venerdì 25 giugno 2010

L'AMORE KILLER di Francesco Tontoli

Ci sono molti modi per far morire un amante.
Il primo e forse il più nobile
è quello di togliere l'acqua alle sue rose
lasciando che le spine lo dissanguino
lentamente ucciderlo nel suo veleno
intossicandolo dello stesso amore osceno
che lo nutre.
Farlo ansimare del profumo di morte
che dolcemente esala
privarlo dell'ossigeno vitale che respira
quando si accosta con la bocca al petalo
nel dedalo vellutato del fiore 
che non arriva al centro.
Fare in modo che la vertigine lo prenda
e lo trascini via lontano dall'oggetto amato
trascurarlo, gettando luce su un altro
più distante desiderio. 
Renderlo infine trasparente ed etereo
inanimato, come un raggio di sole 
che ti ha illuminato un attimo
con la forza amorevole e fatale
da far seccare per intero la tua pianta.


21 commenti:

  1. silvia calzolari25 giugno 2010 20:44

    Ci sono molti modi per far morire un amante.
    La tua analisi (ricca di pathos) in versi non trascura nulla. Indifferenza che "dissangua" lentamente (amore che nell'abbandono si consuma), lasciare ansimare solo in superficie ma non arrivare mai al centro, vertigine per allontanarsi (la fuga)e proiettare luce su altro desiderio....e....il più distruttivo (o meraviglioso?)....sublimare per mantenere intatta la bellezza vissuta e quindi distruggere chi ama per sempre nel ricordo di amore unico e irripetibile nell'attimo. Il sublimare poetico....dantesco...che si fossilizza per sempre nella nostra anima e non ci permette più di vivere altro se non il ripetitivo ricordo di estasi e fusione (il raggio di sole che ha inciso per sempre l'anima). Il rischio più alto, più letterario....più sconvolgente. In essenziale e raffinato verbo illustri....e ci rendi partecipi...in lucida/ansia e dolore di "sangue versato" mentre "secca la pianta"...la profondità dell'essere. Vera, sincera e che fa riflettere....il cuore... Grazie Francesco! Silvia Calzolari

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  2. Con ironia, distacco, lessico ricercato e procedendo dal metodo più nobile al più cruento, hai suggerito i modi per uccidere l'amore : togliendogli l'acqua che è vita, facendolo dissanguare, avvelenandolo e intossicandolo,negandogli l'ossigeno, desiderando un altro oggetto d'amore, infine privandolo anche della considerazione e manifestando solo indifferenza, l'atteggiamento più negativo in assoluto.
    A quel punto l'amore sarà diventato solo un ricordo inanimato, trasparente ed etereo.
    La crudeltà diretta verso gli altri però ritorna verso se stessi come un boomerang.
    Il brano musicale che hai scelto dalle sonorità cariche tipiche dell'hard bop insieme al timbro metallico e squillante della tromba ben rappresenta la razionalità e l'acutezza della tua analisi spietata su come uccidere un amante. Mi è piaciuta molto!

    Deborah Mega

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  3. L'indifferenza è il modo più usato - ma non sempre il più efficace - per far morire l'amore. L'unico modo per "liberarsi" dall'ossessione è distogliere il pensiero, cercare un altro oggetto del desiderio, fino a che tutto diventa relativo, sia il precedente, sia il successivo amore e tornando in se stessi si fa "tabula rasa" e si riparte per una nuova emozione.
    In fondo l'amore arriva proprio quando non ci si pensa, no?
    Renderlo etereo, inanimato, dice il Poeta, fino a relativizzare l'attimo... sperando che il Ricordo non divenga più forte dell'Amore.
    Francesca Varagona

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  4. Intensa spregiudicata oscena a tal punto da essere vera...osare credere di essere noi padroni del destino onora la poesia e rende il poeta Francesco simile agli alchimisti del 500..dove con cura e intelligenza creavano porzini per...uccidere l'amante..:) Grazie Francesco ! La tua penna è un misto di veleno e profumo...ma io sento solo quest'ultimo...:)

