sabato 25 settembre 2010

FILO DI VETRO di Paola Casulli

(dall'album INCANTO ERRANTE)


E pure il mare
veritiero torna
con voce interrotta
sulla schiena fiorita di lei,
figuretta sottile che smorza il vento

"Oh, amor mio" - pensa - nella svolta di una scena
che dilaga nella mente

non mente
non ignora
rapita già dalla tempesta.

L' illecito - Il arrive - Il est déjà arrivé -

giovedì 23 settembre 2010

BALLATA D’ APRILE di Adriana Scanferla

(Lucian Freud, Bella)

Incederai per i campi danzando
chioma scomposta e le sottane al vento
a piedi nudi incontro al nuovo andando
e mai futuro s’ innalzerà a sgomento.

Tribolerai per amori da due soldi
quando fatica ti spezzerà la schiena
nella tua vita solo manigoldi
questa tua smania davvero mi fa pena.

Io mal subisco le anime adattate
che dalla fede bramano conforto
semplici donne di già rassegnate
incarcerate all’ingiustizia e al torto.

Ravviso ancora il tuo vestito bianco
la fascia in vita rossa provocante
la stessa strada percorrevamo a fianco
io avanti e tu sperduta in un istante.

Ti hanno svezzata con grandi bugie
ti hanno addestrata ad essere gentile
io dalla vita ricolma di magie…
Non è da tutte nascere in Aprile.


PENSA di Benny Nonasky

(Burne-Jones, L'enchantement de Merlin)


1
Pensa. Pensa che sia nata
una viola sul mare e che lenta
stia raggiungendo la riva.
Guarda: è un’alba, una nave
che sta per approdare.
Pensa quanta strada si può fare
per sentirsi partecipi.
Basta anche un leggero sorriso
o un cenno della mano.
Fammi per un attimo sorridere.
Insegnami. Da tempo non tengo denti.
Fammi sentire il peso
della gioia nella bocca. Insegnami.
2
Perché sospiri?
Ti prego, solo un minuto.
Hai chiesto una corona e
ti ho consegnato un regno.
Hai chiesto il mezzogiorno e
ti ho offerto l'intero firmamento
coi suoi mutamenti costanti. Aspetta.
Pensa che non ci mancherà nulla. Aspetta.
Guardiamoci in questo mare ridere,
scherzare, smantellare
per pochi istanti
questa voglia di scomparire,
e ridere, ridere dicendoci
che può andare bene,
che si può stare bene anche
legati come cani
ad un lampione fuori dal bar.
Quel vincolo non è un limite.
Quel vincolo ha solo lo scopo
di ricordare che c'è.
Poesia è morta.
Perché non crearne una nuova?
Perché pensare alla fine
invece d'un inizio?
Aspetta! Guarda:
voliamo su rondini che esplodono
e non bruciamo, non precipitiamo:
abbiamo ali e le nuvole città dove
sostare e fare l'amore.
Liberi. Felici.
Perché non riderci un po' su?
Perché non essere germoglio?
1
Pensa.
Pensa che possiamo essere l'esempio.
Non ci sono regole per il nostro gioco,
eppure ne seguiamo.
Siamo bambini, ma abbiamo rughe
anche sulle ossa.
Non è necessario correre per essere.
Fermati con me ad aspettare quel fiore
che vuole essere colto. E' seme e
possiamo scegliere. Il cielo non ha fretta.
Perché non aspettare quest'alba invece
d'esser già al crepuscolo di domani?
Pensa. Tutto è in continuo rimpicciolirsi.
Questo silenzio che intercede
è solo l'ombra che maschera il caos.
Sei pronta?
Basta un leggero sorriso
o un cenno della mano.
Amore-Odio.
Pensa quanto è simile, vicino,
il confine che fraintende
e che divide questi sentimenti.
Sei pronta? Scegli.
Io ti aspetto, legato, fuori del bar
Alla Fine del Mondo.
Possiamo ancora essere felici. Pensa.




