domenica 1 agosto 2010

DONNE AL BAZAR di Tatyana Andena

(Bazar turco, Archivio Fotografico Iconotec Royalty free)

 



Camminavano nel bazar
e attraversavano strade piene di taxi, autobus, tutti nella corsa
riservata ad uomini.
coperte nel caldo atroce, coi figli attaccati alle gonne.
Occhi assenti, pallide,
uteri camminavano per Izmir,
erano uteri, seni, erano volti giovani ma appassiti.
Le ho guardate.
Le ho sentite gridare nel frastuono dei clacson.
Urlavano amore
o forse
cosi piegate 
avevano la dignita d non sperare più. 
Rassegnazione é dignità.
Togliersi da una platea di maschere che sperano
e tenersi i sogni cuciti nella carne,
come un tatuaggio di chi sa come é la vita
di chi si ferma a guardarla e non respira più
l'infinito.




16 commenti:

  1. Leggo e sto per scrivere..
    poi rileggo e mi fermo
    Emozioni contrastanti mi giungono,
    insieme alle tante foto della mia memoria scattate in Turchia ....
    "donne con i sogni cuciti sulla carne"..
    rileggo e sento dolere le mie carni
    "come un tatuaggio di chi sa come é la vita"
    ecco che mi si imprime come condanna infinita
    "di chi si ferma a guardarla e non respira più
    l'infinito"
    ...sento il bisogno di respirare e ritrovare lo slancio per tuffarmi nella vita.
    Tatyana usa immagini forti che mi prendono e mi tengono...
    una poesia potente
    "Rassegnazione é dignità"
    una sensibilità vera di chi non si ferma agli stereotipi ma guarda davvero...
    Grazie davvero!

    RispondiElimina
  2. Sì ,Marilina, Tatyana usa immagini potenti,con un liguaggio fluido e lieve. E' poesia al femminile e dice della tristezza di volti appassiti che non respirano libertà, ma è anche lontana dalla facile condanna di costumi diversi dai nostri atttuali. Apperentemente diversi, perchè anche noi abbiamo cucita indosso nella carne tanta rassegnazione e impotenza e voglia di liberarci dalle oppressioni di un lavoro domestico e da una fatica continua.
    Da rilevare la stupenda musica di Mario Salis, anch'essa forte e potente che ci richiama a quel mondo da cui sempre siamo attratti noi occidentali, vuoi per carpirne le ricchezze, gli odori, anche la cultura antica e il fascino lontano e vitale. Mario
    è un musicista-poeta che cattura con forza e grande espressività immagini del nostro tempo, suoni archetipici e moderni, ed è veramente unico e straordinario. Va apprezzato in profondo ascolto.
    Tatyana, poeta viva e di vasti temi e interessi, sarà contenta di questa sin-tonia.

    RispondiElimina
  3. Gabriele Prignano2 agosto 2010 19:01

    Una composizione d'impatto emotivo davvero violento, come violenta è la realtà che si descrive. Ed è appunto la realtà, sono appunto direttamente le cose narrate a parlarci, col loro linguaggio crudo, scarno, diretto.
    Il tono paradossalmente appare confidenziale e il sapore è quello del racconto - alla Vittorini, per intenderci-. Ma quanto cuore (generosità, energia) si nasconde dentro questa toccante descrizione! Tatyana mostra umana comprensione, pietà, sdegno. Ma soprattutto perfetta condivisione di un dolore che in lei non si rassegna. Non si rassegnerà mai.
    Bellissima!

    RispondiElimina
  4. Grazie amici.
    Mi ha colpito, nel recente viaggio in Turchia, la condizione femminile, soprattutto a Izmir, dove ho incontrato tantissime giovani madri con molti figli, camminavano vestite di nero, qualcuna con colori chiari, la maggior parte coperte.Lo sguardo, mi ha fatto riflettere, ho visto occhi meravigliosi ma stanchi, rassegnati, senza la luce di una donna che si attende qualcosa dalla vita, che sia un amore, un'aspettativa di lavoro, uno spiraglio.
    La sera ho scritto questa riflessione parlando anche con mia madre, donna di 72 anni, con la quale ho osservato camminare nel caldo queste donne, e ci siamo scambiate amare parole, come sono pallide, diceva mia madre...
    Buona giornata, grazie in anticipo a chi vorrà commentare.