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  5. "Ci sono molti modi per far morire un amante".In maniera poetica,sotto forma di decalogo, il poeta mette in evidenza come allontanarsi da un amante"Distratto"che,"si nutre dell'amore osceno"...cercare di privarlo della parte profumata di un "fiore" per farlo piangere, e farlo rimanere esangue, a causa delle spine;privarlo dell'ossigeno di un amore, nutrito solo in superficie, non privo di forza vitale; farlo invischiare in un vortice,vertiginoso, per rivolgere il proprio interesse verso un altro desiderio...abbandonare il pensiero fisso,e ricordarlo solo, come un raggio di sole che, ti ha scaldato,penetrando tanto profondamente da bruciare l'essenza della pianta(amore) che era nel tuo cuore! Molto innovativa ed interessante.Bravo

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  6. Sin dalle prime parole ho percepito che l'amante non lo stai cercando di far morire tu Francesco ma al contrario è lui che lentamente sta facendo morire te-Ha il sapore intenso di una vendetta questo scritto-Certo questa è una mia sensazione che magari è ben lontana dalla tua realtà-Ironica ma pur sempre crudele la fine di questo amore...ma in amore si sa non ci sono vie di mezzo-
    F.Giorgio*

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  7. Imperfetta Ellisse

    molto bene Francesco, gran finale (senario + settanario! era un pò che non ne vedevo

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  8. Francesco Tontoli

    tarantolata tetragona ...Quentin che toglie acqua alle rose non ce lo vedo...anzi se lo trovo lì a estrarre sangue dai boccioli , giuro lo rimando nella parrocchia da dove è venuto, e dove ha subito probabilmente quel indicibile pulp di cui ci ammorba...:-)

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  9. Ecco, a me sembra che Giorgio abbia colto nel segno. La poesia ha un compito arduo: quello di cercare di convincere gli scettici che esiste un altro modo di percepire la realtà e di dargli un senso. Qui ho voluto analizzare questo senso dal punto di vista di chi è oggetto delle attenzioni dell'amante a tal punto da subirne lo scempio. Di troppo amore si può anche morire insomma. E per chi vuole ulteriormente scavare nei significati oscuri (ammesso che ve ne siano) di questa poesia può vedervi un doppio risvolto. I due fiori, quello dell'amante e dell'amato, sono stati entrambi disseccati per motivi diversi ma complementari.
    Francesco Tontoli

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  10. La poesia di Francesco ha il segno della modernità e della sperimentazione. Non si tratta più di chiusura, ermetismo, surrealismo, le avanguardie bellissime e stimolanti del 900, ma di nuove contaminazioni, tratte da films, immagini di nuovi pittori e artsisti di oggi, Hopper, certo, ma anche pop art. Il cinema è il vero protagonista, con la sua arte complessa,fatta di dialoghi, musica, immagini... Cinema raffinato. Ma la stessa parola poetica è raffinata, in Francesco, curata, il ritmo sostenuto... E la cifra di tutto è la sua sottile ironia che pervade tutto, lasciandoci il tenmpo del distacco dall'emotività immediata, per gustare apprezzare e sentire.
    Poesia di alto livello, quindi
    Ma il tocco di modernità oggi è essenziale per essere contemporanei,anche se disprezziamo molte cose del nostro tempo. Perciò modernità senza sdolcinatezze,che apre nuovi scorci alla poesia contemporanea.

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  11. Una poesia intelligente... Così ben compiuta da trasmettere chiaramente la consapevolezza dell'autore che capire ciò che facciamo o subiamo in amore, saperlo discernere e rappresentare non ci salva da tutto quello che l'amore è: perdita di controllo, abbandono all'altro, accoglienza inerme, metamorfosi dell'anima...

