sabato 27 agosto 2011

BUONA NOTTE STELLE di Anna Laura Bobbi

(Salvador Dalì, Il sogno)


Stille, bagliori riflessi

volteggiano in tenebra.

Appare sparisce

ritorna si eclissa

s’arrotola in nembi

di soffici tratti piumati.

- O stelle, si sente la voce?-

Quaggiù, in questo altrove

pianti sospiri sussurri risa.

La testa affondo

in quella tenebra

che fluida

assorbe inchiostro

e miraggi rimanda.

Lusinghe di stelle vado cercando

blandizie di stelle a detergere

polveri

su frontiere infrante.

E carri e orse e cigni

e aquile e arieti e balene

mi affanno e rincorro

percorro nel cielo

si perde lo sguardo

a piombo nell’infinito

stramazzo.


UN'ALTRA POESIA DI LAURA
LETTA DA FRANCO PICCHINI

giovedì 11 agosto 2011

PIETRA di Alma Passarelli Pula

(un particolare del quadro "Il segreto" di Alma Passarelli Pula)


soffiavano sassi stanotte

sentieri d'oblio accatastati

come legna arsa

bruciature segnate su parallele rette

viaggiavano strette le mani

in cosce tremanti

in visibili fasti

re e regine poste in tele

fuori fuori dall'aria

fuori da vento sporco

in auto smunto

in universo mutante

eppure morte segna vita

angolo segna potere

scrivo vicine lingue d'inchiostro

registro silenzio porpora e ventaglio






venerdì 5 agosto 2011

SEGRETA di Daniela Cattani Rusich

[Universi concatenati (Universi e mente) - foto di Antonio Limoncelli]


Arrenditi fra le mie braccia fragili,
scivola piano ai bordi del mio cuore;

io ti ho nascosto ormai tra mille angoli
e nevica un silenzio che assassina...

Assolvimi per questo cielo inutile
pieno di voli e abissi senza scampo:
ricorda che bellezza non perdona,
svicola serpe in fondo ai desideri.

E quel che è stato è cibo per i cani
- ruvido istinto che incatena ai limiti -
Volgi lo sguardo, la tua strada è libera:
assolo e dissonanza ancora tiepidi.

Tutto mi tace intorno come l'ombra
del mondo, che si allunga sulla via.
Gli occhi di un cieco, tu, li hai mai guardati?
Sono rivolti al sogno, che non muta!

Conta solo il respiro, mentre il tempo
ignaro, arresta il passo sulla soglia.
Nevica adesso, e ormai s'è fatto tardi...
la parola soltanto gronda sangue.

Segreta.


domenica 17 luglio 2011

[half-light] di daniela cattani rusich



(Umberto Boccioni, Il romanzo)



Forse perché il vento d’inverno
da molte solitudini il fianco sospinge
con unghie di ghiaccio conficcate nella carne
- tenera, che ormai l’ora si fa tarda -
soffiando da Nord, da Sud, da Oriente e da Occidente
tra gli spiragli di una tenebra inquieta
---
O forse perché inverno ci raggiunge sempre
da lontano, come una perla che rotola piano
lungo un pendio nervoso di sorrisi tirati
senza perdere il suo uncino, cadendo soavemente
sulle ferite aperte, sull’anima sanguigna,
che asciuga l’acqua al sale e non pretende quiete
---
Forse per questo nostro andare senza tregua
con i piedi feriti, da molti venti accompagnati
verso un altrove che non è, che non sappiamo,
per poi girarci indietro e scorgerne la resa
che sempre è stata a un passo dalla schiena
come un vestito stretto in vita, corto al braccio.
---
Forse è così che l’ombra arranca a un metro
e noi costanti a trascinarla come un giogo
come un dolore innato sulle spalle arcuate
o nelle borse sotto gli occhi come un trucco
[che non sveliamo mai, fino alla fine…]
---
Implorando in segreto la spina
e indossando la maschera bella.


(letto da Franco Picchini)


giovedì 14 luglio 2011

IL RITORNO di Barbara Grubissa

(Dall'album: I'M di Eroma Mariodimeglio)

Sono affacciata alla finestra da due ore e ho paura.

Caro diario prolisso e fascinatore, timido intrattenitore, in strada tutto

prosegue normale

cicaleccia la gente con fervore e progetta e si muove si incontra e si

scontra

in casa silenzio cimiteriale.

Tra poco qualcuno porterà qui mia madre.

E se davvero non ci volesse venire?

E se per caso volesse scappare?

Ho gomiti sul cornicione e la faccia trasuda asfalto e afa, le ginocchia

zinzolano sulla sedia

e scricchiola il parquet come ossa di morto.

