giovedì 2 settembre 2010

SPLEEN E' SEHNSUCHT di Piero Lo Iacono

(Vasilij Kandinskij, La fuga)


E pianse Alessandro[1]

quando vide l’ampiezza dei suoi domini.

Pianse da farsi morire così giovane

perché non c’erano più terre da conquistare…

Né confini né argini o margini da battere e desiderare.

Per cimiteri inciampo,

serti di requie calcarea,

fiamme in flemma perenni

a sonnambule speranze di simbiosi.

Ma di cosa è buon custode il silenzio?

Di un’isola sola in esilio

che si cela per sfuggire ai naviganti?

Il giorno è finito.

Poi la rondine dal petto bianco

verrà a beccarmi gli occhi.

Nostalgia della felicità!

Di ciò che vedo non visto. Di ciò che non si è avverato.

Le scie dei camini mi spingono alle ascensioni.

A puntare al sole con povere icare ali di cera.

Ma riprenderò a volare

sopra un mondo che non ho vissuto

scordandomi casa

pur avendo la coda più lunga delle ali.

Nessuna ferita duole più di quella che ferisce

la nostra vanità vestita d’onore.

Ape che lascia nella puntura il pungiglione.

Ma anche la mosca delle carogne,

un mosquito di fogne

soffre il suo Spleen, la propria losca Sehnsucht.


La piccola venditrice di sole

mi ha detto che sulla mano sinistra

c’è quello che ho fatto dalla nascita,

e sulla mano destra quello che farò in futuro.

E mi ha previsto che sarò infelice

perché qualsiasi cosa desideri

si troverà sempre ALTROVE.

Coraggio è una forza che guizza dal cuore.


[1] Alessandro Magno


20 commenti:

  1. Cosa spinge l’uomo all’azione se non ci sono più obiettivi da raggiungere?
    Così anche un grande condottiero come Alessandro Magno pianse, perché non c’erano più confini, argini, desideri che non fossero stati raggiunti e superati.
    Anche in noi c’è ansia di conoscenza,desiderio di ascensione, di puntare al sole ma come Icaro che aveva ali di cera, non abbiamo gli strumenti adatti per farlo, le nostre ali sono più corte della coda.
    Sì, ci sono le ambizioni, le velleità, le nostre vanità umane ma poco contano se non abbiamo ali sufficientemente adatte al volo. Piuttosto una coda che permetta di strisciare rasoterra…
    Poi, ad un certo punto la vita stessa passa, finisce e forse proveremo nostalgia per ciò che, non visti, vedremo, per ciò che avremmo desiderato con tutte le nostre forze ma che non si è avverato.
    Ma non saremo i soli a soffrire, si tratterà di una condizione diffusa…
    Il dramma umano è proprio questo, essere incontentabili, desiderare l’evasione anche quando non c’è prigionia.
    Come hai detto tu

    “qualsiasi cosa desideri
    si troverà sempre ALTROVE”

    mentre talvolta la felicità si trova proprio sotto ai nostri occhi ma non riusciamo a scorgerla.
    Eppure c’è qualcosa di positivo anche nel limite. E’ vero, ci sta stretto, lo sopportiamo a malapena ma ci permette anche di esprimerci con vitalità dirompente, di andare oltre le nostre forze, d’impegnarci con il massimo sforzo e la massima tensione, di esplorare addirittura territori ignoti come faceva Alessandro Magno…
    Complimenti per il contenuto profondo, lo stile e il lessico! L’ho apprezzata molto!

