venerdì 29 aprile 2011

COME UN FIUME di Deborah Mega

Le vie dei canti di Francesco Severini da Bruce Chatwin


Frustrante
parlare al muro
voler comunicare
e non poterlo fare
sentirsi un fiume in piena
oltre l’argine del corpo
impetuoso e torrenziale
e non trovare l’ àlveo
per scorrere e sfociare.
Rimbalzano i discorsi
le mie parole sterili
corde poco tese
su un legno stagionato
che non risuona più
neanche l’eco che si formi
mai nulla che ritorni
neanche un secco monosillabo.
Solo silenzio paralizzante
da te che (mi) rifiuti
e dirotti come diga
la portata del mio flusso
di parole e di carezze
vitali come acqua
per te che non ci sei
per me che ti vorrei.



27 commenti:

  1. Scorrevole e lineare, come un fiume che va, questa poesia che esprime il disagio dell'incomunicabilità,male moderno a cui è difficile porre rimedio, pur con tutta la buona volontà...
    Salvina

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  2. ... bellissima... triste ma bellissima... grazie. Pino Soprano
    23 GIUGNO 2010 08.39

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  3. Leggere i versi di Deborah è come guardarsi dentro e non sentirsi più soli. Il desiderio di comunicare s'infrange di fronte alla barriera della indifferenza, del rifiuto.
    Il tormento dell'anima diventa una fonte di emozioni che si regalano agli altri, quel fiume in piena che non fa danni, dona amore e lo vorrebbe. Le stesse emozioni si vivono osservando la pittura e ascoltando la melodia del pianoforte.
    Grazie Deborah, continua ad esprimere i tuoi moti dell'anima, siamo qua per ascoltarti
    Antonio Lanza
    23 GIUGNO 2010 08.48

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  4. Un amore non corrisposto è un dolore incontenibile, sentirsi un fiume in piena di parole e di carezze che l'altro non vuole procura una sofferenza fisica indicibile.
    Ma tu la descrivi con tanta dolcezza che sembra solo una malinconica constatazione di qualcosa che non muterà...
    brava!
    Salvina
    23 GIUGNO 2010 09.10

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  5. Oltre l'argine del corpo..trovo spezie tue perle..descrizione di un'assenza ...presente..una dolce melomea che sfiora e abbraccia mente ...e l'argine del tuo corpo..celeste ;) Stella Deborah

    Mario Salis
    23 GIUGNO 2010 11.37

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  6. Particolare e molto bella / intensa questa poesia -Mi colpisce questa consapevolezza di non esistere per l'amato eppur essere innamorata di un lui che ...forse non apprezza in pieno l'amore di una donna... che sento disposta a tutto pur d'averlo...ma la diga del dubbio o dell'indifferenza non permette il suo flusso vitale / normale dell'amore...
    Piaciuta moltissimo...
    F.Giorgio*
    23 GIUGNO 2010 12.13

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  7. Gloria ha detto...

    Frustrante
    parlare al muro
    voler comunicare
    e non poterlo fare
    sentirsi un fiume in piena
    oltre l’argine del corpo


    E' il problema della comunicazione con l'altro da sè uno dei tuoi temi, il tuo flusso vitale che non chiede argini, ma effusioni di parole,suoni, carezze.Chiede vita e non silenzio, non muri. Per questo scriverai, perchè devi far fluire vita verso gli altri.Versi molto levigati curati intensi,espressi da una poeta che stiamo imparando ad amare.
    23 GIUGNO 2010 13.27

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  8. Hilde Muelhbauer ha detto...
    Quanta malinconia pervade i versi per un amore respinto con spietata indifferenza, le implorazioni di un cuore colmo di desiderio portati via con vento, un'indicibile tristezza prende possesso di te, consapevole della grande solitudine, assetata della linfa vitale che è l'amore...e ricordando l'eccelsa Anna Magnani nella sua celebre performance "LA VOCE".

