domenica 17 luglio 2011

[half-light] di daniela cattani rusich



(Umberto Boccioni, Il romanzo)



Forse perché il vento d’inverno
da molte solitudini il fianco sospinge
con unghie di ghiaccio conficcate nella carne
- tenera, che ormai l’ora si fa tarda -
soffiando da Nord, da Sud, da Oriente e da Occidente
tra gli spiragli di una tenebra inquieta
---
O forse perché inverno ci raggiunge sempre
da lontano, come una perla che rotola piano
lungo un pendio nervoso di sorrisi tirati
senza perdere il suo uncino, cadendo soavemente
sulle ferite aperte, sull’anima sanguigna,
che asciuga l’acqua al sale e non pretende quiete
---
Forse per questo nostro andare senza tregua
con i piedi feriti, da molti venti accompagnati
verso un altrove che non è, che non sappiamo,
per poi girarci indietro e scorgerne la resa
che sempre è stata a un passo dalla schiena
come un vestito stretto in vita, corto al braccio.
---
Forse è così che l’ombra arranca a un metro
e noi costanti a trascinarla come un giogo
come un dolore innato sulle spalle arcuate
o nelle borse sotto gli occhi come un trucco
[che non sveliamo mai, fino alla fine…]
---
Implorando in segreto la spina
e indossando la maschera bella.


(letto da Franco Picchini)


14 commenti:

  1. Daniela tesse un linguaggio ,che poi tende a de-costrire, per intessere di nuovo le parole, attraverso uno scavo profondo del sè, nell'approfondimento del dolore,della privazione. Infine il senso della rinascita, del corpo-anima , del marchio di fuoco sulla carne, ritorna ad essere corpo-sangue-sentimento strutturato che emerge dal profondo mare interno. E' voce originale, che ti coinvolge e ti fa riflettere,con tutta la tua partecipazione emotiva, e diventa sintesi mirabile di uno stato d'animo complesso e variegato. Si avverte che al fondo c'è un dolore intenso, segreto che 'aleggia infuocato nel vento', ma che si placa nell'evocazione, nella rarefazione di uno stile denso e mai scontato e si rasserena nell'espressione poetica del verso., mai scontato, mai
    banale.
    Il discorso poetico passa quindi dal particolare vissuto, dall'impatto vitale emotivo, per diventare misura di tutti, per giungere a punte universali.

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  2. E' anche una lirica piena di luci contrastanti, di labirinti interiori, ma Daniela riesce a collegare tra di loro sensazioni ,vibrazioni inconciliabili. Ed è questa la vera sintesi poetica

    Angelo Romani

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  3. C'è una sfida e una minaccia in questa lingua così moderna,un intento che rompre schemi, per poi ricostruirli in canto preciso e trascendente il quotidiano
    Stefano Marzolla

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  4. Mi sono venute in mente immagini diverse, nel leggere la poesia di Daniela, man mano che proseguivo, immagini che si susseguivano come nei sogni: irragionevoli e contraddittorie, in una sequenza sì logica, anche possibile da ricomporre con tale criterio, ma soprattutto illuminante del mondo femminile, che Daniela fa intravvedere (svelare anche? Sì, certo, ma è uno svelamento che pretende ri-letture, ri-pensamenti, senti-menti diversi dalle semplificazioni della logica maschile), richiamando sensazioni che appartengono ad un immaginario così ampio, nel quale, quindi, ci si disorienta e ci si disperde. Una parola in più, una parola diversa. “Non si tratta di una parola più intelligente o più profonda, ma di una parola più prossima a quello che per me è l'enigma della femminilità. Con ciò non intendo dire che la femminilità è incomprensibile, ma che nella femminilità sono raccolti, come in un arco in tensione, quegli opposti che il pensiero maschile distingue e separa, per cui, dopo aver contrapposto l'odio e l'amore, non sa dar ragione del perché amore e odio convivono in ogni sentimento che attraversa l'anima” (Galimberti).
    E mi sono “sentito” anch’io travolto dai venti gelidi, rapito, azzannato, uncinato, pur continuando a indossare quella “maschera bella” che a volte viene strappata per rivelare non fattezze mostruose, ma i sentimenti di amore e di odio che sistematicamente, ostinatamente, inutilmente pretendiamo di dividere.

