sabato 20 ottobre 2012

Ars Amandi di Maria Korporal

29 commenti:

  1. 'Amare a te' ,e ,in questa licenza disporre di un luogo di pensiero,di pensare a te, a me,a noi,a ciò che ci riunisce e ci allontana,all'intervallo che ci permette di divenire,alla distanza necessaria per l'incontro. 'A te ' ,pausa per passare dall'affetto allo spirituale,dall'interiorità all'al-di fuori-di sè.

    Ti vedo,ti sento,ti percepisco,ti ascolto,ti guardo,sono commossa da te,sorpresa da te,vado a respirare fuori,rifletto
    con la terra,l'acqua,gli astri,penso a te,ti penso,penso a noi: a due, a tutti,,a tutte,comincio ad amare,amare a te,ritorno verso di te,cerco di parlare,di dire a te:un sentimento, ,un valore,un'intenzione,per adesso per domani per molto tempo.
    Ti chiedo un luogo e un tempo per oggi,per un futuro vicino,per la vita: la mia, la tua, quella di molti. L' 'a te' passa attraverso il respiro che cerca di farsi parola.Senza appropriazione,senza possesso nè perdita d'identità,nel rispetto di una distanza:' A te' , altro, uomo...."
    Tra noi, l'intenzione di avvicinarsi per un po' al mare con la sua potenza,la sua immensità ,il suo respiro,il suo odore salato. Ma il mare è anche leggenda,sogno,poesia, musica,rappresentazione del nostro mondo interiore.. Nel mare vediamo scorrere il suo prima e il suo dopo,il compiuto e l'incompiuto,l'esplicito e il mistero.
    E nel mare troviamo anche il viso della persona amata,che si veste con l'abito della luna,diventando ombre e segni estranei,preda di quel mistero
    che avvolge da sempre il movimento delle onde e della vita.

    Per un attimo è stato così.

    amo a te
    non gli altri me lo rivelano
    ma io lo dico a me
    senza che queste parole siano
    la sola verità,
    che è nell'amarti.
    Sillabo le lettere,
    come un risveglio, un nascere nuda
    nuova,
    per ripeterlo a me..

    Me lo sussurano le carte candide, il cielo,
    le musiche dell'aria,che s'incontrano
    aprendo
    i misteri notturni.
    Attraverso l'alba lucente.

    Se mi vedo nello specchio
    non ci sono io
    ma un amare a te.
    E il mondo mi grida o sussurra
    questo mio amare
    in profondo osccuro..

    A volte vorrei dirtelo
    amo a te, ma non è che una traccia scura,
    un piccolo pezzzo
    una frase scritta,un suono tronco
    diviso tra la schiuma
    che sbiancheggia
    d'amore, in musica,
    in mare assoluto





    IL testo parla d'amore, amore delle donne per gli uomini e degli uomini per le donne, un amore che le donne di oggi sono invitate a rienventare: non più rivendicazioni di uguaglianza e non più separatezza, dunque, ma l'apertura a un rapporto che elimini ogni sfumatura di possesso. Non più "io ti amo", "io amo te", ma "amo a te", dove la "a" indica il riconoscimento di una differenza, di una irriducibilità e anche l'esitazione piena di rispetto di fronte al mistero dell'altro, un silenzio, una rinuncia a ogni forma di appropriazione: è il modello di una nuova forma di rapporto fra i sessi e di un nuovo modo di amare.
    da Luce Irigaray

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  3. prende forma l'esser pulsante in millestorie mute tracce polveri tra insoluti rami corpo senz'arti nutre cuore arrivano eteree parti di me resina compone e ricompone quell'unico viaggio avventura eterna il vivere nella luce nelle tenebre nel tempo del cielo unisco mani sfiorando solitudine d'altro stampo colore sdoppiato scorre spezzo lo specchio senza sapere dove la fine. Alma Passarelli pula