    RispondiElimina
  2. Difficile da capire il senso esatto dello spleen del, anzi, mi pare della Sehnsucht che danno nome a questa seducente composizione di Piero.
    Intraducibili entrambi, forse accostabili a quella nostalgia, non nel suo inesatto significato di rimpianto, ma proprio nel significato del “dolore del ritorno”.
    Perciò, piange Alessandro: ritorno dalla vita, ritorno dai trionfi della conquista.
    Una vita non più praticabile, un’angoscia di vivere, da cui ci salva la morte.
    Ancor meglio quando la congerie delle cose della vita - lontana, oramai impossibile - ci coinvolge in quello struggimento che è “fiamma in flemma perenni”.
    Ogni momento che si attraversa in questi difficili e anch’essi struggenti versi, è tappa apparentemente di sconfitta, di dolorosa fine (”pianse Alessandro”, “un’isola sola in esilio”, “povere icare ali di cera”…). Ma è questa la verità dell’angoscia, o non quella – ben più incurabile e angosciosa – della nostra vanità ferita? Misera vanità? Come nell’aforisma di questi altri mirabilmente semplici e veri versi di Piero: “Nessuna ferita duole più di quella che ferisce / la nostra vanità vestita d’onore”.
    Il nostro male (il nostro male di vivere?), raccontato da Piero: esplicativo, definitivo, illuminante.. e anche che ne coglie la miseria come per l’ape, la mosca, il mosquito.
    Eh sì, perché non è tanto l’abbandono della vita e delle conquiste che fa piangere Alessandro, quanto l’inafferrabilità del desiderio, che anche altrui (il poeta?) infine coinvolge: “E mi ha previsto che sarò infelice / perché qualsiasi cosa desideri / si troverà sempre ALTROVE”!
    Altrove irraggiungibile? Altrove verso il quale non ci si può incamminare? Chissà.
    “Andiamo via, creatura mia, / via verso l'Altrove. / Lì ci sono giorni sempre miti / e campi sempre belli” (Pessoa).

    MANLIO

    RispondiElimina
  3. Ennio Plauto

    Questi versi parlano con la lingua moderna e classica che tanto ricorda le pagine di struggente speranza del perenne esiliato Kavafis. Lo spleen, la Sehnsucht, lo " struggimento" che la constatazione della piccolezza insita nelle grandi cose diviene allora la misura dell'eguaglianza degli umani. Non dimentichiaamoci però che un giorno ringrazieremo Itaca per averci dato tutto questo.

    RispondiElimina
  4. Ferrari Renato Agostino Andare sempre più avanti e una impellente necessità dell'uomo e in particolare dell'artista che vede un futuro da superare ,una difficoltà da aggredire.E' una vanità che trova modo di vestirsi d'onore per apparire un onesto desiderio e l'andare, seppur nella struggente nostalgia, in volo sopra un mondo mai visto e vissuto,dove la necessità di evasione si congiunge con il coraggio è,secondo un antico dettato, l'unico modo di vivere una vita che meriti di essere vissuta. E non è la piccola venditrice del niente che c'è lo dice,ma è il nostro cuore che ci avverte che tutti i nostri desideri sono sempre molto lontani dai nostri umani limiti. Ren

    RispondiElimina
  5. Isabella Verdiana Di Tomassi ‎

    ...Vanità vestita d'onore...quella che porta altrove, dove l'altrove é dovunque. Alessandro pianse non potendo superare i suoi limiti, ma ove così tanto é concesso non si può chiedere di più, se non di fare meglio nella vita d'altri, così sarà l'onore che potrà fregiarsi di vanità come di accessorio e non il contrario.
    Bellissima.

    RispondiElimina
  6. Nell'ovest ha visto miracoli, Che ad est nessuno ha ancora visto
    Perciò volevano assassinarlo e se n'è dovuto andare di nuovo

    La nostalgia ha consumato per molto tempo un cuore
    E ha legato tutte le gioie
    Nostalgia, oh eterno dolore
    Più fedele di tutte le sofferenze

    Stando con un piede sull'abisso, là ha iniziato a ridere
    Certo la vita sarebbe stata meravigliosa
    Aveva visto il suo sogno
    Ha percorso già molte strade e presumibilmente era quasi alla meta
    Le lacrime non hanno più voluto scorrere
    Ma era come gli è piaciuto

