mercoledì 20 aprile 2011

ARCUATA SPINA di Daniela Cattani Rusich

(dal film Le notti bianche di Luchino Visconti)



Vivere è un destino nato all’ombra del silenzio,

l’essere indegna rosa che splendore posa al bivio

e poi tradisce l’orma d'un sorriso senza sole

di fronte al verbo ruvido, scucito dall’assedio.


Viversi è un cavillo della sorte irrisa al cielo,

l’essere arcuata spina, al ventre palpito e dimora,

se d’iride il vanto non osa farsi statua a sera

o sillaba al macello nell’incubo che implora.


Scrivere è un dolore appeso all’universo,

presagio dell’aprire porte chiuse a chiave

vangando con sudore, emersi infine all’ora,

sangue a rintocchi che insidiano il mistero…


- Dell’incauto segreto il mio verso trabocca

canto e graffio sul vetro, a ferirsi[ti] la lingua -



12 commenti:

  1. Credo all’idea,
    al sogno fatto carne
    che mi fu spina
    a crescermi nel cuore.

    Fiore non schiude
    se neghi pioggia al cielo
    e nell’istante fermo,
    adesso, io respiro.



    .
    Così i versi di Daniela scandiscono i passi lieti e mesti dell’esistenza. E mentre acquetano l’animo, suscitano ritmi, colori e pensieri sempre nuovi e cangianti.Diffondendo misteriose armonie e ancor più misteriose dissonanze, in una vesificazione, che è volutamente di natura minimale,
    e costituisce un costante riferimento nella ricerca dell’Autrice.
    Tale è la caratteristica che maggiormente salta agli occhi di chi si accosta alla lettura: un lavoro di forzatura espressiva centrato in prevalenza sul lessico, un lavoro puntiglioso, mirato a intervenire sulle singole parole,mentre i vocaboli sono sottoposti a una sorta di terapia rivitalizzante e risaltano nella pagina.
    . Ne deriva una germinazione di parole “liberate” che brillano di luce propria persino nei binari di uno sperimentalismo asciutto e contenuto. Nessuna smagliatura, nessuna ambiguità sintattica, nessun deragliamento semantico (se non talora una studiata polisemia volta a dilatare - e dunque a potenziare - la forza significate) turba la pulizia dei versi.


    Sottofondi rarefatti, sommovimenti interiori si dilatano sino a divenire il principale terreno sul quale si gioca la partita della poesia. E mi sento di dire con Ramat che – “faticando a sciogliere le parole, una parola dopo l’altra, dalla semiautomatica sistemazione e neutralizzazione entro i codici dei significati correnti, lei, poeta, rivela – e magari di più nell’attimo che vorrebbe, per insorgente pudore, nasconderlo – un’accelerazione del cuore”.
    Il linguaggio non potrebbe essere meno asciutto e meno sintetico e nel medesimo tempo più compiuto e incisivo. Non preziosità verbali né amplificazioni stilistiche, ma intense e ,a volte aspre vibrazioni, che vanno in consonanza con le nostre.

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  2. Fortemente simbolica, già dal titolo, questa poesia di Daniela: già dal titolo si avverte un disagio, si acuisce l’attenzione, la difesa, contro quest’arma che già all’inizio si appalesa forse minacciosa. Arcuata spina nascosta in un fiore, in un insetto… in un sentimento, nel desiderio stesso di vivere, scrivere.
    Scrivere quei versi che sono “canto e graffio” e che nel loro semplice traboccar dall’animo, incidono solchi dolorosi sulla lingua che li dice .
    Faticoso il parlare-vivere, doloroso liberare dall’assedio il “verbo ruvido” che rivela il mistero solo nel fiume del sangue che scorre dalla ferita dell’arcuata spina, che, unica, può dire e rivelare.
    C’è in questa poesia il dolore della creazione, perché c’è dolore nell’incauto segreto, che la creazione rende visibile, in u n sorriso che si vorrebbe (fare-ricevere), ma che l’ombra, il sole nascosto e negato, impedisce, se il verbo ruvido non trovi il suo percorso di sangue.
    Bella poesia della sofferenza creativa, come sempre lo è la creazione in tutte le sue manifestazioni: essa è distacco, è ignoto canto che non si può trattenere per sé, ma trabocca graffiando l’anima.

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  3. SILVIA CALZOLARI22 aprile 2011 00:18

    Arcuata spina, parole che mi trasportano immediatamente alla visione di un artiglio che si conficca nella carne. I versi essenziali e diretti si sciolgono in contrasti continui come è l'impresa del vivere. Nell'ombra del silenzio si colgono le emozioni dure eppure accese...Indegna/splendore...sorriso senza sole. Pienezza di vissuto che è viversi negli opposti...sentirne durezza pungente nelle viscere ma sempre in un ampio cielo....come "scrivere è un dolore appeso all’universo". Una lotta sempre e comunque in sudore e sangue del sè...per aprire porte e poter VEDERE...nelle spinte mai dome che ricercano il mistero! Sono piegata di fronte allo splendore di questi versi...e non so quale mio organo corporeo e spirituale ne esca illeso da questo vivido "graffiato" ... Grazie per l'intenso sentire DANIELA!

