martedì 17 agosto 2010

MA LA TARTARUGA NON ROMPERÀ MAI DA SÉ IL SUO SCUDO di Piero Lo Iacono

(dall'album: huiles di Manuela Chatel)

Ma la tartaruga non romperà mai da sé il suo scudo.

Raggomitolato in un cappotto di nebbia
brandisco l’ombrello come una spada.

Pigne rotte a terra una vecchietta sgrana.

Ho setacciato le vie e le ho svolte filo per filo.
Ma è sempre più difficile riannodare
i tanti filamenti sfilacciati, 
le sartie tagliate.

Ho bisogno di sentire che parlo a qualcuno.
Chiederei ancora 
se sapessi
che la domanda verrebbe ascoltata.

Non pensare -vizio da masse-
forse è la prima igiene da prescrivere.
Non pensare se non a se stessi.

Se gli uomini avessero solo una vaga idea
della paura che hanno i laghi di asciugarsi…

Il sigillo crudele non rivela.
La verità, il senso passano
mentre noi parliamo,
irretiti di nessi e legami
a un’esistenza metamorfica, orfica.

Le cose vogliono essere quello che sono?

L’impercorribile è senza nome:
esperienze innominate,
esplorazioni impercorse,
profumi e suoni anonimi.
L’imprendibile ci fomenta.
Vite per forza (senza buona volontà).
Tolda o tomaia purché da cavità risalga.
Di bestemmia in preghiera
Mi smeriglio e mi smaglio.



20 commenti:

  1. La lezione del tempo e l'estrema insicurezza in cui vive l'uomo d'oggi scuotono il poeta nella visione di oggetti e paesaggi esteriori che si presentano come relitti sull'eterntà del tempo,avvolti tutti noi anche nel mistero, in incomprensibili metamorfosi. Ora l'uomo appare prigioniero dell'ignoto e l'unica cosa che ci è dato conoscere è l'impossibilità di capire cosa siamo e l'inesistenza della comunicazione tra uomini vuoti, uomini di paglia di eliotiana memoria
    .Il poeta si perse e si smaglia nel suo vagare conoscitivo e di invocazione, perde i suoi appigli, sente l'inonsistenza del vivere e dell'essere. Per un momento è così

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  2. Incerto, perplesso, su e giù nel leggere e rileggere questi versi. Copiati e incollati e stampati. Li ho davanti a me nella loro insolita struttura: un disegno. Perché i disegni non nascono solo da linee continue e punti. Non prendono sempre forma da un uso controllato del colore. Non è sempre necessario un pennello. I disegni possono anche essere poesia? Il disegno/poesia di Piero affascina e disorienta: per la forza drammatica delle parole, per le vivide angoscianti metafore. Disorienta perché costringe a un percorso di andate e ritorni, concede e nega punti di riferimento. Ma sì, davvero parla, racconta, indaga la verità velata, fa parlare i laghi, li fa parlare agli uomini, meglio, invita gli uomini ad ascoltare le voci allarmate della natura, gli uomini nei loro sonni avari di immagini, sordi indifferenti ai segni. Così si snodano i versi di Piero, anche concedendosi pause e cadenze e ritmi sostenibili… fino a quando, come un evento della natura, si precipita senza dare scampo, negli ultimi nove versi, incalzando e sommergendo, rivelando, come Giovanni (« Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va... »). Manlio Talamo

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  3. Antilirica è la complessità che rende l'individuo un coacervo di domande mute, quando l'intuizione si sbreccia col tempo e i desideri si fanno gabbie, le parole grida, i pensieri ossessioni. Dopo il personale crepuscolo degli dei, si staglia l'alta notte dei mortali, quella che sola ci rende eguali nel tentativo di scorgere il mattino oltre la pallida evanescenza di un ricordo tradito. Ma presto sarà domani. ennio Plauto