    La nostalgia ha consumato per molto tempo un cuore
    Credeva che avrebbe dovuto soffrire per sempre
    Nostalgia, oh eterno dolore
    Devrò cavalcare senza di te attraverso guerra e tormento
    Il sensucht può essere anche questo, nostalgia dell'altrove, la ricerca di un illimitato o dell'assoluto, cui anche Alessandro forse tendeva.
    Nessuna figura come quella di Alessandro è stata amata odiata, ha fatto il giro dei secoli e di tutti i paesi, ha attraversato religioni etnie.
    Anche nei paesi mussulmani c'è un Iskidar figura negativa, e un Alessandro, messaggero di Dio.
    e' passato attraverso le tradizioni orali,le culture popolari e non come conquistatore, ma come persona animata dalla voglia di scoprire di andare oltre.
    Questo è un grande desiderio degli umani:conoscere sperimentare,anche se la nostra vita è destinata a finire.
    Ma Alessandro può avvertire quel senso di vuoto,di tedio, quello splee baudelairiano, che lo induce a soffrire, a pensare di fermarsi.
    Ma la sua ubris è molto forte, deve continuare a volare,senza ragiungere mai la meta.
    Per questo affascina e crea leggende intorno alla sua figura,non pr le conquiste di terre, ma per la sua contraddizione, tutta giovanile tra tedio,nostalgia dell'assoluto e senso di una felicità perduta, irraggiungibile.
    Perchè i popoli e gli uomini amano coloro che muoiono giovani, bloccati non dal timore o dal desiderio di tranquillità, ma dal loro inseguire un sogno un'utopia, una terra inesistente,un punto fermo. E quel punto fermo è la morte.

    E' magnifico poter trovare tante idee tanti miti tanti sogni in una sintesi poetica.
    E' dono di pochi, Piero
    E sento che ci sarebbe ancora tanto da estrarre dalle tue parole.
    Incantata da questi versi

    RispondiElimina
  7. Hoseki Vannini

    Piero caro, l'ansia di conoscenza che anima la vita interiore degli Artisti si placa nel tuo componimento, che traccia, con splendide immagini, il cammino inquieto di chi vuole andare sempre più in là...sono dolci i tuoi versi e lasciano dietro di sè la consolazione d'aver compreso che solo il coraggio di conoscere è la chiave per "vivere" e non sopravvivere...molto bella la tua poesia, colta e leggiadra ad un tempo...,una lirica che fa riflettere e sognare , che insegna l'arte di "esserci"sempre e comunque..

    RispondiElimina
  8. Stupenda lirica, molto significativa,mi ha colpito la frase :poi la rondine del petto bianco mi verrà a beccare gli occhi,non so' perché, ho sentito, come un desiderio intenso del poeta di un cambiamento profondo,di questa migrazione dell'anima,in un diverso contesto,un'altra dimensione-
    Complimenti Piero...
    Grazie sempre a te Gloria che ci regali di queste possibilità...ciao
    F.Giorgio*

    RispondiElimina
  9. Un perenne senso di incompiuto suggella ogni conquista, ogni marginale approdo impresso su una via che si nasconde e che si svela, volta a volta assecondando desideri e percezioni.
    E non se ne coglie mai la distinzione, finchè permane la divaricazione, tra soggetto ed entità reali, che non si vuole assumere in un unico contesto.
    Il ciclo di un sogno si riduce allora all'impotenza,in nostalgie frammiste a frustrazioni, perchè resta sempre inevaso un punto, il luogo di una (nuova) raggiunta fantasia, che ci fa credere sempre che vi sia un "altrove". Sorte fatale per chi crede di fronteggiare il mondo, senza avvertire che ne è parte.
    Nel prodigio di una conquista è già segnato un compimento, la compiutezza di un momento esplicativo di un disegno che si realizza col nostro fondamentale contributo. L'"altrove" è quello che si annuncia, non quello che ci esclude, nel seguito di un passo che reca per sua natura una tensione ad ogni indugio.
    Il nostro mondo in fieri, insomma, si lega intimamente ed immediatamente (sia pure per marginali aspetti) al divenire del mondo; e nel mondo si inscrive e si ravvisa la nostra storia. In tal guisa vi saranno promettenti attese e mai ineffabili dinieghi.

