mercoledì 1 settembre 2010

LA STANZA di Pino De Stasio

(Lucian Freud, The Painter's room)

consegno il mio corpo alla notte

il solito odore conquista la stanza

rossi gerani sul davanzale

ad aspettare il giorno

chiudo la porta

spengo la luce

ritrovo il mio corpo stamane

stupito da tanto abbandono

mi alzo tra i piedi un inciampo

l'innaffiatoio

i fiori in attesa dell'acqua

sul balcone fiorito

raccolgo terriccio

nel vaso coperto di terracotta

brevi punture d'insetti

zanzare al mattino

piccoli sgorghi di sangue sull'avambraccio

e la caviglia pianta nuda sul marmo

lascia l' impronta al calore del giorno

un calzino poi due

le scarpe

e un pantalone

non mio

quello di jeans

aggrinzito e disfatto

ripiego

sotto al cassetto tra le coperte in ciniglia

palline biglie bianchi cubetti

e' naftalina , canfora

quella per tarme

(Copyright © 2009)



(Here we have the American Male Soprano Michael Maniaci singing the aria "Ah se a morir mi chiama" from the second act of Mozart's "Lucio Silla.")

17 commenti:

  1. GLORIA GAETANO

    Certo, la naftalina nei cassetti, il jeans ripiegato segnalano qualcosa che si ripone nella memoria, o che forse si vuol dimenticare.. Una morte, un passato, un momento gravido di promesse non realizzate.. Pino, tu componi, fai alta poesia, ma il lettore può sentirla come altro da quello che dici, a seconda del suo stato, della sua condizione..Domani potrebbe esserci un'altra lettura, un'altra interpretazione della tua cd dislessia. Ma non siamo sempre volutamente dislessici, quando scriviamo qualcosa e dietro si nasconde ben altro, che solo a noi è chiaro, traspare, certo. Ma il lettore può avvertire un'altra cosa. Solo dopo una lunga conoscenza dell'opera di un'autore, si arriva a cogliete il nucleo, i simboli, le metafore della sua espressione lpoetica. Intuizione lirica di uno stato d'animo, come Croce definiva la poesia. forse non ne ho trovato ancora una migliore...

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  2. PIO NAPOLITANO
    sembra una semplice descrizione di gesti e posture quotidiane tra cose e oggetti del proprio vissuto....descrizione in cui ognuno ci può leggere qualcosa secondo la sua interpretazione, il suo stato di animo....io per esempio vedo il "core" del componimento nel gesto di ripiegare e riporre nel cassetto quell'altrui jeans aggrinzito e disfatto...come se nella confusione distratta si volesse ordinare e conservare gelosamente solo ciò che ha vero valore: gli affetti e l'amore.

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  3. DANILO CARLI STRANICH

    semplice spontanea poesia..

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  4. ENNIO PLAUTO

    ‎..Battito d'ali
    e di ciglia,
    miraggio in volo
    oltre il destino.

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  5. Rita De Meo

    ‎"lascia l'impronta al calore del giorno": evanescente, evanescente... l'orma di una caviglia, che sembra solo umida rugiada ma diventa, improvvisa, madre di sbuffi leggeri di sangue. L'eterea immaterialità olfattiva si scontra, si amalgama, si fonde con il ricordo di carnalità vissute. Tutta la lirica è incentrata su questo dualismo: incorporeità di lievi presenze e di colori compenetrati alla luce, e supremo oggettivarsi del corpo definito dagli elementi che lo rivestono. Passione... passione declinata in ogni sua forma

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  6. MEGNA DANIELA

    Hai fatto la descizione perfetta in questa tua poesia di una mia carissima amica ke ha sul balcone i gerani e affida alla notte il suo sonno tormentato dalla solitudine,unica sua compagnia i geranei e un cane l'eredità ke gli ha lasciato il suo fratello scomparso prematuramente.........gliela farò leggere,ama moltissimo le poesie e la lettura le tiene compagnia il destino è stato crudele con lei ha la sclerosi multipla!!

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  7. Momenti di vita quotidiana, il risveglio, dopo un abbandono insolito al sonno, il terriccio, le piante del tuo balcone che abbiamo imparato a vedere e a riconoscere, la naftalina, le tarme. Ma c'è qualcosa in più, di fortemente poetico, il ricordo, nostalgia forse, di qualcosa di un momento della vita che si credeva di aver riposto, ma che torna lalla mente e fa nascere la poesia. Poi tutto tace. E' emerso e ritorna dentro

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  8. VIRRAJ SORHVI

    ma Carissimo il primo verso «consegno il mio corpo alla notte» è un’espressione semplicemente terrificante.. io ho paura di quelle parole, di ascoltarle, di pronunciarle.. anche il tuo risveglio, Carissimo, non è il risveglio di gregor samsa.. solo forse con Ungeziefer come dolore di «tanto abbandono»? comunque imparo dal commento di Pio Napolitano che la dislessia che non ho capito ieri è la forza di questa poesia, un elemento della «confusione distratta» (grazie Pio!), come potrei trascurarlo.. tarme sono metafore per gli amati nella poesia orientale.. la naftalina esplode il cuore come nitroglicerina e le parole svaniscono.. questa è la tua poesia più straordinaria Amore

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  9. GABRIELE PRIGNANO

    Vedi, Pino...mi chiedi, mi autorizzi ad osare. E, cioè, mi provochi...affettuosamente. Una premessa (forse non necessaria): tu sei un poeta vero, autentico, raro (tra l'altro, giovanissimo e già così maturo, mannaggia!). Ho riletto anche stamattina questa tua poesia, perchè la collocherei personalmente tra i tuoi capolavori. Insomma, a me piace tantissimo, punto e basta.
    E ora, ti dirò che glii ultimi versi (malgrado fossi preparato alla "sorpresa" e malgrado quel preannuncio dei "piccoli sgorghi di sangue") aprono una finestra sulla tua vita intima. Difficilmente, mi pare, ciò accade nelle tue poesie, perchè bisogna traforare e scavare. scendere in profondità, per "cogliere". E difficilmente ritrovo una tale abbondanza di aggettivi, come in questi versi. Ora, quei pantaloni non sono i tuoi (appartengono alla persona amata)