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  5. molto bella, piena di immagini che mi evocano un continuo andare e divenire,verso stagioni che cambiano e ci cambiano, verso venti nuovi che trascinano nei loro sentori l'aroma di ogni nostra speranza, anche quelle perdute
    grazie, un abbraccio, il blog è tornato, fallo rivivere Gloria!

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  6. Forse il poeta è colui che toglie l'inutile
    forse l'essenza è nel sapere trasmettere il profumo e donarlo come un fiore di campo alle coscienze che sanno cogliere e percepire ...forse il poeta è un uomo solo che balla con la sua anima forse i suoi silenzi parlano molto di più dei suoi zampilli scritti su pergamene virtuali...forse Umberto scrive universi e parla con gli universi invisibili..forse è qui la sua magia...nel saper aprire porte e spalancare le finestre dell'inconscio...a me i suoi scritti non ricordano nulla...puttosto mi ricordano il tutto...forse il poeta si nutre di tutto e per questo è capace di spaziare aldilà di ogni parola...forse chi riesce a volare preferisce vedere il mondo da un'altra dimensione...di sicuro porta con se tutte le spine del mondo..e forse proprio per questo è capace di trasmettere un senso di libertà...e rivoluziona se stesso e chi legge ne esce più forte...più sano....più cosciente ...forse non abbiamo bisogno di certezze ma solo di una serie di forse..a cui diamo colore e calore ..E cio' ci permette di abbracciare il mondo..tramite un testo profonda-mente illuminato.

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  7. Indiscussa la capacità tecnico letteraria di Daniela che ha grande esperienza nel mondo letterario/editoriale. In questa sua lirica si respira profondamente in vive metafore il destino dell'uomo...quell'arrancare nella consapevole certezza del pesante fardello/ombra di sofferenze e inquietudini che ci accompagna senza tregua.
    "Forse per questo nostro andare senza tregua
    con i piedi feriti, da molti venti accompagnati
    verso un altrove che non è, che non sappiamo,
    per poi girarci indietro e scorgerne la resa
    che sempre è stata a un passo dalla schiena
    come un vestito stretto in vita, corto al braccio".
    SILVIA CALZOLARI
    Illusione la ricerca dell'altrove? Una resa come certezza? Un dolore innato...un trucco che non sveliamo mai sino alla fine? Una visione lucida in accorati versi, "implorando in segreto la spina
    e indossando la maschera bella". Half-light...è mezza luce....mezza speranza...forse...è solo il vento invernale della solitudine perla del creare poetico...procedendo senza mai fermarsi... Splendida scelta Il romanzo di Boccioni....e che dire?... adoro Lorena McKennit. Un abbraccio a Daniela! Silvia

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  8. Silvia Calzolari17 luglio 2011 03:34

    non so come mai è comparso il mio nome a metà del commento....mi scuso...Un abbraccio a tutti!

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  9. Questa è una delle liriche più belle che abbia mai letto, per la scelta lessicale potente, il contenuto di grande intensità e valore spirituale e perché frutto di emozioni autentiche e sofferte.
    Raramente sono stata investita da tanta bellezza e composto dolore.
    Più volte emerge l’idea di semioscurità dei pensieri, delle azioni, delle cose, a partire dal titolo. E' una poesia che rifugge dalla ricercatezza linguistica, evita contrasti e tinte accese, per prediligere invece le penombre, le incertezze (l’anafora del forse), i colori tenui, le più sottili sfumature del sentimento.
    Spesso si soffre, si porta la propria croce segretamente, con dignità, fino alla fine, senza mai svelarne il peso e si indossa la maschera bella, quella di una serenità solo apparente e di un’impassibilità che invece non c’è. Siamo sospinti da venti avversi, invernali, che ci raggiungono con unghie di ghiaccio e uncini, pronti a conficcarsi nella nostra carne tenera.
    Abbiamo ferite aperte, anima passionale che non si aspetta serenità eppure il vento d’inverno ci raggiunge sempre, come una perla che, obbediente alle leggi della fisica, rotola su un pendio nevoso e ci cade addosso “soavemente” come se pure il soffrire fosse un dono. La resa è dietro le nostre spalle arcuate, la sua ombra ci segue ma noi con tenacia resistiamo perché il dolore ce l’abbiamo innato e nonostante i piedi feriti, dobbiamo raggiungere l’altrove.
    Questo è il destino dell’uomo: la solitudine, la sofferenza, l’andare senza tregua “indossando la maschera bella”.
    Per fortuna c’è la catarsi di chi scrive e il conforto per i fruitori, rappresentato anche dalla poesia, da poesie come questa.
    E finchè c'è poesia c'è vita.