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  4. Alfonso Severino22 aprile 2011 00:20

    Ci si sente e ci si scommette sulla parola che diviena scrittura dell' esistenza attraverso l' eperienza della poesia..,sentirsi nella propria scommessa che è rinuncia di altro come a darsi una diversa appartenenza.Questo il messaggio la scelta e la scommessa di giocar-si per qualcosa che da senso e direzionalità, ad un pensiero "catturato", all' espressione poetica, qualcosa che sorprende il lettore e l' autore una continua osmosi alla ricerca di significati e sensi che ci appartengono e ci estraniano; " scrivere è un dolore appeso all' universo,/presagio dell' aprire porte chiuse a chiave.." in questi versi bellissimi c' è tutto!! Grazie del bel dono e della dichiarizione d'amore che fai alla poesia.

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  5. Alfonso Severino22 aprile 2011 00:28

    Ci si sente e ci si scommette sulla parola che diviene scrittura dell' esistenza attraverso l' eperienza della poesia..,sentirsi nella propria scommessa che è rinuncia di altro come a darsi una diversa appartenenza.Questo il messaggio la scelta e la scommessa di giocar-si per qualcosa che da senso e direzionalità, ad un pensiero "catturato", all' espressione poetica, qualcosa che sorprende il lettore e l' autore una continua osmosi alla ricerca di significati e sensi che ci appartengono e ci estraniano; " scrivere è un dolore appeso all' universo,/presagio dell' aprire porte chiuse a chiave.." in questi versi bellissimi c' è tutto!! Grazie del bel dono e della dichiarizione d'amore che fai alla poesia.

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  6. Antonio Lanza ha detto...
    La nostra esistenza vista dall'animo di Daniela, spesso coincidente anche con chi di estro poetico non è dotato, con una espressione dolorosa, ma poi si arricchiesce di altri elementi che completano la visione della vita, dell'amore,fino al canto d'amore che lenisce le ferite iniziali. Lo scorrere dei versi è sublime, come alta è l'espressione poetica. Un dono Per Pasqua ben gradito, con un grazie affettuoso

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  7. Ogni parola che distilla il dolore è come un farmaco che dissolve le ferite dell'animo e qui Daniele dipinge il sentimento del non volere cadere nel tranello di un'esistenza avulsa.

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  8. Rocollegandosi al fitto panorama di un destino imposto dagli Dei,la Poetessa si interroga sul "perché" dell'esistenza amara, idealizzata in un mondo di apparenze false e di valori distorti o -nella migliore delle ipotesi- sempre male interpretata, calunniata, svilita. Perché vivere in un mondo cosìfatto, dove la falsità della bellezza truccata crea dolore appeso all'universo, cercando di aprire porte chiuse a chiave che potrebbero svelare il mistero invece di ferirsi la lingua e rimanere senza risposta. Grazie e Buona Pasqua

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  9. Si gioca su un trinomio la partita esistenziale
    che la poetessa esprime in questi versi: vivere, viversi, scrivere.
    Nel legame che stringe questi tre elementi in un sistema,mi sovviene l'altra sistematica valenza che si pone tra tesi,antitesi e sintesi. Momenti, nell'uno e nell'altro trinomio, trattenuti in tensione dalla dinamica di una sola idea, che vorrebbe mettere in evidenza i suoi dettagli costitutivi.
    Vivere è la tesi, o (se si vuole) il dato di partenza incardinato nel mistero, in un destino ignoto che svela volta a volta gli effetti senza mai ragguagliarci sulla causa.
    Viversi è la distinzione (o la risposta) del soggetto (antitesi) nel groviglio delle sue pulsioni che non sanno dipanarsi in coerenza, per essere bensì complesse e non anche complicate.
    Scrivere è il luogo della congiunzione (sintesi), o forse quello del più aspro travaglio, perchè è proprio qui che ci viene imposta la parola, un pronunciamento, una frase che si voti ad una certezza, e che invece manifesterà sempre il ribollio di irrisolti patemi.
    Con la parola noi ci sveliamo al mondo, ma a misura della inadeguatezza fatale, può diventare il tramite per affogare in esso senza rimedio. E questo è fonte di grande dolore.
    Grazie Daniela, grazie Gloria
    LEOPOLDO COSTABILE

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  10. Il sapiente ermetismo e il minimalismo dei versi mi colpiscono in questa lirica sconvolgente, caratterizzata da eccezionale forza e intensità eppure così equilibrata.
    Già il titolo evoca l'immagine di un uncino, un artiglio, un pungolo, una spina appuntita, arcuata e graffiante, "al ventre palpito e dimora".
    Se il vivere è una condizione voluta dal destino, "viversi" e qui l'uso del riflessivo è più incisivo che mai, è un pretesto della sorte. Doloroso e faticoso è lo scrivere, staccare le parole da sè, rivelarle dopo aver aperto "porte chiuse a chiave". Trovo che sia molto simile ad un parto la scrittura, come quello è un atto di coraggio che però permette anche lo sfogo e la liberazione da qualcosa che non si può trattenere, pur volendo.
    Ed ecco che il verso è traboccante di mistero, di segreti, dolce e penetrante e allo stesso tempo lacerante, perchè segna chi lo pronuncia e chi lo ascolta.

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  11. Genuinamente cosmica. Ontologia in versi. Viversi ovvero l'esserci di Heidegger virato alla nausea di Sartre? Un saluto avventizio. Luca Ormelli

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  12. Scrivere è un dolore,ogni parola è un rintocco di campane dolenti,che suonano la musica in alternanza del cuore...
    Dolcissima nell'asprezza delle parole....complimenti, lascia una forte emozione,dopo la lettura...
    Grazie a Daniela a te Gloria...stupenda sempre nel regalarci nuove ed intense emozioni*
    F.Giorgio*

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