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  4. La notte dell’armonia della grande Marcia Theophilo

    nella foresta esistono
    più occhi che foglie
    più cuori che pietre
    è la notte dell'armonia
    una notte soltanto
    una notte dell'anno
    e non si sa quale
    i cuori di tutti gli animali
    si accendono luminosi
    scompaiono i corpi
    e tante luci vagano nel bosco
    quante le stelle nel cielo
    è la notte dell'armonia
    non si divorano, né si conoscono
    si incontrano il giaguaro e il tapiro
    il coccodrillo e il pirarucù
    il tucano e l'anaconda
    la farfalla e l'iguana
    il falco reale e il macaco
    è la notte dell'armonia
    per una notte soltanto
    nella foresta esistono
    più occhi che foglie
    più cuori che pietre.
    poesia: Marcia Theophilo

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  5. L’amore è una bestia cronica




    Se l’amore fosse tutto occhi e gli occhi fossero due bambini
    litigiosi fino voltarsi le spalle, sarebbe la cecità
    il colore che li comprende smetterebbe l’agitazione
    prosciugato nella secca di una forra, un botro profondissimo
    scavato dal ricordo dell’acqua
    se gli occhi fossero due bambini
    nello spavento notturno non sarebbero due spille spiaggiate
    che appuntano ferite alla luna ma la sagoma offesa di un relitto
    se gli occhi si svestissero sarebbe due fantocci che celiano il firmamento
    e se l’amore fosse uno sguardo sarebbero un ragazzo che non vuole niente
    forse l’amore è lo schianto per fusione di una differenza
    che pure non pensa al confronto, sul marciapiede del risveglio
    gettata com’è senza preavviso, né sussistenza che pure
    devi garantire al corpo, nonostante la deflagrazione
    con le sue anomalie di lunga e corta gittata, corta come l’amore
    compulso che becca doloso la distanza
    dal precedente identico, per farsi senza precedenti l’unico
    fatto commensurabile, e lunga lunghissima gittata il travaglio
    orizzontale che ne viene
    l’amore è una bestia cronica che sembra un giocattolo
    l’amore è un organo inflazionato
    una fluttuazione drenante il corpo su scenari vacui
    l’amore scompone gli oneri inconsulti delle piccole piaghe, dissangua
    senza fine memorie capovolte a svuotarsi
    forse l’amore è una chimera che non assolve i fatti, anzi li assorbe
    nella spugna capovolta dei sogni, come l’appetenza vuota
    e lontana di un trogolo infiorato tra le fanghiglie duttili e lussureggiante
    e l’inciso pacioso di un grugnito che significa tutto
    forse è il porco di peso sollevato al giogo delle altezze che mente franchigie superiori
    o la lingua sonora di una decade di grigi riarsi
    che slavano il basso della torba con un’eco di vetro e polveri
    scomposte nella facezia del cammino
    forse l’amore è un’allergia che poi entra in gioco
    una ferma miscredenza sull’allergene che gli confonde i fiori
    che lo estenua e che lo finge che lo arde di continuo sotto le meningi
    lo buca, lo inghiotte, prolifera muco nei turbinati convulsi
    e nell’unica profumazione sua, lo respira
    forse l’amore è questa mattanza nel profondo delle labbra
    nonostante il risaputo sia querulo come il pantalone stellato
    con cui non osi dormire
    è la gorgiera scollata di ogni decadenza
    e il cane inalberato del distacco
    è la preghiera che pregando espia
    il pregato Il lacerto, il travaglio fobico di un copione strappato Il sandalo
    sfatato che calza discordia, la colonna obliterata delle scelte
    la scapola crollata che astiene un vagito sorridendo

    Viviana Scarinci

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  6. Per la poesia di Viviana Scarinci

    "...e se l’amore fosse uno sguardo sarebbero un ragazzo che non vuole niente..." Ritengo che il verso indicato sintetizzi un'attitudine etica, psicologica e proponga una sorta di poetica dell'amore che vada oltre le sue banalizzazioni. Bel testo che richiede una riflessione profonda, principalmente al femminile, ma da condividere a tutti i livelli. La forma lunga e il ritmo pacato si prestano bene a questa "operazione amore" che è un atto di verità. Complimenti! Marzia Alunni

