venerdì 29 aprile 2011

COME UN FIUME di Deborah Mega

Le vie dei canti di Francesco Severini da Bruce Chatwin


Frustrante
parlare al muro
voler comunicare
e non poterlo fare
sentirsi un fiume in piena
oltre l’argine del corpo
impetuoso e torrenziale
e non trovare l’ àlveo
per scorrere e sfociare.
Rimbalzano i discorsi
le mie parole sterili
corde poco tese
su un legno stagionato
che non risuona più
neanche l’eco che si formi
mai nulla che ritorni
neanche un secco monosillabo.
Solo silenzio paralizzante
da te che (mi) rifiuti
e dirotti come diga
la portata del mio flusso
di parole e di carezze
vitali come acqua
per te che non ci sei
per me che ti vorrei.



venerdì 22 aprile 2011

NON COME VITA di Gilda Policastro



Gli altri sono:

mangiare il panino a morsi

gridare al telefono

sputare

mentre lo fanno.


I gesti che non durano,

la bambina dice ciao dalla porta,

e lui che ci hai dormito una notte

in casa, la mattina

non ne sai più il nome - ma non è come pensi.


Gli altri sono:

il ventre che spinge

sotto le calze, e sopra i seni

le mani,

ma pensare che non resiste,

e okey, ci sentiamo domani.


Un’unica forma o misura ha il fare,

e il resto è represso

dal vestito di madre,

dal divieto,

e più chiedono, gli altri, più ingombrano,

meno stai con


gli altri sono:

i figli, morire, tu figlia loro morti,

e le coperte, e il velo

e i pigiami e le giacche

gli altri le porteranno, le butteremo,

e quel giorno non verrai

nel sogno a rimproverare


non come vita, ma più di dormire e meno,

un’altra volta

dimentico, e passo:

adesso non gridare, non dire il nome, che non sai

degli altri, che a te chiedono, loro,

di non andartene


Gli altri hanno paura,

non vanno a letto, non si sdraiano come d’amore,

e non passa, non va e non viene, e sono a metà.






mercoledì 20 aprile 2011

ARCUATA SPINA di Daniela Cattani Rusich

(dal film Le notti bianche di Luchino Visconti)



Vivere è un destino nato all’ombra del silenzio,

l’essere indegna rosa che splendore posa al bivio

e poi tradisce l’orma d'un sorriso senza sole

di fronte al verbo ruvido, scucito dall’assedio.


Viversi è un cavillo della sorte irrisa al cielo,

l’essere arcuata spina, al ventre palpito e dimora,

se d’iride il vanto non osa farsi statua a sera

o sillaba al macello nell’incubo che implora.


Scrivere è un dolore appeso all’universo,

presagio dell’aprire porte chiuse a chiave

vangando con sudore, emersi infine all’ora,

sangue a rintocchi che insidiano il mistero…


- Dell’incauto segreto il mio verso trabocca

canto e graffio sul vetro, a ferirsi[ti] la lingua -



domenica 3 aprile 2011

L'ONDA di Gloria Gaetano











da: Gloria Gaetano, Canto minimo (Estelle C. Nomade's videos)
(foto MT)