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  4. i Una poesia filosofica onnicomprensiva: pubblico, privato, la terra, il cielo. In fondo non un'interrogazione ma una forma di affermazione di quanto il vissuto ha enucleato dall'esperienza di sé nel mondo e del mondo in sé. Cedimenti, cesure, scacco di una condizione umana che reca immanente lo scacco.
    E' la ricorsività dell'impotenza in questa nostra parentesi d'esistenza, che sembra avere come sua costante la sottrazione, vuoi di giorni, vuoi di illusioni o di senso (senso fisico, senso metafisico), vuoi di una intrusione salvifica in una socialità ad un tratto refrattaria alla dimensione razionale del "cogito". E ci si scopre con sconcerto, nausea, orrore, intrappolati in un divenire imprendinibile, inafferrabile, "impercorribile", un divenire delle" cose" ontologicamente maccanico e disumano, o meglio, antiumano, un accadere autonecessitato ("vite per forza").
    Noi ci proviamo a fratturare il non-senso, ci proviamo a "credere che qui siamo capitati/ perché qualcosa doveva accadere/ ed era indispensabile la nostra presenza"; ci proviamo a riannodare "filamenti e sartie", ma la conclusione sembra inappellabilmente sempre la stessa..."la tartaruga non romperà mai il suo scudo", e paradossalmente, uno scudo sottratto alla sua finalità filogenetica, quella di proteggere, di porsi a salvaguardia di una "sostanza" nata molle, penetrabile, perforabile.
    Si dice che una tartaruga che si ribalti sulla sua corazza, è destinata a fine certa: ed è questa sensazione che sovrappongo alla lettura dei versi, anzi una domanda:
    siamo forse noi, tartarughe rovesciate sullo scudo?
    Forse sì, forse la risposta ovvia è sì.
    Ma abbiamo sempre la parola, e la parola -si dice- può essere più affilata della spada...
    Francesco Palmieri

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  5. Ma la tartaruga non romperà mai da sé il suo scudo”dici …..Ma uno scudo serve a proteggersi: quella tartaruga sei tu, senza scudo, vestito solo “di nebbia” ed ecco che , allora, ti serve una spada(il tuo ombrello) perché il tuo cammino è insicuro e difficile….(è difficile riannodare i tanti filamenti sfilacciati, le sartie tagliate, in queste vie svolte filo per filo..) Vorresti parlare con gli altri ma forse meglio “non pensare se non a sé stessi” …. In realtà è proprio da lì che bisogna iniziare: il coraggio di vivere per se stessi, di trovare la propria strada, “la verità e il senso” che ci sfuggono, “irretiti, come siamo, da nessi e legami”, condizionamenti di ogni tipo… E la tartaruga? Sei combattuto tra il tuo “io-tartaruga” il cui scudo non è altro che la tua casa, le tue certezze, il focolare, la famiglia che ti protegge ed accoglie e il tuo nudo io-nel cappotto di nebbia, alla ricerca “di esperienze innominate, esplorazioni impercorse” ….. Ed ecco di nuovo il Piero-Ulisse che conosco: il richiamo di nuove strade, la sfida verso l’ignoto, torna prepotente come nella poesia “De-lirando”: “oso l’inosabile, una breccia sull’inesplorabile, l’inesprimibile trafugo” …..Non ti accontenti delle strade già battute e, pur apprezzando le qualità amorevoli della tua casa- tartaruga, devi partire, costi quel che costi, “di bestemmia in preghiera” …..E allora, con lo “spirito guerrier ch’entro ti rugge”,vai, Piero, buon viaggio! Rossella Fioravanti

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  6. i Un grandioso percorso inverso, dove a partire da ciò che é - non per molti - si penetra negli occhi e nell'anima di un essere umano il cui 'guardare' é 'vedere'.
    Meravigliosamente intensa e lacerante, come la verità... grazie Piero! Isabella Verdiana

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  7. Sono con Isabella. Questa poesia è cruda e lacerante come la verità. L'io monologante c'è ma osserva e inveisce contro il destino stesso di ogni essere umano.
    Di bestemmia in preghiera
    Mi smeriglio e mi smaglio.

    Ma io chiedo e di questo spazio di vita così devastante se pensiamo alla fine, che sappiamo farcene noi,individui che lanciano la loro invettiva contro qualcuno o qualcosa che non

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  8. Piero Lo Iacono


    Forse, in tanti, riusciremo a rompere il guscio alla tartaruga, da sola non ci riuscirà mai...
    acuta e folgorante Narda....alle prese col mistero della libertà umana....
    e dell'uso che della libertà fa l'uomo o ci fanno fare....
    grazie a te
    e a Maurizio
    col suo flemma la tartaruga potrebbe arrivare a comprendere più cose di quanto si pensi....e chi ha il vizio della fretta impari.......
    che lettori critici e colti siete!

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  9. Piero Donato

    Una chiusa sanguinetiana fa sogere la sensazione di leggere su una ricerca volta a sdrammatizzare i conflitti chiave della nostra travagliata, e controvertibile, evoluzione umana; la poetica, passatemi il paradosso, si evince dall'ironia tratta, da parte dell'autore, dalla tensione che si manifesta attraverso i risultati delle riflessioni: una lirica intensa, che è, al contempo, compendio di aforismi, ed assume i connotati della plurileggibilità.

