sabato 25 settembre 2010

FILO DI VETRO di Paola Casulli

(dall'album INCANTO ERRANTE)


E pure il mare
veritiero torna
con voce interrotta
sulla schiena fiorita di lei,
figuretta sottile che smorza il vento

"Oh, amor mio" - pensa - nella svolta di una scena
che dilaga nella mente

non mente
non ignora
rapita già dalla tempesta.

L' illecito - Il arrive - Il est déjà arrivé -

21 commenti:

  1. delicatissima immagine iniziale, accarezzata dall'onda e dal vento: nella nostra mente s'apre l'inizio di un racconto di teneri sentimenti... ma... ma veniamo (brutalmente quanto efficacemente) sospinti, gettati in un turbine di passioni con poche sapienti pennellate: sì è colti di sorpresa, perché la sorpresa ci trascina (trascina anche noi, rapiti dalla tempesta

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  2. Fascinazione de-reale,direbbe Baudrillard, che dà corpo a un desiderio, mentre la tempesta del mare,smorzata dalla schiena, ha già inondato la donna e la sua passione in comprensione superiore, ha trasceso il desiderio.polifonia di linguaggi in una semplice e solitatia immagine. Perfetta

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  3. Stefania Crozzoletti
    non mente
    non ignora
    rapita già dalla tempesta.

    ha una grande forza questa "figuretta sottile che smorza il vento"...

    molto bella, Paola :)

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  4. VALERIA SPINELLIi:
    La poesia che hai pubblicato, l'ultima, è davvero bella ma perchè accontentarsi di sensazioni, di inezie, di cose minime?

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  5. Paola Casulli

    Tradire la purezza con l'intellettualità.
    Cervantes per primo insegnò xuanto sia certo difficile descrivere "il cielo delle cose reali da noi create distinto dalla mediocre terra della realtà".
    Preferisco la brevità, la semplicità e la struggente poesia che raccontano di xueste cose reali, di xueste "inezie", di tanta poesia ispanica, per esempio. O, sempre della poesia ispanica, la tempra, la passione, sempre raccontata con l'estrema eleganza della levità, di alcuna poesia dell'inxuietudine e dell'angoscia dell'uomo: una confessione trepida e toccante dei grandi temi dell'umanità. tanto più sono "importanti" i temi toccati, tanto è più puro lo stato di grazia con cui tale lirica riesce a tracciare in forme così elementari xuanto fortemente prive degli "ismi" contemporanei il significato esistenziale e autobiografico dell'uomo, restando illesi dalla costruttività forzata e dalla nozione di "poema demiurgico plastico" di tanta nostra, ahimè poesia contemporanea.
    P.

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  6. Paola Casulli
    è aperto il dibattito. :-)

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  7. Salvina Alba
    La brevità e la semplicità sono qualità e non cose che squalificano la bellezza di una poesia, non per nulla i poeti greci si esprimevano con l'epigramma, testo breve ma limpido e commovente (nel senso che muoveva le emozioni).
    . Per questo penso che quanto più la poesia è breve e sentita, tanto più è pregevole.
    Nella fattispecie questa di Paola unisce alle caretteristiche sopra menzionate anche la bellezza di un elemento naturale come il mare che tutti amiamo perchè ci riporta aal nostra esistenza prenatale

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  8. Viviana Scataretico
    L'uso della parola, orfana d'ogni svolazzo esplicativo, affascina e corrompe, ma è un ammaliare liberatorio perchè disegna pensieri liquidi che colmano la mente di chi legge prendendo forme di personali sensazioni, poesia che si fa tua perchè, anche se scaturita da altri, contempla un tutto e non pretende nulla!

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  9. Leopoldo Costabile
    Non mente e non ignora "l'animetta sottile" protesa al vento. Non mente se decide di affrontare la tempesta, non ne ignora la sua forza prorompente.
    L'incrocio si gioca su una sfida; e l'incauto ragguagglio colma e supera l'affronto se poggiato su un accenno appena pronunciato: "Oh amor mio". Intensità esplosiva racchiusa in un sol punto, nell'insondata magia di una parola, nelle "pieghe di una scena" che si insedia come primo passo di una epopea sentimentale.

    Parole evocative, ridotte all'essenziale, per dar magggior credito ad un costrutto ispirato ad una sola, fulminante, immagine.

    Grazie, Paola

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  10. Maria Iervolino
    Ho sempre creduto nella purezza spontanea della poesia. E più del mare, e tutto il quanto c'è in questa breve, mi piace un mondo la schiena fiorita di lei. E' una semplice immagine capace però di mostrarmi la scena, i colori, la freschezza, l'enigma, tutto, sulla schiena.
    Così scrivo e così leggo. Grazie Paola :)

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  11. Il mare con le sue onde, le sue voci,fa tornare alla mente dei ricordi, che si fanno accarezzare da quel vento che spira costante e ci sospinge al largo nelle tempeste del cuore...
    Molto bella e delicata...complimenti a Paola e a te
    Gloria...grazie ...ciao
    F.Giorgio*