    Molto bella la musica. Quella dei versi e quella che li accompagna.
    Alessandra Fanti

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  12. Si legge con ritmo incessante e drammatico, ma l'amore killer è devastante e incomprensibile, basterebbe parlare ed informare che la magia è sparita. Sono consapevole, però, dell'esistenza di esseri tormentati e tormentatori che amano soffrire e far penare.
    Offre spaccati di accadimenti che talvolta leggiamo sulla cronaca della nera o nei gialli...
    Gloria dice che è una poesia scritta sotto il segno della modernità,io aggiungerei che è contemporanea, una lirica figlia del proprio tempo!
    grazie apprezzata
    Maria Chiara Crivellari

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  13. Modernissimo e dal leggero tocco sadico,con un retrogusto di schietto sapore americano,tolto di peso da le ultime fiction di Tarantino e soci,sarebbe proponibile come soggetto di sperimentazione se non usasse cadenze dal vago tenore romantico, questo ironico , irriflessivo e poco spiccio modo di far fuori il propprio amante.Ovviamente, emerge dal contesto un vago sapore di vendetta,causa probabile del delittuoso evento.Misfatto da incompetente e ignaro, però, se addirittura si propone la realizzazione della vicenda, inducendo la vittima verso un più eccitante e lontano desiderio e ,poi,ironia della sorte,sublimarlo quale raggio di sole,etereo e trasparente,con cui suicidarsi.Forse non ci sono nascoste , seriose intenzioni o, forse, si.Ci è molto piaciuto per quel tanto di prevedibile assenza dei soliti, estenuanti motivi d'amore e perchè apre la porta ad un contemporaneo modo di stillare versi con intenti veramente nuovi. Ren

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  14. Sta scritto nel destino d'ogni cosa il suo declino, al suo massimo splendore; così l'amore, come ultimo avamposto, implode su ogni sua risorsa consumata.
    Ma ogni forma di ripiego non ci spegnerà la vissuta meraviglia, che segnerà la traccia di un indelebile dolore.
    Leopoldo Costabile

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  15. Molto bella, suggestiva e nuova la tua poesia, e coglie in pieno le venature delicate dell'amore confrontate all'esistere fragile ma bellissimo di una rosa.
    Far morire un amore, strapparselo dal cuore o toglierlo a qualcuno, è davvero simile a quando muore un fiore: si appassisce, dentro e fuori, si rimane come foglie secche di bellezza che va via.
    Grazie!

    Tatyana Andena

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  16. Ciao Francesco, il mondo è piccolo. Per fortuna.
    L'avevo già letta questa tua poesia e ancora una volta ho pensato al titolo di un vecchio film "Anatomia di un amore". Del film non ricordo assolutamente nulla, un film italiano forse degli anni settanta -o fine sessanta-, ma mi è rimasta ancora incaccellata la traccia di quel titolo e soprattutto l'usi della parola "anatomia". Il termine ha per me innumerevoli suggestioni: dal portato di morte alla visione fredda, distaccata, analitica, di un evento interiore -l'amore- che ancora riesce a portarsi dietro un alone di grandiosità, una ventata metafisica, una deviazione onirica, che forse niente altro -in termini di valori ultramondani- è stato in grado di conservare (mala tempora currunt...è la litania stantia e un po' rimbambita di ogni presente, eheh). Ecco, in questa tua ci vedo l'incisione, il bisturi, la mano ferma di chi è riuscito a creare tra sé e l'oggetto d'amore una distanza a mio modo salvifica (lo dici nel tuo autocommento: di troppo amore si muore...e comunque lo dici anche nella chiusa della tua poesia), e non importa di chi sia la mano. Potrà apparire in qualche modo cinico parlare dell'amore come di una "patologia" (ma molta psicologia ne è convinta), addirittura sottolinearle il carattere assassino (killer), ma in fondo è solo l'altra faccia di quell'"errore" che tanto romanticismo ha incistato nel nostro DNA, l'errore di fare di un evento umanissimo (e ontologicamente insufficiente), la soluzione miracolistica all'irrisolvibile limitatezza e delle relazioni umane e delle stesse possibilità inscritte nell'umano. Insomma Francesco, fai bene a spezzare una spada a favore di uno sguardo più realistico e a suggerire, in fondo, che l'amore, fragile e violento diceva Prévert, è un po' come una copertina corta...o un feticcio linusiano.
    E tuttavia...viva l'amore. Quando c'è.
    Ciao ciao.