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  7. il testo si apre alla filo-Sophia,all'amore sapienziale e il pensiero immergendosi in questa esplorazione amplia il proprio sguardo inevitabilmente dando voce all'animo umano che nel corso della storia si è scisso in se stesso (Amore e Psiche),ma ridurre il molteplice all'uno è il filo conduttore del testo........

    così

    In limine ti cerco


    dentro la gomena che sfugge
    al controllo della sera
    ti cerco
    nei rigori di un tempo che invade
    le tempie a doppia lama
    i sapori di labbra tra cardini di traversate
    come nuvole nel loro esodo
    ti cerco
    nel grembo di paese in quel soffio
    tempestato di suoni
    *
    dentro il cerchio zampilla
    frescura sotterranea di gemma
    ti cerco
    su fiori di glicine
    vibrano di nuovi sensi
    nemici di foglie
    tendono al mutamento per un gesto solo
    una sete avanza nel respiro
    sconfina su varchi per un sogno di nascita
    *
    in limine ti cerco per lungo spazio
    in grazia di un anelito
    mano che sfiora l’arcobaleno
    anche per un momento
    nel tuo esistere

    Maria Allo

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  8. Quasi sempre ,oggi ,l'intimità è cercata per sè e non per l'altro, l'individuo non esce dalla sua solitudine e tanto meno dalla sua impermeabilità, perchè nell'intenzione di reperire se stesso nell'amore egli ha bloccato ogni moto di trascendenza, di eccedenza, capace di mettere in gioco la sua autosufficienza intransitiva e di aprire un breccia, una ferita nella sua identità protetta. Una sorta di rottura di sè perchè l'altro lo attraversi, questo è l'amore. Non una ricerca di sè ma dell'altro, che sia in grado di spezzare la nostra autonomia,di rompere le nostre difese:l'altro,infatti, se non passa vicino a me come noi passiamo vicino ai muri, mi altera. E senza questa alterazione, che mi spezza, mi espone, come posso essere attraversato dall'altro, che è poi il solo che può consentirmi di essere ,oltre che me stesso, altro da me? L'amore non è ricerca della propria soggettività, ma espropriazione della soggettività, è concedersi a un trascinamento, perchè solo l'altro può liberarci di una soggettività che non sa che farsene di se stessa. Cos'è questo desiderarsi degli amanti, se non un violare i loro esseri nella speranza di accedere a quel vertice morale che è la comunicazione vera, al di là di quella finta comunicazione cui ci obbliga la nostra cultura dell'eficienza,? Amore è spazio dell'immaginazione dell'altro, luogo di libertà, l'unico forse, quasi d'anarchia. Il che include anche sofferenza e dolore.Perchè sempre il sovvertimento della stabilità comporta rischio di sofferta violazione dell'integrità. E' toccare con la mano i limiti dell'uomo. Perciò non si può parlare di condivisione, tradimento di promesse mancate, di sogni naufragati. L'amore è vita, con tutto ciò che comporta, e non arroccarsi nella neutra sopravvivenza. Se ami sai distinguere la vita dal supporto biologico e dal sentimentalismo, sai recuperare senso e sensibilità. Se l'amato è accanto a te, tutto risorge e la vita ti inonda, ti apre alla piena del fiume. Quindi a tutto, anche alla sofferenza, alla gioia, al sentire.

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  9. Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri.