    Dall'eterno dubbio esistenziale "Le cose vogliono essere quello che sono?", che costituisce il fulcro centrale della ragion d'essere del testo, personalmente scorgo nella ricetta del miglior Sanguineti dei versi finali:
    "Di bestemmia in preghiera
    Mi smeriglio e mi smaglio.",
    così come in:
    "Raggomitolato in un cappotto di nebbia
    brandisco l’ombrello come una spada."
    un sarcasmo decisamente in grado di superare ogni difficoltà portata nel manifestarsi dell'inconsistenza delle apparenze.

    Da salvare e da ricordare nei mome

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  10. Francesca Varagona

    argomenti poeticamente, ti seguo nel tuo filo, fino a che smerigliato e lucido, ti smagli ... la nostra esistenza ci trasforma, ci stringe tra lacci e lacciuoli, in un mondo in cui è meglio non togliersi il guscio...

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  11. Soli e smagliati, smerigliati dalla ricerca di senso, in bilico tra la protezione imprigionante del guscio e il rischio della vulnerabilità totale...

    Alessandra Fanti

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  12. Marilina Manzo

    Leggo e rileggo...
    singoli frammenti atterrano in me
    poi l'intero universo della condizione umana.
    Ed ogni parola come pietra piatta o aguzza
    affonda nel lago della mia anima
    disegnando cerchi diversi
    di onde che risuonano o
    di gocce che schizzano e bagnano.
    Ed ogni verso come stiletto o piuma
    lascia segni di sulla mia pelle che
    sanguina o rabbrividisce di piacere.
    Dalla strada al cosmo...
    viaggio in questi versi
    tornando più volte sui miei passi..
    ma ...
    "L’impercorribile è senza nome:
    esperienze innominate,
    esplorazioni impercorse,
    profumi e suoni anonimi.
    L’imprendibile ci fomenta.
    Vite per forza (senza buona volontà).
    Tolda o tomaia purché da cavità risalga.
    Di bestemmia in preghiera
    Mi smeriglio e mi smaglio."

    Difficile raccontare la potenza e la bellezza di questi versi che porto ora con me.
    grazie davvero!!!

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  13. Una lirica artiolata e complessa, ma con una sua logica flagellante. Un esame profondo della nostra esistenza crudele, ma vera.
    "Le cose vogliono essere quelle che sono?" Un penoso e sofferto interrogativo che si lega all'imprevedibile della metamorfosi che l'autore coglie nelle cose.
    Si sa che siamo portatori di forze apparenti,
    di fragilità nacoste e incertezze che spesso affidiamo al fato.
    COMBATTERE UN EGOSIMO STERILE E PENSARE A UN MONDO MIGLIORE.
    Antonio Lanza

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  14. Eccellente poesia in cui il senso di impossibilità a elevarsi nella comprensione dell'assoluto genera immagini poetiche incisive e raffinate... molto apprezzata.
    Matteo Cotugno

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  15. ANTONELLA QUATTRONE ha detto:

    Credo sia nel paragone onirico e nel contatto con le cose attraverso la natura che si sviluppi il fulcro di questi versi.Le sensazioni, le percezioni dell'autore confluiscono tutte quasi smagrite nel paragone / confronto con la natura...Raggomitolato in un cappotto di nebbia!Tutto fluisce e scorre attraverso il senso del naturale per sfociare poi in quesito esistenziale:Le cose vogliono essere quello che sono?La vera vena poetica,il fulcro,l'originale volo pindarico nella poesia si materializza in questa domanda e nei versi a seguire:

    L’impercorribile è senza nome:
    esperienze innominate,
    esplorazioni impercorse,
    profumi e suoni anonimi.
    L’imprendibile ci fomenta.

    Tutto intorno e' cio' che non possiamo tangere,ricercare,toccare,vedere,osservare,ed e' meraviglioso ostinarsi nella continua ricerca delle cose che non sono cio' che effettivamente sono lontane da noi per dimensione e composizione!!Molto particolare complimenti!!Grazie Piero Meravigliosi stimolanti di perche'!!