    RispondiElimina
  5. Urlavano amore
    o forse
    cosi piegate
    avevano la dignita d non sperare più.
    Rassegnazione é dignità.

    Mi sono immersa in una dimensione a se stante leggendo questa poesia!Oltre il tema profondo che tocca e la radicalita' di tradizioni che aberrano la figura della donna tutta,c'e' uno spirito lieve e sinuoso che aleggia tra i versi della poesia.
    "rassegnazione e' dignita'"...nascondersi dietro un velo che travaglia le carni anche quando fuori ci sono 45 gradi e' dignita'!E' forza della dignita' nel sopportare la sofferenza del non esprimersi.Donne senza luce ,spente e pallide ma che trovano grande forza interiore perche' non disattese ma in attesa di cambiamento,di trasformazione quella trasformazione con cui noi donne occidentali oggi camminiamo per strada e a cui non badiamo a volte!
    Bellissima,intensa,concreta,toccante!
    Complimenti Tatyana!

    Antonella Quattrone

    RispondiElimina
  6. E' un grido forte di dolore questo di Tatyana...sempre sensibile a quelle che sono le molteplici problematiche femminili di quelle popolazioni dove la donna non ha nessun valore per l'uomo se non quello di procreare ...eppure anche loro sono vive e hanno sogni speranze dignità da difendere...
    Grazie a Tatyana e a Gloria per avermi dato la possibilità di leggere questo scritto di "realtà"...
    F.Giorgio*

    RispondiElimina
  7. “Ansima il soffio dell’arido deserto
    Sul lercio mercato di piccoli schiavi
    Rapiti alienati strappati alle madri
    Lagnanza di antichi ammassati su navi”
    Eccola qua, ho sentito il bisogno di andare a riprendermela (Ansima l’arido deserto). Cara Taty, tu hai una sensibilità artistica tutta particolare che ti porta ad essere una grande Narratrice.E’ ovvio che sia tu che io leggiamo il vissuto di queste donne con i nostriu occhi occidentali. Saranno felici?Io credo quanto un canarino in gabbia… che quando lo liberi muore.Dobbiamo puntare sulle nuove generazioni e difendere i diritti civili e umani di tutte donne;nel mondo per passione, in Italia per dovere.Solo una cosa:la dignità io credo sta nel ribellarsi alle ingiustizie e mai nel rassegnarsi ad esse.Quello che tu hai colto probabilmente è solo il massimo della dignità che si può esprimere quando la ribellione comporta la vita e prevale l’istinto di sopravvivenza.Siamo noi che rischiamo poco o nulla a dover parlare e lottare per i loro diritti così come ci siamo schierati al fianco dei neri contro l’apartheid. Grazie TATY per aver sollevato con delicatezza poetica ma anche decisione questo “velo”.

    RispondiElimina
  8. Commento precedente firmato Adriana Scanferla

    RispondiElimina
  9. "Donne velate scansano indecise
    Eco di foschi fantasmi spogliati
    Marea di ventre agita il rimpianto
    Esistenza inghiottita sogni strappati"
    Eccola qua, ho sentito il bisogno di andare a riprendermela (Ansima l’arido deserto). Cara Taty, tu hai una sensibilità artistica tutta particolare che ti porta ad essere una grande Narratrice.E’ ovvio che sia tu che io leggiamo il vissuto di queste donne con i nostriu occhi occidentali. Saranno felici?Io credo quanto un canarino in gabbia… che quando lo liberi muore.Dobbiamo puntare sulle nuove generazioni e difendere i diritti civili e umani di tutte donne;nel mondo per passione, in Italia per dovere.Solo una cosa:la dignità io credo sta nel ribellarsi alle ingiustizie e mai nel rassegnarsi ad esse.Quello che tu hai colto probabilmente è solo il massimo della dignità che si può esprimere quando la ribellione comporta la vita e prevale l’istinto di sopravvivenza.Siamo noi che rischiamo poco o nulla a dover parlare e lottare per i loro diritti così come ci siamo schierati al fianco dei neri contro l’apartheid. Grazie TATY per aver sollevato con delicatezza poetica ma anche decisione questo “velo”. Adriana Scanferla