    R. Barthes

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  10. Si sta facendo sempre più tardi
    “Mia cara Amica, vorrei poterVi dare appuntamento in un altro caffè che non fosse quello sbagliato, dove ci siamo aspettati invano. Ma non so dove si trovi. E temo che più che un comune caffè sia il Caffè con la maiuscola, la sua immagine eterna e immutabile, una specie di idea platonica di Caffè dove il caffè non lo servono.”
    Antonio Tabucchi

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  11. Lydia Davis, una delle più raffinate scrittrici contemporanee, per lo stile folgorante, la chirurgica esattezza delle descrizione, la grazia sottile con cui ricostruisce le chimiche complesse delle relazioni umane. Perfette luminose ed essenziali short stories che hanno la capacità di raccontarci i notri sentimenti, le situazioni incoffessabili, stravaganti ma vere. ecco un esempio



    Il fatto che lui non mi dica sempre la verità certe volte mi fa dubitare che sia sincero, e allora mi sforzo di capire da sola se quello che mi dice è vero o no, e a volte capisco che non è vero e a volte non lo so e non lo saprò mai, e a volte solo per il fatto che lui me lo continua a ripetere, mi convinco che è vero perchè non credo che mi ripeterebbe tanto spesso una bugia. Forse la verità non è importante, però vorrei saperla anche solo per poter giungere ad alcune conclusioni riguardo ad alcune domande, quali: se è arrabbiato con me o no, se lo è , allora quanto; se la ama ancora o no, se sì, allora quanto; se sì allora quanto; quanto è capace di ingannarmi nei fatti e dopo i fatti a parole.

    Esiste qui una situazione tipica: l'inganno la menzogna, il dubbio, non tanto la gelosia. E' un problema di comunicazione in un amore, che forse è alla fine, che può invece continuare. Un intermezzo di equilibrio precario, un po' soffeto ma non ancora doloros0.

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  12. Prima che tu mi mentissi in maniera così spaventosa (d'altronde, che tu vi sia riuscita rimane nella mia esistenza d'uomo l'unica cosa di cui arrossisco), prima dunque che tu mi
    mentissi, la mia verità, il mio amore (in breve, autentico e sincero) ti avevano comunicato l'impulso che ti ha determinata
    mentirmi, e ti ha permesso anche di accedere a questa maturità di cui ti vanti e che mi opponi ormai. Così, per tutta la tua vita, anche nei doni che ti faranno tuo marito e i tuoi magnifici figli, io sarò ancora in te attraverso il tuo primo sussulto, il tuo primo oblio di te stessa. Sarò il tuo primo moto, non
    sognato ma reale, rimarrò il tuo iniziatore, prodigo di doni.
    (da Jutta di Lou Andreas-Salomé)

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  13. Lou Salomé fu una scrittrice e psicoanalista (allieva di Freud), con radici tra San Pietroburgo e la Germania, passò come la «grande rivoluzione russa» nella vita di Nietzsche. Di lei era innamorata anche Rilke. Questi personaggi, al pari del filosofo Paul Reé, amico del cuore di Nietzsche, e di Friedrich Carl Andreas che Lou sposerà, sono il coro attorno alla protagonista dell'opera: lei. «Un'eccezionale donna ebrea - dice Silvia - uno spirito libero che è alla ricerca di Dio e soprattutto di se stessa, chiamata a dare risposta ai quesiti legati al senso della vita. Alla fine ne accetterà il limite e dirà sì alla morte, con un certo senso di serenità». Lou Salomé era nata nel 1861, l'anno in cui in Russia si liberarono i servi della gleba. Lei assiste alla partenza di milioni di persone verso una libertà sconosciuta. Questo racconta il primo atto, dopo il prologo in cui appare alla fine della propria esistenza. E medita, sogna ricorda mentre davanti a lei risorgono lacerti di memorie, pensieri, visioni». La narrazione procede in una serie di quadri che si succedono l'un l'altro, ispirati alle memorie di Lou

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  14. Jutta è un romanzo di formazione.
    1) cosa significa romanzo di formazione?
    2) Elencate i titoli e i personaggi dei libri di formazione che avete letto.
    3) Qui si parla di menzogne e tradimenti, infedeltà. E' opportuno analizzare insieme il motivo dell'infedeltà o , secondo voi, l'infedeltà innalza un muro tra due persone.?
    4) fa perdere irrimediabilmente la fiducia e la complicità tra due persone?
    5) etimologia della parola tradire.