    Queste, le mie modeste riflessioni su questo bel testo di Piero. Grazie infinite
    Leopoldo Costabile

    RispondiElimina
  10. assolutamente squisita!!!, è come un volteggio leggere parole che hanno ali, descrizioni che si fanno strada dentro, è ampia questa poesia, ha davanti a sè una enorme prospettiva, e percepirla significa sentire anche il proprio spleen e il dolore di un altrove che accompagna tutte le anime...grazie..
    Tatiana Andena (posterò qualche pezzo in facebook, io amo i colori e i voli nelle poesie, e qui ce ne sono tantissimi!!)

    RispondiElimina
  11. Molto suggestiva e particolare questa poesia!Passionatamente l'ho letta poiche' evoca passaggi d'anima che determinano l'indefinibile ricerca del dove che mai ha un sito stabile e composito!La tristezza,la malinconia dello Spleen trovano il loro abito nel fatto che non esistono piu' ne' argini,ne' confini desiderabili,il nulla determinato devasta la materia dei sogni,della corsa della meta da raggiungere!Un oblio meditativo che vuole, nonostante l'apparente negativita' dei versi, irrompere le incertezze palesi che offuscano la ragionevolezza facendole divenire certezze negative:
    Per cimiteri inciampo,

    serti di requie calcarea,

    fiamme in flemma perenni

    a sonnambule speranze di simbiosi.

    Il divenire diviene incerto e l'incertezza ne' e' padrona poiche'qualsiasi progetto,sogno,desiderio,si trovera' sempre:"Altrove del gia' difficile definibile dove!"
    Complimenti vivissimi a Piero che gia' apprezzo nelle sue squisite,intense,particolari poesie!
    Antonella Quattrone

    RispondiElimina
  12. Scusatemi, dovrei cancellare il commento. Ci sono errori di digitazione e ho duplicato tutto un periodo. Ma non si vedeva mentre digitavo. cercherò di cancellare.

    RispondiElimina
  13. piero lo iacono

    grazie Deborah....
    acuta la tua analisi, un'altra poesia nella poesia.....

    "Cosa spinge l’uomo all’azione se non ci sono più obiettivi da raggiungere?
    ...
    in noi c’è ansia di conoscenza,desiderio di ascensione, di puntare al sole ma come Icaro che aveva ali di cera, non abbiamo gli strumenti adatti per farlo, le nostre ali sono più corte della coda...
    Eppure c’è qualcosa di positivo anche nel limite....

    RispondiElimina
  14. Quest'opera è davvero meravigliosa.... sintesi e metafora di tante cose che da sempre ci rendono incompleti e imperfetti.... ansia di conoscenza, ricerca di felicità, voglia di innalzamento...e nonostante il fragoroso ed inevitabile tonfo c'è sempre il tentativo e l'anelito di calcare sempre quei cieli....

    grazie per avere avuto la possibilità di questa lettura! :))


    Roberto Massaro

    RispondiElimina
  15. piero lo iacono

    grazie Manlio
    anche il tuo commento è un'azzeccata poesia nella poesia...


    "quello struggimento che è “fiamme in flemma perenni”.
    ...è apparentemente sconfitta, dolorosa fine .....
    Ma è questa la verità dell’angoscia, o non quella – ben più incurabile e angosciosa – della nostra vanità ferita? Misera vanità?....

    ....miseria come per l’ape, la mosca, il mosquito....."

    che analisi acuta e radiografico....

    CONDANNATI TRA IL DESIDERIO DI DESIDERARE
    E LA VANITà TRAVESTITA D'ONORE....
    TRA DUE MISERIE....
    VANITAS VANITATIS..........

    RispondiElimina
  16. PIERO LO IACONO

    grazie a tutti...anime ricche...
    mi onora molto la vostra lettura...

    graze a Ennio per l'accostamento con Kavafis...

    a Ren per queste parole illuminanti:

    "E' una vanità che trova modo di vestirsi d'onore per apparire un onesto desiderio e l'andare"......

    grazie a Isabella per perle come:
    "...Vanità vestita d'onore...quella che porta altrove, dove l'altrove é dovunque"...