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  10. GABRIELE PRIGNANO

    o - per star tranquilli e farmi i fatti miei - sono una metafora e rimanderebbero (boh!) a memorie etc etc.
    Ma no, sono quei due aggettivi che valgono una storia: "aggrinziti e disfatti". Quali sensazioni o, meglio, quali e quante fantasie, secondo te, suscitano nei tuoi lettori? Ti abbraccio, grandissimo! (assieme e "dentro" l'intero scorrere dei tuoi bei versi, ovviamente.)

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  11. SALVINA ALBA

    Il mondo poetico di Pino, attento ai fatti sociali, agli eventi umanitari o catastrofici, raramente diventa un mondo privato. Ma quando ciò accade, l'attenzione alle piccole cose diventa poesia pura: l'innaffiatoio,il vaso di terracotta, pantalone e calzini sparsi sul pavimento diventano emblemi del sè, del mondo strettamente personale donato al lettore con generosità. E in questa descrizione realistica della stanza il lettore scopre o percepisce l'animo del poeta,sensibile alle piccole cose come alle grandi.

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  12. silvia calzolari2 settembre 2010 07:59

    Una poesia verista....di immagini...di vissuto quotidiano... Se ne assaporano sensazioni...di vita comune. Una descrizione precisa, di sguardo attento, trasportato in un senso di abitudini che appartengono...quasi rassicuranti. Un metodico persistente ma che manifesta abbandono e spegnimento....insofferenza taciuta, rassegnata che traspare nel ritrovare il proprio corpo al mattino come fosse lontano dall'anima.
    E ancora...."un pantalone
    non mio
    quello di jeans
    aggrinzito e disfatto". Ne sento un'anima ripiegata....in un'apatia che non si ha la forza di superare...o non si vuole superare. Chi nell'umano sentire....non ha provato istanti come questi...nella mia immaginazione frutto di un passato molto vissuto....e di un futuro che deve...e dovrà esplodere....ma questa...è solo mia fantasia. La stanza...si aprirà...a luce oltre la propria terrazza... Sono una visionaria....come sempre!!! Interessante e sincera poetica....in versi che sanno conquistare....come fotogrammi.... Grazie Pino!

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  13. La prima poesia di un autore che capita di leggere è un'incontro tra estranei, difficile commentare... Noto il non scritto, il passare dall'addormentarsi al risveglio come fosse un sonno artificiale, senza sogni; come calasse il sipario sull'intimità di quel sonno, troppo privato per essere condiviso, o volutamente escluso dallo sguardo del lettore che invece viene condotto all'osservazione minuziosa di particolari oggettivi della scena, nei quali si svela, a chi sa, il senso del momento...
    Una poesia visiva che lascia spazio a domande. Neppure sappiamo di chi sia la casa, eppure siamo lì a guardare...

    Alessandra Fanti

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  14. Poesia minimalista,sorretta da un' indulgente metafora che nasconde verità e si prodiga in situazioni della quotidianità del poeta che per la prima volta leggo mentre ci racconta un frammento del suo privato.La notte passa e la mattina ci si sveglia tra alcuni oggetti disseminati per la stanza.Un innaffiatoio, dei calzini ,un vaso di terracotta dispensati a piene mani quasi a convincere il lettore di un normale risveglio, senza che ci sia niente su cui fare riferimenti e pettegolezzi.Tutto normale,se non fosse per quelle maledette zanzare,con sgorghi di sangue sul braccio.Anzi no,sull'avambraccio.Ecco le scarpe e poi salta fuori, stranamente, un pantalone di jeans, raggrizzito e disfatto,palesemente non suo, che si cerca di ripiegare ed infilare velocemente in un cassetto che,aperto,smuove odori di canfora e naftalina,dove deve sparire l'oggetto della reità.Ma,anche se a noi lettori disinteressati certe manovre non stuzzicano la curiosità tutt'altro,ormai la verità è palese e lampante.Stanotte in quel letto c'era una donna.Sembrava tutto casto e normale e, invece.....Ren

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  15. Un vissuto qualunque, un vissuto personale, un vissuto intenso.Tace la notte ad acquietare il giorno, le solite piccole cose nella vivace stanza.Un geranio fiorito, un raggio di sole, un sorriso nascosto nel cassetto sotto la naftalina, per poterlo riodorare...Mi piace molto, è coloratissima addirittura caleidoscopica o forse è la stupenda pittura di Freud che mi manda fuori binario...bellissima e intensa Pino
    Adriana Scanferla

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  16. ..il tuo vivere è racchiuso lì..tt in qll stanza..nei tuoi cassetti poni i tuoi ricordi..le tue abitudini.la tua solitudine...ma verrà un nuovo giorno.una unova alba..ciao Pino..un abbraccio.. Carmen Pettinaro

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  17. piero lo iacono

    ritrovo una sequenza cinematografica alla Michelangelo Antonioni, o René Clair...
    di un certo cinema realista...anche morettiano...

    da quando consegni il tuo corpo alla notte....
    fino al risveglio....zanzare al mattino....

    ciò che la tua coscienza registra....intervallata dal salto temporale del sonno....e un pò confusa da inciampare sulle cianfrusaglie a terra nella stanza...

    particolare...va riletta più volte per apprezzarla...
    non è così semplice come può sembrare...

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