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  15. Segreta
    Daniela Cattani Rusich

    Arrenditi fra le mie braccia fragili,
    scivola piano ai bordi del mio cuore;
    io ti ho nascosto ormai tra mille angoli
    e nevica un silenzio che assassina...

    Assolvimi per questo cielo inutile
    pieno di voli e abissi senza scampo:
    ricorda che bellezza non perdona,
    svicola serpe in fondo ai desideri.

    E quel che è stato è cibo per i cani
    - ruvido istinto che incatena ai limiti -
    Volgi lo sguardo, la tua strada è libera:
    assolo e dissonanza ancora tiepidi.

    Tutto mi tace intorno come l'ombra
    del mondo, che si allunga sulla via.
    Gli occhi di un cieco, tu, li hai mai guardati?
    Sono rivolti al sogno, che non muta!

    Conta solo il respiro, mentre il tempo
    ignaro, arresta il passo sulla soglia.
    Nevica adesso, e ormai s'è fatto tardi...
    la parola soltanto gronda sangue.

    Segreta.


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  16. E’ innegabile la purezza, l’equilibrio e la musicalità di questi versi pur nella loro sincerità e concretezza di forma e contenuto. Su quest’ultimo mi soffermerei perchè toccante e appassionato tanto da restare inciso nell’animo del lettore.
    Partiamo dalla chiusa. La parola è uno strumento espressivo importantissimo, duttile, efficace, rivelatore dei moti più intimi.
    Qui è talmente vera da grondare sangue.
    Nei primi versi è da rilevare la potenza dell’ossimoro; “ Arrenditi” si dice a un tu immaginario, “fra le mie braccia fragili”, dunque si intima un comando ma si ammette contemporaneamente la propria fragilità; segue poi una personificazione bellissima, “il silenzio nevica e assassina”.
    Si chiede assoluzione, perdono per l’inutilità delle proprie ambizioni, per la vanità dei propri desideri e per il crollo in certi abissi, gli alti e bassi che tutti ci ritroviamo a vivere. Ora c’è silenzio intorno ma occhi e pensieri sono rivolti al sogno, all’infinito, lo stesso che i ciechi possono solo immaginare, quello che cerchiamo di trattenere con tutte le nostre forze mentre il tempo,ignaro, continua la sua corsa.
    Tra le dita sembra che sia rimasto poco, dell’amore è rimasta solo la componente istintuale ormai divenuta “cibo per i cani”, che trattiene ancora alle cose terrene, ai limiti. Ma se la parola “gronda sangue”, non si deve temere di restare incatenati ai limiti, perché diviene il mezzo, il tramite che va oltre le cose terrene, raggiungendo un’universalità per la quale vale la pena vivere. In questa poesia infatti avviene il superamento di quella dimensione intimistica a cui molti si fermano: infatti partendo da una situazione contingente si giunge ad una onesta, palpabile comunicazione con il fruitore, ad un vero e proprio rapporto che la scrivente cerca con l’altro da sé, un rapporto fatto di empatia, di immedesimazione, di correlativi oggettivi e che fa la differenza rispetto ad altre liriche, perchè risulta più convincente.