    Grazie Deborah, straordinaria espressività lirica.
    23 GIUGNO 2010 15.07

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  9. SILVIA CALZOLARI ha detto...
    ....amo tantissimo quest'opera di Severini.....e i tuoi versi esaltano e interiorizzano colori e vibrazioni.
    Il tuo flusso di parole e carezze vitali....per chi non c'è....per chi vorresti in ascolto....che non sa ascoltare....parole frenate in tumulti profondi....che cercano la foce....in silenzio paralizzante.
    Le metafore sono ricche ed esplicative, la natura fiume con la sua potenza comunica l'energia dell'anima che spinge "oltre l'argine del corpo" senza tregua....contro un muro....senza effetto ritorno che accarezzi. L'incomunicabilità che ha spesso il senso di coppia o in visione più estesa nel rapporto nell'ambito di una società alienata ed indifferente...il non saper ascoltare, il non rispondere ai bisogni. Si può ricercare e intravvedere anche l'impossibilità nella sofferenza di riuscire a sentire e percepire il divino. Una divinità che non risponde e non devia flusso pesante e difficile dell'esistenza. L'io che dona che cerca senza mai poter gioire di una vita che sia sollievo in cui si possa intravvedere un segno tangibile della presenza divina.
    Un abbraccio e grazie DEBORAH!!!
    23 GIUGNO 2010 20.11

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  10. Anonimo ha detto...
    Il tuo fiume in piena non trova argine, perché deve correre libero. L'unico limite è il rifiuto - più che altro il prendere le distanze - dell'Altro, che è altro da sé ma è spesso anche un sè, il proprio doppio, che si interroga, sulla portata delle carezze, del desiderio d'amare e d'amore, del flusso che rimbalza contro l'argine del corpo, contro il muro della propria finitezza, quando l'anima vorrebbe librarsi libera, tra cielo e acqua, e invece sprofonda nel terreno e nel vuoto del tronco.
    Caratteristica ricorrente dei tuoi scritti, quest'acqua primigenia, liberatrice, che sento molto vicina.
    Un apprezzamento particolare anche per una cara amica.
    Francesca Varagona
    23 GIUGNO 2010 20.40

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  11. Aumenta il suo vortice l'amore
    che rimane in attesa di riscontro.
    E si fa impeto sottratto alla misura
    che abbonda il suo ciclo
    ed il suo fragore
    come una ruota
    che non si appoggia al suolo
    Grazie
    Leopoldo Costabile
    23 GIUGNO 2010 20.57

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  12. Un amore non corrisposto che sbatte contro il muro dell'indifferenza,sentirsi traboccante d'amore come un fiume in piena e non trovare come far sfociare questo flusso torrentizio,il trovarsi di fronte una diga che tutto respinge o devia è doloroso,frustrante e genera sofferenze indicibili.
    L'incomprensione e incomunicabilità,tossici frutti del nostro attuale vivere, creano inutili attese ,le parole trovano il vuoto di sterili ascolti e la solitudine si avvolge di dolente malinconia.Tutto è vano,niente smuove l'altrui disinteresse e, come morte, le parole d'amore si spengono nell'aria. Ren
    24 GIUGNO 2010 00.09

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  13. Attendo la piena

    l'attendo e la temo

    chè se dovesse arrivare

    come era prima l'amore

    non ci saranno argini

    o salvezze possibili


    Dopo

    sarà tutto pulito

    e nuovo

    e fioriranno anche le erbacce


    E io?


    Alessandra Fanti
    24 GIUGNO 2010 00.11

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  14. I tuoi versi, cara amica, hanno il dono di raccontare quel silenzio paralizzante, il cuore di tante/i di noi... molto bella.
    Complimenti!