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  16. E' nella pienezza delle sue facoltà un uomo che confonde artatamente un lembo di nebbia per nascondersi con il carapace di una tartaruga e brandisce,novello Don Chisciotte,un ombrello a mò di spada? Per farne cosa?Mah!Che intrigante metafora per portarci,a ritroso nel tempo,alla ricerca del suo passato,ammesso che si possano riannodare i fili sfilacciati e le corde recise di una vita che probabilmente,così malridotta, non valeva proprio la pena di vivere?.Vediamo di capirci qualcosa. Non serve difendersi con ridicole armi,serve avere dentro di sè alcune consapevolezze che diano un senso alle parole che diciamo a qualcuno che ci sta a sentire sennò è come parlare al vento,ma forse non serve nemmeno interloquire,occorre guardarsi dentro e cominciare una analisi in sè stessi per trovare quel coraggio che ci porti a punti di riferimenti precisi,che però il poeta sembra voler rifiutare.La lirica prosegue impietosa tra un diluvio di metafore,avanti e indietro nel tempo,senza che si possa raggiungere un approdo sicuro,sbilanciati da un continuo perdersi della verità che sfugge al nostro orfico modo di vivere per poter dare un senso alle cose.Non c'è Pindaro che tenga.Tutto l'impercorribile ci circonda e ci frena e l'imprendibile aumenta la nostra tenace volontà del tutto inane.Perchè la vita e una serie infinita di soli perchè,senza mai pervenire ad una soluzione.Ren

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  17. silvia calzolari28 agosto 2010 04:36

    I versi di Piero ci conducono in analisi intima e sociale. Consapevolezza di sfilacciati...di difficoltà nel riannodare il sè e il fuori di sè. Immersi e sommersi dalla strada obbligata, imposta....difficile da accettare...e si brandisce l'ombrello come spada in desiderio di ribellione...ma inevitabilmente inefficace. Di fronte a questo l'uomo/poeta continua il suo verseggio...senza false ipocrisie: "La verità, il senso passano
    mentre noi parliamo,
    irretiti di nessi e legami
    a un’esistenza metamorfica, orfica".
    Esistenza/lotta senza riuscire mai a rompere da sè il guscio....come una tartaruga...
    "Vite per forza (senza buona volontà)".
    ...ma il grido...la preghiera si innalzano sempre costanti....senza posa...senza rinuncia interiore...spontanea...viva e sincera...chiedendo ascolto! Lessico coinvolgente...trasparente...che chi legge recepisce con forte partecipazione. Splendida lirica! Silvia Calzolari

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  18. piero lo iacono

    Un club di persone colte e ricche.
    E' un onore essere letti e commentati da voi!

    Cercherò di far tesoro dei vostri commenti.....
    che acume di giudizio!!!!!
    grazie-----

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  19. Questa è davvero una lirica splendida, ricca di belle immagini, di metafore e di contenuti profondi e significativi. Impossibile non condividerne il pensiero.
    L’uomo si trova a “dover” vivere avvolto nel suo “cappotto di nebbia” e di mistero, prigioniero degli eventi, della sua condizione, di se stesso.
    Uno dei problemi più duri da affrontare è la solitudine in cui si trova immerso mentre è nella sua natura ricercare la socialità, l' interazione, dato che l’uomo è un animale sociale.

    “Ho bisogno di sentire che parlo a qualcuno.”
    Chiederei ancora
    se sapessi
    che la domanda verrebbe ascoltata.”

    L' uomo chiede, si pone domande che però sono destinate a non avere risposta.
    Nulla ci è dato sapere e dunque, a questo punto, per preservare la nostra igiene mentale, è meglio non pensare, “tranne che a se stessi”, sano egoismo che protegge dalla vulnerabilità, ecco lo scudo della tartaruga o l’ombrello di cui parli, perché mentre conduciamo la nostra vita, la verità passa e non è rivelata.
    Non solo. Chiusi nella nostra “esistenza metamorfica”, non abbiamo cognizione che pure gli elementi naturali, che qui vengono personificati, hanno le loro paure. Impossibile dunque non provare un senso di sgomento e di sconcerto proprio perché ci si rende conto di essere impotenti, condannati a vivere le nostre “vite per forza”.
    E allora, siamo in continuo travaglio, come dici tu, in precario equilibrio, oscilliamo tra bene e male, entusiasmi facili e delusioni che mortificano l' animo e il corpo.

    “Di bestemmia in preghiera
    Mi smeriglio e mi smaglio.”

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  20. piero lo iacono

    grazie Deborah per la tua analisi puntuale e profonda...che è un piacere leggere e rileggere...come un'altra poesia...
    sei bravissima a commentare....moderata e modulata, attenta, accorta, cauta e acuta....

    hai colto l'ironia del mio finto EGOISMO...

    "per preservare la nostra igiene mentale, è meglio non pensare, “tranne che a se stessi”, sano egoismo che protegge dalla vulnerabilità, ecco lo scudo della tartaruga o l’ombrello di cui parli.... Chiusi nella nostra “esistenza metamorfica"....

    fai spesso centro...auguri per le tue capacità critiche...

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