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  17. Dimenticavo...sono Francesco...Palmieri.

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  18. Ciao Francesco, e grazie del commento sempre minuzioso e prezioso il tuo (naturalmente ringrazio anche gli altri amici vecchi e nuovi che mi conoscono attraverso questa poesia, e che contribuiscono ad arricchirla con la loro luce).
    Volevo ancora insistere sulla prospettiva diversa , sul punto di vista altro e opposto almeno alla vulgata poetica dove la vittima d'amore è sempre eroicamente il protagonista positivo anche se magari sconfitto e abbandonato. Non voglio per questo trovare un'altra "definizione " dell'amore. Non è possibile come ben sapete, ma almeno sottoporlo ad una diversa analisi (ironica-surreale, o meglio iper reale come giustamente messo in evidenza da qualcuno qui sopra) Molti anni fa, quando era crudemente di "moda" lessi un libriccino di uno psichiatra scozzese intitolato "Nodi, verso un'ecologia della mente", R. Laing. In questo libro illuminante , scritto in versi, l'autore analizzava situazioni amorose al limite del patologico, ma anche cosiddette "normali" trovandovi il seme della malattia e del conflitto. Naturalmente la mia poesia non vuole contribuire ad alcun dibattito psichiatrico ,anche perchè ci sono ben altri esempi in circolazione, il mondo si è involuto e la follia è tracimata ormai senza rimedio invadendolo. Ma voglio darvi un ulteriore indizio dell'ambito prospettico dentro il quale ho voluto muovermi. Altre tracce del "killer " le darò in seguito. Spero che gli amici poeti le approfondiranno.
    F. Tontoli.

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  19. “che ti ha illuminato un attimo
    con la forza amorevole e fatale
    da far seccare per intero la tua pianta.”
    Ma come è possibile? Il vero amore fortifica e fa germogliare. Evidentemente un amore malato, un’ossessione che distrugge;ecco allora il Poeta per non soccombere chiedere aiuto alla fantasia omicida.
    Uccidere l’amante, metaforicamente si intende, per sciogliere il cappio dal collo, , sperare che volga la sua attenzione altrove e ci liberi di questa sua presenza troppo ingombrante.
    Ci sono molte vendette da cogliere in questo rito assassino.
    A mio vedere il Poeta è ancora ben lontano dal sciogliere questo legame, in fondo l’odio si sa è solo l’altra faccia dell’amore.
    Mi piace la scioltezza dei versi, e le immagini pervase d’amore,non vedo crudeltà (ci si augura perfino la felicità futura del’amante seppure accanto a un’altra persona.
    E quale più grande atto d’amore?
    Stia attento il Poeta a non fare karakiri…
    Adriana Scanferla

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  20. Dimenticavo. Complimenti per la scelta della foto, molto esplicativa. Adriana

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  21. La foto è tratta da un film di Bunuel , "Viridiana" che penso e spero l'amica Adriana abbia visto.
    Inoltre vorrei permettermi di citare un aforisma di Oscar Wilde, come una delle possibile tracce che mi ha portato alla composizione di questo testo :"Ogni uomo uccide la cosa che ama", dal quale è stata tratta anche una canzone che potete ascoltare in una scena di "Querelle de Brest"(1982) ultimo film di Rainer Fassbinder, regista tedesco (Cercatelo su Youtube, c'è...). Riguardo a cosa sia il vero amore cara Adriana penso abbiamo opinioni diverse in proposito. In fondo credo, la verità dell'amore sta proprio nella sua malattia.
    Francesco T.

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