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  12. Poesia che ha il fascino della sintesi e della delicatezza dei versi che si distinguono per una sottile essenzialità.Anche la seconda parte tesa,nell'immagine di una tempesta, non sottrae alla figuretta gentile il leggero fascino che emana e che non ignora il pericolo della sfida,ma con animo e cuore purissimi,si accinge,quasi estatica,a non sottrarsi alla volontà del destino.Molto raccolta e lineare. Ren

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  13. Bella poesia, asciutta e densa di contenuti.
    Risaltano subito alcuni contrasti che la rendono vivace e movimentata. Ne elenco alcuni: 1. Il titolo, filo di vetro, espressione di fragilità vs tempesta che rapisce. 2. Comportamento “virtuoso” (mare veritiero; mente che non mente) vs l’illecito. 3. Grandezza espressa dal mare e dalla sua voce pur se interrotta vs figuretta sottile. 4. Ritmo lento, che paradossalmente è del mare (e pure il mare …) vs ritmo tumultuoso della figuretta sottile (Svolta di una scena che dilaga nella mente). 5. Diminutivo nella descrizione fisica (figuretta) vs grandezza della persona che non mente, non ignora, che ha in mente pensiero d’amore (bellissimo: “Oh amor mio” qualunque sia questo pensiero).

    Chi sono i personaggi? 1. Il mare, definito veritiero che torna con voce interrotta, espressione in qualche modo del mistero della realtà. 2. Una persona, figuretta che smorza il vento, che non mente (nobiltà interiore) e non ignora (potenza intellettuale). La sua schiena è fiorita. Questa schiena che sostiene il peso, come Atlante sostiene sulle spalle l’intera volta celeste, è fiorita, segno di bellezza. In altri termini il ruolo di sostegno di questa figuretta, che smorza il vento, ha una bellezza paragonabile a un campo fiorito. Penso a un muretto diroccato che continua a sostenere e a proteggere, nonostante sia diroccato, in mezzo a una siepe fiorita. Questa figuretta è l’uomo in senso generale.

    Quale azione si svolge? C’è un contrasto (apparente) tra la figuretta e il mare che il vento muove in tempesta. Il contrasto diventa meno evidente quando il mare viene definito “veritiero” e la figuretta “non mente”. Allora il rapporto è un rapporto dialettico tra la realtà personale e la realtà diciamo extra-mentale, delle cose che vivono fuori di noi.
    Comprendiamo anche il titolo: l’uomo è fragile, precario. Pascal: “Noi navighiamo in un vasto mare, sempre incerti e instabili, sballottati da un capo all'altro. Qualunque scoglio, a cui pensiamo di attaccarci e restar saldi, vien meno e ci abbandona e, se l'inseguiamo, sguscia alla nostra presa, ci scivola di mano e fugge in una fuga eterna. Per noi nulla si ferma”.
    Nonostante questa fragilità l’uomo ha la grandezza per poter fronteggiare il mare, l’infinito, l’eterno…

    L’ultimo verso, molto bello, fulmineamente inquadra il dramma.
    L’illecito. Il arrive. Il est déjà arrivé. La lingua straniera introduce una sorta di estraneazione, di mistero quasi. Alla fine la grandezza dell’uomo che fronteggia la grandezza della realtà si trova di fronte a un grande mistero, il più grande.
    Cos’è l’illecito? Chi fosse permeato dalla mentalità edonista dominante potrebbe leggervi “un piacere proibito”, quindi proprio per questo quasi desiderabile. No. Io leggo nell’“illecito” di questa poesia ciò che, non essendo consentito, è male. L’illecito è il male. Il dramma è quello della grandezza dell’uomo alle prese, in senso esistenziale e autobiografico, col mistero del male.

    Francesco Enia

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  14. Mi arriva pura e piena di forza, tutta concentrata nella figuretta sottile e mi colpisce la schiena fiorita, ermetica, uno stato d'animo che mi fa pensare alla determinazione di quando si crede tanto a qualcosa.
    Grazie
    Tatiana Andena

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  15. Grazie Paola, trovo questa poesia bellissima e visionaria, cme la vera poesia sa essere. E' stato un bel dono, partecipami sempre, leggerti è un arricchimento. Complimenti!

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  16. Leggo un ritorno,una ripresa di qualcosa che era stato solo interrotto.Non c'è più dolore ma solo consapevolezza e forse fiducia (chi può stabilire qual è la linea di confine tra lecito ed illecito?)
    Molto bella.
    Maria Pia Monicelli

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  17. - sembra essere rapita dai sensi, io immagino questa donna distesa su una spiaggia a meditare il suo amore, assorta quasi in meditazione ed estasiata... bei versi, grazie... Pino Soprano