    D. Mega

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  17. Luisa Muraro


    , ^
    La scrittrice brasiliana Clarice Lispector,
    che mi fa da guida così come Virgilio a Dante
    nell’inferno, alludendo al suo matrimonio, in
    una lettera alla sorella fa questa confessione:
    “Mi sono dovuta tagliare gli artigli - ho tagliato
    in me la forza che avrebbe potuto far male agli
    altri e a me stessa. E così ho tagliato anche la
    mia forza” (Berna, 6 gennaio 1948).
    Quest’immagine e il contesto che l’ha ispi
    rata hanno chiarito il mio punto di vista. Non
    parlo prò o contro la violenza in sé. Non par
    lo neanche per i perdenti e le vittime del con
    fronto basato sui rapporti di forza. Quello che
    ho in mente è quella regione dell’essere dove
    la forza diventa violenza senza soluzione di
    continuità. Non dico che è un bene o un male,
    questa regione semplicemente esiste cosi come
    esistono le unghie.
    I filosofi lamentano che confondiamo tra
    loro concetti diversi come potere, dominio,
    forza, violenza. D’accordo, troppo spesso si fa
    una simile confusione. Ma quando, per tutta
    risposta, si mettono a darci le loro accurate de
    finizioni, vorrei dirgli: prima di ciò, dovreste
    piuttosto indagare dove e perché nasca la con
    fusione. E chiedervi se per caso quella che ap
    pare una confusione non sia la manifestazione
    di qualcosa che fareste bene a guardare più da
    vicino. Rileggete quel capolavoro racchiuso in
    poche pagine che è L’Iliade poema della forza
    di Simone Weil.

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  18. Secondo Clarice Lispectos, l'atto di addomesticamento, il tagliarsi le unghie, simbolicamente, significa anche perdere la propria forza di reagire, di opporsi e ribellarsi.
    Le donne devo riacquistare la forza e la capaità di dire no, non assoggettarsi e obbedire. E' questa nostra condiscendenza al maschio che ci ha tolto tutto, mentre dobbiamo riprenderci forrza e violennza.Che è poi una violenza sistemica, non brutale, per ritrovare tutte le nostre poetenzialità e affermarle con vis polemica, con violenza, perchè altrimenti rimaniamo immobili.No si vive solo per il presente...

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  19. "L’amore è abbastanza grande
    da includere una frase letta in un libro,
    la linea di un collo visto e desiderato tra la folla,
    un viso amato e desiderato al finestrino di un metrò che sfreccia via.
    È abbastanza grande da includere un amore passato,

    un amore futuro, un film, un viaggio,
    la scena di un sogno, un’allucinazione,
    una visione." Anais Nin

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  20. Floriana Coppola5 novembre 2012 09:31

    Nella scena liquida che si svolge e dipana centomila sensi, ci sono energie palesi, invisibili, perfette che si duplicano e si sovrappongono nelle linee appena disegnate da Marie Korporal. Posso lasciarmi andare alle dita/rami che entrano inviibili antenne nella testa/pianeta della donna, danzano una penetrazione ancestrale che non è possesso ma fluido e complice amplesso senza la forza ritmica del coito ma seguendo la dolcezza di un avvicinamento sensuale che lascia entrambi uniti ma autonomi. Ogni elemento del maschile e del femminile non si impone ma si cerca, si corteggia in una ambiguità leggera e autentica che non vuole fermare l'altro o l'altra, lasciando liberi il respiro e la forma. C'è in questo movimento naturale la seduzione infinita di un sentiero da percorere insieme senza perdere essenza e presenza.L'invenzione virtuale di una alchimia d'amore che non riusciamo ancora a sperimentare ma che rimane una chimera onirica per ognuno di noi...
    Floriana Coppola

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  21. un condurre quasi per mano ,un'autentica pulsione nella liquidità della vicenda esistenziale destinata a farsi profezia....