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  10. Leopoldo Costabile

    Ogni "maschera bella" si porta in grembo l'affronto del dolore. Nel contrasto la fiamma si ravviva, e supera la consegna dell'istante nello stesso luogo dove morde l'insidia.
    Mia cara Poetessa, Daniela cara, io leggo in questa Tua una sommessa e pudica elevazione, che vuol negarsi all'ottimismo solo perchè teme le propaggini di una trama di sofferenze appena scongiurata. Quella Tua "maschera", che definisci "bella", non è il tratto di una ipocrisia, non un estemporaneo ripiego di sopravvivenza, ma la veste autentica dell'anima riprodotta in una dimensione che sconta l'approccio di una asprezza.
    La nostra vita si dipana i mille "maschere", ognuna sottratta ad una morsa, al graffio doloroso di un "inverno", e per ciò stesso splendida e splendente perchè afferma volta a volta il nostro primato, la nostra risposta. In ognuna di esse l' "OLTRE" è già raggiunto.

    Grazie Daniela. Bellissima lirica, grandissimo tema, appropriate le Tue parle, splendidi i Tuoi versi

    Così ho già commentato questa lirica nel Maggio u.s., e non saprei aggiungervi altro ,se non il mio rinnovato piacere nel rileggerla. Grazie anche a Te, Gloria, per questa tua scelta.

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  11. Non so come ringraziarvi per i commenti attenti, sensibili, pieni di spunti di riflessione e straordinariamente empatici...
    Gloria, tu sei una vera meraviglia. Leopoldo, Deborah: mi ritrovo moltissimo nelle vostre parole, che sono davvero insite nel mio sentire. E poi la poesia va, va da sola... ché già noi camminiamo con i piedi feriti cercando l'altrove, e la poesia è l'ala che ci solleva. Così come la "maschera" non è altro che una parte di noi stessi, quella che ci serve per sostenere il dolore - che è un dono, vero Deborah - e continuare a sorridere alla vita.
    Un grazie speciale a Franco per la sua splendida interpretazione.
    Vi abbraccio con tutto il mio cuore!
    *danj

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  12. Ringrazio tutti che hanno partecipato con tento coinvolgimento e en-patia profonda.
    Il blog rivive, ! Ma poi avremo tutti un po' più da fare,e ci sarà solo tempo, per qualche altra ala di poesia,come dice Daniela, che ci faccia vivere con maggiore intensità e entusiasmo la vita, la gioia e il dolore che accompagnano sempre il nostro viaggio, la ricerca dell'altrove...!

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  13. piero lo iacono


    l'inverno che giunge e ci raggiunge come una perla che rooootola è un'immagine efficace....


    il linguagio scarno aspro puntellato di unghie, uncini, sale, ferite...etc...rivela il percorso accidentato che si compie per sondare e scendere in se stessi, forse il viaggio più faticoso e pericoloso....


    trovo straordinariamente montaliana questa strofa:

    "Forse per questo nostro andare senza tregua
    con i piedi feriti, da molti venti accompagnati
    verso un altrove che non è, che non sappiamo..."
    ...
    la nostra ombra impalpabile accanto comincia a pesarci...a mezzaluce...in penombra tra la spina e la maschera........
    brava Daniela...........

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  14. che poesia... mi piace la ripetizione di quel "forse", perché un poeta non asserisce mai, non spiega, non dichiara, ma instilla dubbi, pone domande, mostra incertezze e vela e svela silenzi... brava Daniela

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