    Claudia Piccinno
    24 GIUGNO 2010 05.31

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  15. Gloria ha detto...
    Deborah ha fatto la sua scelta di una classicità rivista e più tesa di quella passata, di una classicità interiore che rivela una maturità creativa,
    scolpita e levigata nell’ esperienza del dolore e dello stile. Difficilmente un titolo avrebbe potuto essere più evocativo, e al contempo perfetta sintesi dei motivi fondamentali: la ricerca di un punto di vista forte, di una certa calma e distanza, che sia immune dall’effimero , che prenda il volo e si innalzi via da un mondo in cui il tempo non costruisce più nulla (non costruisce più storia). La costruzione e la concentrazione di questo io lirico vuole essere una personale e tenace risposta ai problemi fondamentali del fare poesia nel nostro tempo (la crisi intima dell’autore, del soggetto, della letteratura). Nell’epoca in cui il Soggetto ha perso la sua unità, in cui l’Autore e la Letteratura sono orfani del loro ruolo e dei loro modelli tradizionali, in cui la Forma cede al Magma, Deborah sceglie di imprimere alla sua voce un timbro fermo, teso a contenere ogni febbre, ogni smarrimento e ogni delirio nella fortezza di una pace profonda, nella scelta di far fluire dolcemente il fiume della sua dolcezza e delle sensazioni. Ma va oltre il fiume, verso la solidità della riva.
    24 GIUGNO 2010 06.13

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  16. Una poesia sicuramente sofferta, così come solo l'incomunicabilità può dare sofferenza. L'evidenza del "fiume in piena", mette in assoluto rilievo il peso quasi insostenibile delle potenzialità semantiche di quella catena avverbio-aggettivale che scandisce il vissuto di fondo di questa poesia: "frustrante/ sterili/ paralizzante", fino al distico della chiusa, che sembra quasi una dichiarazione lanciata in un vuoto fatto solo di silenzio.
    Una canzone dell'assente, dell'assenza, una contrazione dello slancio vitale che sbatte contro un "legno stagionato", privo di risonanze, di echi e ritorni, un legno forse bruciato, forse divelto, forse inesistente. Forse ammalato di afasia, come quando l'anima ha abbandonato corpo, mente, presente e futuro.

    Francesco Palmieri
    24 GIUGNO 2010 10.20

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  17. Gabriele Prignano

    Il dramma intenso e sofferto, di una comunicazione impedita, d un amore che non c'è! Immagini eleganti, fantasiose, poesia particolarmente raffinata.
    Un abbraccio, cara Deborah!
    24 GIUGNO 2010 11.54

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  18. Chiaяa D'Ostuni ʚϊɞ

    “Avvolti nel talento i poeti scelgono il loro grado nell’inquietudine. Possono colpirci con la forza di una tempesta, o morire così giovani, o vivere secoli di solitudine. Siate pericolosi e imprevedibili, e cercate di fare molto chiasso.” Sono le parole di un film degli anni ’90. E’ come quando vorresti dire tante cose, solo che non puoi, non ce la fai perché non ti senti ascoltata, avverti un’atmosfera di disinteresse nei tuoi confronti da parte dell’altro, che devia il tuo flusso, che ti rifiuta. Ah, che brutto. Odio queste situazioni, il silenzio paralizzante, sentirsi quasi “il torto della situazione”, elemosinare anche solo un secco monosillabo.
    Anche nel nostro silenzio dobbiamo sforzarci di fare molto chiasso. “Per te che non ci sei, per me che ti vorrei”… uffa, la trovo una delle più brutte situazioni. Istantaneamente ci sarebbe da abbattersi e da sentirsi tristi, ma poi penso che, se fossi stata nei panni di Lei, mi sa che lui l’avrei mandato a quel paese.
    Ti ho fatto un commento infantile, Deborah! Ma oggi mi sento più che mai una sedicenne ribelle ai torti dell’amore. Posso prendere in prestito questa poesia? Qui Lei mi sembra tantissimo una mia amica… Sembra quasi che tu l’abbia scritta apposta per lei. Sarà che in queste situazioni ci capitiamo tutti, prima o poi.
    Qui, mi sa tanto che la sfida l’avresti vinta tu, oggi o ventiquattro anni fa.
    24 GIUGNO 2010 11.59

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  19. E' bellissima, molto triste ma ..viva, come la descrizione vitale e fluida dell'acqua del fiume, il fiume che si trattiene, l'amore che non riesce a sfociare e rompe ogni argine, senza equilibrio, amore che passa come acqua e lascia segni, solchi, maniere, vita. E' un amore in movimento, che non si adagia tra i solchi della terra ma si insinua dell'anima e nei giorni che vengono.
    Grazie e complimenti cara.