    Di Giovanna Sicari due belle poesie d'amore

    Vorrei prenderti e chiederti e avere
    come si chiede alla morte di parlare
    avere ancora calore ancora guardare il taglio
    dei tuoi occhi bellissimi, guardando per sempre
    come si fissa uno sguardo che non vuoi che svanisca
    e ridere e sorrider insieme a quelle parole
    rare che poi cadono
    e poi ancora perdersi e lottare
    con te pronto, insistente, senza indugi
    perchè tu comprendi la nostra vita incompresa,
    quel distillare vita ogni giorno
    a te tutti i pensieri, tutte le poesie
    le scrivo pensando a quando la marea ci divide
    oltre tutti i mali scomposti
    e questo mi trattiene nelle mani
    mi spinge a chiedere altra vita, altri alberghi
    le nostre case invisibili del cuore
    e così ogni nostra carta troverà il suo posto
    e gli amici giusti pregheranno per noi.
    *
    Dammi, dammi un amore che obblighi
    al silenzio, che abbia ossigeno e ventate
    secondo l’uso del corpo e della mente, che possa
    entrare nella cruna celeste al ritmo veloce del fuoco.
    Dammi il fuoco dell’altra verità
    - aggiungi, aggiungi e più riceverai! –
    Venga tutta la verità benedetta
    degli astri essenziali, degli atomi radianti
    risana cellule e radici in questa legge mortale.
    *
    Da Poesie di Giovanna Sicari, (Taranto 1954 - Roma 2003)
    Maria Allo

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  22. Nulla di più complesso:
    perché è inverno,
    perché è estate;
    per eccesso di lavoro
    o per troppo tempo libero;
    per debolezza,
    per forza,
    per bisogno di sicurezza,
    per amore del pericolo;
    per disperazione,
    per speranza;
    perché qualcuno non ti ama,
    perché qualcuno ti ama.
    Simone DE Beauvoir

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  23. LE DECLINAZIONI DELL'AMORE DI MARIA KORPORAL

    Una sinestesia di straordinaria intensità ,sognante e malinconica ,unificazione di senso:”Amore ,mio duro idolole tue braccia tese verso di me sono vertebre di ali.Ho fatto di te la mia virtù; in te accetto di vedere una dominazione, una potenza .Mi affido a quel terribile aereo alimentato da un cuore.” Baudelaire

    Pensando all'amore e alla sessualità,siamo quasi istintivamente portati a considerarli”dati” naturali e perciò invarabili.Tendiamo quindi ad attribuire a uomini e donne del passato, o appartenenti ad altre cultiure , il nostro stesso modo di amare e di concepire sentimenti e pulsioni.
    Ma le cose non stanno esattamente così:i comportamenti amorosi e sessuali si caratterizzano, al di là di una comune base biologica,per una preponderante dimensione culturalee quindi ,cpome gli studi antropologici e storici hanno ampiamente dimostrato , mutano in modo radicale con il succedersi delle epoche, con il variare delle società e delle civiltà.

    Maria Allo

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  24. Non sarebbe male poterlo imparare: come si fa a non lasciare la mano dell'altro. Si potesse insegnarla a scuola, una cosa di questo tipo. Lezioni su come impedire al mondo assurdo di rendere assurda anche la nostra vita amorosa.

    In realtà, i legami tra i corpi delle persone sembrano farsi sempre più imprendibili, scivolosi, lubrificati, mentre la gran parte delle lezioni amorose-fisiche disponibili è costituita oggi dai filmini porno in rete. C'è qualcosa di complementare nel voyeurismo mediatico verso le immagini delle sommosse urbane, macchine bruciate, ragazzi in scarpe da ginnastica che sfondano vetrine sotto gli scatti dei fotografi, e le immagini dell'ennesima ammucchiata o gang bang. In entrambe le situazioni, un bacio sembra impossibile.

    I corpi. Da decenni la pornografia insegna ai ragazzi l'anatomia dei corpi e dei loro incastri. Abbiamo in molti di questi ricordi: andare con gli amici a caccia di riviste porno dietro qualche casolare di periferia. Le pagine appiccicate dallo sfogo di qualcun altro. Oggi l'impero del porno non ha confini, ci si può appassionare alle prodezze di una pornoblogger coreana o selezionare su youporn i gusti più specifici. La sessualità del mondo che si affaccia in una stanza. Dice uno degli ultimi fascicoli del Censis, parlando dei giovani che sviluppano dipendenza dalla rete: "Per questi soggetti l’uso di internet assume i caratteri di una pulsione irrinunciabile […], il prevalere di una dimensione quasi esclusiva di autoreferenzialità che preferisce fare a meno del rapporto con l’altro, anche nella sessualità.” Troppe seghe, insomma, secondo il Censis.