Chi dice chi dice che voglia restare

Magari avrebbe altri mondi da esplorare

Chi dice chi dice che non si voglia involare?

E magari sogna principi inauditi e quieti meravigliose,

mondi dove ognuno sia libero di gridare

e non vuole sfregare panni e lasciarsi umiliare.

Caro diario intransigente e pretenzioso, cedevole e fragile, consapevole

forte

gendarmi burocrati assoluti da una carta mandati l’hanno portata

altrove.

Caro diario brontolone e sognatore, iroso e paciere, collerico e

bontempone

che fosse solo quell’altrove l’atroce errore?

Se mai un giorno qualcuno chiederà a un folle dove vorrebbe andare

sentirà un sogno e capirà che vuole scappare.

Da quattro ore almeno batto la testa sulla lastra di vetro

aspetto con ansia e nessuno arriva

io da grande vorrei diverse porte aperte e la capacità di capire,

vorrei rispetto e qualcuno che mi stia a sentire.

Da cinque ore almeno ho nel gozzo l’ansia da abbandono

e quando lei arriva con l’aria trasognata

la stringo e penso “L’ hanno convinta anche se lei non vuole

questo è il suo posto ora proprio deve, casa o ospedale e altro non c’è.

L’hanno convinta davvero qui deve stare, anche se strepita e un’altra casa

vorrebbe avere”.

Con l’aria lucida lei fa la madre e dei gendarmi non parla.

venerdì 29 aprile 2011

COME UN FIUME di Deborah Mega

Le vie dei canti di Francesco Severini da Bruce Chatwin


Frustrante
parlare al muro
voler comunicare
e non poterlo fare
sentirsi un fiume in piena
oltre l’argine del corpo
impetuoso e torrenziale
e non trovare l’ àlveo
per scorrere e sfociare.
Rimbalzano i discorsi
le mie parole sterili
corde poco tese
su un legno stagionato
che non risuona più
neanche l’eco che si formi
mai nulla che ritorni
neanche un secco monosillabo.
Solo silenzio paralizzante
da te che (mi) rifiuti
e dirotti come diga
la portata del mio flusso
di parole e di carezze
vitali come acqua
per te che non ci sei
per me che ti vorrei.



venerdì 22 aprile 2011

NON COME VITA di Gilda Policastro



Gli altri sono:

mangiare il panino a morsi

gridare al telefono

sputare

mentre lo fanno.


I gesti che non durano,

la bambina dice ciao dalla porta,

e lui che ci hai dormito una notte

in casa, la mattina

non ne sai più il nome - ma non è come pensi.


Gli altri sono:

il ventre che spinge

sotto le calze, e sopra i seni

le mani,

ma pensare che non resiste,

e okey, ci sentiamo domani.


Un’unica forma o misura ha il fare,

e il resto è represso

dal vestito di madre,

dal divieto,

e più chiedono, gli altri, più ingombrano,

meno stai con


gli altri sono:

i figli, morire, tu figlia loro morti,

e le coperte, e il velo

e i pigiami e le giacche

gli altri le porteranno, le butteremo,

e quel giorno non verrai

nel sogno a rimproverare


non come vita, ma più di dormire e meno,

un’altra volta

dimentico, e passo:

adesso non gridare, non dire il nome, che non sai

degli altri, che a te chiedono, loro,

di non andartene


Gli altri hanno paura,

non vanno a letto, non si sdraiano come d’amore,

e non passa, non va e non viene, e sono a metà.






mercoledì 20 aprile 2011

ARCUATA SPINA di Daniela Cattani Rusich

(dal film Le notti bianche di Luchino Visconti)



Vivere è un destino nato all’ombra del silenzio,

l’essere indegna rosa che splendore posa al bivio

e poi tradisce l’orma d'un sorriso senza sole

di fronte al verbo ruvido, scucito dall’assedio.


Viversi è un cavillo della sorte irrisa al cielo,

l’essere arcuata spina, al ventre palpito e dimora,

se d’iride il vanto non osa farsi statua a sera

o sillaba al macello nell’incubo che implora.