    Tatiana Andena
    24 GIUGNO 2010 23.08

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  20. Leggo con piacere che la tua produzione è un fiume in piena!
    Desiderio ed esigenza di comunicare...ci riesci molto bene.
    Un abbraccio.

    Maria Luisa Balducci
    25 GIUGNO 2010 07.35

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  21. @ Antonio. Dal tuo bel commento si evince la tua grande sensibilità, “è come guardarsi dentro e non sentirsi più soli” e, com’è giusto che sia, una meticolosa attenzione rivolta all’insieme unitario di poesia, immagine e musica. Il tormento e l’energia dell’anima trasmettono emozioni…
    @ Salvina e Hilde. La dolcezza malinconica che voi rilevate è rassegnazione, è un arrendersi all’evidenza dei fatti. Grazie per le vostre analisi sempre accurate ed acute. Un abbraccio ad entrambe.
    @ Ringrazio anche Mario e Pino, sempre empaticamente presenti.
    @ Leopoldo. Con le tue parole “Aumenta il suo vortice l’amore/che rimane in attesa di riscontro” tu fai riferimento proprio a quanto osservavo prima sull’amplificazione del bisogno. L’impossibilità di soddisfare il desiderio lo trasforma in esigenza.
    @ Caro Renato ti ringrazio per questa interpretazione così sentita e profonda. La tua visione è molto pessimistica quando giungi alla constatazione finale che tutto è vano, niente smuove il disinteresse dell’altro e anche l’amore purtroppo è destinato a disperdersi.
    @ Alessandra. Hai scritto anche tu su questo argomento,del fiume in piena che genera attesa e allo stesso tempo timore perché quando arriva non ci può essere argine né salvezza.
    @ Francesco. L’impossibilità di comunicare genera sofferenza. Tu dici che il legno non reagisce perché bruciato, forse divelto, forse ammalato. Io dico invece che è anomalo che il legno stagionato sia privo di risonanze, di solito è il legno migliore, quello che i falegnami utilizzano perché essendo meno elastico è meno suscettibile di variazioni. Per non parlare del fatto che è il più ricercato dai costruttori di strumenti musicali perché la cassa di risonanza in quel caso presenta riverberi piacevoli all’udito.
    @ Tatiana. Grazie a te per il tuo bel commento.
    Ora però vorrei precisare che in ogni poesia c’è un’idea, un’ispirazione reale, un fondo di verità autobiografica ma non dobbiamo neanche dimenticare come diceva Pessoa che “Il poeta è un fingitore.”



    @ Francesco Enia. Meraviglioso il tuo commento e molto suggestiva la tua interpretazione.
    Il mio stato d’animo rappresentato dal fiume in piena potrebbe sì essere paragonato al magma incandescente che spinge per fuoriuscire dopo aver acquisito la forma giusta, l’incanalamento, l’alveo che non si riesce a trovare. Tutti quelli che citi (discorsi, parole, corde, eco, silenzio)sono effettivamente elementi percepibili dall’udito; la mia difficoltà a livello pre-cosciente probabilmente era che queste forme acquisite dalle parole non fossero adeguate al contesto comunicativo.
    In relazione alla chiusa invece doveva essere così perché volevo mettere in rilievo che l’acqua è vita come le parole e le carezze e se queste sono vita per l’emittente ( che in questo caso vorrebbe) allo stesso modo lo sono per il destinatario del messaggio (che invece è assente).
    A proposito del contrasto vita-forma credo che si debbano far coesistere le due esigenze : trasmettere e far fluire la vita dopo averne organizzato la forma cioè l’aspetto esteriore, quello che giunge per primo, in modo più immediato.
    Grazie.