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  18. Non saprei da dove incominciare: i commenti sono tanti e densi.
    Ognuno ha descritto una piccola porzione del puzzle in base a ciò da cui è stato maggiormente colpito e che ora cercherò di ricostruire per una maggiore chiarezza.
    Parto proprio dall’ultimo commento, quello di Pino Soprano. Si, la ragazzina, perché è proprio di una giovane donna che si parla, è distesa sulla spiaggia. Con la schiena rivolta al cielo.
    Una schiena che è come un prato fiorito. Non ci sono descrizioni di fiori o di colori, ma di un prato ad indicare in sintesi tutti i meravigliosi cromatismi e la pluralità degli elementi che un prato racchiude. Dalla carne di questa giovinetta nasce, si nutre e cresce, come da una terra pura e fertile, tutta la dolcezza e la musicalità di pensiero, parole e cose, alleati in un nitido bagliore, come bene sanno cogliere Maria e Tatiana.
    A lambire il suo corpo il mare: in un abbandono di onde in andirivieni governato ed amico. Scrive bene Salvina quando avvicina il concetto di mare al concetto di nascita o rinascita, ambito materno della vita che diventa esistere. Veritiero questo mare, poiché difficilmente il mare, nasconde le sue insidie se non ad una mente distratta o in spirito di sopraffazione.
    E poi il vento: un po’ più forte, quasi agressivo, tant’è che lo si deve smorzare con la stessa schiena che da prato diviene scudo. L’idillio si sta trasformando in qualcosa di più robusto: dalla trascendenza all’immanenza. La scena sta cambiando. Passioni, sorpresa, fascinazione, dicono Manlio e Gloria. La fragilità della fanciulla, la sua eterea figuretta diviene presto ben più che una figura pensosa e romantica. La scansione della sua espressione: “Oh, amor mio” – non impone nessuna verità, ma al di là di un sapere preliminare, fa si che il lettore si ponga la domanda: l’invocazione è gridata o sommessa? È un grido d’aiuto o un chiamare questo amore a sé? “Intensità esplosiva racchiusa in un sol punto, nell'insondata magia di una parola, nelle "pieghe di una scena" che si insedia come primo passo di una epopea sentimentale”, scrive egregiamente Leopoldo. Nell’intenzione poetica sono entrambe le cose. In una prospettiva escatologica come la traccia percorritrice di una totalità a venire, la fanciulla chiama a sé, in un’insorgenza improvvisa, una forza che non può che essere messa necessariamente in gioco. Uomo o forza interiore. L’uno è metafora dell’altro. La tempesta sta giungendo: la “figuretta gentile che emana il leggero fascino ma che non ignora il pericolo della sfida, con animo e cuore purissimi, si accinge, quasi estatica, a non sottrarsi alla volontà del destino”, descrive in maniera insuperabile Ren. Si devono raccogliere le forze e avvicinare chi può sostenere e forse proteggere. La sobrietà, la limpidezza del paesaggio descritto nell’ incipit è agitata da potenze confuse. La natura scompare nella sua incompiutezza descrittiva a favore di un evento minaccioso che sta per accadere.

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  19. La giovane donna apparentemente vulnerabile, non soccombe alla tentazione di affidarsi all’orgoglio del silenzio o alla presunzione arrogante della sola forza dialogica vuoto involucro senza nobiltà interiore e potenza intellettuale (Francesco Enia). “Non mente/non ignora”.
    Ma ecco che la tempesta l’ha già travolta. Ma “il già” - “Il est déjà arrivé” - è il vero fulcro del testo poetico. Visionario, dice Rossella, e non sbaglia. E’ visionario quel “qui ed ora”, che incombe sempre e in tutta la sua pienezza di discesa e ascesa, di sprofondamento ed emersione. L’accaduto è già accaduto. L’illecito, dice bene ancora una volta Francesco Enia, è il male nella sua forma più pura e devastante. C’è la perdita della totalità, lo smarrimento. Questi versi sono la storia di una metamorfosi continua in un’opera di difficile rettificazione. O di riedificazione dalla disgregazione, dalla frammentazione emblematicamente descritta e studiata da Eraclito, Pascal, Chamfort o lo stesso Nietzche. L’invocazione - “Oh, amor mio” - è il richiamo di quelle forze inconsce e fino ad un certo punto ignote che, dissipando le illusioni, ridanno possibilità di sopravvivenza. La giovinetta cantanta in questi versi altro non è che la POESIA che pur restando sempre inviolata, avvolta nel suo mistero, nell’inesauribile profondità del linguaggio, offre il passaggio per un radicale rovesciamento di prospettiva in cui l’Io diviene soggetto non passivo di lotta, in cui l’uomo nonostante la sua fragilità “ha la grandezza per poter fronteggiare il mare, l’infinito, l’eterno”…

    Un grazie sentito a tutti voi per la pazienza nella lettura e la grande capacità di interpretazione e di approfondimento.

    Paola Casulli

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  20. E.C. AGGRESSIVO
    "E poi il vento: un po’ più forte, quasi agressivo"

    Paola Casulli

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  21. Mi diceva Paola di non riuscire a postare il suo intervento
    Allora io sono entrata per inserirlo.
    Vedo che è già stato fatto da Paola, che ringrazio per la sua partecipazione e il suo dono poetico.
    A tutti voi vanno i miei affettuosi ringraziamenti per la lettura intelligente e attenta e per il dono delle vostre parole che fate a Paola e al blog
    Vi abbraccio
    tutti

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