    Come insegnano i romanzi, a partire dall'Educazione Sentimentale di Flaubert, ogni educazione amorosa è anche politica, sociale, storica. Viviamo abbracciati alla nostra epoca e un'educazione porno di massa corrisponde a una società intimamente porno. Eppure non smettiamo di sognare che quel bacio o quel tenersi per mano siano possibili. E che nel mezzo del fumo e della battaglia qualcuno ci cercherà; ci abbraccerà; ci amerà.

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  25. Turbamento di Anna Achmatova

    La luce incandescente soffocava,
    e i suoi sguardi parevano raggi.
    Ebbi solo un sussulto:
    quest'uomo può domarmi.
    Si inchinò... dirà qualcosa...
    Il sangue deflui' dal viso.
    Come pietra tombale,
    posi l'amore sulla mia vita.

    2
    Non ami, non vuoi guardare?
    Ah, come sei bello, maledetto!
    Fin dall'infanzia ho avuto ali,
    ma ora non posso spiccare il volo.
    Una nebbia mi vela la vista,
    vi si confondono cose e volti,
    ed è soltanto un tulipano rosso,
    il tulipano che porti all'occhiello.

    3

    Come vuole semplice cortesia,
    mi si fece vicino, mi sorrise,
    tra carezzevole e indolente,
    mi sfiorò con un bacio la mano,
    e mi guardarono le pupille
    di misteriose, antiche effigi...
    Dieci anni di palpiti e grida,
    tutte le mie notti insonni
    le riposi in una parola sommessa,
    pronunciata invano.
    Te ne andasti, e di nuovo
    l'anima è vuota e chiara.

    Nella lirica di Anna Achmatova, il sentimento si rivela linguaggio semplice e intellegibile.I sentimenti dell'amore sconvolto si alternano a similitudini di grande efficacia ed a notazioni apparentemente
    insignificanti:la risoluzione infelice dell'incontro, in parole di calma forzata e di angoscia contenuta, consente all'anima il recupero della chiarezza, ma confina anche nel deserto.

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  26. INDIZI di MARINA CVETAEVA

    Come spostando pietre:
    geme ogni giuntura! Riconosco
    l’amore dal dolore
    lungo tutto il corpo.

    Come un immenso campo aperto
    alle bufere. Riconosco
    l’amore dal lontano
    di chi mi è accanto.

    Come se mi avessero scavato
    dentro fino al midollo. Riconosco
    l’amore dal pianto delle vene
    lungo tutto il corpo.

    Vandalo in un’aureola
    di vento! Riconosco
    l’amore dallo strappo
    delle più fedeli corde
    vocali: ruggine, crudo sale
    nella strettoia della gola.

    Riconosco l’amore dal boato
    - dal trillo beato -
    lungo tutto il corpo!

    Una vibrata tensione emotiva caratterizza la lirica di M.Cvetaeva.In essa l'amore si fa riconoscere attraverso la sofferenza del corpo,la solitudine,l'alterazione crudele e rabbiosa della voce, per trasformarsi poi in beatitudine musicale e dinamica, che innerva il corpo intero.

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  27. COME POSSO DIRE…
    Come posso dire se la tua voce è bella.
    Come posso dire... di Karin Boye

    So soltanto che mi penetra
    e mi fa tremare come una foglia
    e mi lacera e mi dirompe.

    Cosa so della tua pelle e delle tue membra.
    Mi scuote soltanto che sono tue,
    così che per me non c'è sonno né riposo,
    finché non saranno mie.

    Nella lirica di Karin Boye l'innamorata rinuncia ad ogni definizione oggettiva della voce e dell'aspetto dell'amato,per sostituirvi le proprie emozioni di dilaniata fragilità.Pensa nel tremito che la smarrisce,la donna sa che la quiete potrà consistere solo nel possesso che appaga.

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