    Deborah
    25 GIUGNO 2010 11.05

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  22. Gloria ha detto...
    Eh, Francesco carissimo, proprio a Pirandello pensavo, su cui ho scritto numerosi saggi, e a Bergson. In qualche modo hanno anche ragione, fermare in una forma il flusso della vita, è arrestarne il divenire e ciò non è dato.
    Ne sa qualcosa anche Proust, che ne la Recherche, cerca di tornare indietro di ricordare, ma che ogni fotografia gli pare un tentativo di arrestare il flusso vitale, di fermare per un momento in un flash, si direbbe oggi, un'mmagine che allora cambiava continuamente.
    Perciò Deborah continuerà a scrivere, perchè la poesia non ferma la vita, ma sembra chiudersi nel silenzio, per scorrere di nuovo dentro di noi. Il logos continua ancora. Sempre.
    25 GIUGNO 2010 11.52

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  23. Manlio ha detto...
    Io penso che quando si legge una poesia, non sia utile e neanche necessario conoscere la biografia dell’autore per una comprensione profonda dei versi. Lo sappiamo bene che ogni poeta, ogni artista usa immagini che appartengo al suo vissuto. Ma questo vissuto – che può essere un qualunque momento della sua vita dalla primissima infanzia, anzi dall’esperienza sconvolgente della gestazione e del parto fino alla propria contemporaneità - lo trasfigura, ne fa altro.
    Mi viene da fare questa riflessione già leggendo i primi versi di Deborah, perché la prima domanda banale che mi son fatta, e inutile, è stata: qual è il muro biografico di Deborah? Poi mi sono risposto dicendomi che davvero la domanda non solo era inutile ma anche fuorviante e io correvo il pericolo di allontanarmi dalla lettura per sprofondare in banali psicologismi.
    Perché quel muro è anche mio, è stato anche mio (e neanche conosco Deborah) perché appartiene alla mia memoria, alla mia vita (che immagino Deborah non conosca né, ovviamente, da essa abbia tratto ispirazione! No?).
    Quante volte anche noi abbiamo cercato l’alveo nel quale incanalare le nostre pulsioni, le nostre esperienze, le nostre delusioni, i nostri fallimenti; quante volte abbiamo cercato l’alveo della comprensione o della fuga, con le parole, gli sguardi, quei segni del corpo che ci rendono espliciti, incontrando invece un “secco monosillabo (… forse a volte avremmo preferito un secco ma chiaro “no” anziché un ambiguo “già”…).
    Azzarderei, con quel richiamo all’acqua, ben altre e più antiche ragioni.
    Mi piace pensare che la sensibilità di Deborah abbia descritto non già un episodio, ma un movimento profondo, non temporale del suo animo.
    26 GIUGNO 2010 02.27

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  24. Manlio ha detto...
    Bene, Deborah come sempre e ancora una volta mi ha fatto pensare.
    26 GIUGNO 2010 02.29

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  25. Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti.
    In particolare un supplemento di riconoscenza va dato a Manlio che, sempre partecipe con le sue riflessioni, ha fatto sua la mia poesia, condividendone con profonda sensibilità, lo stato d'animo.
    Vorrei ringraziare Francesco Severini per l' intesa artistica e la gentile concessione del meraviglioso dipinto che accompagna la mia poesia.
    Nessun altro sarebbe stato più consono a rappresentare quello che intendevo.
    E poi la mia cara amica Gloria, che continua a sostenermi e ad incoraggiarmi affinchè continui questa splendida avventura che ho intrapreso…

    Deborah Mega
    27 GIUGNO 2010 09.06

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  26. Come entrano bene dentro questi tuoi versi,
    come fanno risuonare forte i pesanti silenzi,
    come fanno bruciare e lacrimare gli sguardi invocati e cancellati,
    come fanno tremare e stringere le mani restate vuote....
    Come appartengono a noi queste tue parole,
    come raccontano densa l'urgenza di parole
    soffocate in gola,inghiottite come pietre pesanti..
    La ricordo bene questa tua poesia
    cara Francesca.... e il suo fiume mi ha preso ancora e ancora .. Un abbraccio <3
    Marilina

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  27. Bellissima! Deborah! Avere tante cose da dire, ma non poter parlare, arginata come dici tu! Come avere un sasso in bocca, ma non trovi l'alveo per sfociare! Solo il silenzio paralizzante.....un elogio alla tua parola e al tuo silenzio. Ma sono parole con pensieri e un silenzio forzato........la comunicazione felice è, oggi come ieri, essenzialmente frutto di pensiero, ma anche di creatività e, infine, di amore del silenzio. Ciao Deborah!
    Mauro Sartini

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