    RispondiElimina
  10. Pesanti come macigni questi versi che,nella nostra incredulità,raccontano della vita e delle miserie umane delle donne turche.Chi è stato nel suk di Smirne,luogo,oserei dire, di raccolta di questa umanità, contro cui si accanisce una secolare tradizione,vede nel curvo andar e negli occhi spenti tutto l'atroce destino che le accomuna,senza un alito espresso di dignità,che si spera abbiano ancora nell'intimo del loro animo. Mi auguro che quel velo che,come sipario,esclude il volto di queste donne infelici ,nasconda anche il desiderio di ribellione di fronte a tanta ottusa inciviltà.Forse in loro ancora vive quel tanto di orgoglio,che seppur non espresso,può dare quel tanto di coraggio per resistere alle tante umiliazioni e ai tanti soprusi ai quali sono condannate.La veemenza dei versi che abbiamo letto è pari alla nostra indignzione e se la Turchia ancora non ha ottenuto il pieno ingresso all'U.E,una delle ragioni è proprio lo stato di estrema indigenza civile in cui vengono costrette le donne.Non si possono aprire le porte della piena civiltà ad un popolo tuttora legato ad esacrabili forme di vita, tramandate da chissà quale ignobile e millenaria sottocultura. Ren

    RispondiElimina
  11. grazie per i vostri commenti.mi ha colpita quella rassegnazione alla infelicità, quell'accettare passivamente che qualcuno disponga di te, del tuo corpo, della tua fertilità..

    RispondiElimina
  12. Un dolore dignitoso, sopportato per abitudine. Che il sipario si sollevi da quel volti e mostri loro un mondo finalmente diverso.

    RispondiElimina
  13. Poesia potente e significativa espressa con fluidità e delicatezza. Il tono è prosastico, confidenziale come un flusso di coscienza.
    Hai descritto queste donne in burqa, pallide, coi figli attaccati alle gonne, giovani ma appassite, spente, assenti, vecchie prima del tempo e rassegnate. La cosa più brutta della loro realtà è proprio la rassegnazione e l’impotenza, quella di persone che non respirano più l’infinito, che non si aspettano nulla dalla vita perché oltre a procreare per loro non esiste niente, solo l’orrore di infinite violenze. Per fortuna oggi grazie a qualcuno che ha fatto da pioniere e al sostegno del mondo occidentale, tabù secolari sono stati infranti e molte donne hanno trovato il coraggio di ribellarsi a una legge non scritta ma radicata nella cultura islamica, quella della violenza.
    Per non dimenticare che la dignità umana è inviolabile e viene prima di tutto.
    Grazie Tatiana per questa bella poesia.

    RispondiElimina
  14. salvatore lagravanese3 agosto 2010 09:25

    immagini forti e crude di donne che vagano senza meta aggrappate alla loro rassegnazione... ma il problema dei piu elementari diritti negati alle donne è vecchio quanto il mondo... e secondo me pu grande è la rassegnazione piu lo è la loro dignità... e l'occidente è complice di tali scempi...Versi esplosivi verso una cultura barbara e violenta x chi n ha iu nulla da chiedere Tatuaggio come marchio indelebile di dolori e sofferenze bella e necessaria complimenti

    RispondiElimina
  15. Ben si sposano le immagini suscitate dalla poesia di Tatiana con quelle del video di Mario, entrambe ci parlano di una realtà lontana dalla nostra, dolorosa ma affascinante al tempo stesso. Le sofferenze delle donne in alcune parti del mondo sono indicibili e tutti dovremmo adoperarci perchè qualcosa cambi...
    Salvina Albanese

    RispondiElimina
  16. sofferta e dura questa lettura che suscita sentimenti rabbiosi e delicati, come urli di dolore e carezze al tempo stesso...

    dolori che sanno di sopportazione e rassegnazione, ma la potenza della dignità dà loro uno spazio vitale e un senso, senza 'maschere' e con 'i sogni cuciti nella carne'...
    'come un tatuaggio di chi sa come é la vita
    di chi si ferma a guardarla e non respira più
    l'infinito.'

    una lettura molto stimolante.... grazie

    Roberto Massaro

    RispondiElimina