martedì 30 ottobre 2012

Nathalie Sarraute


PARIGI — Era nata con il secolo: Nathalie Sarraute, la 'Grande Dame du Nouveau Roman', uno dei grandi miti della letteratura francese, si è spenta ieri a 99 anni nella sua casa parigina alle spalle del Trocadero. Minuta, chiusa in se stessa, rigorosa nel rifiutare le interviste e le mondanità, si era abituata da decenni alla solitudine. «Sto bene solo davanti al silenzio della pagina bianca», mi disse l'ultima volta che la incontrai, un anno fa. Negli ultimi tempi, come ansiosa di recuperare un contatto con gli altri che le era sempre mancato, era tuttavia apparsa più socievole, più sorridente. Figlia intellettuale di Proust e di Joyce, fu la pioniera del 'nouveau roman' con un libro, 'Tropismes', che alla sua pubblicazione nel 1939 cadde nella più assoluta indifferenza e che era destinato invece a lasciare una impronta indelebile nella storia delle lettere. Nata il 18 luglio 1900 a Ivanovo, nei pressi di Mosca, con il nome di Natacha Tcherniak, arrivata in Francia con la madre a 2 anni in seguito al divorzio dei genitori, visse per un lungo periodo fra i due paesi. Completò gli studi in Francia; dopo un soggiorno a Londra e Berlino che le permise di perfezionare la conoscenza dell'inglese e del tedesco, si laureò in giurisprudenza. Per qualche anno affrontò, senza il minimo entusiasmo, la carriera di avvocato. Quindi, senza ripensamenti, abbandonò le arringhe e il Foro di Parigi per dedicarsi esclusivamente alla letteratura. Citiamo fra le sue opere 'Ritratto di uno sconosciuto', pubblicato nel 1949 con una prefazione di Jean-Paul Sartre. Quindi, nel 1956, 'L'era del sospetto'. Infine nel 1962 'I frutti d'oro', il romanzo che le valse la consacrazione ufficiale con l'attribuzione del Prix International de Littérature. 

1 commento:


  1. Nella foto: la scrittrice Nathalie Sarraute

    Nell'ottobre del 1997 è uscita la sua ultima opera, 'Ouvrez!', che è stata rappresentata anche in teatro. «I protagonisti _ ci disse in una intervista _ sono le parole. Fra di loro è stata innalzata una immensa parete che le divide in due gruppi. Da una parte possono stare solo le parole che hanno dimostrato di saper ricevere come si conviene i visitatori. Le altre, le parole di cui non ci si può fidare, sono imprigionate dietro la parete: e siccome quest'ultima è trasparente, possono vedere quel che succede dall'altra parte. Capita, a volte, che le parole escluse tentino di partecipare, di intervenire: ma la parete è invalicabile... Ecco dunque che in certi momenti non ce la fanno più e si mettono a gridare: 'Ouvrez! Ouvrez!'». Nathalie Sarraute era ormai l'unica testimone rimasta in vita del mondo di Beckett e di Ionesco, di Sartre e di Camus. Con Ionesco e Robbe-Grillet aveva addirittura calcato le scene a New York, Londra e Parigi, con una pièce di Virginia Woolf, 'Fresh water'. Il suo ritmo di lavoro era quasi maniacale: «Ho scritto tutti i giorni, ogni mattina fra le 10 e le 12, per tutta la vita. Negli ultimi tempi ho deciso di tenermi libera la domenica, cosa che prima non facevo: con mio marito infatti si andava in campagna nei weekend, dalle parti di Mantes. Ma anche lì, puntualmente, mi mettevo a tavolino», raccontava. Per anni, fin da quando era giovanissima, il suo luogo di lavoro preferito è stato il tavolino di un caffè scelto a caso: «Come Sartre, Simone de Beauvoir e tanti altri andavo a scrivere in un bar perché non avevo il riscaldamento in casa. Dopo ho continuato per altri motivi: lì stavo tranquilla, nessuno poteva chiamarmi al telefono, nessuno veniva a disturbarmi. Al tempo stesso adoravo quel rumore confuso di vita che mi stava attorno. I caffè francesi sono posti civili: ti siedi, ordini qualcosa, e puoi restare tutto il tempo che vuoi».

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