    RispondiElimina
  17. piero lo iacono


    grazie a Leopoldo per parole come queste:
    ...forse la "fantasia, ci fa credere sempre che vi sia un "altrove". Sorte fatale per chi crede di fronteggiare il mondo, senza avvertire che ne è parte".

    grazie ad Antonella quando coglie quella:
    "indefinibile ricerca del dove che mai ha un sito stabile e composito!La tristezza,la malinconia dello Spleen che trovano il loro abito nel fatto che non esistono piu' ne' argini,ne' confini desiderabili"....

    RispondiElimina
  18. grazie a Gloria per la sua attiva e inesauribile fame di poesia....
    amore vero per la poesia che la manda in escandescenza e in delirio (come per me tra l'altro)...
    anime infimmabili che basta una scintilla di poesia e creano fiamme come questa:

    "... un grande desiderio degli uman è conoscere, sperimentare,anche se la nostra vita è destinata a finire.
    Ma Alessandro può avvertire quel senso di vuoto,di tedio, quello spleen baudelairiano, ....quella hybris molto forte, che deve continuare a volare,senza ragiungere mai la meta.
    Per questo affascina e crea leggende intorno alla sua figura,non pr le conquiste di terre, ma per la sua contraddizione, tutta giovanile tra tedio,nostalgia dell'assoluto e senso di una felicità perduta, irraggiungibile.
    Perchè i popoli e gli uomini amano coloro che muoiono giovani, bloccati non dal timore o dal desiderio di tranquillità, ma dal loro inseguire un sogno un'utopia, una terra inesistente,un punto fermo...."

    LE TUE PAROLE GLORIA FANNO IMMAGINARE UN ALESSANDRO IN PREDA ALLO SPLEEN BAUDELAIRIANO DI QUASI 3000 ANNI DOPO....

    E SOPRATTUTTO
    è UN GIOVANE (muore giovane dopo aver conquistato mezzo mondo)che non SI CONTENTA DEL DESIDERIO DELLA TRANQUILLITà...
    MA CONTINUA A DESIDERARE ALTRO E ALTROVI (SENZA NESSUN DOVE) ...QUINDI OPTA PER L'INFELICITà...
    UN ULISSISMO ANTIBORGHESE...
    SBAGLIERà? NON SI DEVE GIUDICARE....
    GRAZIE GLORIA....

    RispondiElimina
  19. A MANLIO VOLEVO DIRE CHE
    CITANDO PESSOA
    MI HAI COLPITO AL CUORE
    PERCHè è IL MIO ADORATO....
    E POI PERCHè VOLEVO INTITOLARE QUESTA POESIA..
    "SPLEEN è SAUDAD"..
    LA SAUDAD è UN CONCETTO DELLA LETTERATURA PORTOGHESE, E DI PESSOA PARTICOLARMENTE,
    INTRADUCIBILE IN ITALIANO,
    COME LE PAROLE SPLEEN,
    SEHNSUCHT,
    O ANCHE LA STESSA CHANDRà DEI RUSSI....

    RispondiElimina
  20. Alessandro può pure piangere i limiti del suo possesso terreno, ma il regno del Poeta non ha confini o arrivi.
    Nel cuore giovane rimane la curiosità e l’ardire anche in età matura,e se il giorno finisce inizia la notte con le sue ambiguità e complicità.Non c’è notte senza stelle, invisibili solo a chi non sa sognare.
    Chi vuol esser lieto sia… cogliere l’attimo del reale che ci accarezza,vivere insomma e non inseguire l’infelicità in un ALTROVE irraggiungibile perché irreale…
    Molto lontana dal mio sentire la Poesia si svolge splendida nella sua malinconia per ciò che non si è avverato. Ma dare vita alle emozioni è vivere intensamente,inutile la nostalgia , già un’altra alba si avvicina…Grazie..
    Adriana Scanferla

    RispondiElimina