Scrivere è un dolore appeso all’universo,

presagio dell’aprire porte chiuse a chiave

vangando con sudore, emersi infine all’ora,

sangue a rintocchi che insidiano il mistero…


- Dell’incauto segreto il mio verso trabocca

canto e graffio sul vetro, a ferirsi[ti] la lingua -



domenica 3 aprile 2011

L'ONDA di Gloria Gaetano











da: Gloria Gaetano, Canto minimo (Estelle C. Nomade's videos)
(foto MT)




venerdì 18 febbraio 2011

LA NOTTE DELLE STELLE di Alfonso Severino

(Nature, Manuela Chatel)



E le tue stelle, Ele
belle e luminose
osservo anch' io dagli occhi tuoi
in questo giorno che chiude
ed alla notte lascia i suoi misteri:
anch' io mi adagio
e indugio in pensieri lenti e stanchi
che calano sugli occhi a poco a poco
a dirmi taci...
riposa e ancor ristora.
Vedi l' ultima stella della notte,
tra poco l' aurora porta via, ora riponi
in tanta pace il cuore
e l' anima magnifica.


domenica 23 gennaio 2011

LILITH di Tommaso Putignano

(Albert Besnard, Woman with a Crescent Moon Or, the Eclipse)


nuovo sole sorgerà
tra i rovi e le ortiche porterà
vita nova, brezza antica
di sapore libero di millenni di inganno
di falsi padri, e ingannate madri

verità noi già la conosciamo,
ma arduo è il sentire lieve
‘chè Lilith un demone non è,

ma solo donna che desidera
desiderio di donna e allora?

arduo così è l’amarla?
così spaventoso?
colei che porta la vita?
colei che parorisce la vita?
sì lo è, inimmaginabile lo è!

e allora condannarla?
inimmaginarla? come colei che è piacere
colei che gode nel piacere
nel goder la vita che le scorre dentro
nel godere del piacere di donna

Lilith io ti invoco
demone dei venti del sud
delle eiuaculazioni dei fanciulli
moglie di Adamo
prima del tradimento

Lilith io ti invoco
madre di tutte le madri
silenziosa e sapiente consorte

Lilith io ti invoco
sogno di notte
fiore purpureo
miele e fiele
Lilith io ti invoco

prenditi tutto
perchè tutto è tuo
e tuo è tutto
Lilith, e il tuo nome è più familiare

ma non posso pronunciarlo




lunedì 17 gennaio 2011

SARÀ D’ESTATE di Deborah Mega

(Van Gogh, Wheat Field with Cornflowers)

Sarà d’estate

che verrò a te

con gli occhi umidi

e le braccia cariche

di grano e di promesse

il vestito della festa

e i capelli sparsi al vento.

Non avrò rimpianti

né ricordi

né fardelli

da condurre.

Solo gioia

amore

silenzio.

Senza parole

nessuna esperienza

nessuna conoscenza

mi accompagnerà

solo leggerezza

e profumo di mandorli in fiore.

Sarà d’estate

quando ti disseterò

come acqua di rugiada.

Sarà d’estate

che tornerò di nuovo bambina

tra le tue braccia.




mercoledì 12 gennaio 2011

CANZONCINA LIBERA TUTTI di Tommaso Putignano

(Albert Bierstadt, Moonlight isle of shoals)

Amami se sono pazzo

Se la mia pelle sa di farmaci

Se la mia anima è devastata

Dal rifiuto della gente

Amami se ho le croste dietro le orecchie

Se ho una pancia abnorme

Se il mio sguardo è fisso

Se cammino lentamente

Se aspiro avidamente la sigaretta

Amami

Amami se sono pazzo.

Amami se sono straniero, clandestino, assetato, affamato

Fuggiasco dalle armi nelle vostre mani insanguinate

Amami se sono islamica

Se ho i capelli lunghi

Se ho il velo

Se voglio parlare

Se voglio contare

Se voglio scegliere

Il mio destino

Amami se sono africana

Violata nel fiore più prezioso

Amami se sono donna

Donna africana

Amami

Amami se sono donna dell’est

Costretta a prostituirmi

Dai vostri coltelli inumani

Amami se sono un bimbo vietnamita

Che cuce i palloni delle vostre scommesse

Cinese che cuce le scarpe dei vostri calci

Amami

Amami se sono gay

Se ti bacio sulla bocca e se amo il tuo sesso

Se sono una piccola rom che cerca di sfilarti qualche spiccio

Se sono un bimbo palestinese che tira sassi contro i carrarmati

Se sono un soldato ebreo costretto a stare nel carrarmato

Amami

Amami

Nero, bianco, rosso giallo

Amami

Amami

Amami

Amami

Amami

Amami

Amami

Amami

Amami perché canticchio una canzoncina

Che conoscono anche i bambini

E che fa

Trallallero trallallà



sabato 8 gennaio 2011

ROSATO SILENZIO (we rose ourselves) di Silvia Calzolari

AUREL - GIUSEPPE SPALLETTI



Rosato silenzio

in primo istante

ancora pulsa

s-vuotato

ri-pieno

tatto nell'atto.

Pensiero

sospeso

illeso

ri-preso

srotolando

le nostre anime

di ansiestinte.

Estasiata

nutrita

senza-essere

in fasci speziati

come flash di movimento

in ribaltate immagini.

Puntestreme

...non voler tornare

...nel ritorno già presente.