mercoledì 22 settembre 2010

INCONTRO - LABILE di Antonio Bux


(Room in New York di Edward Hopper)

Sotto forma di silenzio
sosto nell'assoluto
di sguardi distratti
e tra sorrisi rubati
mi ricompongo
per le parole assenti
del presente
disseminato
tra labirinti d'uomini
e divento quasi luce
risorgendo da una voce
simile a quella risorsa ricercata
d'imprecisata protesta
per anni rifuggita
da una follia sbagliata
insorta e manifesta
ma ora dileguata
via per sempre
tra i muti occhi
del mondo.


lunedì 6 settembre 2010

PETALI DI NUVOLE di Giorgio Filippini

(Le nuvole poetiche - René Magritte)



Ho strappato

petali ruvidi di seta

a nuvole avare

che mi volevano dare

solo nostalgia

Eppure

ti continuo a cercare

fra quelle stelle

che disegnano

nelle sere distratte

il ritratto

ancora invisibile di noi



Copyright©2010 Giorgio Filippini-inedita


giovedì 2 settembre 2010

SPLEEN E' SEHNSUCHT di Piero Lo Iacono

(Vasilij Kandinskij, La fuga)


E pianse Alessandro[1]

quando vide l’ampiezza dei suoi domini.

Pianse da farsi morire così giovane

perché non c’erano più terre da conquistare…

Né confini né argini o margini da battere e desiderare.

Per cimiteri inciampo,

serti di requie calcarea,

fiamme in flemma perenni

a sonnambule speranze di simbiosi.

Ma di cosa è buon custode il silenzio?

Di un’isola sola in esilio

che si cela per sfuggire ai naviganti?

Il giorno è finito.

Poi la rondine dal petto bianco

verrà a beccarmi gli occhi.

Nostalgia della felicità!

Di ciò che vedo non visto. Di ciò che non si è avverato.

Le scie dei camini mi spingono alle ascensioni.

A puntare al sole con povere icare ali di cera.

Ma riprenderò a volare

sopra un mondo che non ho vissuto

scordandomi casa

pur avendo la coda più lunga delle ali.

Nessuna ferita duole più di quella che ferisce

la nostra vanità vestita d’onore.

Ape che lascia nella puntura il pungiglione.

Ma anche la mosca delle carogne,

un mosquito di fogne

soffre il suo Spleen, la propria losca Sehnsucht.


La piccola venditrice di sole

mi ha detto che sulla mano sinistra

c’è quello che ho fatto dalla nascita,

e sulla mano destra quello che farò in futuro.

E mi ha previsto che sarò infelice

perché qualsiasi cosa desideri

si troverà sempre ALTROVE.

Coraggio è una forza che guizza dal cuore.


[1] Alessandro Magno


mercoledì 1 settembre 2010

LA STANZA di Pino De Stasio

(Lucian Freud, The Painter's room)

consegno il mio corpo alla notte

il solito odore conquista la stanza

rossi gerani sul davanzale

ad aspettare il giorno

chiudo la porta

spengo la luce

ritrovo il mio corpo stamane

stupito da tanto abbandono

mi alzo tra i piedi un inciampo

l'innaffiatoio

i fiori in attesa dell'acqua

sul balcone fiorito

raccolgo terriccio

nel vaso coperto di terracotta

brevi punture d'insetti

zanzare al mattino

piccoli sgorghi di sangue sull'avambraccio

e la caviglia pianta nuda sul marmo

lascia l' impronta al calore del giorno

un calzino poi due

le scarpe

e un pantalone

non mio

quello di jeans

aggrinzito e disfatto

ripiego

sotto al cassetto tra le coperte in ciniglia

palline biglie bianchi cubetti

e' naftalina , canfora

quella per tarme

(Copyright © 2009)



(Here we have the American Male Soprano Michael Maniaci singing the aria "Ah se a morir mi chiama" from the second act of Mozart's "Lucio Silla.")