il presente è il tempo del vero e la verità tronca tutte le illusioni.
    La luna esiste ancora ma occorre anche volerla vedere perché ci faccia compagnia, allo stesso tempo il deserto spesso è solo dei sentimenti, dell’anima, è una prigione in cui purtroppo, a volte, ci si rinchiude da soli.
    La chiave per uscirne però esiste, occorre solo saperla trovare e utilizzare…
    Mi è piaciuta moltissimo! Grazie!

    Deborah Mega

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  13. Stupenda poesia dove la nostalgia del passato fa da padrona-il presente viene vissuto come una prigione nella quale non si vede più ne futuro ne la bellezza che circonda-Non c'è più voce ne musica che possa dar un po' di sollievo al poeta che sembra vivere senza emozioni ma solo nei ricordi...
    Complimenti a Francesco Palmieri e a Gloria per avermi fatto conoscere questo bravissimo poeta...grazie
    F.Giorgio*

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  14. silvia calzolari15 luglio 2010 21:15

    Le malinconie in versi autentici e precisi. L'attuale che non corrisponde più le emozioni...quelle dello stupore....delle energie che veleggiavano nell'aria di ribelli bisogni....di sogni americani...che erano spinte....vive e profonde. Altro canto oggi...un canto poetico che non sogna...in un divenire monotono e conformita/mercificato e rumoroso. I tentativi di fuga verso l'alto...non hanno gli antichi arpeggi....senza luna....solo luci artificiali che stordiscono. "E si fa neve sottopelle
    un mormorio segreto di epiche perdute"....per chi ha saputo viverle....un privilegio....una bellezza da conservare nei propri canti...nella propria anima...una perla nel profondo... Il ricordo illumina...ma priva di speranze presenti/future....non attendendo più miracoli.... Nella nostra società si vedono solo miracoli promessi e illusori....soprattutto falsi e preoccupanti! Le domanda successive sono allora....conservare solamente dentro di sè....tentare una fuga illusoria...o usare la bellezza del passato per aprire un piccolo varco....uno spiraglio...per noi stessi e le generazioni future? Ad ognuno di noi l'ardua riflessione.... Io voglio sognare ancora California.... Silvia Calzolari

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  15. la California dobbiamo viverla nel cuore,cosi' facendo si potrà continuare a vivere accompagnati da suoni di chitarre, verdi prati e sogni e ancora sogni... Silvana Giordano

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  16. La poesia canta la natura, i sentimenti, le storie urbane, perché l'una e gli altri finiscono per identificarsi, un modo di essere una campana che rintocca al soffio del vento, trasformando le parole in canzoni e la musica aleggia sempre tra quei versi, cadenzati, sospesi, affannati nell'ansia di dire quello che c'è dentro e che vengono suggeriti da ciò che sta fuori...

    Ricordo il famoso american song "California" accompagnato da chitarre in un incantevole locale di Manila nel lontano 1990, sogni ricordati dalla tua bellissima poesia...

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  17. Molto bella anche se intessuta di nostalgia.
    Un passato che si ricorda limpido e semplice a contatto con la natura , un presente urbano arido,meccanico…tutto un’altra storia.
    Così vede il Poeta e così a noi si presenta.
    Bisognerebbe coltivare il cuore per poter vedere
    con gli occhi della giovinezza, perché l’amore sboccia anche tra le macerie.
    E lampioni, clacson, stridio di gomme o sferragliare di treni possono divenire terribilmente romantici se trasfigurati con gli occhi dell’amore.
    Amore è vita.
    Adriana Scanferla

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  18. veramente piacevole nella lettura, questa bella poesia di francesco ci sottolinea l'arditezza dei sogni di chi senste, del poeta..orrificati dal terribile reale.

    Danilo Carli.

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  19. piero lo iacono

    bella poesia sull'urbanite e la cementite
    che ci hanno travolti, sommersi....
    e cancellato le storie più naturali di una volta...
    oggi è un'altra cronistoria......
    addolorata nostalgia di un mondo scomparso, sommersooooooooooo
    come ti capisco!!!!!! che rabbia amico.....

    grazie per poesie come queste---
    bravo Francesco.....

    da piero lo iacono

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